HBIM e patrimonio culturale: da modello digitale a infrastruttura della conoscenza per i musei
Nel patrimonio culturale il modello digitale non è più soltanto uno strumento di rappresentazione o supporto al progetto. L’evoluzione verso l’HBIM (Historic Building Information Modeling) apre oggi una prospettiva più ampia: costruire sistemi capaci di raccogliere, conservare e trasferire nel tempo conoscenze interdisciplinari legate al bene culturale, alle sue trasformazioni e alle modalità con cui viene studiato, conservato e gestito.
Il caso della Galleria Borghese diventa, in questo senso, un laboratorio di sperimentazione che mostra come l’HBIM possa evolvere da archivio tecnico a piattaforma dinamica della conoscenza, capace di integrare informazioni, competenze e processi. Dalle riflessioni del prof. Marcello Balzani (Università di Ferrara – Dipartimento di Architettura, DIAPReM/TekneHub) emerge una visione che sposta il dibattito dal semplice dato digitale alla costruzione di un ecosistema informativo in grado di accompagnare il patrimonio lungo tutto il suo ciclo di vita.
HBIM per il patrimonio culturale: dal modello informativo al repository della conoscenza
L’adozione del BIM è oggi consolidata nel mondo delle costruzioni come standard per la descrizione e la gestione delle diverse fasi progettuali.
Quando questo approccio viene trasferito al patrimonio culturale, però, il livello di complessità aumenta in modo significativo. Il bene storico non è infatti composto soltanto da elementi fisici e costruttivi, ma incorpora stratificazioni di conoscenze, interpretazioni, pratiche di conservazione e competenze che coinvolgono discipline molto diverse tra loro.
Secondo Balzani, proprio in questa dimensione l’HBIM assume un ruolo strategico: diventare un repository capace di raccogliere e mettere in relazione i diversi percorsi di conoscenza che accompagnano il progetto, il restauro, la manutenzione e la gestione.
L’obiettivo non è costruire una fotografia statica del bene, ma alimentare un sistema aperto e continuamente aggiornabile.
Conservare il sapere oltre le persone: la sfida della memoria digitale
Uno dei temi più interessanti emersi riguarda il rapporto tra patrimonio e trasmissione delle competenze.
Nel settore dei beni culturali una parte significativa della conoscenza non risiede soltanto nei documenti, ma nell’esperienza diretta di chi studia, conserva e interviene sugli edifici storici.
Questi saperi spesso vengono trasferiti attraverso pratiche operative e passaggi generazionali che rischiano di disperdersi nel tempo.
Per Balzani, uno dei contributi più innovativi dell’HBIM consiste proprio nella possibilità di rendere strutturata e accessibile questa memoria diffusa, trasformando il modello in uno spazio tecnologico in cui registrare non solo dati e risultati, ma anche percorsi conoscitivi.
Una prospettiva che amplia il concetto stesso di documentazione del patrimonio.
Galleria Borghese, dentro il grande cantiere di restauro che ha valorizzato il museo
Dal restauro di coperture e facciate al rinnovo di infissi, illuminazione e tappezzerie, fino alla costruzione di un modello HBIM e alla gestione integrata di cantiere e attività museali, senza interrompere l’accessibilità al pubblico: i risultati di questo ambizioso progetto sono stati presentati al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara 2026 e propongono un approccio integrato al restauro di musei in cui conservazione, cantiere e fruizione diventano parti dello stesso processo.
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Protocolli HBIM: non solo modellazione, ma regole per generare nuova conoscenza
La sfida futura dell’HBIM non riguarda esclusivamente la definizione di standard per il rilievo, la modellazione o l’archiviazione.
Secondo Balzani, il tema centrale sarà la costruzione di protocolli più evoluti, capaci di definire comportamenti e processi per acquisire nuova conoscenza e alimentare continuamente il progetto del bene culturale.
In questo quadro il caso della Galleria Borghese rappresenta un primo simulatore operativo di tali approcci.
Il protocollo non viene interpretato come un insieme di regole tecniche per descrivere ciò che esiste, ma come uno strumento per rendere il patrimonio capace di evolvere attraverso nuove letture e nuove domande.
Questa evoluzione coinvolge aspetti sempre più integrati: accessibilità, sicurezza, gestione energetica, comportamento sismico, impianti, fruizione culturale e inclusione sociale.
Elementi che nel patrimonio contemporaneo non possono più essere affrontati come sistemi separati.
Dal “cosa” al “come”: il futuro dell’HBIM nei musei
Secondo Balzani, il vero cambiamento che attende il patrimonio culturale non riguarda tanto la quantità di informazioni disponibili, quanto la loro qualità e il modo in cui vengono trasmesse.
La domanda non sarà più soltanto che cosa è stato fatto, ma soprattutto come è stato fatto.
L’HBIM può diventare il luogo in cui registrare e rendere accessibili processi, pratiche e modalità operative: come si interviene nel restauro, come si costruisce una conoscenza condivisa, come si sviluppano nuove interpretazioni del patrimonio.
La Galleria Borghese viene indicata come un esempio particolarmente avanzato in questa direzione grazie alla forte apertura verso la condivisione delle informazioni e alla disponibilità a rendere leggibili i processi oltre ai risultati.
HBIM come infrastruttura della conoscenza per il patrimonio culturale
Per il patrimonio culturale il passaggio più importante potrebbe non essere la digitalizzazione del bene, ma la digitalizzazione delle modalità con cui il bene viene conosciuto.
Conservare le memorie operative, documentare le esperienze e rendere accessibili i processi significa creare nuove condizioni per il trasferimento delle competenze e per la costruzione di una cultura della manutenzione e della gestione più consapevole.
In questa prospettiva l’HBIM smette di essere un semplice modello tridimensionale e si trasforma in una vera infrastruttura della conoscenza.
Un cambio di paradigma che apre nuove opportunità per il futuro dei musei e del patrimonio culturale.
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