Calcestruzzo Armato | Edilizia
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Il buon costruire in conglomerato cementizio armato: l'esempio di una scuola svizzera, 60 anni dopo

Prendendo come esempio la Scuola Superiore di Stettbach, realizzata dagli archietti Rudolf Guyer e Esther Andres tra il 1961 e il 1967, questo articolo vuole mettere in evidenza la durabilità del calcestruzzo che, insieme ad alcune appropriate scelte progettuali, ha fatto sì che la struttura sia giunta fino a noi in condizioni quasi perfette e che possa svolgere le sue funzioni ancora per decenni senza che possa esserne compromessa la funzione, la sicurezza e il decoro.

Il brutalismo si basa su opere dalle forme plastiche e la 'rudezza' del cemento a vista

Il Brutalismo, ossia quella corrente architettonica dalla nuova espressione formale che si distingue e si identifica con l’esibizione esaltata del “béton brut” a faccia vista, nasce in Inghilterra negli anni ’50 e si caratterizza per opere dalle forme plastiche, ma contemporaneamente dalla rudezza del cemento a vista. Le opere più emblematiche in tal senso sono il Mill Creek Housing a Philadelphia di Louis Kahn del 1956, l’Ezra Stiles and Samuel Morse Colleges nel New Haven, USA del 1962 di Eero Saarinen, il Convento de la Tourette del 1959 e l’Unitè d’Habitation del 1946 a Marsiglia di Le Corbusier, il Municipio di Boston dagli studi di architettura Kallmann McKinnell & Knowles e Campbell, Aldrich & Nulty del 1968, Il Barbican Complex, Londra 1982, la Torre Velasca a Milano di BBPR del 1956-58, la Banca di Colle Val d’Elsa di Giovanni Michelucci del 1976, la tomba Brion a San Vito di Altivole (Treviso) di Carlo Scarpa del 1969, la chiesa della Sacra Famiglia a Salerno-Fratte di Paolo Portoghesi e Vittorio Gigliotti del 1974, nonché tutta l’opera di Kenzo Tange in Giappone

A questo filone culturale, ampiamente sponsorizzato e caldeggiato dal critico inglese Reyner Banham, si ispira anche la ricerca e la sperimentazione progettuale e materica della coppia di progettisti Rudolf Guyer ed Esther Andres. Difatti, la Scuola Superiore Stettbach a Zurigo Schwanmendingen rappresenta solo una delle tante opere realizzate dallo studio Guyer-Andres in conglomerato cementizio armato. Lo stesso studio, in effetti, ha progettato e realizzato in tal senso altre opere, quali:

  • il Camp 61, caserma di alloggi del Genio Militare Bremgarten, AG 1961-63; la Scuola Primaria a Fondli, Dietikon 1961-65;
  • l’Edificio a torre di 15 piani a Triemliplatz, Birmendorfstrasse, 5, Zurigo 1956- 66;
  • la Caserma/alloggi militari del Genio Militare Bremgarten, AG 1960-68 (tutto con sistema prefabbricato);
  • la Scuola Superiore per ragionieri per il settore personale di vendita, Niklausstrasse, Zurigo 1967-73 (tutto in pannelli prefabbricati);
    l’ampliamento della Scuola Cantonale di formazione docenti, Kreuzlingen 1965-72 (tutto in conglomerato cementizio armato martellinato a faccia vista);

e tante altre opere ancora.

Il progetto della Scuola Superiore Stettbach del 1967 è l’esito di un concorso tra undici concorrenti ed è - per esplicita dichiarazione dei progettisti - un omaggio al Le Corbusier e al suo convento del La Tourette a Eveux sur l’Arbesle vicino Lione. Il lotto è alquanto difficile, stretto e lungo, con una forte pendenza verso il lato nord. È un edificio scolastico di 34 aule che comprende anche un asilo ed un campo sportivo delle dimensioni di metri 24 per metri 36 nella parte pianeggiante.

Ad ovest si trova la tripla palestra, mentre la scuola vera e propria con l'asilo si trova nella parte più ripida. La planimetria a “C” o a “ferro di cavallo” tiene conto delle differenti altezze; il cortile della scuola aperto a sud si sviluppa su nove diversi terrazzamenti e collega tutti e quattro i corridoi scolastici al piano terra con le aree a parco giochi. La morfologia del terreno ha notevolmente influenzato la forma dell'edificio stesso. L'ala dell'edificio ed il ginnasio appaiono da sud solo a due piani.

Su Dubendorfstrasse l'edificio è alto circa 20 metri. Una delle straordinarie qualità di quest'opera è quella di rendere plasticamente visibile il processo costruttivo nella complessa articolazione di pilastri, travi ed elementi prefabbricati per il solaio. I tamponamenti dei soffitti sono realizzati da corpi cavi in laterizio i quali creano un'atmosfera calda con la loro tonalità rossa naturale. Allo stesso modo è il pavimento in klinker marrone. Si crea così un insieme cromatico unico in cui tutto è integrato: pavimento- pareti-soffitti.

Alla fine degli anni ‘90, ad oltre 30 anni dalla sua costruzione, la scuola è stata sottoposta ad una complessa opera di manutenzione straordinaria e di recupero delle parti ammalorate del complesso in conglomerato cementizio armato a faccia vista esposto alle intemperie e degradato. Il recupero è stato di tipo filologico anche in considerazione della speciale caratura della qualità dell'opera architettonica.

Il gruppo che si è aggiudicato il progetto di ampliamento, manutenzione straordinaria e di restauro filologico e materico composto da Rebecca Konnertz, Luca Camponovo, Marianna Baumgartner, Peter Braun, Marc Althaus, Baukonstrukt AG, Matthias Kolb, ingegneri Anex, così ha relazionato circa il proprio, delicato e complesso intervento sull’opera dei progettisti originari:

Il complesso scolastico di Stettbach, costruito nel 1967 dalla coppia di architetti Guyer ed Andres, consiste in un insieme di edifici scolastici e asilo, un palazzetto dello sport con impianti di nuoto. La città di Zurigo ci ha incaricato di ampliare le strutture di assistenza di ottanta posti nel primo seminterrato dell'edificio scolastico. Abbiamo lasciato tutti i materiali dell'edificio esistente nella loro forma grezza: le porte e gli armadi in quercia, le finestre in abete, il conglomerato cementizio a faccia vista, la carpenteria metallica e il clinker. Abbiamo completato la tavolozza dei materiali con un intonaco di argilla beige naturale sulle pareti. L'intonaco di argilla come materiale a colori e non verniciato si integra come un ulteriore elemento nei materiali dell'edificio esistente, materiali che sono comunque lasciati grezzi. Un colore per ogni edificio è una caratteristica degli architetti Rudolf Guyer ed Esther Andres. Così, il caratteristico "verde di Stettbach" è l'unico colore che si trova su tutta la carpenteria metallica dell'edificio scolastico. Il verde è completato nei corridoi da suggestivi cerchi di colore dell'artista Eva Pauli. Abbiamo incorporato il verde nella nuova struttura portante. Alla maniera di Guyer e Andres, l'acciaio è lasciato senza rivestimento nella sua crudezza. Le travi sostituiscono le pareti dell'ex unità abitativa. In acciaio massiccio, sono ricostruite le caratteristiche travi di cemento dei piani superiori. Con questo intervento strutturale di natura leggera, abbiamo creato un precedente in acciaio per le ulteriori conversioni a venire.

Rudolf Guyer, architetto svizzero, nasce nel 1929 e si laurea in architettura all’ETH a Zurigo. A vent’anni compie il primo viaggio in Marocco e a Roma. E l’inizio di tanti viaggi, o meglio del grande viaggio, dentro l’architettura disseminata nel tempo e nello spazio (in Lambretta tutta l’Italia, il Piemonte, il Veneto, Roma, Palladio, la Sicilia, Napoli, la Costiera Amalfitana, e poi la Grecia, l’Egeo, l’Europa, il Portogallo, gli Stati Uniti, Cuba). Agli inizi degli anni ‘50 lavora a Roma nello studio di Riccardo Morandi, nel 1957 insegna all’Università dell’Ohio, quindi è a New York nello studio di Percival Goodman.

Apre lo studio con la moglie Esther nel 1959, conosciuta sui banchi dell’Università. Subito il loro studio si accredita con opere di successo: insieme vincono oltre 40 concorsi di architettura e realizzano 160 opere tra cui scuole, centri civici, uffici, residenze, chiese e complessi parrocchiali, interventi in centri storici. I temi cari nei suoi viaggi degli ultimi cinquantacinque anni sono stati: l’antichità classica, lo spazio e la cultura costruttiva delle città e degli insediamenti del Mediterraneo, la lettura dello spazio urbano, le piazze e gli scorci delle città italiane, la rilettura critica delle opere dei Maestri del passato e della modernità. Ma il lungo viaggio di Rudolf Guyer dentro l’architettura non è mai stato fine a sé stesso: è stato invece l’alimento continuo e la matrice sottintesa e sottile di tutta la sua attività di architetto.

Dal suo studio, uno dei più accorsati e prestigiosi di Zurigo e della Mitteleuropa, sono usciti progetti e realizzate opere di grande livello, ove dominano e ricorrono delle costanti: il felice rapporto con il contesto ed il paesaggio, la compattezza, pur variegata, della massa volumetrica, l’ordine e la pulizia stereometrica, la scala dimensionale e il rapporto pieni-vuoti, il senso e la sensibilità dello spazio di relazione e di un’antica ma rinnovata urbanità’. Al suo fianco si sono formate generazioni di architetti, tra cui alcuni nomi di prestigio tra progettisti e docenti universitari svizzeri ed americani.

Di tanta analisi ed assimilazione vi è traccia nelle sue opere ed in tutta l’attività di ricerca progettuale. Nelle scuole, per esempio (la Scuola Superiore Stettbach a Dubendorfstrasse 158 a Zurigo Schwamendingen, 1961-67; la scuola primaria Fondli, Dietikon, 1962-65; ampliamento del seminario cantonale docenti a Kreuzlingen, 1965-72). Tutti questi complessi scolastici non sono semplici edifici o addizioni di edifici, ma micro-tessuti urbani. Evocano la piazza di Cnosso, l’archetipo e la memoria cristallizzata della spazialità interna alla grande scala, le straordinarie piazze italiane delle città d’arte e dei centri minori. Per la redazione degli articoli è sufficiente ricalcare l’impostazione di questo documento. Il testo dell’articolo può essere scritto in una delle tre lingue ufficiali del convegno: italiano, inglese, spagnolo.

Grazie alle soluzioni adottate a suo tempo, la struttura è tutt'ora in perfetto stato

L'eccellente fattura e confezionamento del calcestruzzo e l'adozione di un idoneo copri ferro hanno fatto sì che quest'opera dopo sessanta anni dalla sua costruzione anni sia giunta fino a noi in condizioni quasi perfette e che essa possa svolgere le sue funzioni ancora per decenni senza che possa essere compromessa la funzione, la sicurezza e il decoro. Si pone quindi il discorso sullo stato di salute delle opere moderne e contemporanee come quelle di un paziente in “buona salute”.

Tutto ciò rinnova la fiducia verso un sistema costruttivo straordinario, che si muove tra complesse problematiche, endogene ed esogene, quali l’influenza del clima, l’aggressività di agenti chimici, il degrado chimico, materico, antropico, gli eventi eccezionali e contro i quali occorre essere preparati in maniera multidisciplinare per intervenire in maniera appropriata.

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Enrico Sicignano

Professore Straordinario di Architettura TecnicaUniversità degli Studi di Salerno - Italia

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