Impatto della siccità sulle costruzioni: in 5 anni l’output arriva a -5,4 punti
La siccità nelle costruzioni produce effetti che possono crescere anche dopo lo shock climatico: secondo lo studio europeo analizzato, la perdita cumulata di crescita dell’output raggiunge circa 5,4 punti percentuali nei primi cinque anni. Il rischio coinvolge investimenti, cantieri, terreni e territori.
La siccità può produrre sul settore delle costruzioni effetti economici più persistenti di quelli osservati in agricoltura. Lo studio europeo analizzato da INGENIO stima, per una siccità severa, una riduzione della crescita dell’output delle costruzioni di circa 0,53 punti nell’anno dello shock, che raggiunge 1,52 punti al quarto anno e circa 5,4 punti cumulati nei primi cinque anni. Il fenomeno coinvolge produttività dei cantieri, investimenti, disponibilità idrica, subsidenza, domanda immobiliare e localizzazione delle opere. Per progettisti e committenti il rischio climatico diventa quindi una variabile tecnica ed economica da considerare lungo l’intero ciclo di vita dell’investimento.
Siccità e costruzioni: il settore rischia effetti più persistenti dell’agricoltura
Nel precedente approfondimento di INGENIO, “Siccità in Europa: 439 miliardi persi e con +2 °C il danno economico può quasi raddoppiare”, abbiamo analizzato il quadro generale delineato dallo studio Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe, mostrando come gli effetti della siccità non si esauriscano nella riduzione della disponibilità idrica o nelle perdite agricole, ma possano propagarsi per anni sull’intera economia, incidendo su PIL, investimenti, occupazione e dinamiche territoriali.
Per il settore delle costruzioni, tuttavia, lo studio contiene un risultato ancora più rilevante: le costruzioni emergono come il comparto nel quale gli effetti della siccità sono più severi e persistenti nel tempo. Il dato è particolarmente significativo perché sposta l’attenzione da una lettura tradizionale del rischio idrico, prevalentemente agricola e ambientale, verso una dimensione economica e infrastrutturale che riguarda direttamente imprese, progettisti, committenti e amministrazioni pubbliche.
Le costruzioni non subiscono solo lo shock iniziale: il danno cresce negli anni successivi
Il confronto settoriale sviluppato dagli autori evidenzia una dinamica molto netta. L’agricoltura è il settore che registra il maggiore impatto immediato della siccità, ma tende anche a recuperare più rapidamente. Nel comparto delle costruzioni avviene il contrario: lo shock iniziale è meno intenso rispetto a quello agricolo, ma gli effetti persistono e si amplificano negli anni successivi.
Secondo il modello principale basato sull’indice SPEI a tre mesi, una siccità severa determina una riduzione della crescita dell’output del settore delle costruzioni pari a circa 0,53 punti percentuali nell’anno dello shock. L’effetto non si attenua rapidamente: raggiunge circa -1,52 punti percentuali al quarto anno, mentre la perdita cumulata nei primi cinque anni arriva a circa -5,4 punti percentuali.
È questo il dato che merita maggiore attenzione. Non siamo di fronte a un semplice problema di continuità operativa dei cantieri durante i periodi di caldo o di scarsità idrica, ma a un fenomeno capace di incidere sul ciclo economico del settore per un orizzonte pluriennale.
Produttività dei cantieri, caldo e organizzazione del lavoro
Il primo livello di impatto è quello più immediatamente comprensibile per le imprese. Il settore delle costruzioni presenta una forte esposizione alle condizioni ambientali esterne e molte attività continuano a essere svolte all’aperto o in ambienti non climatizzati. Temperature elevate, irraggiamento, ridotta ventilazione e attività fisicamente impegnative possono comportare una riduzione della produttività, una diversa organizzazione dei turni e, nei casi più critici, la sospensione delle lavorazioni.
Gli autori richiamano esplicitamente questo aspetto, osservando che i lavoratori delle costruzioni risultano particolarmente vulnerabili alle condizioni calde e secche e che le possibilità di adattamento sono spesso limitate. In alcune situazioni, la soluzione più efficace rimane semplicemente quella di sospendere o ridurre l’attività nelle ore più calde.
Per un’impresa questo significa minore produttività giornaliera, maggiore difficoltà nella programmazione, possibile allungamento dei tempi contrattuali e maggiore esposizione a costi indiretti. Se tali condizioni diventano ricorrenti, il problema smette di essere episodico e comincia a incidere sui modelli organizzativi del cantiere, sulla pianificazione delle risorse e sui margini economici.
Il canale più importante è però quello degli investimenti
Il risultato più interessante dello studio riguarda probabilmente il rapporto tra siccità e investimenti. Le variabili legate al capitale reagiscono in maniera più lenta rispetto allo shock climatico, ma presentano effetti più persistenti rispetto a occupazione e migrazioni. Gli investimenti risultano infatti una delle componenti macroeconomiche più sensibili agli episodi siccitosi prolungati.
Per il settore delle costruzioni questa dinamica è decisiva. Costruire significa quasi sempre immobilizzare capitale nel lungo periodo. Un edificio industriale, un capannone logistico, una struttura commerciale, una nuova infrastruttura o un intervento immobiliare presuppongono una valutazione della redditività attesa e della stabilità del contesto territoriale.
Quando la siccità diventa strutturale, può modificare queste valutazioni. Aumentano i costi di adattamento, può crescere il rischio operativo, si riduce l’attrattività di alcune aree e una parte degli investimenti può essere rinviata, ridimensionata o spostata altrove.
In questa prospettiva, il danno più rilevante per il settore non è necessariamente rappresentato da un edificio danneggiato o da un cantiere fermo, ma da un investimento che non viene realizzato.
Siccità, suolo e subsidenza: una criticità direttamente tecnica
Un altro aspetto che collega in maniera diretta siccità e costruzioni riguarda il comportamento del terreno. Il paper richiama espressamente la subsidenza tra i meccanismi che possono contribuire agli effetti persistenti sul settore.
Dal punto di vista geotecnico si tratta di una questione di grande rilevanza. La riduzione prolungata dell’umidità nei terreni può produrre variazioni volumetriche significative, soprattutto in presenza di terreni argillosi sensibili. Parallelamente, l’abbassamento delle falde dovuto a deficit idrico o a maggiori emungimenti può determinare fenomeni di consolidazione e cedimenti differenziali.
Le conseguenze possono interessare fondazioni, edifici, reti interrate, pavimentazioni e infrastrutture lineari. In questo senso, la siccità non deve essere considerata esclusivamente come una variabile climatica, ma anche come una potenziale variabile geotecnica e strutturale.
Per progettisti e gestori di infrastrutture questo apre un tema specifico: la valutazione delle condizioni idrogeologiche e delle loro possibili evoluzioni non può più essere considerata completamente separata dagli scenari climatici di lungo periodo.
Il rischio idrico entra nelle decisioni di localizzazione
Un ulteriore sviluppo, non affrontato direttamente in termini progettuali dagli autori ma coerente con i risultati dello studio, riguarda la localizzazione degli investimenti.
Un territorio sottoposto a crescente stress idrico può diventare progressivamente meno competitivo per alcune tipologie di insediamento. Questo vale soprattutto per attività industriali, logistiche, produttive e infrastrutturali caratterizzate da elevati fabbisogni idrici o energetici.
La disponibilità di acqua potrebbe quindi diventare sempre più spesso una variabile da considerare già nelle fasi di fattibilità e pianificazione, insieme all’accessibilità, al costo delle aree, alla disponibilità energetica e alla connessione alle reti.
La domanda, per committenti e pianificatori, non sarà più soltanto se un’area dispone oggi delle risorse necessarie, ma se tali risorse saranno affidabili nel ciclo di vita dell’opera.
Per il settore delle costruzioni questo significa un progressivo avvicinamento tra progettazione, pianificazione territoriale e valutazione del rischio climatico.
Gli effetti territoriali incidono anche sulla domanda immobiliare
Lo studio evidenzia inoltre effetti, più ritardati e quantitativamente inferiori rispetto a quelli su PIL e investimenti, anche sull’occupazione e sulle migrazioni.
Questo elemento ha una conseguenza diretta sulla domanda di costruzioni. Se un territorio perde capacità produttiva e attrattività economica, può registrare nel tempo una riduzione della domanda di abitazioni, spazi produttivi, servizi e infrastrutture. Al contrario, aree percepite come più resilienti possono beneficiare di una maggiore pressione insediativa.
Il cambiamento climatico può quindi intervenire non soltanto sulle modalità con cui si costruisce, ma sulla distribuzione geografica della domanda immobiliare e infrastrutturale.
Il problema più critico è la persistenza della siccità
La caratteristica che rende la siccità particolarmente insidiosa per il settore delle costruzioni è la sua durata.
Lo studio mostra che gli effetti economici tendono ad accumularsi nel tempo e che, dopo circa cinque-sei anni consecutivi di siccità, emergono segnali di progressivo esaurimento della capacità di adattamento.
Per un settore caratterizzato da cicli di investimento lunghi, tempi di progettazione pluriennali e forte dipendenza dalle condizioni macroeconomiche, questa persistenza è più importante dello shock iniziale.
Un’impresa può gestire un’estate particolarmente critica. Un committente può assorbire un aumento temporaneo dei costi. Un’amministrazione può ricorrere a misure emergenziali.
Ma quando lo stress idrico diventa ricorrente, cambiano le valutazioni economiche e cambia il mercato.
Lo scenario +2 °C sposta il rischio verso il Mediterraneo
Nel precedente articolo abbiamo evidenziato come la siccità europea del 2015-2018 avrebbe determinato, secondo le stime degli autori, una perdita cumulata della crescita del PIL pro capite pari a circa 2,7 punti percentuali, corrispondente a circa 439 miliardi di euro di PIL.
In uno scenario di riscaldamento globale di +2 °C, lo stesso evento produrrebbe una perdita di circa 5,2 punti percentuali, con un impatto stimato nell’ordine dei 760 miliardi di euro.
Ma per il settore delle costruzioni è particolarmente importante osservare la distribuzione geografica di questo rischio. Nello scenario di +2 °C l’amplificazione degli impatti si concentra soprattutto nell’Europa meridionale e nei Balcani.
Questo implica che Paesi come l’Italia, pur disponendo di una maggiore esperienza storica nella gestione della scarsità idrica, potrebbero trovarsi esposti a condizioni che superano la capacità di adattamento attuale.
Le costruzioni sono vulnerabili alla siccità, ma sono anche una parte essenziale della risposta
Il dato più interessante dello studio è forse il suo apparente paradosso.
Le costruzioni risultano tra i settori maggiormente esposti agli effetti persistenti della siccità, ma sono anche il settore attraverso cui gran parte delle strategie di adattamento dovrà essere concretamente realizzata.
Servono infrastrutture idriche più efficienti, sistemi di accumulo, reti per il riuso delle acque, interventi di riduzione delle perdite, edifici più resilienti al caldo, infrastrutture in grado di affrontare variazioni delle condizioni geotecniche e sistemi urbani capaci di trattenere maggiormente l’acqua.
Da questo punto di vista, la siccità non rappresenta soltanto un rischio per le costruzioni. Diventa anche un fattore destinato a modificare il mercato, le priorità degli investimenti e gli standard progettuali.
Per il settore cambia la natura del rischio climatico
Il messaggio che emerge dallo studio è quindi più ampio della semplice gestione dell’acqua in cantiere.
La siccità può incidere sulla produttività, sul costo del capitale, sulla localizzazione degli investimenti, sulla stabilità dei terreni e sulla domanda di costruzioni. Gli effetti, soprattutto, possono persistere per anni.
Per operatori, progettisti e committenti questo significa che il rischio climatico deve essere progressivamente integrato nelle valutazioni economiche e tecniche delle opere.
Non è più sufficiente progettare un edificio o un’infrastruttura sulla base delle condizioni climatiche osservate nel passato. Occorre considerare anche l’evoluzione delle disponibilità idriche, delle temperature, delle condizioni del suolo e dell’attrattività economica dei territori.
La vera questione, quindi, non è soltanto come costruire durante una siccità.
È come programmare, progettare e investire in un settore che dovrà operare sempre più spesso in territori caratterizzati da stress idrico strutturale.
FAQ TECNICHE: Siccità e costruzioni: impatto fino a -5,4 punti in cinque anni
1. Perché la siccità rappresenta un rischio per il settore delle costruzioni?
La siccità non incide soltanto sulla disponibilità di acqua necessaria alle attività operative. Può modificare produttività dei cantieri, investimenti, condizioni dei terreni, disponibilità delle risorse e attrattività economica dei territori. Lo studio europeo evidenzia inoltre che gli effetti sulle costruzioni possono risultare particolarmente persistenti nel tempo.
2. Quanto può durare l’effetto economico di una siccità sulle costruzioni?
Nel modello richiamato nell’articolo, una siccità severa determina circa -0,53 punti percentuali di crescita dell’output nell’anno dello shock, circa -1,52 punti al quarto anno e una perdita cumulata prossima a -5,4 punti nei primi cinque anni. Il dato centrale non è quindi soltanto l’intensità dello shock iniziale, ma la sua persistenza.
3. Esistono norme per valutare il rischio climatico nelle organizzazioni e negli investimenti?
La ISO 14091:2021 fornisce linee guida per la valutazione di vulnerabilità, impatti e rischi connessi al cambiamento climatico e considera sia i rischi presenti sia quelli futuri. Può quindi offrire un quadro metodologico utile anche nelle valutazioni strategiche relative a opere e infrastrutture.
L’applicazione puntuale alle singole opere deve comunque essere coordinata con la normativa tecnica specifica: [Verificare specifica tecnica/norma].
4. Quali vantaggi offre integrare il rischio siccità nella progettazione?
Consente di valutare anticipatamente disponibilità idrica, evoluzione delle condizioni geotecniche, continuità operativa, costi di adattamento e affidabilità territoriale dell’investimento. Non significa dimensionare ogni opera direttamente sulla base di uno scenario climatico, ma includere il rischio tra le variabili che possono incidere sul ciclo di vita e sulle decisioni di investimento.
5. In che modo la siccità può influenzare fondazioni e infrastrutture?
Variazioni prolungate del contenuto d’acqua dei terreni possono determinare modificazioni volumetriche nei terreni sensibili, mentre variazioni della falda possono contribuire a cedimenti e fenomeni di subsidenza. Fondazioni, pavimentazioni, reti interrate e infrastrutture lineari possono quindi richiedere valutazioni specifiche. La progettazione geotecnica trova oggi riferimento generale nella UNI EN 1997-1:2024.
6. Quali controlli possono diventare rilevanti nelle aree soggette a siccità persistente?
La risposta dipende dalle caratteristiche dell’opera e del sottosuolo. Possono assumere importanza il monitoraggio piezometrico, il controllo dei cedimenti, l’osservazione delle deformazioni e l’aggiornamento del modello geotecnico quando cambiano significativamente le condizioni idrogeologiche. Frequenze, soglie e procedure devono essere definite caso per caso: [Verificare specifica tecnica/norma].
7. Qual è l’errore principale da evitare nella valutazione del rischio siccità?
Considerarlo esclusivamente un problema di approvvigionamento idrico del cantiere. L’articolo mostra che i principali canali di trasmissione possono essere molto più ampi: investimenti rinviati, perdita di produttività, variazioni geotecniche, riduzione dell’attrattività territoriale e modificazione della domanda immobiliare. Il rischio va quindi valutato con una logica multidisciplinare e di lungo periodo.
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