Impermeabilizzazione: questa sconosciuta!
L'articolo approfondisce i fondamenti tecnici e normativi dell’impermeabilizzazione in edilizia, analizzando la terminologia di settore e i principi progettuali alla base dei sistemi di tenuta idraulica. Vengono inoltre illustrati i criteri per la corretta impermeabilizzazione di coperture e opere interrate, insieme agli errori più frequenti che si riscontrano in cantiere, documentati attraverso immagini esplicative.
L’articolo analizza i principi tecnici alla base dell’impermeabilizzazione in edilizia, chiarendo terminologia, riferimenti normativi e criteri progettuali. A partire dalle definizioni presenti nelle norme UNI e nel Codice di pratica IGLAE, vengono descritti i requisiti di continuità della tenuta idraulica nei sistemi realizzati con membrane prefabbricate. Il contributo approfondisce inoltre le differenze tra impermeabilizzazione di coperture e opere interrate, con particolare attenzione ai sistemi di drenaggio, alla gestione della falda e agli errori più frequenti riscontrabili in cantiere.
Impermeabilizzazione: normativa e terminologia tecnica
Termini come: impermeabilizzazione, impermeabilizzare, strato impermeabile, impermeabilizzatore; vengono utilizzati da tutti i tecnici del settore edilizio, ma quanti hanno realmente padronanza della materia? Questo è il motivo per cui nel titolo è stata usata, in modo provocatorio, la parola “sconosciuta!”.
Dalla UNI 8090 al Codice di pratica IGLAE
La norma UNI 8090 “Edilizia - Elementi complementari delle coperture - Terminologia”, non cita il termine “impermeabilizzazioni”.
La UNI 8090 fu scritta nel lontano ottobre 1980, proprio all’inizio della diffusione e dell’effettivo utilizzo delle membrane bituminose e sintetiche prefabbricate, quando erano davvero praticamente “quasi sconosciute” a tutti gli operatori del settore edile. Allora le Commissioni UNI erano costituite soprattutto da Professori Universitari, Ricercatori e Produttori, i quali “forse” ritenevano il termine “impermeabilizzazione (e sue derivazioni)” in qualche modo “gergale” e quindi poco adatto ad essere utilizzato in una Norma.
Solo nel 1988 entrarono e operarono nella Commissione UNI, che si occupava di suddetto argomento, due Tecnici del settore operativo (per primi: Antonio Broccolino e Carlo Galeazzi), in rappresentanza di IGLAE (Istituto per la Garanzia dei lavori Affini all’Edilizia), che era allora l’unica Associazione di Categoria delle Imprese specializzate in Impermeabilizzazione.
Codice di pratica delle impermeabilizzazioni di coperture continue IGLAE
In quegli anni gli stessi tecnici dell’IGLAE, per mettere un po’ d’ordine nella progettazione e nella applicazione delle impermeabilizzazioni realizzate con membrane prefabbricate, scrissero il “Codice di pratica delle impermeabilizzazioni di coperture continue”, pubblicato in prima edizione alla fine del 1992, ed ancora oggi (aggiornato alla terza edizione del 2019) venduto in migliaia di copie l’anno, rimanendo il testo di riferimento più conosciuto e utilizzato da Progettisti, Applicatori e Società di Verifica di conformità a fini assicurativi (è doveroso ricordare ancora l’amico Carlo Galeazzi, che purtroppo ci lasciò dopo pochi anni dalla sua prima pubblicazione).
A partire dai primi anni '90, a seguito della pubblicazione del Codice di Pratica IGLAE, le Commissioni UNI si sono avvalse anche del contributo chi opera direttamente nel settore (Associazioni di categoria, Produttori e Applicatori), malgrado questo, a titolo di curiosità, le Norme UNI mantengono ancora oggi nei loro testi la terminologia secondo la UNI 8089.
Quanto sopra è stato spiegato, senza nessuna volontà di polemica e va inteso soprattutto come un “aspetto curioso e storico” di come sono nate originalmente le Normative Uni, riguardanti le coperture “impermeabilizzate con membrane prefabbricate in teli”.
Terminologia e definizioni tecniche nel settore dell'impermeabilizzazione
Elemento di tenuta
La Norma UNI 8089, punto 3.2.1.1, definisce l'Elemento di tenuta come: "Elemento avente la funzione di conferire alla copertura una prefissata impermeabilità all’acqua meteorica, resistendo alle sollecitazioni fisiche, meccaniche e chimiche, indotte dall’ambiente esterno e dall’utilizzo."
Impermeabile
Di seguito si riporta un estratto dal Vocabolario Zingarelli della lingua italiana (a dimostrazione che il termine “impermeabilizzazione” non è gergale):

Impermeabilizzazione, superficie di impermeabilizzazione, sistema impermeabile (Coperture, Fondazioni, Pareti contro terra)
Dal Codice di Pratica delle Impermeabilizzazioni (scritto e tenuto aggiornato, per conto di IGLAE, da Antonio Broccolino), dove la terminologia di riferimento è stata ovviamente “arricchita anche con i termini una volta considerati gergali”:

Nel Codice di Pratica ,come si può leggere dall’estratto riportato in Figura 2, viene introdotto un aspetto essenziale che deve essere sempre previsto in un elemento di tenuta idraulico (strato impermeabile), realizzato con teli prefabbricati (normalmente membrane in bitume polimero o manti sintetici in PVC o TPO) per essere effettivamente funzionale sotto l’aspetto “impermeabile”, parliamo dal concetto di continuità dell’elemento di tenuta idraulico, che va inteso sia per le proprietà impermeabili del materiale, sia in corrispondenza della giunzione degli stessi (longitudinali e trasversali) che sarà ammessa, a seconda della tipologia di membrana prefabbricata utilizzata, mediante la realizzazione di saldatura a caldo o adesione delle porzioni di telo sovrapposte, assolutamente senza alcuna interposizione di materiali di diversa natura da quelli costituenti la mescola della membrana stessa.
Impermeabilizzazione di coperture
Un sistema impermeabile di copertura dovrà quindi essere sempre progettato e realizzato tenendo presente che tutta la sua superficie dovrà garantire tenuta idraulica continua, non solo utilizzando materiali impermeabili, ma prevedendo idonei sistemi di scarico (bocchettoni puntuali, canali di gronda, gocciolatoi, ecc.), adeguate pendenze, adeguati risvolti verticali di contenimento perimetrale, onde evitare invasi d’acqua e conseguenti infiltrazioni (vedi Figura 3 e Figura 4).
Impermeabilizzazione di opere interrate (fondazioni)
Se parliamo invece di sistemi impermeabili in opere interrate (fondazioni), è fondamentale, al fine di identificare il corretto metodo di intervento e realizzazione, definire il livello della falda e i possibili innalzamenti durante la vita utile dell’opera, al fine di progettare correttamente un sistema di tenuta idraulica funzionale che si può distinguere in:
- Sistema a tenuta valido anche in presenza di acqua di falda (sistema che non presenta punti di discontinuità);
- Sistema a tenuta valido solo in presenza di acqua di percolamento o umidità di risalita (non in presenza di acqua di falda).
Se si opera con fondazioni in terreni poco drenanti e interessati da innalzamento di falda periodico o causale (la storicità degli eventi sarà da verificare in corso di progettazione), si dovrà prevedere l’impermeabilizzazione totale “a vasca” della fondazione, collegando in continuità l’impermeabilizzazione delle pareti contro terra con l’impermeabilizzazione posta sotto la platea di fondazione (vedi Figura 4). Per poter garantire la continuità dell’elemento di tenuta tra pareti e platea di fondazione, è necessario utilizzare materiali della stessa natura, sia per parti verticali che parti in piano, senza l’interposizione di materiali di diversa natura da quelli costituenti la mescola delle membrane utilizzate.


Impermeabilizzazione di pareti contro terra
Invece, quando si realizzano impermeabilizzazioni di pareti contro terra, con funzione di tenuta idraulica, rispetto al dilavamento superficiale verticale (detto anche “trattamento anti umido” di pareti contro terra, come indicato nel Codice di Pratica), bisogna accertarsi che sia presente a diretto contatto con la superficie verticale della membrana, al fine di garantire la protezione dell’elemento di tenuta durante il rinterro e contemporaneamente il drenaggio dell’acqua presente nel terreno, un sistema di protezione drenante e filtrante, composto ad es. da idonei materassini drenanti rivestiti su entrambe le facce da NT con funzione filtrante o da teli bugnati, accoppiati alla parte bugnata a NT filtrante, posati con quest’ultimo verso il terreno (vedi Figura 9).
Sistema di drenaggio e prescrizioni per la corretta realizzazione. Attenzione agli errori di cantiere
Fondamentale inoltre è prevedere al piede della parete un corretto e funzionale sistema di drenaggio costituito da tubazioni forate, poste in leggera pendenza, che allontanino l’acqua dal piede di fondazione, soprattutto se il sistema presenta dei punti di discontinuità (vedi Figura 3).
Questo elemento di drenaggio evita all’acqua meteorica di alzarsi di livello e penetrare sotto l’elemento di tenuta nella sua parte terminale più bassa e/o nello spessore della platea di fondazione, creando le note risalite d’acqua e le conseguenti macchie da umidità sulle pareti perimetrali, e nei casi più gravi all’allagamento del piano interrato (vedi Figura 5, Figura 6 e Figura 7).


L’utilizzo di teli bugnati che non sono accoppiati nel lato delle bugne, se applicati su elementi di tenuta di tipo bituminoso, possono solo avere funzione di protezione del sistema impermeabile (posa con direzione delle bugne verso il terreno), perché, se applicati direttamente contro l’elemento di tenuta, con le bugne rivolte verso le membrane, la pressione della terra e il suo assestamento possono causare il punzonamento, a volte addirittura passante, della membrana bituminosa, in corrispondenza dei rilievi delle bugne (vedi Figura 8).

Definizione di strato di drenaggio secondo UNI 8172-2
La Norma UNI 8178-2, riguardo lo strato di drenaggio, prescrive al punto 5.11.6 quanto segue: “Qualora lo strato fosse preformato, ad esempio in geocompositi tridimensionali con bugne, è importante che esso non crei danneggiamenti dovuti alla pressione o allo scorrimento degli elementi in rilievo, alla superficie dell’elemento di tenuta (orizzontale e/o verticale), quando gli elementi in rilievo sono posizionati verso l’elemento di tenuta…”
La funzione di filtraggio e drenaggio dovrà essere ottenuta mediante l’utilizzo di prodotti che prevedono il rivestimento continuo con “idoneo NT sintetico”, già accoppiato in fase di produzione o posizionati in corso d’opera, della superfice bugnata che sarà interessata dal riempimento in terra dello scavo. In alternativa potranno essere ovviamente utilizzati i materassini drenati composti da un nucleo polimerico tridimensionale accoppiato a uno o due di NT filtrante (vedi Figura 9).

Assolutamente non dovranno essere eseguiti fissaggi meccanici degli strati posizionati in verticale, che possano in qualsiasi modo danneggiare lo strato di tenuta (vedi Figura 10).
Un'altra fase assolutamente importante è poi il riempimento dello scavo di fondazione che deve avvenire con terreno privo di materiale (soprattutto rimanenze di lavorazioni di cantiere), che potrebbe danneggiare, in qualsiasi modo, il sistema di tenuta, sia in fase di riempimento che in fase di assestamento, (vedi Figura 11 e Figura 12).


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