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Ingegnere forense: perché competenze tecniche e diritto non possono più essere separati

Ricostruire le cause di un crollo o di un disastro, valutare responsabilità tecniche o prevenire un contenzioso richiede molto più della sola competenza ingegneristica. Nicola Augenti spiega perché l’ingegnere forense deve unire rigore tecnico, conoscenza del diritto e capacità di dialogare con la giustizia, e quale ruolo può avere una formazione specialistica.

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Dalla competenza tecnica all’ingegneria forense

Quando un edificio crolla, si manifesta un dissesto, si verifica un incidente, accade un disastro o nasce una controversia tecnica, individuare che cosa sia realmente accaduto è soltanto una parte del problema. Occorre ricostruire cause e concause, documentare il nesso tra eventi e comportamenti, operare nel rispetto delle procedure e infine tradurre valutazioni tecnico-scientifiche anche molto complesse in conclusioni rigorose, verificabili e comprensibili a magistrati e avvocati.

È in questo spazio di confine tra ingegneria e diritto che opera l’ingegnere forense.

Una figura professionale che, come emerge dall’intervista al professor Nicola Augenti, non può essere semplicemente sovrapposta a quella tradizionale del CTU o del perito. Il suo campo di azione può infatti estendersi dall'indagine successiva a un evento dannoso alla consulenza preventiva, finalizzata a individuare criticità e possibili responsabilità prima ancora che queste sfocino in danni o procedimenti giudiziari.

Ed è proprio questa natura multidisciplinare a rendere particolarmente delicata l'attività forense. Una preparazione tecnico-scientifica approfondita deve essere accompagnata dalla conoscenza delle procedure giudiziarie civili e penali e dalla capacità di utilizzare correttamente il linguaggio e gli strumenti propri del diritto.

Il tema assume un peso ancora maggiore se si considera che le conclusioni formulate da CTU, CTP e periti possono incidere in maniera determinante sulla ricostruzione tecnica dei fatti e, di conseguenza, sulle decisioni assunte in sede giudiziaria.

Quali competenze deve possedere, allora, chi vuole operare professionalmente nell’ingegneria forense? Quali sono gli errori più frequenti dei tecnici alle prime esperienze come CTU o CTP? E quale formazione serve per affrontare responsabilità che non sono soltanto tecniche, ma anche giuridiche e professionali?

Ne abbiamo parlato con Nicola Augenti, fondatore e Direttore del Master universitario di II livello in Ingegneria Forense dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente dell’Associazione Italiana di Ingegneria Forense.

Ingegnere forense: come è cambiato il ruolo e quali competenze servono oggi

1. Professore Augenti, lei si occupa di ingegneria forense da molti anni. Come è cambiato il ruolo dell’ingegnere forense rispetto al passato e quali competenze sono oggi diventate indispensabili?

Ho iniziato ad occuparmi di consulenza tecnica e perizie per l’Autorità Giudiziaria (giudicante e inquirente) nel luglio del 1971 ed ho proseguito in tale attività continuativamente sino ad oggi. Sulla scorta dell’esperienza civile e penale maturata, dagli anni Novanta ho promosso seminari e conferenze sull’Ingegneria Forense, disciplina che ho fondato in Italia e che ha avuto la propria legittimazione con la nascita dell’omonimo Master universitario di II livello presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II tramite il D.R. 2784 del 06.08.2008.

L’ingegnere forense è una figura ben diversa del vecchio CTU e dal perito, in quanto non si interessa solamente delle attività di consulenza giudiziaria, ma spazia nell’intero mondo delle prestazioni tecniche i cui risultati sono “diversi da quelli attesi”; dunque con attività professionali di consulenza anche preventive ad eventuali giudizi, proprio per evitare possibili contenziosi e procedimenti penali, risolvendo i “problemi”, prima che si verifichino.

Le competenze che lo distinguono dalle vecchie figure professionali, sono costituite dalle indispensabili competenze giuridiche che lo devono caratterizzare e da conoscenze di base trasversali nei diversi settori dell’ingegneria. È proprio, infatti, la mancanza di tali competenze che comporta la nullità o la inutilizzabilità delle consulenze svolte per i Tribunali o per le Parti.

Per dare continuità all’approfondimento di tale nuova disciplina e riunire gli ingegneri che si occupano prevalentemente di ciò, nel 2009 ho fondato anche l’Associazione italiana di Ingegneria Forense che presiedo, ma ho promosso anche la costituzione delle Commissioni di Ingegneria Forense presso il Consiglio Nazionale Ingegneri e gli Ordini Provinciali degli Ingegneri, che oggi svolgono lodevoli attività di aggregazione e di diffusione della disciplina.

Crolli e dissesti: come ricostruire cause, concause e responsabilità

2. Quando si verifica un crollo, un dissesto o un incidente, qual è il passaggio più complesso per il tecnico: ricostruire la causa, distinguere le concause o stabilire il rapporto tra evento e responsabilità?

Il primo crollo del quale mi sono occupato risale al gennaio del 1972: : su di esso avevo iniziato le indagini nel luglio del 1971 e, da allora, ho continuato sempre ad occuparmi di crolli, dissesti e disastri.

Ogni evento però rappresenta un caso a sé, per il quale esperienza e preparazione tecnico-scientifica non bastano mai. Esiste però un denominatore comune: il rigore nello svolgimento delle indagini per pervenire alla Verità su quanto è accaduto, il che richiede, non solo una solida cultura giuridica di base (soprattutto nell’ambito delle Procedure civili e penali) per evitare la nullità o la inutilizzabilità delle operazioni, ma anche profonde conoscenze tecnico scientifiche. Una volta accertate e documentate le cause (al di là di ogni ragionevole dubbio) è possibile individuare le condotte, commissive od omissive, dei soggetti ai quali competono responsabilità (penali o civili) per aver violato le leggi vigenti.

Perizie tecniche: come rendere comprensibili problemi complessi a magistrati e avvocati

3. Quanto conta, nell’attività forense, saper tradurre un problema tecnico complesso in una ricostruzione chiara, verificabile e comprensibile anche per magistrati e avvocati?

Certamente è ciò che conta di più. Come ripeto spesso, l’ingegnere forense deve imparare a parlare lo stesso lessico dei giuristi, magistrati o avvocati che siano, perché è l’unico modo per interloquire con loro in maniera efficace.

La conoscenza delle basi del Diritto e l’approfondimento rigoroso degli aspetti tecnici indagati sono gli unici strumenti che consentono di comunicare con chiarezza, a magistrati e avvocati, gli esiti di indagini complesse che non rientrano nella loro cultura e di consentire quindi un corretto esercizio dell’attività da svolgere nei confronti dell’Autorità Giudiziaria e delle Parti.

CTU, CTP e perizie: gli errori più frequenti dei tecnici alle prime esperienze

4. Quali sono gli errori più frequenti che vede commettere dai tecnici quando si avvicinano per la prima volta a una CTU, a una CTP o a una perizia?

Sicuramente la mancanza di conoscenze giuridiche riguardanti i codici di procedura penale e civile, ma anche una scarsa preparazione tecnica e la mancanza di esperienza, tutte cose che oggi è possibile acquisire frequentando il Master universitario in Ingegneria Forense.

Un aspetto essenziale per un apprendimento efficace e utile è rappresentato, però, da un insegnamento “in presenza” e non “in remoto”, l’unico che consente un effettivo apprendimento culturale e non una effimera acquisizione di titoli privi di contenuto.

Ingegneria forense preventiva: come evitare danni, controversie e contenziosi

5. L’ingegneria forense può avere anche una funzione preventiva? In che modo un consulente può contribuire a evitare danni, controversie o contenziosi prima che si verifichino?

La missione principale dell’ingegnere forense (che lo distingue dalle antiche figure del CTU e del consulente di Parte) è proprio quella di condurre indagini preliminari al verificarsi di un evento dannoso, per poter evitarne conseguenze civili e penali, oltre che procedimenti giudiziari.

Perché è nato il Master in Ingegneria Forense della Federico II

6. Il Master in Ingegneria Forense della Federico II è stato fondato nel 2008. Quale esigenza professionale vi ha portato allora a creare un percorso specificamente dedicato a questa disciplina?

Quando ho creato in Italia la disciplina dell’Ingegneria Forense e ho fondato l’unico Master universitario esistente, che ho voluto incardinare presso l’Università di Napoli Federico II, sono stato animato dal desiderio di creare una disciplina ed una Scuola che permettesse di acquisire quelle competenze tecnico-giuridiche necessarie per l’esercizio di una professione caratterizzata da grandi responsabilità, il cui lungo apprendimento era stato sempre di tipo autodidattico. Insomma una disciplina simile a quella della Medicina Legale la cui Scuola italiana era già consolidata da molti decenni.

Master in Ingegneria Forense e corsi di aggiornamento: quali differenze

7. Che cosa distingue, secondo lei, questo Master da un normale corso di aggiornamento su CTU, perizie o consulenza tecnica?

La differenza è estremamente profonda perché il Master è un Corso universitario che rilascia un titolo con valore legale ed i cui docenti sono quasi tutti professori titolari di cattedre, oltre che attivi nell’esercizio dell’attività professionale tecnico-legale.

I corsi di aggiornamento (anche da un punto di vista lessicale) dovrebbero essere destinati al solo “aggiornamento” di nozioni di base già possedute ma, a parte la tipologia dei docenti e la verifica del reale apprendimento, sono strutturati con incontri limitati nel tempo e spesso non affidati a conversatori dotati di adeguate capacità didattiche ma a professionisti che parlano sulla base della loro sola esperienza.

Il futuro dell’ingegneria forense tra nuove responsabilità, norme e strumenti di indagine

8. Guardando al futuro, quali saranno secondo lei le principali sfide per l’ingegneria forense: maggiore complessità delle opere, nuove responsabilità, evoluzione normativa o nuovi strumenti di indagine?

La sfida più importante da vincere sarà quella di creare una categoria di ingegneri forensi costituita solamente da professionisti che esercitano tale attività in modo prevalente e che sono dotati di una seria preparazione tecnico-giuridica, con competenze specifiche nei settori dell’ingegneria dei quali si devono occupare.

Come ripeto da decenni (e come dovrebbe essere lapalissiano), considerato che le sentenze penali e civili, in campo tecnico, riflettono quasi sempre gli esiti delle consulenze e delle perizie, l’amministrazione della Giustizia in ambito tecnico è affidata proprio agli ingegneri forensi, sui quali incombono gravi responsabilità penali e civili, oltre che morali.


Il Master della Federico II per formare CTU, periti e consulenti tecnici

L’ingegneria forense richiede una preparazione specialistica capace di integrare competenze tecnico-scientifiche, conoscenze giuridiche, metodo di indagine e capacità di comunicare con il mondo della giustizia.

Su questa impostazione si fonda il Master universitario di II livello in Ingegneria Forense dell’Università Federico II di Napoli, percorso annuale da 60 CFU rivolto a chi intende acquisire competenze specifiche per operare come CTU, CTP, perito e consulente tecnico, anche in chiave preventiva.

Per l’edizione 2026/2027, la scadenza indicata per la presentazione delle domande è il 24 settembre 2026.

QUI tutti i dettagli sul Master, con programma, requisiti, organizzazione didattica e modalità di iscrizione.

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