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Intelligenza artificiale e gestione energetica: cresce l'adozione nelle imprese, ma i data center pongono nuove sfide energetiche

Secondo FIRE, il 38% delle aziende medio-grandi utilizza già l'intelligenza artificiale per la gestione dell'energia, mentre cresce rapidamente l'interesse verso nuove applicazioni per efficienza e manutenzione.

L'intelligenza artificiale sta diventando uno strumento sempre più importante per migliorare la gestione dell'energia nelle imprese, grazie alla capacità di ottimizzare consumi, supportare le decisioni e ridurre i costi operativi. Durante la seconda edizione della conferenza "L'Intelligenza Artificiale nell'Energy Management", FIRE ha presentato dati e scenari che mostrano una crescente diffusione dell'IA nelle aziende italiane, ma anche le nuove sfide legate all'espansione dei data center, destinati ad aumentare significativamente la domanda di energia nei prossimi anni.


L'intelligenza artificiale entra nell'energy management delle imprese

L'intelligenza artificiale sta entrando – non proprio velocemente – nelle imprese italiane per ottimizzare consumi, ridurre i costi e supportare le decisioni aziendali. Gli studi FIRE sul tema (che coinvolgono fornitori di tecnologie, esperti del settore e aziende utilizzatrici di media-grande dimensione) evidenziano che oggi il 38% delle aziende medio-grandi utilizza già soluzioni di IA per la gestione dell'energia, mentre oltre l'80% delle richieste di connessione in alta e altissima tensione riguarda nuovi data center, destinati a incrementare significativamente la domanda elettrica e idrica nei prossimi anni (dato che peraltro contrasta con le statistiche Eurostat sull’uso dell’IA nel nostro Paese, che ci vedono in coda al gruppo dei Paesi dell’UE27 – un aspetto che meriterebbe un approfondimento da parte della politica).

I dati sono stati presentati in occasione della seconda edizione della conferenza "L'Intelligenza Artificiale nell'Energy Management", organizzata da FIRE, che ha riunito ricerca, imprese e professionisti per fare il punto sulle opportunità e sulle sfide della trasformazione digitale del settore energetico. Ciò che emerge dalla giornata convegnistica è che la sfida, oggi, non è decidere se utilizzare l'intelligenza artificiale, ma come integrarla in modo sostenibile nel sistema energetico e produttivo del Paese, trasformandola da nuovo fattore di consumo a strumento per rendere l'energia più efficiente, flessibile e resiliente.

La seconda edizione della conferenza "L'Intelligenza Artificiale nell'Energy Management (Crediti: FIRE)

Ad aprire i lavori è stato Dario Di Santo (FIRE) che ha introdotto i temi chiave del rapporto tra intelligenza artificiale e gestione dell'energia e ha presentato un lavoro realizzato con l’IA sugli aspetti principali e sugli scenari di adozione dell’intelligenza artificiale, inclusi gli impatti su consumi e accettabilità sociale negli USA. La conferenza ha quindi ospitato gli interventi di Yasaman Meshenchi (FIRE), che ha presentato alcuni spunti su come l'intelligenza artificiale può cambiare l'energy management, e di Diana Moneta (RSE), che ha illustrato gli scenari energetici e le sfide connessi alla diffusione dell'IA e dei data center. È stata quindi la volta delle esperienze applicative, con i contributi di Massimo Marengo (Albasolar), Daniele Sarro (Cefla) e Claudio Bruno (Kairos Ingegneria), che hanno mostrato casi concreti di utilizzo dell'intelligenza artificiale per migliorare l'efficienza energetica, ottimizzare i processi e supportare le decisioni aziendali. A seguire Ciro Accanito (EGE SECEM) e Francesco Brognara (Philip Morris International), hanno illustrato altri casi applicativi dell’IA.

IA: più della metà delle azienda sta pensando di inserirla nei prossimi anni

L’intelligenza artificiale sta, dunque, diventando uno strumento sempre più concreto per l'energy management. Sempre secondo analisi FIRE, il 56% delle aziende sta valutando di introdurla nei prossimi anni, segno di un mercato in accelerazione. Purtroppo nelle PMI la situazione è meno rosea e questo è un fattore di competitività che andrebbe monitorato.

Le applicazioni oggi più diffuse riguardano il monitoraggio dei consumi, l'ottimizzazione energetica e la manutenzione predittiva, mentre cresce rapidamente anche l'impiego dell'IA generativa per attività come la produzione automatica di report, l'analisi documentale, il supporto agli audit energetici e la normativa.

Le aziende che hanno già adottato queste tecnologie segnalano benefici concreti: maggiore affidabilità degli impianti, riduzione dei costi operativi, incremento dell'efficienza energetica, diminuzione degli sprechi e tempi più rapidi nelle attività di analisi e supporto alle decisioni. L'IA, inoltre, non sostituisce il professionista, l'energy manager ad esempio, ma ne valorizza le competenze, consentendogli di dedicare più tempo alle attività strategiche e meno a quelle ripetitive e amministrative.

Accanto alle opportunità, il confronto ha evidenziato anche le nuove criticità che accompagnano la crescita dell'intelligenza artificiale. Come illustrato da Diana Moneta (RSE), la rapida diffusione dei data center rappresenta una delle principali sfide per il sistema energetico europeo.

Secondo le analisi di RSE, oltre l'80% delle richieste di connessione in alta e altissima tensione riguarda oggi nuovi data center. Gli scenari elaborati stimano una domanda elettrica aggiuntiva compresa tra 12 e 20 TWh al 2030, con il rischio che la crescita dei consumi digitali possa assorbire parte dei benefici ottenuti grazie agli interventi di efficienza energetica e fonti rinnovabili.

La risposta, tuttavia, non è rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, ma governarlo. L'IA può infatti diventare una leva fondamentale per la gestione intelligente delle reti elettriche, la flessibilità della domanda, la manutenzione predittiva e l'ottimizzazione del sistema energetico. Secondo la Commissione europea, una maggiore flessibilità della domanda potrebbe ridurre i costi dell'elettricità per i consumatori dell'Unione di oltre 71 miliardi di euro all'anno, mentre l'impiego dell'IA nelle attività di gestione e manutenzione delle reti potrebbe generare risparmi fino a 94 miliardi di euro annui entro il 2035.

Tra i temi affrontati anche il nuovo quadro regolatorio europeo. L'entrata in vigore dell'AI Act, insieme alla recente Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in the Energy Sector della Commissione europea, punta infatti a coniugare innovazione digitale, sostenibilità energetica e sicurezza del sistema, promuovendo una maggiore integrazione tra data center, reti elettriche e gestione intelligente dei dati energetici.

Secondo Di Santo “l'intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica per aumentare competitività, produttività ed efficienza energetica delle organizzazioni. È dunque importante che le imprese adottino delle strategie di integrazione di queste soluzioni per migliorare il proprio business. D’altra parte, la domanda di energia e acqua legata ai datacenter, che apparentemente non si accompagna né a uno sviluppo di soluzioni di IA generativa nazionali ed europee, né a un reale utilizzo sul territorio nazionale, rischia di produrre costi non accompagnati da benefici corrispondenti. Il ruolo della politica è dunque fondamentale, non solo per favorire la diffusione dell’uso dell’IA – comprese le PMI – ma per garantire che i datacenter non si traducano in un problema, come peraltro sta accadendo negli Stati Uniti”.

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