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Colore nelle facciate storiche: come riconoscere e datare le decorazioni pittoriche

Le decorazioni pittoriche di facciata costituiscono uno strumento utile per leggere e interpretare il costruito storico. Colori, motivi geometrici, imitazioni materiche e apparati figurativi permettono infatti di riconoscere linguaggi decorativi, collocare le superfici nel corretto contesto storico e comprendere l’evoluzione delle decorazioni pittoriche delle facciate dal Medioevo all’Ottocento.

Colori, motivi geometrici, imitazioni di materiali, apparati effimeri e partiti architettonici dipinti permettono di leggere l’evoluzione delle facciate storiche italiane attraverso le loro superfici decorate. Attraverso fotografie, confronti e casi studio, questo articolo propone una guida per riconoscere le principali decorazioni pittoriche di facciata e comprenderne lo sviluppo dal Medioevo all’Ottocento. L’obiettivo non è ricostruire una storia del gusto, ma fornire strumenti per osservare le superfici decorate come testimonianze materiali utili a interpretare epoca, tecniche esecutive e linguaggi decorativi.


Come leggere e riconoscere le decorazioni pittoriche delle facciate storiche

Le facciate dipinte nelle città storiche italiane: diffusione ed evoluzione

Il paesaggio urbano delle città medievali, rinascimentali e moderne era molto più vivace e variegato rispetto ad oggi: l’usanza di rivestire e decorare le facciate degli edifici, spesso anche molto modesti, con intonaci affrescati, dipinti a calce o sgraffiti era infatti così diffusa e radicata che numerose città – tra cui Genova, Venezia, Padova, Bergamo, Verona, Trento, Mantova e Treviso – furono definite “pictae”, cioè dipinte.

Questa prassi è del resto documentata da celebri testimonianze iconografiche (come l’affresco con Gli effetti del Buon Governo, eseguito nel 1338–1339 da Ambrogio Lorenzetti in una sala del Palazzo Pubblico di Siena), dagli studi sistematici dedicati ad alcune città del Nord e Centro Italia e soprattutto dai numerosi esempi ancora conservati, spesso ridotti a poche tracce ormai sbiadite.

Tuttavia, nel corso dei secoli tali decorazioni – nate come alternativa a basso costo dei partiti architettonici e/o delle cortine di mattoni faccia a vista o di pietra squadrata, estremamente difficili da realizzare, e perciò considerate veri e propri status symbol – hanno subito notevoli mutamenti, sia per la naturale evoluzione dei gusti e delle mode, sia per l’introduzione di nuovi materiali come i pigmenti sintetici dell’800.

Decorazioni pittoriche in facciata: un patrimonio a rischio

Nei primi decenni del XX secolo, con l’affermazione del Movimento Moderno e la progressiva industrializzazione del cantiere edilizio, le decorazioni di facciata persero rapidamente centralità nell’architettura e nella manutenzione degli edifici. Molte andarono perdute per effetto del degrado causato dall’esposizione agli agenti atmosferici; altre furono compromesse dalla mancata comprensione del loro valore storico e documentale e da interventi eseguiti senza finalità conservative. Negli ultimi anni il fenomeno si è ulteriormente aggravato a causa del deterioramento naturale, della sostituzione degli intonaci storici e della scarsa attenzione verso le superfici decorate, determinando la scomparsa di testimonianze fondamentali per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del costruito storico.

A titolo di esempio, si riporta un’indagine compiuta dall’autrice e dall’architetto Marina Gennari nel centro storico di Siena: su 284 decorazioni di facciata censite nell’autunno 2006, a distanza di soli dodici anni ben 77 di esse (cioè circa il 27% del totale) risultavano totalmente o parzialmente perdute. La principale causa è riconducibile all’asportazione o al rifacimento degli intonaci con soluzioni non coerenti con l’assetto originario degli edifici, in diversi casi in contrasto con le prescrizioni del Piano del Colore allora vigente.

La conoscenza e conservazione delle decorazioni di facciata ancora presenti costituiscono quindi un’azione prioritaria: ogni perdita riduce la possibilità di ricostruire la storia costruttiva dell’edificio, le sue trasformazioni e il rapporto originario tra materia, colore e architettura.

Facciate storiche: decorazioni pittoriche geometriche e imitazioni materiche (finto mattone e finta pietra)

Una prima casistica, molto numerosa, di decorazioni di facciata riguarda i motivi geometrici e modulari, riconducibili a due diverse tipologie: le decorazioni puramente geometriche e gli elementi riconducibili alle cortine in laterizi faccia a vista (intonaci a finto mattone), bugnati o muri di conci squadrati (intonaci a finta pietra).

Decorazioni modulari medievali e rinascimentali: forme e schemi compositivi

Le decorazioni geometriche, spesso ispirate alle decorazioni delle stoffe, si diffondono soprattutto tra il XIII e la prima metà del XVI secolo, e riguardano le decorazioni sia di interni che di facciata, sebbene con alcune differenze riconducibili alla diversa destinazione d’uso degli ambienti.

Negli interni spesso la decorazione assume infatti l’aspetto di veri e propri tendaggi appesi, normalmente muniti anche di piccole asole, nastri o anellini metallici accuratamente dipinti, che nelle vere tappezzerie servivano ad appendere la stoffa alle pareti: se ne osservano splendidi esempi nella porzione inferiore della decorazione giottesca della Basilica Superiore di Assisi (inizio del XIV secolo) o nella Sala dei Pappagalli del Palazzo Davanzati a Firenze (fine del XIV secolo).

Foto 1 – Centro storico di Rovereto (Trento): decorazione modulare (probabilmente databile al XVI secolo) con partito architettonico, cubi prospettici e stemma della famiglia proprietaria. (© Elena Matteuzzi)

Sulle facciate, i motivi geometrici si accompagnano invece a un partito architettonico di complessità variabile, che a seconda dei casi comprende lesene o fasce angolari, marcapiani e/o marcadavanzali, cornici delle finestre e modanature sottogronda.

Quadrati, losanghe, scaglie e cerchi: i motivi geometrici più ricorrenti

I principali motivi decorativi attestati comprendono fasce orizzontali o verticali, quadrati o losanghe con disposizione a scacchiera (Foto 2), scaglie (Foto 3), cubi prospettici (Foto 1 e 4) e cerchi.

Foto 2 – Centro storico di Rovereto (Trento): particolare di una facciata affrescata probabilmente quattrocentesca con un motivo a quadrati bianchi e rossi disposti a scacchiera. (© Elena Matteuzzi)

Foto 3 – Centro storico di Spilimbergo (Pordenone): lacerto di un intonaco probabilmente trecentesco con un motivo a grandi scaglie bianche, gialle, rosse e verdi. (© Elena Matteuzzi)

Foto 4 – Centro storico di Spilimbergo (Pordenone): particolare di una casa tardomedievale in stile gotico veneziano con un motivo a cubi prospettici bianchi, rossi e verdi. (© Elena Matteuzzi)

Il motivo a cerchio, in particolare, ricorre in due varianti principali: cerchi intrecciati tra loro oppure inscritti in una maglia quadrata. Il primo modello, tipico delle facciate affrescate rinascimentali di Mantova (Foto 5), è chiaramente ispirato alla decorazione della Camera degli Sposi di Palazzo Te affrescata dal Mantegna tra il 1465 e il 1474. La seconda versione compare invece nella facciata cinquecentesca di Casa Manolesso Ferro a Treviso (Foto 6) e - seppur attraverso poche tracce residue - sul corpo di fabbrica principale del Palazzo dei Rossi in comune di Sasso Marconi (Bologna, seconda metà del XV secolo): di questa particolare decorazione si offre un tentativo di ricostruzione ipotetica, tuttora in corso di perfezionamento (Foto 7).

Foto 6 – Treviso, Casa Manolesso Ferro (XVI secolo): lacerto di decorazione modulare cinquecentesca con cerchi inscritti entro quadrati. (© Elena Matteuzzi)

Foto 7 – Ricostruzione ipotetica della decorazione quattrocentesca del corpo di fabbrica principale del Palazzo dei Rossi in comune di Sasso Marconi (Bologna). (© Elena Matteuzzi)

Nel centro storico di Treviso sono inoltre attestati anche alcuni motivi decorativi con scaglie frappate (Foto 8) o fiori stilizzati a quattro petali inseriti in una maglia quadrata (Foto 8) oppure a losanga (Foto 9).

Foto 8 – Treviso, Casa in via Pescherie 41-43 (XV secolo): particolare della decorazione della facciata principale con un motivo di scaglie frappate (a destra) e fiori stilizzati a quattro petali in un reticolo a maglia quadrata. (© Elena Matteuzzi)

Foto 9 – Treviso, sottoportico di via Manzoni 15: decorazione modulare del XV con fiori stilizzati a quattro petali in bicromia bianco-rossa inseriti in una maglia a losanghe. (© Elena Matteuzzi)

Oltre i motivi geometrici: decorazioni floreali e simboli religiosi

Molto diffuse sono infine le decorazioni “a tappezzeria” con elementi floreali (Foto 10) o melagrane, riprese direttamente dai motivi delle stoffe, o gli elementi religiosi come il Monogramma IHS (Foto 10), diffuso nella prima metà del ‘400 da San Bernardino da Siena.

Foto 10 – Treviso, via Pescherie 39: decorazione modulare del XV secolo con motivi “a tappezzeria” di derivazione tessile, finte lastre di marmo e monogramma di Cristo. (© Elena Matteuzzi)

Colori e pigmenti nelle decorazioni modulari di facciata

La policromia di tali decorazioni è piuttosto vivace, sebbene limitata a pochi pigmenti facilmente reperibili: le facciate più modeste si caratterizzano infatti per una bicromia bianco-rossa o bianco-nera, facilmente ottenibile con il latte di calce (il colore in assoluto più economico e diffuso), l’ocra rossa o la sinopia e il nero ottenuto dal nerofumo o dalla macinazione del carbone vegetale.

Nelle decorazioni più complesse (Foto 11) compaiono invece anche il giallo, quasi sempre costituito dall’ocra, e la terra verde: si tratta di pigmenti applicabili direttamente ad affresco, una tecnica veloce, economica e resistente alle intemperie.

Foto 11 – Treviso, Ca’ da Noal (XV secolo): particolare della ricca policromia della decorazione della facciata principale. (© Elena Matteuzzi)

Intonaci di facciata dipinti con imitazioni di cortine murarie faccia a vista

Rientrano pienamente tra le decorazioni modulari diffuse fin dal medioevo anche gli intonaci che imitano più o meno fedelmente una muratura faccia a vista.

Gli intonaci a finta pietra comprendono, ad esempio, l’imitazione di pietre squadrate con giunti sfalsati (il cosiddetto “opus quadratum” di derivazione romana) o tessitura a filaretto, tipica dell’architettura medievale e caratterizzata dai corsi orizzontali con altezza variabile: se ne osserva un esempio nell’Abbazia di Valvisciolo in provincia di Latina (Foto 12).

Foto 12 – Interno della chiesa dell’Abbazia di Valvisciolo (Latina): intonaco a finta pietra probabilmente trecentesco con tessitura a filaretto. (© Elena Matteuzzi)

I bugnati, di stucco o semplicemente dipinti, riprendono fedelmente gli esempi reali, e presentano bugne scannellate, sbaulate, smussate o diamantate.

Anche gli intonaci a finto mattone sono diffusi in tutta Italia, ma nell’architettura veneziana assumono un’importanza particolare: noti come “regalzier” (Foto 15), si caratterizzano per le tessiture altamente decorative con motivi a losanga, a zig-zag o losanghe e crocette in due, tre o perfino quattro colori (Foto 13).

Foto 13 – Treviso, via Ortazzo 21: particolare di un intonaco quattrocentesco a “regalzier” (finto mattone veneziano) con tessitura a losanga e “mattoni” rossi, rossi e verdi. (© Elena Matteuzzi)

Non mancano infine intonaci che imitano l’opus mixtum, un particolare apparecchio murario di derivazione romana in cui una singola fila di conci lapidei si alterna regolarmente ad alcune file di mattoni: ne vediamo un esempio notevole nella zona absidale del Duomo di Verona (Foto 14), a perfetta imitazione della vera muratura faccia a vista. L’imitazione pittorica riguarda tuttavia anche altri elementi come ghiere di archi in pietra o mattoni, vari tipi di modanature, polifore ed oculi circolari (Foto 15).

Foto 14 – Verona, porzione absidale del Duomo: particolare di un intonaco a finto “opus mixtum” (a destra) identico alla vera muratura faccia a vista (a sinistra). (© Elena Matteuzzi)

Foto 15 – Duomo di Spilimbergo (Pordenone): particolare della facciata principale con un “regalzier” (finto mattone veneziano) con tessitura a spina di pesce e un rosone con cornice a tortiglione. (© Elena Matteuzzi)

Quando le facciate imitavano apparati effimeri e allestimenti celebrativi

Con la diffusione dell’architettura rinascimentale nella prima metà del ‘400, compare uno stile completamente diverso basato sull’imitazione pittorica degli “apparati effimeri”, cioè delle decorazioni realizzate in occasione avvenimenti importanti (come matrimoni o incoronazioni di signori, feste religiose o vittorie militari) con stoffe e tappeti preziosi, festoni o ghirlande vegetali, scudi con stemmi o cartelli con motti. Un esempio particolarmente curioso si nota in un portico nel Vicolo Rinaldi a Treviso (Foto 16): oltre ai festoni appesi, legati con nastri rossi svolazzanti a piccoli anelli metallici sospesi a sbarre di ferro orizzontali, vi compaiono alcuni puttini acrobati, intenti a camminare sulle mani, saltare un fascio di spade, eseguire numeri di contorsionismo e suonare alcuni strumenti musicali.

In un’altra casa, questa volta nel centro storico di Spilimbergo (Pordenone) l’apparato effimero assume invece l’aspetto di scudi con stemmi araldici entro serti vegetali circolari, anch’essi appesi con nastrini rossi mossi dal vento e completi di ombra portata (Foto 17).

Foto 16 - Treviso, sottoportico nel vicolo Rinaldi: particolare di un apparato effimero dipinto con vestoni vegetali appesi con nastrini rossi svolazzanti e puttini acrobati. (© Elena Matteuzzi)

Foto 17 – Centro storico di Spilimbergo: facciata affrescata rinascimentale con partito architettonico e apparato effimero di corone vegetali circolari e scudi con stemmi appesi nastrini rossi svolazzanti. (© Elena Matteuzzi)

Partiti architettonici dipinti e scene figurative nelle facciate storiche

Il partito architettonico in epoca rinascimentale

Questa seconda decorazione tuttavia non risulta isolata, ma perfettamente inserita in un “partito architettonico”, molto simile a quelli effettivamente realizzati in pietra o laterizio e formati da colonne o lesene, cornici delle finestre con eventuali timpani o lunette, trabeazioni e fasce marcapiano dipinte a trompe l’oeil (Foto 18).

La loro funzione principale era scandire la facciata in senso orizzontale e verticale per attribuirle un certo ritmo compositivo e incorniciare le scene figurative o i pannelli con gli elementi modulari.

Normalmente i partiti architettonici erano completati da ricche fasce marcapiano, decorate con alte trabeazioni modanate, girali vegetali ed elementi fitomorfi, putti o creature fantastiche (Foto 18): un esempio di quest’ultimo tipo si nota nella facciata di Casa Ravagnini a Treviso.

Il fregio è significativo per il suo sfondo azzurro ben conservato (Foto 19). Si tratta di un colore relativamente raro nelle decorazioni di facciata, perché i due pigmenti azzurri storicamente più diffusi – l’azzurrite o “azzurro della Magna” e il lapislazzuli, noto anche come “azzurro oltramarino” – erano materiali particolarmente costosi e generalmente applicati a tempera, una tecnica meno resistente all’esposizione agli agenti atmosferici rispetto all’affresco.

Nel XVI secolo, e soprattutto con l’affermazione dello stile manierista, si diffondono invece grandi scene figurative policrome o dipinte a monocromo, spesso a soggetto storico, allegorico o mitologico: ne vediamo un ottimo esempio sul fronte laterale dell’edificio di via Roggia 56-58 a Treviso (Foto 20).

Foto 18 – Treviso, Ca’ dell’Oro: particolare del partito architettonico e di una fascia marcapiano della decorazione della facciata principale, eseguita nel 1520. (© Elena Matteuzzi)

Foto 19 – Treviso, Casa Ravagnini: particolare delle ghiere degli archi del porticato e della fascia marcapiano, con un fregio di creature fantastiche su sfondo azzurro. (© Elena Matteuzzi)

Foto 20 – Treviso, edificio di via Roggia 56-58: particolare della facciata laterale con l’immagine del dio Nettuno, probabilmente databile alla seconda metà del ‘500. (© Elena Matteuzzi)

L’evoluzione del partito architettonico in epoca barocca e rococò

I partiti architettonici restarono in uso anche nel XVII e XVIII secolo, cioè in epoca barocca e poi rococò: in questo periodo tendono anzi ad articolarsi maggiormente, replicando le tipiche cornici ricche di modanature con targhe accartocciate, timpani curvilinei o lunette spezzate proprie dell’architettura coeva (Foto 21). Le scene figurative perdono progressivamente centralità e vengono sostituite da decorazioni a finta pietra, imitazioni di cortine in laterizio o più semplici tinteggiature uniformi.

Foto 21 – Piacenza Palazzo Mischi: particolare del partito architettonico in stile barocco della facciata principale, riferibile al XVIII secolo.

Si cominciò infatti a costruire “alla moda”, cioè secondo i canoni dello stile Rococò e poi del Neoclassicismo: a Siena – città su cui disponiamo di numerose informazioni – la svolta si verificò verso il 1720, quando si iniziarono ad adattare al gusto corrente le facciate preesistenti. Le cromie dominanti sono i colori pastello, in particolare il verde e l’azzurro in numerose sfumature: verde prato, verde medio, verde scuro, azzurro cielo o verde acqua. Le testimonianze coeve parlano infatti di “verdino”, “turchino” e “color aria”, anche se sono presenti facciate rosa o giallo chiaro.

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L'articolo prosegue con approfondendo sulla rivoluzione cromatica nelle facciate durante l'Ottocento.


FAQ tecniche | Decorazioni pittoriche di facciata: lettura e datazione storica

Cosa sono le decorazioni pittoriche di facciata?

Sono apparati decorativi realizzati su intonaci esterni mediante pittura a calce, affresco, sgraffito, incisione o tecniche miste. Comprendono motivi geometrici, finti materiali, partiti architettonici, scene figurative, stemmi e trompe l’œil.
Hanno valore storico, materico e documentale perché registrano trasformazioni dell’edificio e linguaggi decorativi di un’epoca.

Dove sono più diffuse le facciate storiche dipinte?

Sono particolarmente documentate in città storiche italiane come Genova, Venezia, Padova, Bergamo, Verona, Trento, Mantova, Treviso e Siena. La diffusione è legata alla volontà di simulare materiali costosi, come pietra squadrata o laterizio faccia a vista. Il testo offre casi studio puntuali in Veneto, Trentino, Friuli, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia.

Quali norme sono utili per descrivere intonaci e superfici decorate?

Per il lessico tecnico sono pertinenti UNI 10924:2023, UNI 11182:2006 e UNI EN 15898:2019.
La UNI 10924:2023 riguarda terminologia e classificazione di malte, intonaci ed elementi decorativi nel patrimonio culturale mentre la UNI 11182:2006 supporta la descrizione delle forme di alterazione dei materiali lapidei naturali e artificiali. Verificare la specifica tecnica/norma per l’applicazione puntuale al singolo caso di intervento.

Quali elementi aiutano a datare una decorazione di facciata?

Sono rilevanti motivi geometrici, schema compositivo, cromie, tecniche esecutive, pigmenti e rapporto con aperture, cornici e partiti architettonici. Ad esempio, motivi modulari medievali e rinascimentali, trompe l’œil seicenteschi-settecenteschi e pigmenti sintetici ottocenteschi possono orientare la datazione.
La datazione richiede sempre confronto stratigrafico, documentario e diagnostico.

Quali vantaggi offre la lettura delle superfici decorate?

Permette di ricostruire trasformazioni edilizie, fasi decorative, gerarchie sociali e rapporti tra materia, colore e architettura. È fondamentale nei piani del colore, nei progetti di restauro, nelle indagini preliminari e nella valutazione del valore documentale degli intonaci. Rende più consapevoli le scelte di conservazione e manutenzione.

Come si interviene su una facciata storica decorata?

Prima dell’intervento servono rilievo fotografico generale e di dettaglio, rilievo delle tracce di lavorazione residue, mappatura dei degradi, lettura stratigrafica, verifica delle tecniche esecutive e ricostruzione ipotetica della decorazione.
La rimozione o sostituzione dell’intonaco deve essere valutata con estrema cautela, perché può cancellare dati storici non recuperabili. Per edifici vincolati o in contesti tutelati occorre verificare prescrizioni della Soprintendenza e strumenti locali come Piano del Colore.

Quali errori vanno evitati?

Il principale errore è trattare l’intonaco decorato come semplice finitura sostituibile. Sono critici anche rifacimenti non coerenti, tinteggiature coprenti, rasature uniformanti e mancata documentazione dei lacerti. Ogni intervento dovrebbe partire dalla conoscenza della superficie, non dalla sola esigenza estetica o manutentiva.

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