L’interfaccia minerale: il Vetro Cellulare per durabilità ed efficienza nelle strutture in legno e fibra vegetale (paglia)
Vetro cellulare negli edifici in legno e paglia: il contributo ne analizza l’impiego, dal granulato drenante alle lastre ad alta densità. Attraverso i nodi costruttivi di un edificio a Camerino, approfondisce soluzioni contro ponti termici, umidità e degrado, migliorando durabilità e continuità dell’involucro.
Il contributo analizza l’impiego del vetro cellulare — dal granulato drenante alle lastre ad alta densità — come elemento chiave per la rottura dei ponti termici e la protezione anticapillare. Attraverso l’analisi dei nodi costruttivi realizzati nell’edificio di Camerino (fondazione, zoccolatura, attacco a terra e copertura), l’articolo mostra come l’integrazione di questi componenti migliori la vita utile dell’involucro in legno e paglia, garantendo una continuità isolante monolitica e resistente a umidità, insetti, roditori e fuoco.
Vetro cellulare per edifici in legno e paglia: come risolvere ponti termici, umidità di risalita e attacco a terra
Il contesto: ricostruzione post-sisma a Camerino
Progetto «Casa Calcina | Ri-Abitare il Cratere» Camerino (MC) — maggio 2026
Il sisma del 2016 ha colpito con particolare violenza il cratere appenninico marchigiano, lasciando dietro di sé un patrimonio edilizio in larga parte inagibile il cosiddetto “cratere” sismico che comprende anche le regioni limitrofe quali Abruzzo, Lazio e Umbria. A Camerino, come in molti centri delle aree interne, il processo di ricostruzione si è trovato a dover coniugare vincoli normativi stringenti con la necessità di ridurre i tempi di cantiere e il peso delle strutture.
Il progetto «Casa Calcina | Ri-Abitare il Cratere» nasce proprio in questo scenario ovvero in un piccolo insediamento rurale, un fabbricato residenziale in muratura, parzialmente inagibile fin dal sisma del 1997 e non ammesso, inizialmente, ai percorsi istituzionali di contributo. Proprio questa condizione marginale è stata letta come occasione per innescare un approccio diverso: una ricostruzione naturale, magari in autocostruzione, leggera e reversibile, capace di dialogare con il paesaggio agricolo e con le risorse disponibili in loco.
Il lotto su cui insisteva il vecchio edificio è di dimensioni ridotte confinante a ovest e nord con altre proprietà, ad est da una strada interpoderale privata con un tracciato fognario interferente il tutto raggiungibile con un accesso difficoltoso e un contesto paesaggistico sottoposto a vincoli. L’assetto planimetrico originario, tuttavia, rappresentava una traccia significativa nel paesaggio costruito, che il progetto ha scelto di conservare, soprattutto perché le condizioni al contorno hanno impedito di generare un nuovo sedime così l’impronta dell’edificio preesistente è diventata la matrice insediativa. La geometrizzazione del sedime, la riduzione degli sbancamenti, il controllo delle quote di scavo e una grande cura alla logistica di cantiere sono diventati così elementi strutturali del processo progettuale. L’obiettivo non è stato “liberare” il lotto dai vincoli, ma lavorare all’interno di essi, trasformandoli in regole generative.
La risposta progettuale — condivisa con la volontà dei committenti — ha scelto deliberatamente materiali più leggeri di quelli convenzionali: legno lamellare per la struttura portante, fibra vegetale ad alto rendimento energetico (balle di paglia compressa) per il tamponamento isolante, calce e argilla cruda per le finiture. A questi si affianca un elemento inorganico e minerale, il vetro cellulare, come interfaccia di protezione in tutte le zone critiche di contatto tra l’organismo ligneo e il suolo, l’acqua, il fuoco.
La scelta non è estetica né ideologica: risponde a un ragionamento tecnico preciso. Il legno e la paglia sono materiali igroscopici che richiedono, per durare, di essere tenuti asciutti e al riparo dalla risalita capillare. Il vetro cellulare — impermeabile, incombustibile, inerte, biologicamente inattivo — è l’unico isolante in grado di garantire questa protezione senza compromettere la traspirabilità del sistema complessivo.
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Il vetro cellulare: caratteristiche e ragioni della scelta
Il vetro cellulare è ottenuto dalla schiuma di vetro riciclato espanso ad alta temperatura. La struttura a celle chiuse conferisce al materiale una serie di proprietà che lo rendono unico nel panorama degli isolanti termici:
- Impermeabilità capillare totale: le celle chiuse non comunicanti impediscono qualsiasi assorbimento di acqua liquida o vapore acqueo.
- Resistenza a compressione elevata (tipicamente 600–900 kPa per le lastre HD), sufficiente a sopportare i carichi delle fondazioni.
- Inerzia biologica: non è substrato per muffe, insetti, roditori né alcun altro organismo.
- Incombustibilità (Euroclasse A1): non brucia, non fonde, non emette fumi tossici.
- Conducibilità termica λ compresa tra 0,038 e 0,050 W/m·K (granulato) e 0,038–0,045 W/m·K (lastre), con valore μ (resistenza alla diffusione del vapore) molto elevato.
Nel progetto di Camerino il vetro cellulare è stato impiegato in due forme fisiche distinte: il granulato sfuso per il vespaio drenante sotto la platea, le lastre ad alta densità nella zoccolatura della struttura lignea.
I nodi costruttivi: il vetro cellulare come interfaccia
La logica dell’intero sistema costruttivo può essere sintetizzata in un’immagine: l’edificio in legno e paglia è un organismo vivente che respira, accumula calore, regola l’umidità. Per funzionare a lungo, questo organismo non deve toccare il suolo — nel senso fisico e chimico del termine. Il vetro cellulare è il rivestimento minerale che garantisce questa separazione in ogni punto critico.
La fondazione e il vespaio: granulato drenante e taglio capillare
La fase iniziale dell’intervento è stata una vera e propria tabula rasa infrastrutturale. Le interferenze con le reti esistenti sono state risolte predisponendo le nuove linee impiantistiche. Si è definito un piano di posa affidabile, compatibile con la leggerezza della struttura in elevazione.

Le fondazioni sono state concepite come dispositivo di mediazione tra terreno e telaio ligneo: lo scavo è stato contenuto, la rete di drenaggio perimetrale e le opere di regimazione delle acque sono state studiate per allontanare l’umidità dal volume costruito, mentre i getti di magrone e di piede di fondazione sono stati calibrati per ridurre al minimo la quantità di calcestruzzo impiegata.
La sequenza stratigrafica del pacchetto di fondazione è la seguente:
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① Magrone |
Strato di pulizia e livellamento in calcestruzzo magro (sp. ca. 10 cm), che prepara la superficie di posa e isola il vetro cellulare dal terreno grezzo. |
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② Vetro cellulare — 1° strato (granulato) |
Strato isolante drenante in granulato di vetro cellulare riciclato (sp. 28 cm), posato su telo geotessile. Riciclato, isolante, resistente al carico, insensibile all’umidità. |
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③ Massetto di pulizia |
Strato di regolarizzazione in calcestruzzo (sp. ca. 5 cm) che sigilla e compatta il granulato. |
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④ Tubi di drenaggio |
Rete di drenaggio perimetrale e interno per la gestione delle acque meteoriche e di risalita, posata sul geotessile. |
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⑤ Vetro cellulare — 2° strato (granulato) |
Secondo strato di granulato (sp. ca. 7 cm) sopra il massetto, che completa l’isolamento termico e garantisce l’interruzione capillare verso la struttura in legno. |
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⑥ Massetto in calce |
Chiusura del piano di posa in malta di calce idraulica naturale (sp. ca. 5 cm): resistenza, traspirabilità, compatibilità con le finiture naturali. |
La scelta del granulato per il vespaio risponde a una logica precisa: il materiale si adagia perfettamente alla geometria delle vasche della platea, eliminando i punti di accumulo idrico. La resistenza a compressione è sufficiente a sopportare i carichi trasmessi dalla struttura in legno attraverso i dormienti e le piastre di ancoraggio.

L'assoluta anti capillarità impedisce che l’acqua di falda o le precipitazioni risalgano verso la struttura. La proiezione perimetrale esterna — con membrana impermeabilizzante a bolle e tubo drenante — completa il sistema.

Il telaio strutturale in legno lamellare
A completamento delle fondazioni, le piastre in acciaio ancorate alle armature del piede di fondazione predispongono il fissaggio dei pilastri in legno, configurando un’interfaccia meccanica precisa e reversibile tra i due sistemi strutturali. L’elevazione è affidata a un telaio in legno lamellare montato a secco, secondo una sequenza di cantiere scandita per componenti prefabbricati e assemblati in opera con connessioni bullonate.
I pilastri del piano terra vengono allineati alle piastre metalliche e fissati con bulloni passanti; le travi di correa collegano i nodi strutturali orizzontali e definiscono il piano di appoggio per il solaio intermedio, realizzato con doppio tavolato ligneo incrociato. I pilastri del piano primo replicano lo stesso schema modulare, completando lo schema resistente verticale a telaio su due livelli.
Tutta la struttura è progettata per lavorare in zona sismica 2: la leggerezza del telaio ligneo rispetto a una struttura in calcestruzzo equivalente riduce significativamente le masse in gioco durante un evento tellurico, con un effetto diretto sulla riduzione delle azioni sismiche trasmesse alle fondazioni.
La zoccolatura e l’attacco a terra: il pannello HD come taglio termico
Uno dei punti critici dell’intero sistema è il nodo di transizione tra la fondazione in calcestruzzo e la struttura portante in legno. È qui che si concentrano i rischi maggiori: ponte termico, risalita capillare, attacco biologico.
Il progetto risolve questo nodo posizionando un pannello di vetro cellulare ad alta densità di taglio sul lato esterno del cordolo in calcestruzzo, come schermo perimetrale continuo dove funge da barriera verso l’ambiente: protegge il nodo strutturale dall’acqua meteorica, dall’umidità esterna e dagli agenti biologici, garantendo al contempo la continuità isolante del pacchetto di tamponamento fino alla quota ±0,00.
La geometria del nodo è leggibile nel dettaglio costruttivo della tamponatura: il pannello di vetro cellulare (elemento n. 14) è posizionato in corrispondenza dello zoccolo, tra la soletta in calcestruzzo e il piano di posa del tamponamento.
Sopra e a lato si sviluppano gli altri strati del pacchetto murario: tavole di contenimento (11), granulato di argilla espansa (12), isolante in fibra vegetale — balle di paglia (8), arelle portaintonaco (13), tavola di rivestimento esterno (15).
La presenza del pannello HD nella zoccolatura risolve anche il problema della vulnerabilità dell’involucro agli agenti biologici a livello del suolo: topi, insetti e funghi non trovano alcun substrato su cui proliferare in quella zona, completamente minerale e inerte.

La parete: fibra vegetale contenuta e protetta
L’elemento che caratterizza maggiormente il progetto è l’involucro in fibra vegetale di paglia, che trasforma un materiale agricolo apparentemente povero in un componente ad alta prestazione. La parete perimetrale è costituita da una struttura portante in legno lamellare (pilastri 36x8 cm, travi di correa) che contiene balle di paglia compressa di spessore 43 cm, intonacate su entrambe le facce con materiali naturali: intonaco in terra cruda all’interno (strato 16, sp. 5,5 cm) e intonaco a calce premiscelata all’esterno (strato 17, sp. 5,5 cm). Il pacchetto raggiunge uno spessore totale di circa 54 cm.
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Parametro |
Valore |
Unità |
Nota |
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Trasmittanza U |
0,134 |
W/m²K |
Ottimo isolamento |
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Sfasamento termico |
Š12 |
h |
Comfort estivo garantito |
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Massa superficiale |
308 |
kg/m² |
Buona inerzia termica |
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μ equivalente |
3–5 |
— |
Parete traspirante |
Accanto ai parametri energetici, il comportamento igrometrico dell’involucro è un tema centrale. La stratigrafia in terra, paglia e calce, con μ equivalente compreso fra 3 e 5, configura una parete traspirante capace di gestire in maniera naturale i flussi di vapore. Questa prestazione è ulteriormente affinata dall’uso di un telo igrovariabile posizionato sul lato interno del solaio di copertura, che lavora come membrana “intelligente”: in condizioni di aria secca riduce il passaggio del vapore, mentre quando l’umidità cresce apre la propria struttura polimerica, favorendo la migrazione verso l’esterno e prevenendo il rischio di condense interstiziali.
In questo sistema il vetro cellulare non interviene direttamente nel corpo della parete, ma la sua presenza al piede è ciò che rende durabili nel tempo le prestazioni dell’involucro. Un muro di paglia eccellente sul piano termico può degradarsi rapidamente se esposto all’umidità di risalita. L’interfaccia minerale garantisce che i materiali vegetali rimangano nelle condizioni igrometriche per cui sono stati progettati.
La posa delle balle avviene per file orizzontali, in quattro fasi successive.
Le balle (45x35x90 cm, densità 110–120 kg/m³) vengono posizionate, stabilizzate con tavole di contenimento, compresse con martinetti idraulici e infine rasate per garantire la planarità delle facce. Il sistema di ancoraggio è costituito da controventi in acciaio passanti attraverso le balle, con piastre di ripartizione, che garantiscono la solidarietà tra la struttura in legno e il tamponamento.
Particolare cura è stata riservata ai dettagli costruttivi tradizionalmente critici: alle finestre, controtelai in legno, imbotti traspiranti e gocciolatoi integrati assicurano continuità igrotermica e protezione dagli agenti atmosferici. Gli intonaci minerali in terra e calce offrono al contempo inerzia, regolazione dell’umidità interna e una finitura materica che restituisce all’edificio una forte identità tattile.
La copertura a falde: continuità isolante e smaltimento delle acque
La copertura piana che chiude l’edificio è realizzata tramite elementi “a cassettoni” che integrano struttura, isolamento e ventilazione, consentendo assemblaggi veloci e riducendo la necessità di casserature e lavorazioni in opera. All’interno dei cassettoni viene posato il telo igrovariabile che regola la diffusione del vapore; il riempimento avviene ancora con balle di paglia (strato 8), nella parte perimetrale i cassettoni sono stati riempiti di argilla espansa (strato 9) con funzione di inerzia termica e drenaggio diffuso, chiuso da una sporcatura di calce (strato 10), telo e tavolato.
La copertura a falde soprastante ovvero il sottotetto ventilato garantisce una camera d’aria che smaltisce l’eventuale umidità di condensazione interstiziale e mantiene il tavolato di copertura a temperature più basse nel periodo estivo. L’attacco tra i muri perimetrali e la copertura richiede una particolare attenzione alla tenuta all’aria e alla continuità del telo igrovariabile, sigillato ai pilastri in legno con nastri adesivi ad alta tenuta.

Prestazioni dell’involucro: continuità e durabilità
La qualità di un sistema costruttivo non si misura solo nella somma delle prestazioni dei singoli materiali, ma nella loro capacità di lavorare insieme senza punti deboli. Il vetro cellulare svolge in questo progetto esattamente questa funzione di connettivo: risolve le discontinuità, protegge le vulnerabilità, garantisce che ogni materiale operi nel regime per cui è stato scelto. I principali benefici dell’integrazione sono:
- Rottura dei ponti termici: il pannello HD lungo la zoccolatura elimina la via di fuga del calore attraverso gli elementi strutturali in calcestruzzo.
- Protezione anticapillare: il granulato nel vespaio e il pannello in zoccolatura impediscono qualsiasi risalita di umidità verso i materiali lignocellulosici.
- Protezione biologica: l’inerzia chimica e biologica del vetro cellulare crea una barriera invalicabile per muffe, funghi, insetti e roditori nella zona più vulnerabile dell’edificio — il piede.
- Resistenza al fuoco (Euroclasse A1): il vetro cellulare non contribuisce alla propagazione dell’incendio nella zona di attacco a terra.
- Compatibilità sismica: la resistenza meccanica dei pannelli HD consente l’ancoraggio diretto delle piastre dei pilastri in legno, senza ulteriori elementi di ripartizione.
Il risultato è un involucro che unisce le migliori caratteristiche dei materiali naturali — traspirabilità, inerzia termica, leggerezza strutturale, bassa energia incorporata, filiera corta — con la durabilità e l’inalterabilità di un materiale minerale inorganico. Non vi è contraddizione tra naturale e duraturo: il vetro cellulare è esso stesso un materiale sostenibile, prodotto per oltre il 60% da vetro riciclato post-consumo.
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Economia del cantiere e filiera locale
Sul piano economico e organizzativo, il progetto rappresenta un’occasione per ripensare i modelli di cantiere nel post-sisma. La paglia proviene dalla filiera agricola locale — il campo di raccolta si trovava a poche centinaia di metri dal sito — e mantiene costi competitivi rispetto agli isolanti industriali convenzionali. L’analisi dei prezzi della parete mostra come la quota principale di valore si sposti dal materiale al tempo e alla competenza della manodopera: su un costo unitario di circa 82 €/m², oltre il 59% è attribuibile alla manodopera specializzata.
Molti gesti appartengono all’universo rurale più che a quello edilizio: le balle di paglia — provenienti da un campo a pochi chilometri dal cantiere — vengono movimentate, compresse all’interno del telaio e rifinite con rasature manuali; gli intonaci in terra sono preparati e stesi in opera con strumenti tradizionali. La ricostruzione diventa così occasione per valorizzare saperi manuali diffusi, riattivando economie locali e riducendo la dipendenza da prodotti altamente industrializzati.
Anche la logistica di cantiere dialoga con il contesto: molte operazioni di stoccaggio e pre-assemblaggio si appoggiano a volumi agricoli esistenti, mentre la movimentazione dei componenti lignei è affidata a gru di piccola taglia, compatibili con le limitazioni di accesso e con la volontà di minimizzare l’impatto sul paesaggio.
Trasferibilità del modello e prospettive
Il cantiere di Calcina di Camerino offre un sistema riproducibile. Le soluzioni adottate non sono legate alle specificità del singolo lotto: rispondono a problemi generali che ogni edificio in legno e paglia incontra nel clima appenninico centro-italiano, caratterizzato da inverni rigidi e umidi, estati calde con forti escursioni termiche, terreni argillosi con alta umidità di risalita.
La sequenza fondazione-vespaio in vetro cellulare granulato / pannello HD in zoccolatura / telo igrovariabile in copertura può essere adottata come schema-tipo per la ricostruzione sostenibile nelle aree interne colpite dal sisma, rispondendo contestualmente alle esigenze di riduzione dei tempi di cantiere, abbattimento dei ponti termici e leggerezza sismica.
Il tema della durabilità, troppo spesso trascurato nel dibattito sulla bioedilizia, trova in questo progetto una risposta tecnica concreta. Un edificio in paglia ben progettato può durare secoli, come dimostrano i numerosi esempi storici in clima freddo e umido. La condizione necessaria è che i materiali vegetali non vengano mai a contatto con l’acqua in forma liquida. Il vetro cellulare è, in questo senso, non un optional ma un requisito minimo di correttezza costruttiva.
In un panorama di interventi spesso caratterizzati da soluzioni pesanti e standardizzate, questa casa in legno e paglia propone una traiettoria alternativa per l’architettura del post-sisma: struttura leggera che riduce la massa sismica, involucro naturale che garantisce inerzia e traspirabilità, filiera corta che riconnette il cantiere al territorio. Riabitare il cratere, in questo caso, non significa soltanto ricostruire un volume, ma ristabilire relazioni: tra chi abita e il proprio paesaggio, tra il tempo lento del cantiere e il tempo della vita quotidiana, tra materia povera e qualità spaziale.
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Scheda tecnica del progetto
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Progetto |
Ri-Abitare il Cratere — Dalla maceria alla materia |
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Luogo |
Camerino (MC), Marche — Appennino centrale |
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Anno |
2024–2026 (cantiere in corso) |
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Progettista |
arch. Sara Campanelli |
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Struttura portante |
Legno lamellare (pilastri 36x8 cm, travi di correa 8x16 cm) |
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Tamponamento |
Balle di paglia compressa, sp. 43 cm, λ = 0,060 W/m·K |
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Fondazione |
Platea in c.a. con vespaio in vetro cellulare granulato (sp. 28+7 cm) |
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Zoccolatura |
Pannelli in vetro cellulare HD tra c.a. e dormiente in legno |
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Intonaco interno |
Terra cruda, sp. 5,5 cm, λ = 0,910 W/m·K |
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Intonaco esterno |
Calce NHL5, sp. 5,5 cm, λ = 0,600 W/m·K |
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Trasmittanza parete |
U = 0,134 W/m²K |
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Sfasamento termico |
≈ 12 ore |
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Massa superficiale |
308 kg/m² |
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Copertura |
Cassettoni in legno, paglia sfibrata + argilla espansa, sottotetto ventilato |
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Prodotti vetro cellulare |
Granulato e lastre HD Bacchi S.p.A. |
Informazioni di progetto
Committente privato I Calcina di Camerino [MC] 2024 - in corso
Progetto Architettonico / DL: Arch. Sara Campanelli
Progetto Strutturale: Ing. Renato Terziani
Consulenza tecnica integrata: Ing. Maria Angela Pucci
..SCARICA IL PDF IN ALLEGATO.
Note e riferimenti
Le tavole di progetto, i dettagli costruttivi e l’analisi dei prezzi sono tratti dalla presentazione «Ri-Abitare il Cratere — Dalla maceria alla materia», arch. Sara Campanelli, 8 maggio 2026.
I dati prestazionali del pacchetto murario in paglia sono ricavati dal calcolo termico allegato al progetto definitivo.
I valori di conducibilità termica (λ) e resistenza alla diffusione del vapore (μ) del vetro cellulare fanno riferimento alle schede tecniche dei prodotti Bacchi S.p.A.
Norme di riferimento: UNI EN ISO 6946 (trasmittanza), UNI EN 13501-1 (reazione al fuoco), NTC 2018 (normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica), D.L. 189/2016 e s.m.i. (ricostruzione post-sisma centro Italia).
FAQ TECNICHE: Vetro cellulare per fondazioni e attacchi a terra in legno e paglia
Che cos’è il vetro cellulare e perché viene impiegato negli edifici in legno e paglia?
Il vetro cellulare è un isolante minerale con struttura cellulare chiusa, disponibile in differenti configurazioni di prodotto.
Nel caso di Camerino è utilizzato come granulato nel pacchetto di fondazione e come pannello ad alta densità nella zoccolatura.
La funzione progettuale è separare i componenti lignocellulosici dalle zone maggiormente esposte all’acqua e garantire continuità termica nei nodi di attacco a terra.
Per i prodotti di vetro cellulare ottenuti in fabbrica destinati all’isolamento termico degli edifici è pertinente la UNI EN 13167:2015.
In quali parti dell’edificio può essere utilizzato il vetro cellulare?
Nel progetto analizzato il materiale è impiegato sotto la fondazione, nel vespaio e lungo la zoccolatura esterna.
Il granulato assolve funzioni di isolamento e di interruzione della risalita capillare nel pacchetto progettato, mentre il pannello HD raccorda termicamente e protegge il nodo tra basamento minerale e involucro in legno e paglia.
Quali norme sono rilevanti per la progettazione del sistema?
La UNI EN 13167:2015 è la norma di prodotto direttamente pertinente ai prodotti di vetro cellulare ottenuti in fabbrica per isolamento termico.
La UNI EN ISO 6946:2018 disciplina il calcolo di resistenza e trasmittanza termica dei componenti edilizi nel proprio campo di applicazione.
Per il rischio di condensazione superficiale e interstiziale è pertinente la UNI EN ISO 13788:2013, tenendo presente i limiti del metodo per strutture nelle quali capillarità, trasporto liquido e capacità igroscopica non siano trascurabili.
Quali vantaggi offre il vetro cellulare nell’attacco a terra?
Il principale vantaggio è la possibilità di combinare isolamento termico e protezione dei materiali vegetali nelle zone più sensibili dell’involucro.
Nel caso studio, il sistema è progettato per limitare il rischio di risalita capillare, proteggere lo zoccolo e mantenere la continuità dell’isolamento in corrispondenza del basamento.
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