L'uso dell'isolamento sismico nella salvaguardia degli edifici storici
L’isolamento sismico alla base rappresenta oggi una delle tecnologie più efficaci per proteggere edifici storici e monumentali riducendo drasticamente le accelerazioni trasmesse dal sisma. Gli interventi illustrati da Ingenium Srl dimostrano come sia possibile migliorare la sicurezza senza compromettere il valore architettonico e artistico dei manufatti.
L’isolamento sismico alla base sta cambiando l’approccio alla sicurezza degli edifici storici e monumentali, offrendo una soluzione capace di coniugare protezione strutturale e tutela del patrimonio architettonico. Durante la giornata SAIE LAB del 22 aprile dedicata alla ricostruzione e salvaguardia del patrimonio edilizio, Riccardo Vetturini di Ingenium Srl ha illustrato alcune tra le più significative esperienze italiane sviluppate negli ultimi quindici anni. Dagli interventi sul Palazzo Comunale di Norcia al Consiglio regionale dell’Abruzzo, fino ai casi più delicati legati a emergenze archeologiche e manufatti monumentali, il filo conduttore è stato il superamento delle logiche tradizionali di rafforzamento strutturale. L’obiettivo oggi non è soltanto aumentare la resistenza degli edifici, ma ridurre drasticamente le accelerazioni sismiche e modificare il comportamento della struttura durante il terremoto. Una strategia che consente di preservare non solo la stabilità dell’opera, ma anche il suo valore storico, artistico e identitario.
Ridurre la domanda sismica per conservare l’identità degli edifici storici
Nel dibattito contemporaneo sulla salvaguardia del patrimonio edilizio storico, l’isolamento sismico alla base si sta affermando come una delle strategie più efficaci per coniugare sicurezza strutturale, conservazione architettonica e riduzione dell’invasività degli interventi. È questo il tema al centro dell’intervento di Riccardo Vetturini di Ingenium Srl durante la giornata SAIE LAB di Perugia del 22 aprile dedicata alla ricostruzione e alla tutela del patrimonio costruito, occasione in cui sono state presentate alcune delle più significative esperienze italiane maturate negli ultimi quindici anni.
Il punto di partenza è una constatazione ben nota a chi opera sugli edifici storici: esiste quasi sempre una forte distanza tra la capacità resistente delle strutture monumentali e la domanda sismica richiesta dalle normative contemporanee. Tradizionalmente questo divario è stato affrontato aumentando la resistenza dell’edificio attraverso consolidamenti, irrigidimenti e rafforzamenti strutturali. Un approccio spesso efficace ma inevitabilmente invasivo, soprattutto quando si interviene su architetture di pregio, superfici decorate, apparati pittorici o manufatti che possiedono un valore storico-artistico oltre che costruttivo.
L’isolamento sismico propone invece un cambio radicale di paradigma: non aumentare la capacità della struttura, ma ridurre la domanda sismica. In termini tecnici significa incrementare il periodo proprio dell’edificio, abbattendo drasticamente le accelerazioni orizzontali trasmesse dal terreno alla sovrastruttura. In alcuni casi, come evidenziato da Vetturini, la riduzione può arrivare a valori dell’ordine di otto o dieci volte rispetto a un edificio a base fissa.
Ma il vantaggio non riguarda soltanto l’entità delle accelerazioni. Il vero salto concettuale consiste nel mutamento del comportamento strutturale. L’edificio isolato non dissipa energia attraverso danni, plasticizzazioni e lesioni diffuse, ma si comporta come un corpo sostanzialmente rigido che si disaccoppia dal movimento del terreno. Una caratteristica decisiva quando l’obiettivo non è soltanto preservare la struttura, ma anche tutelare affreschi, decorazioni, superfici storiche e stratificazioni architettoniche che rendono unico il patrimonio monumentale italiano.
Il caso Norcia: sicurezza e conservazione in un contesto storico complesso
Tra gli esempi più significativi illustrati durante il SAIE LAB vi è il Palazzo Comunale di Norcia insieme alla Torre Civica, recentemente restituiti alla città. Il complesso rappresentava un caso emblematico di vulnerabilità: due edifici storicamente e geometricamente differenti, costruiti in epoche diverse e intimamente connessi tra loro, avevano manifestato ripetutamente danni proprio nei punti di contatto durante i numerosi terremoti che hanno colpito il territorio negli ultimi tre secoli.
La storia sismica di Norcia racconta infatti una sequenza di crolli, riparazioni e ricostruzioni che, pur intervenendo sul rafforzamento delle strutture, non erano mai riuscite a eliminare definitivamente la criticità. Da qui la scelta di ribaltare l’approccio, adottando una soluzione basata sulla riduzione della domanda sismica.
L’intervento ha previsto l’inserimento di 67 dispositivi di isolamento, costituiti da 40 isolatori elastomerici e 27 slitte, capaci di consentire spostamenti fino a circa 41 centimetri. La realizzazione ha richiesto una vera e propria “disconnessione” dell’edificio dal terreno sottostante e circostante, attraverso un sistema di platee, baggioli e intercapedini perimetrali che permettono alla struttura di muoversi indipendentemente dal suolo durante il sisma.
La complessità dell’opera non è stata soltanto tecnica. Durante gli scavi sono infatti emerse testimonianze archeologiche di rilievo che hanno imposto un approccio estremamente calibrato. Vetturini ha definito questo intervento come un lavoro “sartoriale”, costruito su misura per integrare sicurezza sismica e tutela archeologica. Un aspetto che oggi assume un valore strategico nella gestione dei centri storici italiani, dove la presenza di stratificazioni storiche rappresenta più la regola che l’eccezione.
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LEGGI L'APPROFONDIMENTO
Dalla teoria alla verifica sul campo: la prova del sisma del 2016
Uno dei temi più interessanti affrontati durante l’intervento riguarda la verifica concreta del comportamento degli edifici isolati durante gli eventi sismici dell’Italia centrale del 2016. Diversi fabbricati già adeguati con questa tecnologia si sono trovati infatti ad affrontare terremoti di forte intensità, offrendo una rara occasione di confronto tra modelli teorici e comportamento reale.
Particolarmente significativo il caso di Palazzo Gagliardi Sardi, a L'Aquila, edificio storico già isolato alla base prima del terremoto del 24 agosto 2016. Il sistema registrò uno spostamento di circa 2 centimetri durante il primo evento e di circa 6 centimetri durante la successiva scossa del 30 ottobre. Le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza mostrarono chiaramente il disaccoppiamento tra il terreno in movimento e la sovrastruttura.
A rendere ancora più interessante il caso fu la possibilità di confrontare le deformazioni reali con i dati registrati dalle stazioni di monitoraggio sismico poste nelle vicinanze. L’analisi confermò la sostanziale coincidenza tra il comportamento osservato e quello previsto dai modelli numerici. Secondo Vetturini, questo rappresenta uno dei punti di forza dell’isolamento sismico: il sistema strutturale si semplifica notevolmente perché il comportamento globale dipende principalmente dal corretto funzionamento dei dispositivi collocati alla base.
L’esperienza del sisma ha inoltre evidenziato altri vantaggi rilevanti, come la capacità del sistema di annullare gli effetti torsionali anche in edifici complessi e irregolari. Il movimento registrato lungo l’intero sviluppo di edifici molto estesi ha mostrato deformazioni sostanzialmente traslazionali, dimostrando come l’isolamento permetta di controllare in modo efficace le eccentricità tra masse e rigidezze.
Una tecnologia per edifici, aggregati e beni archeologici
L’applicazione dell’isolamento sismico non riguarda soltanto singoli edifici monumentali. Le esperienze illustrate da Ingenium mostrano come questa strategia possa essere adottata anche su aggregati storici complessi, edifici con apparati decorativi diffusi e persino manufatti scultorei.
Nelle Marche, ad esempio, è in fase di completamento un intervento su un aggregato, Villa La Maddalena a Muccia, costituito da sei edifici caratterizzati da estesi apparati pittorici e affreschi. In questo contesto l’isolamento si è rivelato l’unica soluzione realmente compatibile con la necessità di ridurre il rischio sismico senza compromettere le superfici decorate attraverso interventi invasivi di consolidamento sulla sovrastruttura.
Ancora più particolare il caso del ciborio dell'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello è uno straordinario capolavoro di scultura rinascimentale umbra, realizzato nel 1515 dallo scultore Rocco di Tommaso da Vicenza, manufatto a metà tra architettura e scultura, dove è stato necessario operare con tolleranze praticamente nulle. Anche qui la strategia ha previsto l’inserimento di dispositivi, isolatori, alla base delle colonne, preceduto da un accurato intervento di connessione delle parti lapidee storicamente disarticolate e danneggiate dai ripetuti eventi sismici.
Di particolare interesse è infine il rapporto tra isolamento sismico ed emergenze archeologiche. Un tema spesso interpretato come limite all’applicazione di queste tecnologie, ma che secondo l’esperienza illustrata da Vetturini può trasformarsi in un’opportunità di valorizzazione. Emblematico il caso di un edificio scolastico dove, durante gli scavi, sono emersi resti di una villa romana, mosaici e perfino una strada antica con i segni lasciati dai carri. L’intervento è stato progettato realizzando le nuove strutture esclusivamente nelle impronte già occupate dalle murature esistenti, permettendo così di preservare e rendere visibili le testimonianze archeologiche rinvenute.
L’isolamento sismico si conferma quindi non soltanto una tecnologia di protezione strutturale, ma uno strumento capace di ridefinire il rapporto tra sicurezza, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico. Una prospettiva che, soprattutto nei territori ad alta vulnerabilità sismica, appare sempre più centrale nelle strategie di intervento sul costruito storico italiano.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI RICCARDO VETTURINI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto dell'IA (ChatGpT).
IN SINTESI
-L’isolamento sismico riduce la domanda sismica invece di aumentare soltanto la resistenza dell’edificio.
-La tecnologia consente di limitare danni strutturali e proteggere affreschi, decorazioni e apparati storici.
-Il Palazzo Comunale di Norcia rappresenta uno dei casi più significativi di applicazione su edifici monumentali complessi.
-I terremoti del Centro Italia del 2016 hanno confermato l’efficacia reale dei sistemi di isolamento installati.
-Gli interventi possono integrarsi anche con emergenze archeologiche e processi di rifunzionalizzazione degli edifici storici.
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