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La Carta di Parma: che cos’è e perché rilancia il ruolo dell’architettura italiana

La Carta di Parma porta al Senato una posizione netta: l’architettura italiana deve tornare a incidere su città, spazio pubblico e bene comune. Oltre 100 docenti chiedono una strategia nazionale per qualità architettonica, progetto urbano e responsabilità civile.

La Carta di Parma è un manifesto collettivo sull’architettura italiana contemporanea, sottoscritto da oltre cento docenti e ricercatori dopo un percorso triennale coordinato dall’Università di Parma. Il documento affronta il ruolo civile del progetto spaziale attraverso sette parole chiave: Vita, Cura, Teoria, Storia, Città, Politica, Ambiente. L’articolo chiarisce perché la qualità architettonica non riguarda solo il linguaggio formale, ma la capacità di orientare trasformazioni urbane, spazio pubblico, rigenerazione e risposta climatica. Per tecnici, progettisti e istituzioni, offre una cornice culturale utile a collegare trasformazioni urbane, spazio pubblico, sostenibilità e responsabilità civile.


La Carta di Parma: l’architettura italiana dichiara la propria rilevanza civile

Un manifesto collettivo nato da tre anni di ricerca accademica

Oltre cento docenti universitari di tutta Italia firmano un manifesto collettivo che oggi è stato presentato al Senato della Repubblica, tracciando una nuova strategia per il progetto spaziale italiano.

Quello che appare come un momento accademico ordinario è in realtà l’esito di un percorso di ricerca durato tre anni, coordinato da Dario Costi (Università di Parma), Renato Capozzi (Università di Napoli), Luca Lanini (Università di Pisa), Marco Biraghi (Politecnico di Milano) e Maria Clara Ghia (Sapienza Roma), coinvolgendo una rete capillare di scuole di architettura dal Politecnico di Torino all’Università di Reggio Calabria.

Le sette parole chiave – Vita, Cura, Teoria, Storia, Città, Politica, Ambiente della Carta di Parma.
Le sette parole chiave – Vita, Cura, Teoria, Storia, Città, Politica, Ambiente della Carta di Parma. (Pasqualino Solomita)

La Carta di Parma – Un manifesto collettivo per l’architettura italiana oggi, sottoscritta nell’autunno del 2025 da oltre cento ricercatori e docenti, rappresenta un tentativo raro di far convergere le voci dell’accademia architettonica nazionale attorno a una diagnosi e a una proposta di azione.

Le mostre e i convegni di AIC e dei Progetti per la Pilotta e Piazza dei Guasti.
Le mostre e i convegni di AIC e dei Progetti per la Pilotta e Piazza dei Guasti. Verso la Carta collettiva per l’Architettura Italiana. A cura di: Dario Costi. (AIC | Architettura Italiana Contemporanea)

L’iniziativa, promossa dall’AIC (Architettura Italiana Contemporanea) con patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero degli Affari Esteri e della Società Scientifica ProArch, ha percorso otto tappe significative sotto la regia di Dario Costi (Università di Parma), Renato Capozzi (Università di Napoli), Luca Lanini (Università di Pisa), Marco Biraghi (Politecnico di Milano) e Maria Clara Ghia (Sapienza Roma): da Napoli (dove è nata nell’ottobre 2023) a Palermo, Trieste, Napoli Aversa, Firenze, Milano, Roma, Ancona e infine Bari, prima della messa a punto finale a Parma.

Ogni tappa ha messo a confronto lavori progettuali di 25 docenti-progettisti individuati come significativi della cultura italiana contemporanea, costruendo incrementalmente una mostra itinerante che è stata presentata nella sua forma completa solo nell’ultimo appuntamento parmense, coordinato direttamente da Costi.

Le mostre e i convegni di AIC e dei Progetti per la Pilotta e Piazza dei Guasti. Verso la Carta collettiva per l’Architettura Italiana. 24-25 Settembre 2025.
Le mostre e i convegni di AIC e dei Progetti per la Pilotta e Piazza dei Guasti. Verso la Carta collettiva per l’Architettura Italiana. 24-25 Settembre 2025. A cura di: Dario Costi. (AIC | Architettura Italiana Contemporanea)

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Le sette parole chiave della Carta: vita, cura, teoria, storia, città, politica, ambiente

Il contenuto della Carta ruota attorno a sette parole chiaveVita, Cura, Teoria, Storia, Città, Politica, Ambiente – attraverso le quali la comunità accademica rivendica i fondamenti storici e culturali dell’architettura italiana come strumenti ancora pertinenti per affrontare le sfide contemporanee. Non si tratta di nostalgia, ma di una severa consapevolezza: il progetto spaziale italiano è radicato in una tradizione che intreccia teoria e costruzione (da Vitruvio ad Alberti, fino al dialogo novecentesco tra Rogers e Paci) e ha sempre mantenuto uno sguardo attento al bene comune, alle persone, ai luoghi.

I 7 punti chiave della Carta di Parma.
I 7 punti chiave della Carta di Parma. (Pasqualino Solomita)

Contro le dinamiche attuali – l’omologazione globale dei linguaggi, l’indifferenza speculativa verso il contesto, la disgregazione dei sistemi urbani – la Carta pone la “cura”: il lavoro paziente e laboratoriale che caratterizza lo studio italiano, capace di dialogare con contesti iper-stratificati. Rivendica inoltre il legame inscindibile tra storia e progetto, proponendo che la progettazione si configuri come disciplina storica e la storia come pratica progettuale.

Architettura, città e bene comune: il progetto urbano come responsabilità civile

Sul piano operativo, la Carta si concentra sulla responsabilità dell’architettura verso la città e il bene comune. In un’epoca di consumo di suolo zero e trasformazioni guidate dalla tecnologia, il progetto urbano è indicato come strumento indispensabile per sottrarre le scelte di trasformazione alla banalizzazione e restituirle a un autentico confronto democratico. Di fronte al cambiamento climatico, infine, l’architettura è chiamata a rinaturalizzare la città e a rilanciare lo spazio pubblico come fulcro dell’abitare collettivo.

Dalla riflessione accademica al Senato: il possibile legame con una Legge quadro per l’architettura

Martedì 19 maggio, questa riflessione accademica è approdata nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato. La presentazione ha avuto il supporto dei ministri Anna Maria Bernini (Università e Ricerca) e Antonio Tajani (Affari Esteri), con la partecipazione del Senatore Mario Occhiuto, promotore di una Legge quadro per l’architettura, e del Senatore Nicola Irto, primo firmatario di una proposta di legge per la qualità architettonica.

Professor Dario Costi dell'Università di Parma. Presentato il nuovo manifesto collettivo al Senato della Repubblica, tracciando una nuova strategia per il progetto spaziale italiano.ma.
Professor Dario Costi dell'Università di Parma. Presentato il nuovo manifesto collettivo al Senato della Repubblica, tracciando una nuova strategia per il progetto spaziale italiano. (Pasqualino Solomita)

Nel corso della giornata, Costi ha presentato il Comitato scientifico della Carta insieme a Renato Capozzi (Università di Napoli), Luca Lanini (Università di Pisa), Marco Biraghi (Politecnico di Milano) e Maria Clara Ghia (Sapienza Roma).

Comitato scientifico della Carta: Dario Costi (Università di Parma), Renato Capozzi (Università di Napoli), Luca Lanini (Università di Pisa), Marco Biraghi (Politecnico di Milano) e Maria Clara Ghia (Sapienza Roma).
Comitato scientifico della Carta di Parma: Dario Costi (Università di Parma), Renato Capozzi (Università di Napoli), Luca Lanini (Università di Pisa), Marco Biraghi (Politecnico di Milano) e Maria Clara Ghia (Sapienza Roma). (Pasqualino Solomita)

Come sottolineato dallo stesso Costi, coordinatore dell’iniziativa: «Siamo onorati che i ministri abbiano accolto la nostra riflessione e abbiano scelto di presentarla in un contesto istituzionale così alto. Ci auguriamo che questo momento possa rappresentare il primo passo verso la costruzione di una rete trasversale, ampia e collaborativa, capace di portare presto alla concretizzazione di azioni e passaggi legislativi, come già avvenuto in molti Paesi europei».

L’auspicio è cioè che l’architettura torni a essere un elemento centrale nel dibattito pubblico italiano sulla città e sul futuro dei territori.​​​​​​​​​​​​​​​​


FAQ TECNICHE: Carta di Parma: architettura italiana, qualità urbana e legge quadro | Ingenio

Che cos’è la Carta di Parma per l’architettura italiana?

La Carta di Parma è un manifesto collettivo dedicato al ruolo dell’architettura italiana contemporanea. Nasce da un percorso di ricerca e confronto tra scuole universitarie, docenti e progettisti. Il testo propone una lettura dell’architettura come disciplina civile, storica e progettuale. Non è una norma tecnica, ma un documento culturale e politico-programmatico.

In quali contesti si applica il contenuto della Carta di Parma?

Il documento riguarda progettazione architettonica, progetto urbano, spazio pubblico, rigenerazione e trasformazioni della città. È rilevante per università, professionisti, amministrazioni pubbliche e decisori istituzionali. Può orientare il dibattito su concorsi, qualità del progetto, politiche urbane e strumenti legislativi.

La Carta di Parma ha valore normativo?

No, dal testo disponibile emerge un valore culturale, scientifico e politico, non prescrittivo. La sua presentazione al Senato la colloca però dentro un confronto istituzionale sulla qualità architettonica. Il collegamento con una possibile Legge quadro per l’architettura va trattato come scenario legislativo e non come norma vigente.

Quali vantaggi porta al dibattito professionale?

Il principale vantaggio è riportare il progetto architettonico dentro una cornice pubblica e non solo estetica o immobiliare. La Carta insiste su città, ambiente, cura, storia e politica come criteri di responsabilità progettuale. Per progettisti e tecnici offre una griglia culturale utile a leggere trasformazioni urbane, rigenerazione e spazio pubblico.
Il valore sta nella costruzione di un lessico comune tra accademia, professione e istituzioni.

Che rapporto c’è tra architettura, ambiente e cambiamento climatico?

La Carta richiama la necessità di rinaturalizzare la città e affrontare il cambiamento climatico attraverso il progetto spaziale. Questo implica attenzione a suolo, spazio pubblico, continuità ecologiche, comfort urbano e trasformazione del costruito. Non sono indicati nel testo parametri prestazionali specifici, quindi eventuali soglie ambientali o indicatori climatici vanno integrati.

Allegati

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