La frenata dell’America verde: a rischio 843 miliardi di investimenti pianificati
Il Senato USA ha votato per tagliare i crediti fiscali alle rinnovabili, mettendo a rischio miliardi di investimenti anche in Stati a guida repubblicana. Il paradosso? Lavori verdi cancellati proprio dove servivano a consolidare consenso bipartisan.
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Quando il consenso industriale non basta: la frenata politica della transizione USA
Da almeno due decenni il dibattito sulla transizione energetica negli Stati Uniti è stato segnato da una frattura ideologica profonda.
Ma con l’approvazione dell’Inflation Reduction Act (IRA) nel 2022, sembrava che una parte del divario potesse colmarsi grazie a un’arma pragmatica: i soldi. Miliardi di dollari in incentivi per l’eolico, il solare, i veicoli elettrici e le fabbriche di batterie hanno innescato progetti nei luoghi più impensabili: Stati rurali, repubblicani, spesso legati al carbone.
Ma quella scommessa — che l’industria avrebbe consolidato il consenso — si è rivelata perdente.
Secondo l’articolo “Democrats Bet Jobs in Red States Would Save Clean Power Projects. They Lost.” di Brad Plumer, pubblicato sul New York Times il 1 luglio 2025 (LINK), il Senato americano ha approvato un pacchetto interno promosso dal presidente Trump che taglia drasticamente i crediti fiscali previsti dalla legge IRA per le energie rinnovabili.
Una scommessa fallita: tagli bipartisan ai crediti verdi
Il voto ha visto quasi tutti i senatori repubblicani favorevoli al disboscamento degli incentivi per solare, eolico ed EV, ignorando le richieste dell’industria e perfino di sindacati e colleghi di partito. È stata salvata solo una proroga di un anno per i progetti che inizieranno entro metà 2026. Per il resto, la linea è chiara: freno brusco agli investimenti in rinnovabili.
«The intentional effort to undermine the fastest-growing sources of electric power will lead to increased energy bills, decreased grid reliability, and the loss of hundreds of thousands of jobs», ha dichiarato Jason Grumet dell’American Clean Power Association.
Il paradosso è che i tagli colpiscono proprio Stati che avevano attratto le nuove fabbriche. «A lot of companies thought that making these investments in deeply red areas would work as a sort of defensive mechanism», ha affermato Jim Spencer (Exus Renewables), che ha investito oltre 300 milioni in Pennsylvania.
Trump, carbone e la vendetta contro le rinnovabili
Il ruolo di Donald Trump è stato decisivo. Secondo fonti interne, avrebbe promesso veto al disegno di legge se non fosse stato azzerato il sostegno al solare ed eolico.
Ha ottenuto gran parte di quanto voluto, mentre è stato introdotto un nuovo credito fiscale per il carbone metallurgico, settore a cui lui stesso è legato politicamente e finanziariamente.
Chris Wright, attuale segretario all’Energia (ed ex dirigente nel fracking), ha definito l’eolico e il solare «parasites on the power grid», sostenendo la maturità del settore come motivo per eliminare gli aiuti.
Cosa resta dell’Inflation Reduction Act?
L’IRA aveva stimolato annunci per oltre 843 miliardi di dollari in progetti green. Ma solo un terzo dei fondi è stato speso, e molti progetti sono ancora bloccati da iter autorizzativi lenti. «We’ll never know, but if we’d had another four years…», ha detto Adrian Deveny, ex consulente per il senatore Schumer.
Restano attivi — anche se con maggiori vincoli — i crediti per nucleare, geotermia, batterie e impianti idroelettrici: fonti cosiddette clean firm, capaci di funzionare 24 ore su 24. Per Pavan Venkatakrishnan (Institute for Progress), «Clean firm sources of power are now bipartisan».
👉 Il taglio dei crediti fiscali alle rinnovabili negli USA mette a rischio 843 miliardi di investimenti pianificati: paradosso politico e svolta energetica.
Il caso americano rappresenta un campanello d’allarme per chiunque creda che l’evidenza economica sia sufficiente per consolidare politiche climatiche di lungo periodo. La transizione energetica, per essere solida, ha bisogno di consenso politico stabile, ma anche di risultati rapidi e tangibili. L’infrastruttura democratica delle scelte ambientali è fragile, specie quando incrocia interessi fossili consolidati.
L’Europa osserva da vicino: l’IRA aveva messo in discussione la competitività industriale UE. Ora, invece, si apre una finestra per un nuovo protagonismo europeo. Ma bisogna agire in fretta, prima che l’incertezza politica contagiosa metta in crisi anche il Green Deal.
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