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Le scelte sul clima hanno tacchi di cristallo sporchi di sangue

Le crisi internazionali in atto quali effetti hanno e avranno sulla lotta al cambiamento climatico ? serve un nuovo approccio alle relazioni internazionali per poter ridurre il rischio di un lock down climatico del mondo ? ecco alcune considerazioni a margine di quanto sta accadendo in questi ultimi mesi.

Nancy Pelosi e i rapporti USA CINA sul clima

Sono passati 25 giorni dalla visita di Nancy Pelosi a Taiwan ma i successivi problemi sul piano delle relazioni tra Stati Uniti e Cina non si sono ancora quietati.

E queste conseguenze riguardano anche l'ambiente.

Dopo la visita, il ministero degli Esteri cinese ha sospeso i colloqui sul clima con gli Stati Uniti.

E leggendo quanto emerge dalla stampa internazionale tutti i ricercatori del settore ambiente sono fortemente preoccupati perchè, come affermato da più parti, un blocco temporaneo delle discussioni potrebbe avere un effetto raggelante sulle collaborazioni accademiche sul clima.

Sul NYT ho ritrovato questa affermazione di Li Shuo, consulente politico di Greenpeace China a Pechino: "Le discussioni sul clima sono sempre state in qualche modo immuni dalle turbolente politiche bilaterali tra Stati Uniti e Cina" ma la visita di Nancy Pelosi "ha portato questa relazione in un posto molto nuovo".

Non stiamo parlando del nulla. 

Stiamo parlando dei colloqui tra i due maggiori emettitori mondiali di gas serra. Stiamo parlando dei colloqui che non sono solo importanti ma ineludibili per far avanzare l'azione globale sui cambiamenti climatici.  Stiamo parlando dei peggiori contributori alla salute del pianeta, dei soggetti che da sempre hanno mostrato le più forti difficoltà ad aderire alle agende e accordi internazionali contro il climate change.

Sembrava che finalmen te qualcosa stesse cambiando.

Tutti avevano la sensazione - fino ad ieri - che si fosse avviata un nuovo percorso, un nuovo approccio: entrambi i paesi stavano dimostrando un maggiore impegno nell'affrontare il problema all'interno dei loro confini.

Ne sono la prova il piano che Senato degli Stati Uniti ha approvato e che prevede un massiccio conto di spesa per investire in tecnologie per l'energia pulita (Sostenibilità: negli USA 370 miliardi di dollari in programmi per il clima e l'energia) e che la Cina ha promesso di diventare carbon neutral prima del 2060.

In una new vision è chiaro che una cooperazione tra i due i paesi potrebbe accelerare l'azione di lotta al cambiamento climatico già in questo decennio, specialmente in aree come la riduzione delle emissioni di metano.

Al contempo, una lunga spaccatura tra i due potrebbe invece minacciare il successo delle discussioni al prossimo round di colloqui globali sul clima a Sharm el-Sheikh, in Egitto, a novembre (COP 27).

Sulla rivista Nature, ho trovato questa dichiarazione di Fei Teng, ricercatore di politica climatica presso l'Università Tsinghua di Pechino: "Gli incontri tra Stati Uniti e Cina sono stati cruciali per facilitare il consenso multilaterale ai vertici precedenti. Spero che la Cina e gli Stati Uniti possano risolvere presto questo conflitto e tornare alla normale routine".

Collaborazione che aveva avuto un'accelerazione con l'arrivo alla Casa Cianca di Joe Biden nel gennaio 2021, e con la successiva visita dell'inviato per il clima John Kerry in Cina, dove aveva inccontrato Xie Zhenhua, rappresentante della Cina sui cambiamenti climatici, e un secondo incontro dopo il COP26 in cui i due paesi avevano firmato una dichiarazione congiunta per rafforzare l'azione per il clima, compresa la definizione di standard per la riduzione delle emissioni, l'impiego di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio e misurare e controllare le emissioni di metano. 

 

La guerra in UCRAINA: le conseguenze energetiche

Tutto questo è accaduto mentre in Ucraina la guerra prosegue da circa sei mesi e come c'era da aspettarsi, l'invasione russa sta avendo i suoi effetti sull'agenda sul clima di molti paesi.

Gli effetti sono negativi e positivi.

A causa della carenza del gas finalmente alcuni Paesi devono porsi il problema della riduzione dei consumi e dell'autoproduzione con fonti rinnovabili o più efficienti dell'energia, e stanno investendo in modo più convinto sulla ricerca in ambito energetico.

Al tempo stesso tale carenza ha riportato in auge l'uso del carbone, gli investimenti sul nucleare, le attività di fracking negli Stati Uniti, nonchè un ritorno agli investimenti in armamenti, sottraendo risorse per le agende climatiche.

 

La trasformazione ecologica non è perseguibile a costo zero.

Occorrono investimenti per cambiare i processi industriali, rinnovare gli immobili, cambiare le città, trasformare la mobilità, ... ma se le risorse per questi investimenti sono erose dalle spese militari e dall'aumento del costo del gas, ecco allora che qualche problema in più da affrontare sorge nelle agende di ogni Paese.

D'altronde, come potranno le industrie energivore trovare le risorse per le trasformazioni dei processi se il gas costa più di 300 euro al metro cubo e i loro costi di produzione si sono decuplicati ? e i Paesi dove troveranno le risorse per ridurre l'impatto entropico se dovranno sostenere i costi per la collettivtà di una emergenza energetica ?

La domanda che molti si pongono è se questa guerra accellererà la transizione ecologica rendendola ineludibile o la rallenterà togliendo le risorse necessarie per gli investimenti.

La sensazione è che purtroppo la guerra - oltre alle drammatiche conseguenze sul piano umano e sociale - porterà problemi anche sul piano economico e dello sviluppo sostenibile.

 

Le scelte sul clima hanno i tacchi di cristallo

I 17 Goals dello sviluppo sostenibile

 

L’Enciclica “Fratelli Tutti”: la sostenibilità nasce dal rispetto delle persone

Papa Bergoglio prende posizione in modo netto contro la guerra e il finanziamento alle armi. «Piuttosto – suggerisce il Papa – con il denaro che si investe negli armamenti, si costituisca un Fondo mondiale per eliminare la fame».

Il Papa è da sempre attento al tema della sostenibilità.

PAPA FRANCESCO ENCICLICA FRATELLI TUTTIPapa Francesco, con un valore precussorio agli ultimi eventi, nell'ottobre 2020 pubblica infatti l’Enciclica “Fratelli Tutti” dove, dopo l'enciclica "Laudato si'" pubblicata nel maggio 2015, torna a toccare con forza il tema della sostenibilità e del rispetto della terra

Oltre il senso religioso, “Fratelli Tutti” contiene infatti un messaggio per l’umanità tutta, con una lucidità e forza davvero uniche.

«L’attuale sistema economico è insostenibile – ha detto – siamo di fronte all’imperativo morale e all’urgenza pratica di ripensare molte cose: come produciamo, come consumiamo, pensare alla nostra cultura dello spreco, la visione a breve termine, lo sfruttamento dei poveri, l’indifferenza verso di loro, l’aumento delle disuguaglianze e la dipendenza da fonti energetiche dannose».

L’enciclica “Fratelli Tutti” parla della necessità di una transizione energetica, «una sostituzione progressiva, ma senza indugio, dei combustibili fossili con fonti energetiche pulite. Abbiamo pochi anni, gli scienziati calcolano approssimativamente meno di trenta, per ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera».

Di fronte a questa posizione è chiaro per tutti che i personalismi e le radicalizzioni sono il primo problema da affrontare e risolvere se vogliamo salvare il nostro destino, perchè è di questo si stiamo parlando, e il pronome "nostro" va inteso in modo assolutamente ampio.

Numerosi sono in tal senso i pregiudizi e le convinzioni che dovremo affrontate quindi a tutela di questo "nostro futuro".

 

Dal NIMBY ai MURI: quanti nemici per il futuro del Mondo

L'approccio NIMBY (Not In My Back Yard, Non nel mio cortile) è uno dei nemici principali. 

Non possiamo pensare di affrontare l'emmergenza del cambiamento climatico pensando che sia sempre un problema degli altri, una colpa da attribuire agli altri. La durata di una nostra doccia (e l'abolizione della vasca da bagno), la temperatura che teniamo in casa e negli uffici, le abitudini alimentari, la scelta dei mezzi di trasporto riguardano ognuno di noi.

Allo stesso modo l'installazione di un impianto eolico o fotovoltaico nella nostra zona, la realizzazione dei termovalorizzatori, le misure urbane a contrasto dell'uso dei mezzi privati (compreso la riduzione dei parcheggi e l'aumento delle zone rosse), la creazione di comunità energetiche sono passaggi e scelte che non possono essere rimandate perchè scomode o brutte per il proprio territorio.

E così l'adozione di scelte più rigorose in campo normativo - si pensi al 5% imposto dai nuovi CAM (stesso limite dei precedenti) che è ridicolo rispetto all'esigenza di ridurre l'uso di risorse non rinnovabili - dovrebbe essere l'elemento centrale di nuove strategie economiche, che le stesse industrie più serie dovrebbe approggiare per arrivare a una maggiore diffusione del riuso.

E sono altrettanto prioritari i cambiamenti di approccio all'innovazione scientifica.

Per esempio se si vuole ridurre la produzione di metano (ne abbiamo parlato qui) uno dei gas serra più potenti responsabile di un terzo dell'attuale riscaldamento causato dalle attività umane, non si può continuare a contrastare pregiudizialmente gli OGM che consentirebbero di ridurre l'imbatto dell'agricoltura e del settore avicolo.

Al tempo stesso occorrerebbe abbatere molti nazionalismi che nascondendosi dietro la bandiera della difesa della diversità difatto rappresentano solo un sostegno alle diseguaglianze, e impediscono che valori come "egalitè e fraternitè" possano essere alla base di uno sviluppo diverso delle economie e delle organizzazioni sociali.

L'esclusione non dovrebbe essere il paradigma applicato sul piano sociale del diverso ma, al contrario, l'elemento di definizione dello sviluppo.

Tornando così all'enciclica "Fratelli Tutti" è necessario ripensare l'approccio alla finanza sostenibile

Per Francesco la chiave per raggiungere questa trasformazione energetica ed economica è la finanza sostenibile. «Un modo per favorire questo cambiamento è di condurre le imprese verso l’esigenza improcrastinabile di impegnarsi per la cura integrale della casa comune, escludendo dagli investimenti le compagnie che non soddisfano i parametri dell’ecologia integrale e premiando quelle che si adoperano concretamente in questa fase di transizione per porre al centro della loro attività parametri quali la sostenibilità, la giustizia sociale e la promozione del bene comune».

 

Betterie elettriche sporche di sangue ?

Come riportato da Limes il controllo delle miniere delle "nuove" materie prime, ovvero le terre e i metalli rari (accanto ai tradizionali minerali) costituisce la posta in gioco più importante a livello socio-economico per il secolo in cui viviamo.

Non a caso il Dombass è considerato così importante da Russi e Ucraini: è ricco di miniere per l'estrazione del carbone, di ferro ma anche metano, manganese, cobalto e metalli rari.

E il territorio dove la battaglia - silenziosa ai nostri orecchi - è più aspra e reale (e sanguinosa) è quello del centro Africa.

Alessio Bruni del Centro studi AMIStaDes scrive sul portale AFRICA: "L’attuale decennio vedrà il continente nero come il principale campo di battaglia per il controllo delle terre rare e, conseguentemente, per la supremazia economica; certamente, è difficile pensare all’inizio di una nuova Guerra Fredda che vedrebbe come principali protagonisti Stati Uniti e Cina in quanto la presenza dell’Unione europea e di altre potenze come la Russia, il Giappone e l’Australia diminuisce le probabilità. Tuttavia, il controllo delle miniere e degli hub strategici dell’Africa sarà uno dei punti fondamentali nella corsa alle terre rare, oggi più che mai le risorse maggiormente desiderate al fine di raggiungere gli obbiettivi ambientali e della transizione energetica."

Sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo (Rdc), nella regione del Kivu, che è forse il più ricco al mondo - oro, cobalto, minerali di ogni genere compreso il coltan, indispensabile per i nostri smartphone - si contano almeno 130 gruppi armati.

 

Ma i morti non sono dovuti solo ai combattimenti.

I "minerali della guerra" estratti illegalmente nella parte orientale del Congo e nella regione dei Grandi laghi finanziano la guerra civile. Per ricavare oro, cobalto e coltan i criminali sfruttano donne e bambini, calpestando ogni diritto fondamentale.

Un recente rapporto finanziato da una commissione di parlamentare del Kivu evidenzia che i minerali che si estraggono nelle miniere di quel territorio sono esportati illegalmente nei paesi confinanti e in quei paesi diventano legali. Inoltre il 70% del lavoro artigianale per la ricerca di oro e di coltan (usato nell’industria elettronica) viene finanziato da operatori economici che hanno le loro sedi in paesi vicini, il che conferma quanto gli osservatori internazionali e la società civile congolese vanno denunciando da anni: le ricchezze dell’est del paese vengono sistematicamente depredate e a trarne il maggior vantaggio è il Rwanda.

La commissione sottolinea l’opacità della gestione dell’intero settore minerario, fa i nomi di alcune imprese cinesi che si occupano di miniere in cui la distruzione degli ecosistemi sono regole “auree”, miniere dove lavorano bambini.

I recentissimi eventi dimostrano che dopo la “prima guerra mondiale africana” di inizio secolo – come fu definita dal segretario di Stato americano Madeleine Albright – siamo in presenza di una seconda e forse più drammatica fase del conflitto.

 

Necessario perseguire una politica del bene comune

Nell'Enciclica di Papa Francesco il tema del “bene comune” torna più volte con una proposta forte e diretta di un’economia che rispetti l’uomo e l’ambiente, che includa un binomio tra economia e politica «al servizio del vero bene comune e che non siano ostacolo al cammino verso un mondo diverso».

Una politica che, per il Papa argentino «non deve sottomettersi all’economia» e non può non trattare il problema delle diseguaglianze: «Nessuno può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità».

«Bisogna escludere dagli investimenti le aziende non sostenibili» così ha dichiarato il pontefice il 12 ottobre 2020 nel corso del videomessaggio trasmesso durante il Ted-Countdown.

E allora non possiamo accettare che la sostenibilità sia sporca di sangue, che sia costruita sfruttando territori e persone, occupandosi del kg di CO2 che viene prodotto a Stoccolma e dimenticandosi del kg di cobalto estratto in KIVU.

I 17 Goal degli accordi di Parigi, siglati il 25 settembre del 2015, trattano molti di questi temi, ma è ineludibilmente chiaro che se alcune regole non diventano un approccio comune, diffuso, se non si accompagna questo percorso con un appropriata crescita culturale, se non si mette sullo stesso piano d'importanza gli obiettivi economici con i diritti del bambino che nasce e cresce in Congo, in Siria, in Donbass, in Cile ... ovvero se non si perseguisce con convinzione una politica del bene comune, allora è giusto che arriviamo al 2050 sull'orlo della catastrofe socio ambientale e all'avvio dell'estinzione di una razza che non si è dimostrata capace di governare la sua presenza su questa palla che Dio ha voluto porre a una distanza così benevola dal Sole.

 

Voi, Uomini... l'avete distrutta! Maledetti, maledetti per l'eternità! Tutti!

E mi tornano in mente le parole di Charlton Heston nella prima edizione del Film "Il Pianeta delle Scimmie "Sono a casa... sono a casa. L'astronave... è ricaduta sulla Terra sconvolta dalle esplosioni atomiche. Voi, Uomini... l'avete distrutta! Maledetti, maledetti per l'eternità! Tutti!"