Lybra, il nuovo headquarter direzionale di Milano tra architettura biofilica e innovazione tecnologica
Il progetto Lybra, firmato da Park Associati per il nuovo headquarter di SAP Italia, ridefinisce il concetto di workplace contemporaneo nel cuore di Milano. Tra Porta Nuova e Isola, l’edificio integra architettura biofilica, tecnologie captanti e spazi pubblici, generando un modello evoluto di sostenibilità e benessere urbano.
Lybra a Milano: il nuovo headquarter sostenibile con facciate fotovoltaiche e Green Void tropicale
All’intersezione tra il business district di Porta Nuova e il vivace quartiere identitario dell’Isola, Park firma il progetto di Lybra, un nuovo complesso direzionale progettato per accogliere spazi di lavoro contemporanei, che oggi ospita il nuovo headquarters di SAP Italia.
Il concetto architettonico si fonda sull’idea di equilibrio, da cui il nome Lybra. Composto da due volumi distinti ma armoniosamente bilanciati, il progetto riflette la doppia anima della città, instaurando un dialogo con due diverse scale urbane: il volume più basso, arretrato, si allinea con discrezione al tessuto residenziale di Isola, mentre quello più alto si proietta verso la BAM – Biblioteca degli Alberi, stabilendo un legame visivo e concettuale con la verticalità dello skyline di Porta Nuova. Tra i due, un terzo elemento, il Green Void, funge da cerniera, sia dal punto di vista spaziale che simbolico.

Il concetto di porosità urbana in un nuovo rapporto tra spazi di lavoro e luoghi esterni
Piuttosto che imporsi con la massa, Lybra introduce porosità urbana. Una nuova piazza pubblica ricavata all’angolo del lotto, restituisce accessibilità a uno spazio precedentemente chiuso.

Il Green Void, ambiente vetrato e verticale illuminato per tutto l’arco della giornata da luce zenitale, rappresenta il vero cuore del progetto. Funzionando come una serra bioclimatica, ospita vegetazione tropicale e una monumentale scala in legno che incentiva la circolazione verticale, intessendo una narrazione spaziale continua tra i due volumi.

Green Void, elemento di connessione e approccio biofilico
Più che un semplice elemento di connessione, il Green Void incarna l’attento approccio biofilico del progetto. Luce naturale, permeabilità visiva e materiali tattili, come l’intonaco effetto sabbia arricchito con inerti di sughero, contribuiscono a creare un ambiente confortevole, promotore del benessere psicofisico degli utenti.

Il Green Void non è solo uno spazio di passaggio, ma un dispositivo ambientale e percettivo. Una condizione di luce, trasparenza e natura che connette i due volumi e genera continuità fisica ed emotiva. In questo vuoto verticale si innesta la scala, pensata come gesto narrativo: non è solo un collegamento tra piani, ma un’infrastruttura di relazione, che invita all’uso consapevole dello spazio. Il suo disegno segue la luce, il verde, il ritmo verticale dell’edificio, trasformando la salita in un’esperienza continua.
Facciate vetrate integrate con tecnologia fotovoltaica
L’involucro architettonico rende omaggio all’estetica delle antiche serre, con una composizione ritmica di elementi verticali e orizzontali e un’attenta articolazione tra trasparenza e opacità.

Le facciate, vetrate per oltre due terzi della superficie, integrano tecnologie captanti: moduli fotovoltaici inseriti all’interno di vetri serigrafati generano energia pulita, mantenendo un’elegante presenza urbana. L’integrazione di questi sistemi è frutto di una ricerca approfondita, che coniuga evoluzione estetica e performance ambientale.
Lybra dimostra come sostenibilità e qualità estetica possano convivere in modo evoluto. La facciata captante è il risultato di una ricerca che unisce tecnologia, comfort e identità urbana. Abbiamo lavorato sull’involucro come su una soglia attiva, capace di produrre energia e allo stesso tempo restituire un’immagine architettonica raffinata. I moduli fotovoltaici sono integrati in modo quasi invisibile, senza rinunciare a leggerezza, ritmo e trasparenza. È un gesto tecnico che diventa linguaggio, leggibile come un elemento architettonico puro.
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Lybra si propone come catalizzatore di connessioni urbane, sia funzionali che emotive. La sua composizione a doppio volume riflette la dualità del sito, mentre la trasparenza del Green Void media tra apertura e protezione, tra natura e architettura. Le strategie di sostenibilità del progetto si fondono con il linguaggio formale dell’edificio, dando vita a un complesso che è molto più di un semplice workplace: è una piattaforma per l’incontro, il movimento e la rigenerazione.
Ridefinendo il confine tra privato e pubblico, tra vetro e vegetazione, Lybra contribuisce a tracciare una nuova dimensione di equilibrio urbano nell’evoluzione architettonica di Milano.
Di seguito l'intervista per approfondire il progetto.
Come avete affrontato il tema della doppia scala urbana (Isola vs. Porta Nuova) nella definizione dei due volumi, e quali criteri hanno guidato la scelta delle altezze e dei rapporti con il contesto circostante?
Park
Abbiamo affrontato il tema della doppia scala urbana, tra Isola e Porta Nuova, cercando di costruire un dialogo tra i due contesti attraverso la definizione articolata dei volumi. In particolare, il volume più basso è stato concepito non solo come elemento funzionale, ma anche strategico: la sua altezza contenuta consente al volume più arretrato e più alto di aprirsi visivamente verso Porta Nuova, valorizzando le viste e la relazione con il contesto urbano contemporaneo. La copertura del volume più basso è stata trattata come una terrazza, proprio per enfatizzare questa connessione visiva e funzionale con il paesaggio urbano circostante. In questo modo, abbiamo sfruttato la differenza di altezza non come una limitazione, ma come un'opportunità per mediare tra le due scale urbane e rafforzare il legame tra l’edificio e Porta Nuova.

La creazione della nuova piazza pubblica è un tema forte di apertura alla città: quali strategie architettoniche e urbanistiche avete adottato per conciliare sicurezza, accessibilità e fruibilità pubblica?
Park
La nuova piazza è stata concepita come un gesto di apertura verso la città, con l’obiettivo di trasformare un angolo storicamente congestionato dal traffico in uno spazio pedonale fruibile e accessibile. Dal punto di vista urbanistico, l’intervento ha permesso di alleggerire la pressione stradale, restituendo alla collettività uno spazio pubblico utilizzabile liberamente dai cittadini.
Quali sono le principali soluzioni tecnologiche e impiantistiche adottate per garantire il corretto funzionamento del Green Void come serra bioclimatica, mantenendo comfort e sostenibilità nel tempo? Quali sono state le scelte progettuali ispirate alla biofilia che contribuiscono alle performance ambientali complessive, oltre che al benessere psicofisico degli utenti?
Park
Il Green Void è stato progettato come una serra bioclimatica, concepita per garantire un microclima stabile e confortevole durante tutto l’anno. Dal punto di vista impiantistico, lo spazio è climatizzato in modo da mantenere una temperatura costante per la sopravvivenza delle specie vegetali ospitate. Tra le strategie biofiliche adottate, un ruolo centrale è svolto dalla continuità visiva che il Green Void instaura tra le diverse parti dell’edificio attraverso ampie superfici vetrate, che favoriscono la connessione con la natura e il benessere psicofisico degli utenti. La luce naturale è massimizzata grazie all'inserimento di lucernari, che illuminano lo spazio interno. Anche la scelta dei materiali risponde a principi di sostenibilità e biofilia: il legno utilizzato per la scala, l’intonaco con inserti di sughero e la pavimentazione ispirata alla pietra contribuiscono a rafforzare il legame con la natura e a creare un’atmosfera accogliente.

Quali criteri hanno guidato la scelta dei materiali e delle finiture, in particolare per la facciata vetrata e i dettagli costruttivi, affinché rispondessero contemporaneamente a esigenze estetiche, di comfort e di durabilità?
Park
La scelta dei materiali e delle finiture per la facciata è stata guidata dall’obiettivo di integrare estetica, comfort ambientale e durabilità in una soluzione coerente. In particolare, è stato adottato un vetro fotovoltaico serigrafato, che consente di massimizzare la resa estetica mantenendo al contempo un apporto energetico significativo per il funzionamento dell’edificio. Inoltre, l'inserimento di lesene verticali favorisce l’ombreggiamento naturale degli ambienti interni, migliorando il comfort termico e visivo degli spazi.
Quali sfide avete incontrato nell’integrazione dei moduli fotovoltaici nei vetri serigrafati delle facciate e quali risultati prestazionali vi aspettate in termini di produzione energetica?
Park
L’integrazione dei moduli fotovoltaici nei vetri serigrafati delle facciate ha rappresentato una sfida principalmente estetica: l’obiettivo era ottenere un elemento che il più possibile un vetro retrosmaltato. Il risultato è una facciata che risponde ai requisiti normativi in termini di produzione energetica, ma che allo stesso tempo mantiene una forte coerenza formale e materica.

Oltre al fotovoltaico e al Green Void, quali altre tecnologie o sistemi innovativi (captazione, ventilazione naturale, gestione energetica) sono stati integrati nel progetto per migliorarne la sostenibilità?
Park
Oltre all’integrazione del fotovoltaico e alla presenza del Green Void, il progetto ha adottato ulteriori soluzioni tecnologiche orientate alla sostenibilità ambientale. Tra queste, l’utilizzo di pavimentazioni drenanti rappresenta un elemento chiave nella gestione sostenibile delle acque.
Guardando al futuro, pensate che Lybra possa costituire un modello replicabile di workplace urbano sostenibile per altri contesti italiani ed europei?
Park
Sì, riteniamo che Lybra possa costituire un modello replicabile di workplace urbano sostenibile anche in altri contesti, sia italiani che europei. L’edificio è stato concepito in un momento storico particolare, durante il periodo del Covid, che ha profondamente messo in discussione i modelli tradizionali di spazio lavorativo. Questa condizione ha rappresentato un’occasione per ripensare l’idea di ufficio, orientandola verso una maggiore flessibilità, qualità degli spazi, attenzione al benessere psicofisico delle persone e integrazione con il contesto urbano. In questo senso, Lybra non è solo un progetto legato alla contingenza, ma un prototipo di workplace del futuro, capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e nuove esigenze lavorative in continua evoluzione.
Park è un collettivo interdisciplinare di architetti, designer e ricercatori, uniti dal desiderio di plasmare il futuro dell’ambiente costruito. Fondato a Milano nel 2000 da Filippo Pagliani e Michele Rossi, lo studio si occupa di architettura, urbanistica, paesaggio, interior e product design, promuovendo un approccio interdisciplinare.
Ogni progetto sviluppato da Park trova forma nel suo specifico contesto, dal grattacielo della Regione Lombardia alle sedi di Luxottica e Salewa, dagli spazi residenziali e commerciali alla riqualificazione di edifici modernisti o di interi quartieri. Park si immerge nella ricchezza di stimoli di ogni realtà, reinterpretando l'identità profonda e proponendo una visione originale, unica e coerente in tutti i suoi elementi.
Operando all’intersezione tra tradizione e innovazione, lo studio si distingue nel reinterpretare e rigenerare le città, trasformandole in nuovi modelli di vivibilità e sostenibilità, adottando l’adaptive reuse come strategia principale.
Il collettivo guarda avanti, anticipando l'impatto a lungo termine dei propri progetti e dando forma a una moltitudine di esperienze, ricerche e prospettive, con l’obiettivo di arricchire la vita delle persone e stabilire una nuova armonia tra l’uomo e la natura.
Park ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Architetto Italiano 2024 assegnato dal Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori.
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