Una città senza MaaS non ha futuro: la mobilità deve diventare servizio
Il MaaS trasforma la mobilità urbana in un servizio digitale integrato: trasporto pubblico, sharing, taxi, parcheggi, dati e pagamenti vengono connessi in un’unica esperienza. Con MaaS for Italy, l’Italia testa un modello nazionale basato su interoperabilità, DSRM e governance pubblica.
Il White Paper di MaaS for Italy racconta la prima sperimentazione nazionale della Mobility as a Service: un modello che integra trasporto pubblico, sharing mobility, servizi digitali, dati e pagamenti in un’unica esperienza di mobilità. Una trasformazione che non riguarda solo le app, ma il modo in cui le città organizzano accessibilità, sostenibilità e infrastrutture digitali.
La mobilità non è più solo trasporto: diventa servizio
Per molti anni abbiamo pensato la mobilità urbana come una somma di mezzi: autobus, metro, treni, taxi, biciclette, auto private, parcheggi, servizi di sharing. Ogni sistema con la propria rete, le proprie tariffe, i propri orari, la propria app, il proprio modo di essere utilizzato.
Il modello MaaS, acronimo di Mobility as a Service, nasce per superare questa frammentazione. L’idea è semplice nella formulazione, ma molto complessa nella realizzazione: consentire all’utente di pianificare, prenotare, utilizzare e pagare diversi servizi di mobilità attraverso un unico ambiente digitale.
In altre parole, non si compra più solo un biglietto dell’autobus, una corsa in taxi, un noleggio di monopattino o un pass per il treno. Si acquista — o si utilizza — una soluzione integrata di spostamento, costruita in funzione del percorso, del tempo disponibile, del costo, dell’impatto ambientale e delle preferenze dell’utente.
Il MaaS porta quindi la mobilità dentro una logica nuova: non più il mezzo al centro, ma il bisogno di spostamento. Non più reti separate, ma servizi interoperabili. Non più solo infrastrutture fisiche, ma anche infrastrutture digitali, dati, piattaforme e regole condivise.
Cos’è concretamente un sistema MaaS
Un sistema MaaS è un ecosistema digitale che integra più operatori e più modalità di trasporto all’interno di una piattaforma accessibile all’utente finale.
In una configurazione evoluta, una piattaforma MaaS consente di:
- confrontare diverse alternative di viaggio;
- combinare trasporto pubblico locale, treno, sharing mobility, taxi, bike sharing, car sharing, servizi a chiamata e parcheggi;
- prenotare uno o più servizi;
- pagare l’intero viaggio attraverso un’unica interfaccia;
- ricevere aggiornamenti in tempo reale su ritardi, disponibilità, coincidenze e alternative;
- accedere a eventuali incentivi pubblici o politiche tariffarie integrate.
L’utente vede una app. Ma dietro quella app esiste un sistema molto più articolato: dati statici e dinamici sui servizi di trasporto, standard tecnici, accordi tra operatori, piattaforme di pagamento, sistemi di autenticazione, regole di accesso al mercato, governance pubblica e interoperabilità tra soggetti diversi.
Questo è il punto essenziale: il MaaS non è semplicemente una “nuova app per muoversi”. È un’infrastruttura digitale della mobilità.
Perché il MaaS è strategico per le città
La rilevanza strategica del MaaS si comprende se lo si collega alle grandi trasformazioni che oggi attraversano le città: congestione, qualità dell’aria, decarbonizzazione, accessibilità, gestione dello spazio pubblico, inclusione sociale, sicurezza degli spostamenti, riduzione della dipendenza dall’auto privata.
Il MaaS può diventare uno strumento importante per orientare le scelte di mobilità dei cittadini. Se una piattaforma digitale rende più semplice combinare metro, treno, autobus, bici condivisa e servizi di ultimo miglio, allora il trasporto pubblico può diventare più competitivo rispetto all’auto privata.
Ma perché questo accada, il MaaS deve essere pensato non come un prodotto commerciale isolato, bensì come parte di una politica urbana. La tecnologia da sola non basta. Serve una visione pubblica della mobilità, capace di definire obiettivi, priorità e regole: riduzione delle emissioni, accessibilità alle periferie, integrazione tariffaria, equità nell’accesso ai servizi, protezione dei dati, apertura del mercato, qualità del servizio.
In questa prospettiva, il MaaS è anche uno strumento di pianificazione. I dati generati dai sistemi digitali possono aiutare le amministrazioni a comprendere meglio i flussi, individuare carenze di offerta, valutare la domanda potenziale, migliorare la frequenza dei servizi e progettare politiche di incentivo più efficaci.
Il ruolo dei dati: il vero cuore del MaaS
La mobilità integrata vive di dati. Orari, fermate, disponibilità dei mezzi, posizione dei veicoli, tariffe, condizioni del traffico, stato delle infrastrutture, eventi, ritardi, cancellazioni, domanda di spostamento: ogni elemento contribuisce alla costruzione di un servizio efficace.
Per questo il tema centrale non è soltanto tecnologico, ma anche regolatorio e industriale. Chi possiede i dati? Chi li mette a disposizione? Con quali standard? Con quali garanzie di qualità? A quali condizioni possono essere utilizzati dagli operatori MaaS? Come si evita che il mercato venga chiuso da pochi grandi soggetti digitali?
Un sistema MaaS realmente aperto richiede interoperabilità. Significa che le piattaforme, gli operatori e le pubbliche amministrazioni devono poter dialogare attraverso linguaggi condivisi. In Europa questo tema è legato anche all’adozione di standard per la rappresentazione e lo scambio dei dati di trasporto.
Il dato, quindi, diventa una componente infrastrutturale. Come una strada o una linea ferroviaria, anche il dato deve essere affidabile, accessibile, aggiornato, governato e sicuro.
MaaS for Italy: il caso italiano come infrastruttura nazionale
L’esperienza italiana è particolarmente interessante perché non si limita alla sperimentazione locale di singole app, ma costruisce un programma nazionale.
Il White Paper “Mobility as a Service for Italy – Il primo programma nazionale di mobilità come servizio” racconta il percorso di MaaS for Italy, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il programma è stato avviato nel 2021 nell’ambito della strategia Italia digitale 2026 ed è stato finanziato con risorse del PNRR e del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari, per un valore complessivo di 56,9 milioni di euro.
La sperimentazione ha coinvolto 13 territori tra città, regioni e una provincia autonoma: i Comuni di Bari, Firenze, Milano, Napoli, Roma e Torino, insieme ad Abruzzo, Provincia autonoma di Bolzano, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia e Veneto.
Il dato più significativo riguarda l’utilizzo effettivo del sistema. Al 31 maggio 2026 il White Paper riportava quasi 950 mila viaggi effettuati dagli utenti della sperimentazione, con una media superiore a 16 viaggi per utente. Nella comunicazione finale del 24 giugno 2026, il Dipartimento per la trasformazione digitale ha poi indicato il superamento di 1 milione di viaggi e circa 60 mila utenti coinvolti.
Non si tratta quindi soltanto di un progetto dimostrativo. MaaS for Italy ha rappresentato una sperimentazione su scala ampia, utile per testare modelli tecnologici, assetti di governance, politiche di incentivo, integrazione tra operatori pubblici e privati e possibilità di sviluppo di un mercato nazionale della mobilità digitale.
Il DSRM: la piattaforma nazionale per i dati della mobilità
Uno degli elementi più rilevanti del programma italiano è il Data and Services Repository for MaaS, indicato con l’acronimo DSRM.
Il DSRM è la piattaforma nazionale che raccoglie e rende disponibili dati statici e dinamici dei servizi di trasporto. La sua funzione è abilitare gli operatori MaaS nello sviluppo di soluzioni digitali per la pianificazione, la prenotazione e il pagamento di viaggi multimodali.
Questo passaggio è decisivo. Senza una piattaforma nazionale di riferimento, il rischio sarebbe quello di produrre tante sperimentazioni locali non comunicanti tra loro. Ogni città con la sua architettura, ogni operatore con il proprio linguaggio, ogni servizio chiuso dentro il proprio perimetro.
Con il DSRM, invece, il programma italiano prova a costruire un livello comune: una base dati e servizi sulla quale possano operare soggetti diversi, in un mercato aperto, equo e interoperabile.
È qui che il MaaS diventa davvero strategico: non quando consente semplicemente di acquistare un biglietto con lo smartphone, ma quando costruisce l’infrastruttura digitale necessaria per collegare territori, operatori e servizi.
Cosa cambia per pubbliche amministrazioni e operatori
Per le amministrazioni pubbliche il MaaS introduce una nuova responsabilità: governare l’integrazione.
Non basta mettere a disposizione dati. Occorre definire regole di accesso, standard di qualità, modelli di cooperazione, politiche tariffarie, criteri di monitoraggio e strumenti di valutazione dell’impatto. Il MaaS può essere uno strumento potente, ma solo se integrato nelle politiche di mobilità urbana e territoriale.
Per gli operatori del trasporto pubblico, invece, il MaaS rappresenta insieme un’opportunità e una sfida. L’opportunità è aumentare la visibilità del servizio, intercettare nuova domanda, migliorare l’esperienza dell’utente e rendere più competitivo il trasporto collettivo. La sfida è accettare una logica di integrazione con altri servizi, anche privati, dentro piattaforme digitali che modificano il rapporto tradizionale tra azienda di trasporto e cittadino.
Per le imprese tecnologiche, il MaaS apre un mercato fatto di piattaforme, pagamenti, cybersecurity, intelligenza artificiale, analisi dei dati, servizi cloud, sistemi IoT e applicazioni utente. Ma anche in questo caso il punto non è solo innovare: è innovare dentro un quadro pubblico di regole, interoperabilità e tutela dell’interesse generale.
MaaS, sostenibilità e inclusione: il nodo dell’accessibilità
Uno dei rischi da evitare è considerare il MaaS come un servizio per utenti già digitalizzati, urbani, giovani e abituati alle app. Se così fosse, la mobilità come servizio finirebbe per aumentare il divario tra chi ha accesso facile alla mobilità digitale e chi ne resta escluso.
La vera sfida, invece, è usare il MaaS per ampliare l’accessibilità. Questo significa pensare anche agli anziani, alle persone con disabilità, ai cittadini delle periferie, ai pendolari, a chi vive in territori meno serviti, a chi non possiede un’auto o non può permettersi costi elevati di spostamento.
Da questo punto di vista, il MaaS può contribuire a un’idea più ampia di città sostenibile. Non soltanto una città con meno emissioni, ma una città in cui muoversi sia più semplice, più equo e più prevedibile. La mobilità non è un fatto tecnico separato dalla vita urbana: è una condizione di accesso al lavoro, alla scuola, ai servizi sanitari, alla cultura e alle relazioni sociali.
Città turistiche e MaaS: quando la mobilità influenza la scelta della destinazione
C’è un aspetto che le città turistiche devono comprendere rapidamente: nei prossimi anni la qualità della mobilità digitale potrà influenzare non solo il modo in cui un visitatore si muove all’interno di una destinazione, ma anche la decisione stessa di sceglierla.
Il turista contemporaneo, soprattutto quello che organizza il viaggio in autonomia, ragiona sempre più attraverso piattaforme digitali. Cerca voli, treni, hotel, ristoranti, musei, esperienze, percorsi pedonali, servizi condivisi, parcheggi e collegamenti locali. In questo ecosistema, la mobilità non è più un dettaglio logistico collaterale: diventa parte integrante dell’esperienza turistica.
Una città ben collegata, leggibile, accessibile e facilmente navigabile attraverso strumenti digitali integrati appare più attrattiva. Al contrario, una destinazione in cui il visitatore fatica a capire come raggiungere il centro storico, come muoversi tra stazione e albergo, come arrivare a un museo, come combinare autobus, treno regionale, bike sharing, navette, taxi o parcheggi di attestamento rischia di risultare meno competitiva.
Il MaaS può diventare, per le città turistiche, una vera infrastruttura di accoglienza.
Non si tratta solo di vendere un biglietto o mostrare un percorso su una app. Si tratta di costruire un’interazione digitale tra destinazione e visitatore: dal momento in cui il turista pianifica il viaggio fino agli spostamenti interni durante il soggiorno. Un sistema MaaS locale può suggerire soluzioni multimodali, integrare trasporto pubblico e servizi privati, indicare percorsi accessibili, proporre alternative sostenibili, collegare stazioni, aeroporti, parcheggi, centri storici, poli museali, spiagge, borghi, quartieri commerciali e aree eventi.
Per le città d’arte, per le località balneari, per i territori montani e per le destinazioni diffuse, questo significa governare meglio i flussi. Un MaaS evoluto può contribuire a ridurre la pressione dell’auto privata nei centri storici, indirizzare i visitatori verso parcheggi esterni e navette, valorizzare percorsi pedonali e ciclabili, distribuire i flussi su più aree della città, rendere più accessibili luoghi meno centrali e migliorare la fruizione dei servizi pubblici.
La mobilità digitale può quindi diventare anche uno strumento di gestione dell’overtourism. Se una piattaforma è in grado di fornire informazioni in tempo reale, può orientare gli utenti verso alternative meno congestionate, modulare le proposte in funzione degli orari, segnalare percorsi diversi, integrare eventi, musei e servizi territoriali. In questo modo la città non si limita a subire i flussi turistici, ma inizia a governarli.
Il punto strategico è che i grandi operatori digitali tenderanno sempre più a orientare le scelte degli utenti attraverso informazioni, ranking, mappe, suggerimenti e sistemi di prenotazione integrati. Se una destinazione non presidia la propria infrastruttura digitale di mobilità, rischia di perdere controllo su una parte decisiva della relazione con il visitatore.
Per questo le amministrazioni locali, le aziende di trasporto, gli operatori turistici, gli albergatori, le società di gestione dei parcheggi, i musei, gli aeroporti, le stazioni e i servizi di sharing dovrebbero considerare il MaaS non come un progetto tecnico separato, ma come una componente della strategia turistica.
Una città turistica competitiva non sarà soltanto quella con un patrimonio storico, culturale o paesaggistico di valore. Sarà anche quella capace di rendere semplice, leggibile e sostenibile l’accesso a quel patrimonio.
In questa prospettiva, il MaaS diventa una leva di marketing territoriale. Una destinazione che permette al visitatore di arrivare, orientarsi, muoversi e ripartire con facilità comunica efficienza, cura e qualità urbana. Al contrario, una mobilità frammentata, opaca e difficile da comprendere produce frustrazione e riduce la qualità percepita del viaggio.
Il futuro del turismo passerà sempre più anche da qui: dalla capacità delle città di integrare mobilità, dati, accoglienza e servizi locali in un’unica esperienza. Non basta più attrarre il turista. Bisogna accompagnarlo, orientarlo e rendergli semplice il rapporto con la città.
E il MaaS può diventare uno degli strumenti più importanti per farlo.
La sfida per il futuro: dal progetto alla politica industriale
La conclusione della sperimentazione MaaS for Italy non deve essere letta come un punto di arrivo, ma come l’inizio di una fase più complessa.
Ora si tratta di capire come trasformare i risultati sperimentali in un modello stabile, scalabile e sostenibile. Servono continuità di governance, aggiornamento delle piattaforme, coinvolgimento degli operatori, integrazione con le politiche urbane, coordinamento nazionale e capacità di investimento.
La mobilità come servizio può diventare una componente della politica industriale del Paese. Attorno al MaaS si muovono competenze digitali, gestione dati, telecomunicazioni, trasporto pubblico, servizi urbani, pianificazione, sicurezza informatica, sistemi di pagamento, sensoristica, intelligenza artificiale e infrastrutture fisiche.
Per questo il MaaS riguarda anche il mondo delle costruzioni e delle infrastrutture.
Le città del futuro non saranno costruite solo con strade, ponti, stazioni e parcheggi, ma anche con piattaforme digitali, sistemi informativi, dati interoperabili e servizi integrati. La progettazione urbana dovrà tenere insieme infrastruttura materiale e infrastruttura immateriale.
Conclusione: il MaaS come prova di maturità digitale del Paese
Il MaaS è una delle prove più concrete della trasformazione digitale applicata alla vita quotidiana. Non riguarda un ambito astratto, ma il modo in cui le persone si spostano ogni giorno.
L’esperienza di MaaS for Italy mostra che l’Italia può giocare un ruolo importante nella costruzione di un modello europeo di mobilità integrata, aperta e sostenibile. Ma il passaggio decisivo sarà ora quello dalla sperimentazione alla continuità.
Se saprà diventare infrastruttura pubblica digitale, mercato regolato e servizio realmente utile ai cittadini, il MaaS potrà contribuire a ridisegnare il rapporto tra mobilità, città e territorio.
La questione, in fondo, è semplice: non basta avere più mezzi di trasporto. Serve un sistema capace di farli dialogare. Ed è proprio in questo dialogo — tra infrastrutture, dati, operatori e cittadini — che si gioca una parte importante della mobilità urbana dei prossimi anni.
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