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Come intervenire per la messa in sicurezza dei balconi in pietra

Il rinforzo dei balconi in pietra richiede diagnosi accurata e verifiche statiche mirate. La fragilità del materiale, unita a degrado e incertezze meccaniche, impone interventi calibrati. Dalle putrelle metalliche ai sistemi FRP, il tecnico deve scegliere soluzioni compatibili con lo schema a mensola e con le condizioni della muratura esistente, garantendo sicurezza e durabilità.

I balconi in pietra, diffusi nell’edilizia storica, presentano criticità strutturali legate alla fragilità del materiale, al degrado ambientale e all’incertezza delle proprietà meccaniche. L’analisi richiede valutazioni sulla scistosità, prove in situ e verifica dello schema a mensola dei modiglioni. Gli interventi spaziano da soluzioni tradizionali con profili metallici incastrati a sistemi innovativi con materiali compositi FRP. La scelta progettuale deve bilanciare efficacia strutturale, invasività e compatibilità con il contesto architettonico, soprattutto in presenza di vincoli.


Balconi in pietra: perché rappresentano un rischio strutturale nell’edilizia esistente

Quali elementi caratterizzanti i prospetti dell’edilizia esistente di molti centri storici, ma impiegati anche nelle nuove ristrutturazioni, i balconi in pietra necessitano di adeguata manutenzione e mirati interventi di rinforzo al fine di garantirne la stabilità preservando l’incolumità pubblica. Tanti sono infatti gli episodi ricorrenti di cedimenti improvvisi di lastre o modiglioni, da meritare un’attenta analisi da parte del tecnico strutturista sebbene gli strumenti e le conoscenze sulle resistenze lapidee siano più limitate rispetto agli altri materiali dell’edilizia esistente.

Meccanismo strutturale e fragilità dei balconi in pietra

I balconi in pietra sono presenti in molti edifici caratterizzandone il disegno architettonico delle facciate, quale soluzione costruttiva ricorrente a creare lo sbalzo esterno prima dell’avvento del cemento armato.

Schema costruttivo: modiglioni incastrati e lastre in appoggio

Lo schema ricorrente, infatti, è quello di modiglioni incastrati in profondità all’interno della muratura (almeno 40-50 cm a seconda della disponibilità di spessore per garantire un adeguato grado di incastro) con funzione di mensole aventi sbalzo intorno ad un metro circa, sulle quali sono appoggiate lastre di pietra in semplice appoggio con spessori variabili da 6-8 cm in funzione dell’interasse dei modiglioni, solitamente variabile da 1,5 metri a poco più di 2 metri (fig. 1).

Tipologia standard di balcone in pietra composto da modiglioni di sezione rastremata
Figura 1 – Tipologia standard di balcone in pietra composto da modiglioni di sezione rastremata (maggiore in corrispondenza dell’incastro murario sollecitato dal massimo valore di momento flettente e sforzo tagliante) sui quali poggia la lastra lapidea in semplice appoggio (Crediti: A. Grazzini)

Il grado di incastro delle mensole è garantito anche dalla tessitura omogenea e dal peso soprastante delle murature, per cui anche la qualità della tessitura muraria può influire sul vincolo.

Peso elevato e comportamento fragile: un equilibrio strutturale critico

Avendo in media la pietra una densità di 2700 – 2800 Kg/m3, maggiore di quella del cemento armato, i balconi in pietra risultano elementi molto pesanti, e al tempo stesso caratterizzati da un comportamento prevalentemente fragile che non offre segnali di preavviso quando risulta prossimo alla rottura.

Degrado nel tempo: gelo-disgelo, acqua e corrosione dei metalli

Col passare del tempo, se non periodicamente mantenuti e ispezionati, i balconi in pietra risultano potenziali fattori di rischio per l’incolumità pubblica e privata, come purtroppo dimostrano frequenti cronache di crolli improvvisi.

Gli elementi in pietra sono soggetti costantemente a cicli di gelo-disgelo, azioni della pioggia, patine biologiche che riducono le resistenze a valori non tabellati e contribuiscono nel tempo ad eventuali ed improvvisi collassi strutturali. Spesso l’inserimento di nuovi elementi, come ad esempio i montanti di sostegno delle ringhiere, possono col tempo generare fratture all’interno delle lastre a causa della corrosione del metallo (fig. 2).

Frattura della lastra di pietra a causa del processo di corrosione subito dal montante e dalla lama a pavimento della ringhiera del balcone in pietra
Figura 2 – Frattura della lastra di pietra a causa del processo di corrosione subito dal montante e dalla lama a pavimento della ringhiera, compromettendo l’integrità del materiale lapideo fino a ridurre la superficie di appoggio della lastra sulla mensola: è infatti visibile l’inserimento postumo di un profilo metallico per garantire sostegno all’appoggio della lastra (Crediti: A. Grazzini)

La percolazione di acqua piovana e i cicli di gelo-disgelo favoriscono esfoliazioni corticali compromettendo una piccola ma significativa parte di sezione resistente (fig. 3).

Distacco e fratture corticali di modiglioni in pietra soggetti a cicli di gelo-disgelo
Figura 3 – Distacco e fratture corticali di modiglioni in pietra soggetti a cicli di gelo-disgelo (Crediti: A. Grazzini)

Variabilità meccanica della pietra e influenza dei piani di scistosità

La pietra ha caratteristiche meccaniche molto variegate in funzione della tipologia di roccia, della provenienza e dei piani di scistosità al suo interno, cioè le superfici parallele e ravvicinate lungo le quali alcune rocce si sfaldano. L’eterogeneità del comportamento meccanico determina incertezze nella conduzione delle verifiche statiche. La stessa pietra caricata in direzione ortogonale ai piani di scistosità avrà resistenze meccaniche diverse se sollecitata in direzione parallela ai suddetti piani.

RIFERIMENTI NORMATIVI
UNI EN 1469 – Prodotti di pietra naturale per rivestimenti – Requisiti
UNI EN 1926 – Metodi di prova per pietra naturale – Determinazione della resistenza a compressione

Verifica statica dei balconi in pietra: criticità e limiti operativi

Anisotropia e scistosità: come influenzano la resistenza

La scistosità crea piani di anisotropia meccanica lungo i quali la roccia è intrinsecamente più debole, pertanto sollecitazioni parallele a questi piani determinano resistenze inferiori rispetto a quelle che si registrano per sollecitazioni ortogonali ai suddetti piani. Soprattutto per elementi lapidei esistenti posti in opera, non è sempre intuitivo valutare l’orientamento delle scistosità, così come l’eventuale presenza di difetti occulti, a meno di richiedere la consulenza specifica di un petrografo.

Limiti dei dati di letteratura e necessità di prove sperimentali

In letteratura scientifica esistono intervalli di valori di resistenza variabili tra un minimo e un massimo con un certo grado di aleatorietà, tuttavia è evidente quanto questi riferimenti non siano sufficienti a dare piena garanzia al verificatore statico.

Importanza della caratterizzazione meccanica per cava di estrazione

Per questo motivo, almeno nella progettazione di ristrutturazioni in cui sia previsto l’inserimento di nuovi elementi in pietra, è importante, da parte delle ditte fornitrici, condividere valori sperimentali certificati delle resistenze meccaniche delle pietre, che evidenzino la diversificazione dei risultati a seconda della cava di estrazione.

Un congruo numero di prove di laboratorio offrirebbe una migliore rilevanza statistica dei valori di resistenza necessari ad affrontare le verifiche di calcolo agli stati limite con minore incertezza di quanto sia possibile attualmente (fig. 4).

Prove di flessione su campioni di mensole di serizzo, vincolate ad incastro per ricreare lo schema dei modiglioni dei balconi
Figura 4 – Prove di flessione su campioni di mensole di serizzo, vincolate ad incastro per ricreare lo schema dei modiglioni dei balconi, eseguite presso il Laboratorio DISEG del Politecnico di Torino per il progetto di ricerca INTERREG – ALPSTONE. I test hanno avuto la finalità di caratterizzare una delle tipologie di pietra utilizzate nelle ristrutturazioni edilizie e presenti nel patrimonio edilizio rurale della Val d’Ossola (Crediti: A. Grazzini)

Sui balconi esistenti aumenta l’incertezza delle reali prestazioni meccaniche perché oltre a non esistere nessuna certificazione sul materiale originario, se non mediante prove di carico in situ, occorre tenere conto anche del livello di degrado materico che l’elemento lapideo ha subito nel tempo in assenza di manutenzione.

Diagnostica in situ: prove ultrasoniche e valutazione dei difetti interni

Le prove con ultrasuoni, facilmente eseguibili in situ, possono offrire qualche aiuto nella valutazione di potenziali difetti e cricche all’interno degli elementi lapidei, pur tuttavia con alcuni limiti interpretativi. I risultati ottenuti in termini di velocità di attraversamento del segnale ultrasonico possono comunque essere confrontati con quelli presenti in letteratura scientifica per la specifica tipologia di roccia (fig. 5).

Prove ultrasoniche su carote di pietra
Figura 5 – Prove ultrasoniche su carote di pietra all’interno del progetto di ricerca MAIN10ANCE presso il Laboratorio DISEG del Politecnico di Torino per la caratterizzazione meccanica e confronto delle velocità con i valori sperimentali di test a compressione. Analoghe prove possono essere svolte in situ (Crediti: A. Grazzini)

Le diverse direzioni dei piani di scistosità richiedono l’esecuzione del test ultrasonico con mutevoli disposizioni dei sensori per caratterizzare le direzioni stesse di maggiore e minore velocità di attraversamento. Valori inferiori alle medie presenti in letteratura possono indurre la necessità di maggiore approfondimento per potenziale presenza di difetti interni, scistosità o degrado materico.

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FAQ TECNICHE: Rinforzo balconi in pietra: verifiche e interventi

Qual è il principale problema strutturale dei balconi in pietra?
La criticità principale è il comportamento fragile del materiale lapideo, che non fornisce segnali premonitori di collasso. Il degrado superficiale e interno, unito a carichi elevati per l’elevata densità della pietra, può portare a cedimenti improvvisi.

Come si esegue la verifica statica di un balcone in pietra esistente?
La verifica si basa su analisi dello schema a mensola dei modiglioni, valutazione dello stato di degrado e caratterizzazione meccanica. In assenza di dati certi, si ricorre a prove in situ, come test ultrasonici o prove di carico.

Quali sono i limiti delle prove ultrasoniche sulla pietra?
Le prove ultrasoniche permettono di individuare difetti interni e variazioni di densità, ma presentano limiti interpretativi legati all’anisotropia del materiale e alla presenza di scistosità, che influenzano la propagazione delle onde.

Quando è opportuno utilizzare rinforzi con profili metallici?
I profili metallici (IPE o similari) sono indicati quando è possibile garantire un adeguato incastro nella muratura. Sono soluzioni consolidate, ma richiedono attenzione agli scassi per evitare indebolimenti locali.

In quali casi conviene adottare materiali compositi FRP?
I sistemi FRP sono preferibili quando si vuole limitare l’invasività o quando non è possibile inserire elementi metallici. Offrono leggerezza e adattabilità, ma richiedono corretta progettazione e protezione superficiale.

Quali errori progettuali vanno evitati negli interventi di rinforzo?
Errori frequenti includono scassi murari troppo vicini ai modiglioni, sottodimensionamento delle saette o mancata valutazione del degrado. Questi possono compromettere l’efficacia dell’intervento e la sicurezza complessiva.

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