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Sette metri di sbalzo e 875 kN di zavorre: il progetto provvisionale per il Tribunale di Bolzano dopo il crollo

La messa in sicurezza post-crollo del Tribunale di Bolzano ha richiesto una reticolare spaziale con uno sbalzo di circa 7 m, stabilizzata mediante funi e zavorre. Il caso studio illustra le scelte progettuali ed esecutive per presidiare la trave pericolante senza appoggi nell’area delle macerie.

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Il 16 luglio 2026, poco dopo le 6 del mattino, il crollo della porzione centrale del Palazzo di Giustizia di Bolzano, interessato da lavori di ristrutturazione e ampliamento, ha danneggiato aule e uffici e reso inagibile l’area coinvolta. L’evento, senza vittime, era stato raccontato su INGENIO nella notizia dedicata al crollo del Tribunale di Bolzano. 

A seguito del crollo, Europont S.r.l. è stata incaricata dalla Provincia di Bolzano, in regime di somma urgenza, di progettare e realizzare un’opera provvisionale per la messa in sicurezza dell’edificio e la salvaguardia del colonnato monumentale tutelato. L’intervento ha coinvolto l’ing. Marco Springhetti, responsabile unico del procedimento (RUP), l’ing. Carlo Noselli, direttore dei lavori (D.L.), e l’ing. Luciano Franceschini, coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (C.S.E.).

La necessità di presidiare la grande trave sommitale rimasta in opera, senza poter disporre appoggi nell’area sottostante occupata dalle macerie, ha portato alla concezione di una reticolare spaziale provvisionale con uno sbalzo di circa 7 m, stabilizzata mediante funi e zavorre. La soluzione doveva inoltre mantenere disponibili le aree operative per lo sgombero e il recupero degli archivi, adattandosi alla geometria del colonnato senza entrare in contatto con i pilastri.

Il caso studio illustra lo schema resistente, i criteri di stabilizzazione e le scelte progettuali ed esecutive adottate nel contesto post-crollo. Approfondisce le verifiche strutturali, la strategia di montaggio e la possibilità di adeguare il presidio all’evoluzione del cantiere sulla base del monitoraggio dell’edificio esistente, previa verifica delle modifiche. Particolare attenzione è dedicata al trasferimento delle prescrizioni strutturali negli elaborati esecutivi allegati al PiMUS e alla corrispondenza tra progetto e opera realizzata.

Stato post-crollo del fronte principale, prima della realizzazione dell’opera provvisionale del Tribunale di Bolzano
Figura 1 – Stato post-crollo del fronte principale del Tribunale di Bolzano, prima della realizzazione dell’opera provvisionale. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Dopo il crollo: presidiare la trave sommitale senza appoggi sull'area dei detriti

Tre esigenze da soddisfare insieme

L’intervento doveva rispondere contemporaneamente a diverse esigenze:

  • Messa in sicurezza delle strutture (una delle principali criticità era rappresentata dalla grande trave sommitale rimasta in opera, il cui eventuale cedimento avrebbe potuto compromettere la sicurezza degli operatori e la stabilità del colonnato sottostante);
  • consentire alle maestranze e al personale autorizzato di accedere in sicurezza alle aree interessate dal crollo, per eseguire le operazioni di sgombero e recuperare gli archivi e i materiali necessari all’attività giudiziaria;
  • salvaguardare il colonnato monumentale tutelato del Tribunale di Bolzano.

Uno schema statico modificato e percorsi dei carichi incerti

Il crollo aveva profondamente modificato lo schema statico originario. La perdita di parte delle murature e degli elementi resistenti aveva determinato una redistribuzione dei carichi verso le strutture rimaste in opera, in un quadro di dissesto caratterizzato da incertezze sui nuovi percorsi delle azioni.

Vista generale dell’edificio del Tribunale di Bolzano danneggiato prima dell’intervento
Figura 2 – Vista generale dell’edificio danneggiato prima dell’intervento; sono visibili le aree da mantenere accessibili durante le lavorazioni. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Sebbene il sistema di monitoraggio installato sull’edificio esistente non evidenziasse spostamenti significativi nel periodo osservato, tale condizione non consentiva di escludere possibili evoluzioni del quadro strutturale durante le successive lavorazioni.

La necessità di intervenire rapidamente ha imposto di considerare la fattibilità delle operazioni di montaggio e la stabilità delle configurazioni provvisorie fin dalle prime scelte progettuali.

La struttura provvisionale ha consentito di presidiare gli elementi pericolanti sovrastanti mantenendo disponibili le aree operative sottostanti.

Trave sommitale dell'edificio del Tribunale di Bolzano rimasta in opera dopo il crollo, oggetto del presidio provvisionale.
Figura 3 – Trave sommitale rimasta in opera dopo il crollo, oggetto del presidio provvisionale. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Progettare in somma urgenza: un'opera provvisionale modificabile e verificabile per fasi

Una ricostruzione rigorosa della distribuzione dei carichi dopo il crollo avrebbe richiesto lo studio di un modello complessivo dell'edificio danneggiato e dell'opera provvisionale, in grado di rappresentare le strutture rimaste in opera, le condizioni di vincolo e i nuovi percorsi delle azioni.

Per ottenere risultati attendibili sarebbe stata necessaria un'estesa campagna di indagini e una successiva calibrazione del modello, incompatibili con i tempi imposti dalla somma urgenza.

Il criterio progettuale in regime di emergenza

La progettazione è stata quindi concentrata su un obiettivo più controllabile: realizzare un sistema provvisionale che interferisse il meno possibile con il percorso delle azioni già instaurato e che potesse essere adeguato qualora il monitoraggio dell’edificio esistente o l'avanzamento delle lavorazioni lo rendessero necessario.

In un cantiere post-crollo, infatti, spostamenti, deformazioni e sollecitazioni possono modificarsi anche in conseguenza delle attività di sgombero, della rimozione di elementi o della movimentazione di mezzi di grandi dimensioni.

Il criterio adottato è stato quindi quello di predisporre un’opera provvisionale modificabile e verificabile per fasi, adeguandone, ove necessario, il sistema di stabilizzazione sulla base dei dati di monitoraggio dell’edificio esistente e dell’avanzamento delle lavorazioni.

La puntellazione non è stata concepita per imporre alla trave un nuovo assetto mediante sollevamenti o azioni preventive elevate; doveva invece costituire un presidio capace di intercettare un'eventuale evoluzione sfavorevole del quadro resistente durante le successive lavorazioni.

Studio di fattibilità: puntellazione a sbalzo obbligata dai detriti

L’analisi preliminare e studio di fattibilità è stato svolto considerando le diverse criticità tecniche, logistiche, di sicurezza e, non ultimo, le tempistiche estremamente ristrette imposte dalla committenza.

La puntellazione della trave pericolante doveva necessariamente essere realizzata a sbalzo, poiché l'area sottostante non era accessibile a causa dell'ingente accumulo di detriti che impediva qualsiasi trasferimento diretto dei carichi a terra.

La scelta progettuale si è orientata quindi alla realizzazione di un ponteggio volumetrico di stabilizzazione esterno al colonnato esistente, e una struttura a sbalzo, in grado di raggiungere e sostenere la trave danneggiata.

Allround o trave FW: il confronto tra le due soluzioni a sbalzo

Sono state analizzate due possibili tipologie di soluzione:

  • Struttura a sbalzo costituita interamente da materiale in multidirezionale AllRound Layher;
  • Struttura a sbalzo costituita dal sistema FW, un sistema di travi modulari integrato con il sistema multidirezionale ma avente prestazioni maggiori.
Allround o trave FW
Allround o trave FW

La scelta di una delle due soluzioni dipendeva principalmente dai carichi e dalle sollecitazioni che sarebbero state impresse negli elementi della struttura.

Le correzioni emerse dal FEM sulla soluzione Allround

L'analisi condotta tramite un software agli elementi finiti, ha evidenziato che la soluzione completamente AllRound risultava compatibile con le sollecitazioni imposte alla struttura, ma richiedeva alcuni interventi correttivi rispetto alla struttura ipotizzata inizialmente:

  • raddoppio del primo montante della colonna, soggetto a elevate sollecitazioni di compressione;
  • raddoppio di alcune diagonali, sollecitate a trazione;
  • aumento della larghezza della struttura al di fuori del colonnato, in quanto il montante esterno risultava troppo sollecitato a trazione.
  • La trazione residua, comunque di grande entità, sarebbe stata equilibrata mediante zavorre o ancoraggi.

Per garantire la sicurezza degli operatori, è stato adottato il montaggio a sbalzo del piano di lavoro, il quale prevede il montaggio tramite scorrimento degli impalcati sui traversi a U dalla campata adiacente, senza esporsi a rischi di caduta o di lesioni causate dai distaccamenti di ulteriori detriti.

Dal punto di vista logistico, la soluzione proposta risulta ottimale, in quanto tutti gli articoli sono componenti di serie del sistema, facilmente reperibili e di veloce approvvigionamento, soddisfacendo di conseguenza anche le scadenze imposte dalla committenza.

Geometria e schema resistente della struttura provvisionale

La struttura provvisionale è stata sviluppata lungo un fronte rettilineo, mentre il colonnato monumentale e gli elementi strutturali da presidiare presentavano un andamento curvilineo. Per adattarsi a tale geometria, sono state adottate campate trasversali da 0,73 m, 1,09 m e 1,57 m, variando la profondità della reticolare in modo da inglobare geometricamente i pilastri senza entrare in contatto con essi.

In alcuni settori compresi tra i pilastri del colonnato si è reso necessario raddoppiare o triplicare i montanti, così da raccordare le differenti profondità della struttura e garantire la continuità dello schema resistente. L'opera è stata suddivisa in sei tronchi, con collegamenti adattati alla geometria effettivamente rilevata in cantiere.

Il raccordo con gli elementi da presidiare è stato completato mediante l’utilizzo di elementi particolari: travi in alluminio Layher Twix (due profili a C accoppiati), utilizzate per realizzare un sistema di ripartizione adattabile alle differenti distanze dalla struttura esistente. La massa contenuta di tali componenti (12 Kg/ml) ha inoltre agevolato le operazioni di movimentazione e montaggio in quota.

Vista longitudinale del ponteggio a sbalzo,
Figura 4 – Vista longitudinale della porzione a sbalzo, estesa verso la zona danneggiata senza appoggi intermedi nell’area operativa. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Percorso dei carichi: dalla trave esistente a funi e zavorre

I carichi di progetto, rappresentativi del peso della trave e del solaio esistenti, sono stati considerati nell'ipotesi di un loro trasferimento all'opera provvisionale a seguito di eventuali ulteriori cedimenti dell'edificio.

In tale condizione, i carichi vengono raccolti dal sistema di ripartizione posto alla sommità della reticolare e trasmessi alla porzione a sbalzo. Nello schema reticolare, le azioni si distribuiscono prevalentemente come sforzi assiali nei montanti, nei correnti, con un ruolo centrale delle diagonali, fino ai nodi di raccordo con il corpo retrostante. Da quest’ultimo raggiungono gli appoggi e il sistema di stabilizzazione mediante funi e zavorre.

Vista esterna della struttura provvisionale a montaggio completato, lungo il fronte del Tribunale di Bolzano
Figura 5 – Vista esterna della struttura provvisionale a montaggio completato, lungo il fronte del Tribunale. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Il percorso effettivo e la distinzione tra aste tese e compresse dipendono dalla combinazione di carico e sono stati valutati nel modello strutturale.

Vista interna della reticolare come opera provvisionale
Figura 6 – Vista interna della reticolare: variazione delle campate trasversali e disposizione dei controventi. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Dopo il montaggio, le lavorazioni sono proseguite in condizioni controllate, con il monitoraggio dell’edificio attivo durante le operazioni di sgombero e recupero dei materiali.

Vista della porzione a sbalzo dalla zona del crollo del tribunale di Bolzano
Figura 7 – Vista della porzione a sbalzo dalla zona del crollo, con le aree sottostanti mantenute libere da appoggi intermedi. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)
Intradosso della porzione a sbalzo: disposizione delle diagonali e dei collegamenti della reticolare spaziale.
Figura 8 – Intradosso della porzione a sbalzo: disposizione delle diagonali e dei collegamenti della reticolare spaziale. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)
Dettaglio dell’interfaccia tra il dispositivo di ripartizione sommitale e la trave esistente da presidiare.
Figura 9 – Dettaglio dell’interfaccia tra il dispositivo di ripartizione sommitale e la trave esistente da presidiare. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Le travi di ripartizione poste alla sommità della reticolare costituiscono l’interfaccia con la trave esistente e consentono di trasferire all’opera provvisionale le eventuali azioni conseguenti a un’evoluzione del quadro di dissesto.

Vista dal basso dei controventi della porzione a sbalzo dell'opera provvisionale
Figura 10 – Vista dal basso dei controventi della porzione a sbalzo. (Foto: P. Dispoto e A. Nardelli.)

Dati tecnici principali

Parametro
Dato di progetto
Sistema
Layher Allround, configurazione fuori schema
Altezza di riferimento del modello
circa 13,5 m
Sviluppo della porzione a sbalzo
circa 7 m
Moduli trasversali
variabili: 0,73 m / 1,09 m / 1,57 m
Suddivisione in pianta
6 tronchi, adattati alla geometria del colonnato
Peso del solaio esistente da sostenere
8 kN/m²
Peso della trave esistente da sostenere
16 kN/m
Peso complessivo dei componenti della struttura montata
circa 90 t (stima del materiale impiegato; zavorre escluse)
Zavorre installate
875 kN complessivi
Funi di stabilizzazione
acciaio ad alta resistenza Ø 10 mm; fu = 1.960 N/mm²
Azioni globali da vento
X ≈ 144 kN; Y ≈ 203 kN
Reazione di compressione di progetto allo SLU
297 kN per un gruppo di 6 montanti

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FAQ - Messa in sicurezza post-crollo: la puntellazione a sbalzo del Tribunale di Bolzano

1. Perché è stata scelta una struttura a grande sbalzo?

Le condizioni delle aree sottostanti, unita alla necessità di mantenerle disponibili per il recupero dei materiali e lo sgombero delle macerie, impedivano una puntellazione tradizionale dal basso. Lo sbalzo di circa 7 m ha consentito di raggiungere e presidiare gli elementi pericolanti dall’esterno, mantenendo libera l’area operativa.

2. Perché utilizzare una struttura modulare da ponteggio per un’opera così complessa?

La modularità del sistema multidirezionale ha permesso di sviluppare una reticolare spaziale con fronte rettilineo, adattandone le profondità al colonnato curvilineo senza contatto con i pilastri. La configurazione speciale è stata oggetto di specifico progetto strutturale.

3. Qual è la funzione delle funi e delle zavorre?

Le funi e le zavorre contribuiscono alla stabilità globale della struttura. La posizione delle masse è stata studiata per trasferire i carichi nelle zone capaci di riceverli e per sfruttare un adeguato braccio rispetto al possibile asse di rotazione.

4. Perché è stato previsto il monitoraggio dell’edificio esistente?

Il monitoraggio misura gli spostamenti delle strutture esistenti rimaste in opera dopo il crollo durante le lavorazioni. I dati raccolti supportano la valutazione dell’eventuale necessità di modificare o potenziare l’opera provvisionale.

5. Perché sono state considerate anche le fasi di montaggio nel progetto strutturale?

Perché la sicurezza deve essere garantita non soltanto nella configurazione finale, ma anche durante montaggio, trasformazioni e smontaggio, comprese le configurazioni parziali. Ogni fase significativa deve quindi conservare un percorso delle azioni e condizioni di stabilità compatibili con lo stato effettivamente realizzato.

6. Qual è il ruolo del PiMUS in un ponteggio fuori schema?

Il PiMUS e i suoi allegati traducono le prescrizioni progettuali in indicazioni operative per il montaggio/smontaggio. Sono fondamentali per garantire corrispondenza tra schema calcolato, dettaglio progettato e configurazione realmente montata.

7. Qual è il principale insegnamento progettuale dell’intervento?

In condizioni di somma urgenza, la verifica strutturale è soltanto una parte di un processo più ampio. Rilievi, scelte progettuali, logistica, approvvigionamento dei materiali, valutazioni tecnico-economiche e modalità di montaggio e smontaggio devono procedere in modo coordinato, richiedendo decisioni tecniche in tempi molto ridotti. La qualità dell'intervento dipende quindi dalla capacità di integrare competenze specialistiche e responsabilità operative lungo l'intero processo.


Riferimenti normativi e tecnici

Normativa nazionale

  • D.M. 17 gennaio 2018 – Aggiornamento delle «Norme tecniche per le costruzioni» (NTC 2018).
  • Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP. – Istruzioni per l’applicazione dell’«Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni» di cui al D.M. 17 gennaio 2018.
  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. – Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento agli articoli 133 (progetto), 134 (documentazione), 136 (montaggio e smontaggio) e all’Allegato XXII (contenuti minimi del Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio – PiMUS).

Norme tecniche europee

  • UNI EN 1993-1-1 – Eurocodice 3: Progettazione delle strutture di acciaio – Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici.
  • UNI EN 1999-1-1 – Eurocodice 9: Progettazione delle strutture di alluminio – Parte 1-1: Regole strutturali generali.
  • UNI EN 12811-1 – Attrezzature provvisionali di lavoro – Parte 1: Ponteggi – Requisiti prestazionali e progettazione generale.
  • UNI EN 1991-1-4 – Eurocodice 1: Azioni sulle strutture – Parte 1-4: Azioni in generale – Azioni del vento.

Documentazione tecnica del produttore

  • Layher – Cataloghi, istruzioni di montaggio e impiego e documentazione tecnica del sistema multidirezionale Allround Lightweight.
  • DIBt, autorizzazione n. Z-8.22-939 – Documentazione tecnica e autorizzazione tedesca relativa ai componenti del sistema modulare Layher Allround Lightweight.
  • Layher – Documentazione tecnica e istruzioni di montaggio e impiego delle travi modulari in alluminio TwixBeam e dei relativi accessori.

Software utilizzati

  • NextFEM Designer – Software utilizzato per la modellazione tridimensionale, le analisi strutturali e le verifiche dell’opera provvisionale.
  • PON CAD – Software utilizzato per la progettazione e la rappresentazione tridimensionale della struttura modulare da ponteggio.
  • RFEM/RSTAB (Dlubal Software) – Software per l’analisi e la verifica delle strutture reticolari e degli elementi strutturali.

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