Filosofia e Sociologia | Scrittura e conoscenza
Data Pubblicazione: | Ultima Modifica:

Moltiplicare lo spazio

Riflessione poetica sullo spazio tridimensionale dell’esperienza quotidiana – non lirico, non retorico e con orizzonte mobile – che richiama progettisti e urbanisti a interpretare movimento, relazione e percezione nella costruzione di luoghi e paesaggi.

6

Riconoscere il disegno e la traccia

Ricordi? Senti la gioia crescere e germogliare in te? Sono con abiti dorati e il volto e le mani e i piedi di pietra bianca. Danzano. Una con in mano una rosa, quella al centro un astragalo, la terza un ramoscello di mirto. Danzano abbracciate. Sono divinità plurali, antichissime, pelasgiche, pietre grezze cadute dal cielo. Ricordi a Delo? Reggeva le tre fanciulle con una mano la grande statua di Apollo, diffondendo la felicità, ma anche la riconoscenza. Una riconoscenza per la gioia di vivere nei rapporti umani. La gioia di vivere è un dono che supera la bellezza e rende pieni, fino alle profondità del cuore. Le Cariti (da “Charis” ciò che è gioioso) personificheranno per Roma e poi nel Rinascimento le Tre Grazie. Perfette per conferire splendore e fascino. Euripide faceva dire al coro: “Non smetterò mai di mescolare le Grazie con le Muse, dolcissima unione.” Infatti come le opere artistiche anche le ore della più dolce felicità sono benedette dalle Cariti. Ascolta? Percepisci i profumi, le movenze leggere della loro danza che in cerchio si compie?

Gli sguardi tra i capelli e le dita?

Adesso sei accolto. Ora sei accolta in quella meraviglia dove è un tutt’uno l’amabile dare e l’amabile prendere. Pretesa e riparazione qui non hanno accesso!

Ho utilizzato la raffinata dimensione extramitologica e spirituale di “Teofania. Lo spirito della religione greca antica” di Walter Otto, (pubblicato da Adelphi nella traduzione di Giampiero Moretti) per favorire la riconoscenza di queste divinità, che a volte mi hanno accompagnato senza mostrarsi troppo.

La gioia di vivere deve essere riconosciuta per apparire, anche se mescolata ad altro, apparentemente frantumata in un mosaico senza possibilità di ricomposizione.

Riconosci il disegno, la traccia, la rappresentazione, il confine di splendore?

Ascolta… l’amabile “dare” e l’amabile “prendere” sono intrecciati.

Vedi come sono abbracciati? Come noi.

Maiolica policroma realizzata nella Bottega d’Arte ceramica Gatti di Faenza e creata da Enrico Baj e Andrea Baj nel 1991 dal titolo “Le Tre Grazie”
L’immagine è un mio dettaglio, elaborato digitalmente, della grande maiolica policroma realizzata nella Bottega d’Arte ceramica Gatti di Faenza e creata da Enrico Baj e Andrea Baj nel 1991 dal titolo “Le Tre Grazie”, conservata presso il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. (Marcello Balzani)

Walter Otto ci ricorda che “le Cariti e Imero (il dio del desiderio e dello struggimento amoroso) dimorano secondo Esiodo (Teogonia, 64) accanto alle Muse.” E se una donna è bella e affascinante trae il suo splendore e la sua bellezza dalle Cariti. Ma ne deve essere grata: “gioia e riconoscenza dell’essere benedetti dal dono e dalla felicità.”

La traccia e il disegno vanno riconosciuti. È un farsi umano? È una genuina rivelazione? Se le Cariti, “dalle chiome belle” come le definiva Saffo, erano, per Pindaro, delle “regolatrici di atti celesti”, questa vocazione alla dolce felicità, risultava in qualche modo complementare al rapporto creativo con le opere artistiche, quello delle Muse? Ipno, il dio del “soave sonno”, si augurava di averne per moglie una… ci sarà stato un motivo!


5

Le membrane dei tramezzi (della casa)

I miracoli ci sfuggono. Usa le graffette! Il sonno, direbbe Jacques Lacan, è come una cecità capace di guardarci. I dormenti, che strumenti ideali della letteratura! Permettono di toccare il confine tra niente e qualcosa: Virginia Woolf sarebbe d’accordo. Hai presente i tramezzi nella distribuzione di una casa? Quale identità stabile chiedi al corpo come allo spazio? Kant ha notato un fruscio di barriere sensibili. C’è così tanto vento qui che le pietre si svuotano. Nella stessa notte Penelope e Ulisse entrano ed escono l’una dalla mente dell’altro, quasi condividendo la medesima coscienza. Lei penetra la membrana del sonno di lui riempendolo di gioia. Quale seduzione! Come ritrovare il corpo nell’acqua. Il sonno ha il potere di trasformare il nulla in qualcosa: una proiezione ventriloqua. Pensa alla tua vita senza. Senza quella lastra di tempo fuorilegge che punteggia ogni cuscino – senza cuscini. Senza la grande cucina nera e il fornello bollente dove afferri bocconi dalle gambe e dalle braccia…. Solo per vederli formare una frase.

Se non importa come stai in equilibrio su uno, non puoi vedere l’altro, non puoi toccare la spina dorsale del sonno.

E se il corsivo è un’esca del pensiero?

E se il rosso è il colore del corsivo?

Gli sgambetti e i saltelli della poesia, che andatura!

È Anne Carson di “Decreazione”, tradotto mirabilmente da Patrizio Ceccagnoli per Utopia editore. Un sublime fatto di sublimi! Leggetelo tutto. Sono labbra del cielo, che strappano e agitano come piccole creature. Come l’odore dell’adolescenza! Mi sento un leone stupito che alza lo sguardo. Ma non si fermano, si fanno strada senza che nessuno le guidi.

Sento il tessuto felpato dell’aria dell’oceano come baci.

Caldi sospiri evaporano nell’alba.

E noi (che ci baciamo) smettiamo per sospirare e poi ci baciamo di nuovo.

L’immagine è una mia rielaborazione del famoso "Diagramma del campo visivo" realizzato da Herbert Bayer nel 1930 alla Bauhaus. (Marcello Balzani)

LEGGI ANCHE: Walter Gropius: vita, opere di uno dei più importanti architetti modernisti e fondatore della Bauhaus

“osservare innumerevoli metodi per spostare, sotto, sopra, intorno, di traverso, su per la schiena, più in alto, a ventaglio, condensato, saccheggiato, con lo sguardo (vuoto) come misurando con i propri passi una” stanza… tutto chiaro come Babele.


4

Vulcani, francobolli e dinamite

Principianti di filatelia e vulcani.

Cosa hanno in comune?

I primi mettono insieme (tutta la vita) il loro unico album con descrizione di dettagli e regole dimensionali: cosa va in ordine, quale immagine è lecita o illecita. I secondi non li raffreddano neppure i più collaudati vigili del fuoco: si pensano estinti, invece incarnano un potere proprio di un continente inesplorato.

Il soggetto vi chiederete? È l’amore, quello non perso nelle allitterazioni ovviamente, ma che alcuni cercano di prescrivere (a se stessi) fin nelle forme delle carezze mentre altri, ribelli magmatici, dimostrano che nulla è conosciuto e quindi mai potrà essere dichiarato raffreddato.

Mi scuserà Heinrich Böll se ho giocato con alcune frasi del suo “Saggio sulla razionalità della poesia”, discorso tenuto per il conferimento del premio Nobel per la letteratura a Stoccolma il 2 maggio del 1973. Spiazzò tutti perché cambiò tema all’ultimo momento. “Rosa e dinamite” è la raccolta di saggi, curata da Alighiero Chiusano per Einaudi, in cui si possono trovare gli scritti di Böll sia di politica che di letteratura pubblicati tra il 1952-1976.

Vivere con i filatelici forse conferisce sicurezza, ma baciare e abbracciare un insopportabile vulcano…

“L’arte è ancor sempre un buon nascondiglio: non per la dinamite, ma per gli esplosivi spirituali., per le spolette sociali ad azione ritardata. Perché, se no, ci sarebbero stati i vari indici? Proprio nella sua disprezzata e talvolta persino spregevole bellezza e impenetrabilità essa è il miglior nascondiglio per quella specie dio uncino che ci dà la scossa improvvisa o l’improvvisa rivelazione.”

La dinamite di cui parla Heinrich Böll mi fa venire subito in mente uno strumento/mezzo molto da cantiere per le appropriate potenzialità di trasformazione demolitiva, non troppo in voga in un Paese come il nostro vocato alla conservazione (anche di patrimoni edilizi recenti ma non strutturalmente sicuri, ahimé), ma che per molte realtà edificate nel nostro umanamente denso pianeta, viene quotidianamente fatto brillare. Heinrich Böll scrive nel 1959 uno straordinario romanzo, dal titolo un po’ deviante dal soggetto, “Biliardo alle nove e mezzo“, (che potete trovare nella traduzione di Marianello Marianelli per Mondadori) in cui, il protagonista, l’architetto Robert Fähmel, dedica il suo sapere applicando calcoli statici non per costruire ma per demolire edifici. Ovviamente è una metafora della vita di un socialmente autoescluso ufficiale del genio durante la Seconda Guerra Mondiale, che nella post_Germania (non ancora unificata ma intrisa di un collettivo senso di colpa) arriverà a far saltare in aria anche l’abbazia costruita da suo padre. La sconfitta diventa una libertà. Le nobili imprese cambiano. Il basso mondo disegnato da Heinrich Böll, come scrive Piergiorgio Bellocchio nella postfazione, è un “pietoso epicedio sull’inevitabile fallimento di ogni nobile virtù e sentimento”.

“Far saltare in aria qualcosa è soltanto l’opposto della statica. Ne è, per così dire, il reciproco (…). Per uno specialista di statica è di grande interesse accertare quali forze concorrano per annullare le leggi statiche.”

Demolire alla perfezione è come costruire (strutturalmente) alla perfezione.

Si può immaginare la metafora politica.

Anche il biliardo, che opera come un “rettangolo verde di carta assorbente che prosciuga ore di tranquillità” è ancorato agli angoli docilmente definiti dalle leggi della geometria e della fisica. “L’energia del colpo, trasmessa attraversa il manico della stecca e un po’ di forza d’attrito”: tutto è misura, impulsi che si tramutano in figure, “nessuna forma, niente di stabile”. Avviene nel piano orizzontale del biliardo come nella sezione verticale dell’edificio, soggetto ad altro tipo di gravità. Soltanto formule impresse nel cervello, questioni di calcolo, controllo, coordinamento, esercizio, allenamento fisico e matematico?

Giovanni Gastel
Una famosa immagine di Giovanni Gastel, da me rielaborata e trasformata. (Marcello Balzani)

Vulcani e dinamite, ma anche sicurezza da filatelico (come da strutturista) vengono ricuciti in questo gesto artistico di rara bellezza. Un buon nascondiglio, direbbe Heinrich Böll, per gli ordigni spirituali. I modelli si intrecciano sempre e la realtà è più interessante di quello che (anche digitalmente) sembra.


3

E se manca una stanza?

Lascia che ti scorra prima di leggerti a voce alta.

Corre verso di me con la scaltrezza di un toro; al cancello freme di ardore virile, è pronta per la monta. Lei fiuta lo sporco su di me e si gonfia di desiderio. Mi gonfia, mi palpa, mi strizza e mi nutre. Infilzarla con uno spillo? Lei non è il bersaglio. Io non sono un fucile. Vi dico io cos’è? L’amore non è olio e io non sono una macchina. L’amore sei tu e io sono qui. Ora. Subito. Era tanto arrabbiata che il suo respiro bruciava l’aria. Era tanto arrabbiata che, sfiorandole i piedi, … Era esplosa in una lunga miccia di sesso. Il suo corpo era per metà fuori dalla finestra del terzo piano e un demone premeva sulla sua bocca: “Dammi da mangiare, dammi da mangiare subito”. Era ancora due mani avide e una bocca aperta. Pulsava come un motore fuoribordo ed era sofisticata come un panino al prosciutto. Facendo all’amore compilammo un dizionario di parole proibite. Non piantare quegli speroni troppo a fondo. Non è così semplice questo amore lessicografico. Quando mi avrai calato nella miniera io a mia volta ti estrarrò e tu sarai per me… un’eschimese: rompo il suo ghiaccio seduttivo e vi infilo la mano in cerca di preda. Come si dimena, come scivola, si contorce per resistermi ma io so come prenderla.

Questa è “La poetica del sesso” di Jeanette Winterson in “Il mondo e altri luoghi” tradotto per Mondadori da Chiara Spallino Rocca. Mi sono guardata allo specchio e ho capito di chi era la colpa. Perché prendere una cosa perfetta e romperla? Ci sono oggetti che se si rompono non si possono sostituire. La verità è che l’amore non va messo da parte. O è nuovo e fresco o non esiste. Lei è il mio raccolto e io sono il suo. Lei mi semina e mi miete.

Forse (a volte) penso che lei è un indizio che cerco di seguire, ma (in fondo) vivo in un mondo che ha smarrito la trama. Ti svegli una mattina e ti accorgi che manca una stanza. Forse la troverò, come se non l’avessi mai persa. Forse dovrei esprimere un desiderio…

Il vero problema è che noi (nella nostra poetica) abbiamo salvato una parola proibita alla nostra specie.

Dino Buzzati dal titolo “I misteri dei condomini” del 1967, inserita nel suo volume “Le storie dipinte” a cura di Lorenzo Viganò per Mondadori.
L’immagine è una mia elaborazione digitale (specchiata cromaticamente e formalmente) di un’illustrazione di Dino Buzzati dal titolo “I misteri dei condomini” del 1967, inserita nel suo volume “Le storie dipinte” a cura di Lorenzo Viganò per Mondadori. (Marcello Balzani)

“In un grande palazzo condominiale succedono tante cose” scrive Buzzati. In una stanza può anche entrare un vampiro. Mentre un’altra è “sofisticata come un panino al prosciutto”. Sicuramente, guardando bene dai buchi delle serrature, potrebbe anche assomigliare al campionario delle parole proibite del dizionario di Jeanette Winterson. La donna in primo piano per Buzzati è una zingara “che non abita nella casa e fa la donna bersaglio nei baracconi.” Un profilo molto collegato alla rappresentazione di quel “mondo degli altri” di cui lo spazio architettonico fa parte. Basta moltiplicare gli occhi e guardare da un altro punto di vista. Esprimi un desiderio…


2

Vivere a 3 dimensioni

“Il mio amore per te più di un verbo è atleta,

agile come una stella dalle tende del sole assorbita.

Acrobata dello spazio,

l’aggettivo senza paura si tuffa verso un concetto descrivendo archi d’amore...”.

Si tuffa scrive Sylvia Plath nella bellissima “Trio di canzoni d’amore”. Si tuffa e questo fa un tutt’uno con tutti quelli che non amo e a cui devo molto, scrive Wistawa Szymborska.

Già perché forse ci scordiamo che mentre il tuffo atletico opera la sua potentissima acrobazia, intorno esiste un universo a cui “non devo nulla” direbbe l’amore.

“È merito loro se vivo a tre dimensioni, in uno spazio non lirico e non retorico, con un orizzonte vero, perché mobile.”

Ecco, succede così: qualcuno aspetta che arrivi (a suonare il campanello della porta, alla finestra, nel parcheggio senza posti liberi, a rispondere ad una telefonata o ad un messaggio), altri non verranno mai aspettati alla finestra aperta e forse è “quello”, che l’amore non capisce. Cosa andrebbe perdonato che l’amore mai perdonerebbe? Dagli spalti gradinati tutti guardano il triplo salto carpiato rovesciato d’archi d’amore! Perfetto! Pochissimi schizzi. Un applauso intenso e rapido. Quale agilità!

Forse se non perdessimo l’occasione di “ringraziare” tutti coloro che non si amano, che si accettano vicini l’uno all’altro nel sollievo più totale, capiremmo cosa significa (veramente) quel… tuffo?

Wistawa Szymborska ci ricorda che con loro (quelli che non si amano) i viaggi vanno sempre così bene, i concerti ascoltati fino in fondo, le cattedrali visitate… mentre se ti impunti a strappare via il “cuore per indagarne il motore arresterai l’orologio” e quel tuffo (probabilmente) non si ripeterà.

L’immagine è un mio dettaglio elaborato di uno scatto di Eve Arnold per un servizio di moda della Britsh Vogue del 1968.
L’immagine è un mio dettaglio elaborato di uno scatto di Eve Arnold per un servizio di moda della Britsh Vogue del 1968. (Marcello Balzani)

In un groviglio di estremità e di ultracapelli i sorrisi ringrazianti di chi non deve spegnere sicuramente case in fiamme. Avevo una foto stupenda di Mapplethorpe che sarebbe andata a pennello sul post, ma ho optato per una nudità ironicamente nascosta che può assomigliare ad un collage di Wistawa Szymborska.

Le 3 dimensioni dello spazio quotidiano di WS sono:

  • Non lirico
  • Non retorico
  • Orizzonte mobile (quindi vero)

Poi, dato che in fisica si possono osservare solo cose in movimento, come ricorda Yona Friedman in “L’ordine complicato” edito da Quodlibet, “l’esistenza di cose che non sono in movimento può essere eventualmente provata mediante la loro influenza sulle cose in movimento.” E torniamo al tuffo e all’acrobata dello spazio di Sylvia Plath. Il movimento, che credevi un’azione di una cosa è invece un cambiamento.


1

Moltiplicare lo spazio

Tra la peluria riccia della nuca sfavillava la rugiada della notte, come se poco prima di svanire la Via Lattea si fosse pentita e ti avesse cinta come una collana per versarsi nel tepore del tuo seno. Immergi gli occhi nel fondo delle stelle come s’immerge la mano nella madia con le mandorle. Il pane si moltiplica, le brocche si riempiono e la scodella vuota tra le briciole della cena diventa una luna estiva tra le stelle.

Le tue mani, intrecciate sul ginocchio della serenità, risplendono e il sole, metà in mare e metà in cielo, balugina come l’arancia nella tua mano e come l’orecchio sotto i tuoi capelli. E i pomodori arrossivano come guance baciate.

A ondate il brivido si riversa (sulle spighe del corpo) e sono nel silenzio fresco del tempo. Ripenso al suono che ha il riflesso del sole sulle tue spalle di ragazza che si è appena lavata i capelli. Come ti si sono arrossate le mele d’amore? Ti guardo e sembro prendere in bocca il capezzolo dell’estate!

Ho mescolato la sabbia delle mie parole con quelle di Ghiannis Ritsos in “La Signora delle Vigne e Grecità”, liriche tradotte da Nicola Crocetti per la sua edizione. Le prime sono ventiquattro come le lettere dell’alfabeto più altre sette, di una bellezza che svalica il contesto storico, per continuare a condensare questo potente ossigeno poetico nel nostro respiro. “Grecità” trova anche la straordinaria fortuna di venir interpretato musicalmente dal grande compositore Mikis Theodorakis nel 1966. A volte ripenso alla piccola Artemide, che, come ricorda Roberto Calasso in “Le nozze di Cadmo e Armonia” edito per Adelphi, faceva parte con Apollo e Atena della triade divina innaturale. Artemide tende l’arco e l’occhio è fisso alla freccia (mortale); non trema, sa tenere la tensione eppure è ancora così piccola da stare sulle ginocchia del padre Zeus. Chiederà la verginità perenne, “segno invincibile del distacco”: la mîxis non sarebbe andata bene perché l’avrebbe mescolata al mondo. Sceglie sessanta ninfe perché la seguano come vergini cacciatrici. Artemide prima di uccidere le orse è stata orsa. “Il pathos della caccia, la complicità fra cacciatore e preda, risale all’origine, quando il cacciatore era egli stesso un animale”, scrive sempre Roberto Calasso il quel saggio magnifico che è “Il Cacciatore Celeste”, pubblicato da Adelphi: “il fondamento della caccia fu una scoperta della logica: l’operare per negazione”. Ritmo, pensiero e ripetizione. Ripercorre in un “mulinello perpetuo” il multiplo, il vagante e l’ubiquo. Mi sembra di risentire le note Mikis Theodorakis, come a “raccolta schiere di spiriti ausiliari”.

Tutto chiede imitazione: “il movimento del corpo e l’azzardo della mente”. È un sogno. Vale anche per lo spazio e l’esperienza che compiamo in esso, progettando e realizzando luoghi, contesti e paesaggi, che sono, in fondo, sempre metaforiche rappresentazioni.

E ci addormentavamo stringendo una stella sul cuore. Mentre quel suono d’acqua appeso nella notte condensa il gelo delle stelle in gigli di cristallo, che attendono di essere messi nel bicchiere della nostra anima.

Adesso il mare illumina l’aria con i suoi fazzoletti azzurri.

L’acqua formicola nelle ascelle del silenzio e gli angeli lavano i vetri del paradiso.

Dettaglio di un dipinto classico che raffigura il busto di una donna dai lunghi capelli ondulati. Indossa un drappo chiaro che lascia scoperto un seno, mentre un tessuto rosso è appoggiato sul braccio. La figura è rappresentata con pelle chiara e posa elegante su uno sfondo scuro.
L’immagine è un mio dettaglio della “Maddalena” attribuita alla scuola di Guido Reni che si trova al Museo civico di Palazzo Buonaccorsi a Macerata. (Marcello Balzani)

la “Madonna Lactens” con un solo seno comincia ad apparire nel medioevo, simbolo di fertilità, poi viene recuperata nei secoli seguenti anche con una componente estetica connessa al simbolo di giovinezza. Comunque quando una donna mostra (più o meno sbadatamente, lasciando cadere una spallina o facendo un movimento che allarga la scollatura) un seno o parte di esso (areola o capezzolo o ambedue) acquista un potere seduttivo assolutamente non marginale.

Il biancore della Via Lattea, della luna e del cielo di stelle sembrano essere parte di una Notte di San Lorenzo superata nel turgido capezzolo dell’estate. Quando gli angeli avranno finito di lavare i vetri del paradiso forse potrò vedere meglio i tuoi occhi mentre ti bacio ancora.


Dalla rubrica «Marcello Balzani: tra Parola e Immagine»

C’è un numero che, più di altri, incarna l’idea di equilibrio e compiutezza: sei. È il primo numero perfetto, perché somma dei suoi divisori (1, 2, 3), ma è anche la metrica dell’esametro omerico, che ha guidato per secoli il racconto del viaggio, del mito, dell’umano.

A questo numero si ispira la struttura di “Perfetto Sei”, una rubrica che raccoglie i testi di Marcello Balzani come pensieri in cammino, intrecciati a immagini e citazioni che non illustrano, ma evocano, non spiegano, ma interrogano.
Il titolo è anche un gioco di specchi: si può leggere come “Sei perfetto”, allusione alla somiglianza divina dell’essere umano, fatto — secondo la tradizione — a immagine di Dio. Un invito, forse, a riscoprire nel frammento la traccia di un’armonia nascosta.

Ogni articolo della rubrica ospita progressivamente sei pensieri. Sei come unità compiuta, come sequenza che diventa ciclo. Quando l’articolo si completa, ne nasce uno nuovo. E ogni nuovo inizio si pone in cima alla serie, come il primo passo di un nuovo viaggio. L’intero progetto si dispiega così in una serie aperta di cerchi perfetti, ognuno con il proprio tema originario e la propria traiettoria di senso.

PERFETTO SEI

LINK alla PAGINA di PERFETTO 6

Filosofia e Sociologia

Filosofia e sociologia diventano chiavi fondamentali per progettare città e spazi costruiti nel mondo della complessità digitale, ambientale e sociale. Scopri la selezione INGENIO.

Scopri di più

Scrittura e conoscenza

Scrittura e conoscenza esplora come il sapere si costruisce e si trasmette attraverso linguaggio, formati e tecnologie. Dalle strutture editoriali ai sistemi digitali e all’IA, la forma diventa parte della comprensione. Una raccolta di riflessioni e strumenti per leggere, verificare e condividere meglio.

Scopri di più

Leggi anche