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Muffa e qualità dell'aria indoor dopo la sostituzione dei serramenti in un edificio esistente

La sostituzione dei serramenti negli edifici esistenti può alterare l’equilibrio termo-igrometrico interno, aumentando umidità e rischio muffa. In assenza di ventilazione e isolamento, ponti termici e superfici fredde favoriscono condensa e degrado. Un caso reale analizzato con termografia e simulazione FEM evidenzia criticità progettuali legate a comfort indoor, qualità dell’aria e corretta posa dell’intervento.

Negli interventi di riqualificazione degli edifici esistenti la sostituzione dei serramenti rappresenta una delle operazioni più frequenti, ma può alterare in modo significativo l'equilibrio termo-igrometrico degli ambienti interni. L'articolo presenta il caso reale di un'abitazione in cui la sostituzione degli infissi, nell'ambito di una ristrutturazione interna priva di interventi sull'involucro e senza sistemi di ventilazione, ha portato alla formazione di muffa e condensa superficiale. Attraverso indagini termografiche e simulazioni FEM viene analizzato il ruolo dei ponti termici e dell'umidità interna, evidenziando le implicazioni per la qualità dell'aria indoor e la salute degli occupanti.


Sostituzione dei serramenti negli edifici esistenti: quali rischi per umidità e muffa?

Negli interventi di riqualificazione degli edifici esistenti l'attenzione dei committenti si concentra spesso sul miglioramento estetico degli ambienti interni e sulla sostituzione dei serramenti, considerati tra gli elementi principali per aumentare il comfort abitativo e migliorare le prestazioni energetiche dell'edificio.

Tuttavia, quando tali interventi non vengono accompagnati da una valutazione complessiva del comportamento termo-igrometrico dell'involucro edilizio e delle condizioni di ventilazione, possono alterare significativamente l'equilibrio microclimatico interno e generare effetti inattesi.

La sostituzione di serramenti datati con nuovi infissi ad elevata tenuta all'aria riduce le infiltrazioni non controllate che caratterizzavano gli edifici costruiti prima delle moderne normative energetiche. Se da un lato questo comporta un miglioramento delle prestazioni energetiche, dall'altro determina una riduzione del ricambio d'aria naturale, con conseguente aumento dell'umidità relativa interna.

In presenza di murature prive di isolamento termico e di ponti termici costruttivi, tali condizioni favoriscono la formazione di condensa superficiale e la successiva proliferazione di muffe sulle superfici interne più fredde. Il presente articolo analizza un caso reale relativo a un appartamento nel comune di Mesola (FE), in cui questo scenario si è verificato nel primo inverno successivo alla ristrutturazione.

Caso reale: muffa dopo la sostituzione degli infissi senza interventi sull’involucro

Caratteristiche dell’edificio e delle murature esistenti

L'intervento riguarda un appartamento al piano terra di un edificio residenziale costruito prima del 1967, situato nel comune di Mesola (Ferrara). L'unità abitativa ha una superficie di circa 80 m² ed è occupata da tre persone, tra cui una bambina neonata.

L'edificio presenta murature perimetrali tradizionali in laterizio pieno con intonaco, con spessore complessivo di circa 33 cm, prive di qualsiasi isolamento termico.

L'intervento richiesto dal committente riguardava esclusivamente la ristrutturazione degli spazi interni e il miglioramento estetico degli ambienti, con sostituzione dei serramenti esistenti. Gli infissi originari in legno con vetro singolo sono stati sostituiti con serramenti in PVC a doppio vetro, con trasmittanza termica Uw ≈ 1,3 W/m²K.

Durante la fase progettuale era stato esplicitamente segnalato al committente come la sostituzione dei serramenti, aumentando la tenuta all'aria dell'involucro edilizio, avrebbe potuto modificare l'equilibrio termo-igrometrico degli ambienti interni. Nonostante tale avvertenza, l'intervento è stato limitato alla sola sostituzione degli infissi, senza prevedere interventi sull'involucro opaco né sistemi di ventilazione meccanica controllata.

cucina dopo ristrutturazione: nuovi serramenti in PVC con doppio vetro
Figura 1 – La cucina dopo la ristrutturazione: nuovi serramenti in PVC con doppio vetro (A. Gonella)

Condensa superficiale e muffa: dove si formano e perché

Nel primo periodo invernale successivo all'intervento si è manifestata la comparsa di condensa superficiale e muffa in alcune zone dell'abitazione.

Il primo fenomeno è stato osservato nella zona cucina, lungo la parete perimetrale esposta a sud, in corrispondenza dell'attacco a terra sotto lo zoccolo dei mobili. La scarsa distanza tra i mobili e la parete impediva un adeguato movimento dell'aria, favorendo il ristagno di umidità.

Condensa superficiale e sviluppo di muffa sotto i mobili della cucina, in corrispondenza dell'attacco parete-pavimento.
Figura 2 – Condensa superficiale e sviluppo di muffa sotto i mobili della cucina, in corrispondenza dell'attacco parete-pavimento. (A. Gonella)

Un secondo fenomeno è stato riscontrato nella camera da letto lungo la parete perimetrale esposta a nord, dietro l'armadio. L'arredo risultava distanziato dalla parete di circa 1 cm, distanza del tutto insufficiente a garantire un adeguato movimento dell'aria. La presenza di superfici fredde e la ridotta ventilazione nelle zone interessate hanno favorito la formazione di condensa superficiale e la successiva proliferazione di colonie fungine.

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Sviluppo di muffa sulla parete perimetrale dietro l'armadio della camera da letto.
Figura 3 – Sviluppo di muffa sulla parete perimetrale dietro l'armadio della camera da letto. (A. Gonella)

Qualità dell’aria indoor (IAQ): umidità interna e riduzione del ricambio d’aria

La formazione di muffe negli ambienti interni è strettamente legata alle condizioni di qualità dell'aria interna (Indoor Air Quality – IAQ) e al bilancio igrometrico degli ambienti abitativi.

In un'abitazione occupata da tre persone la produzione quotidiana di vapore acqueo può risultare significativa: si stima che ogni persona produca tra 40 e 60 g/h di vapore per sola respirazione, a cui si aggiungono le emissioni derivanti da cottura dei cibi (500–1500 g/pasto), docce (700–1000 g/doccia) e lavaggio degli indumenti.

Nel caso analizzato l'abitazione dispone di bagno finestrato, cappa aspirante in cucina e asciugatrice per la gestione del bucato. Tuttavia, la ventilazione degli ambienti avviene esclusivamente tramite apertura manuale delle finestre, pratica spesso limitata o assente nel periodo invernale.

La sostituzione dei serramenti ha determinato una riduzione significativa delle infiltrazioni d'aria non controllate che in precedenza contribuivano al ricambio naturale.

In tali condizioni l'umidità relativa interna ha raggiunto valori medi misurati con datalogger intorno al 70–75%, favorendo la condensazione sulle superfici più fredde dell'involucro edilizio.

Verifica del rischio muffa con simulazione FEM e UNI EN ISO 13788

Per comprendere le cause del fenomeno è stata condotta un'analisi termo-igrometrica mediante simulazione numerica agli elementi finiti (FEM) con verifica del rischio muffa secondo UNI EN ISO 13788.

Analisi dei ponti termici nel nodo parete-pavimento

La simulazione FEM ha consentito di ricostruire il campo termico nel nodo parete perimetrale – solaio a terra, evidenziando la presenza di un significativo ponte termico costruttivo all'attacco tra la muratura e il pavimento. I risultati della simulazione mostrano:

  • Temperatura superficiale minima accettabile (soglia muffa): 14,81 °C
  • Temperatura superficiale interna reale nel nodo critico: 13,01 °C
  • Fattore di temperatura fRsi minimo accettabile: 0,725
  • Fattore di temperatura fRsi reale: 0,630

Il valore reale di temperatura superficiale risulta inferiore alla soglia critica di 1,80 °C, confermando condizioni favorevoli alla formazione di muffa. La simulazione evidenzia inoltre una zona di potenziale sviluppo fungino estesa per oltre 1.059 mm lungo il nodo parete-pavimento.

immagine termografica del nodo parete-pavimento
Figura 4 – Termografia FLIR del nodo parete-pavimento: temperatura superficiale minima rilevata 8,2°C, condizione di elevato rischio condensa e muffa. (A. Gonella)

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FAQ TECNICHE + Sostituzione serramenti e muffa: rischi IAQ e ponti termici

Che cos’è il rischio muffa in edilizia e come si valuta?
È la probabilità che si sviluppino colonie fungine sulle superfici interne a causa di condizioni termo-igrometriche favorevoli. Si valuta tramite il fattore di temperatura superficiale fRsi e la verifica secondo UNI EN ISO 13788, confrontando temperatura reale e soglia critica.

Perché la sostituzione dei serramenti può causare muffa?
I nuovi infissi riducono le infiltrazioni d’aria non controllate, aumentando la tenuta all’aria. Senza ventilazione adeguata, cresce l’umidità interna, che condensa sulle superfici fredde, soprattutto in presenza di ponti termici e murature non isolate.

Quali sono i principali fattori che favoriscono la condensa superficiale?
Elevata umidità relativa interna (oltre 60–70%), superfici con bassa temperatura, ventilazione insufficiente e presenza di ponti termici. Anche la disposizione degli arredi incide, limitando la circolazione dell’aria nelle zone critiche.

Qual è il ruolo dei ponti termici nel fenomeno muffa?
I ponti termici generano abbassamenti localizzati della temperatura superficiale. Se inferiori alla soglia critica, si attiva la condensazione superficiale e quindi la proliferazione fungina, come evidenziato dalle simulazioni FEM nel nodo parete-pavimento.

Come integrare correttamente la sostituzione dei serramenti in progetto?
È necessario valutare l’intero sistema edificio: verifiche termo-igrometriche preventive, analisi dei ponti termici, controllo dell’umidità e progettazione della ventilazione (preferibilmente VMC), oltre alla corretta posa dei serramenti.

Quali soluzioni progettuali riducono il rischio muffa?
Installazione di VMC, riduzione dei ponti termici con isolamento mirato, mantenimento dell’umidità interna sotto il 60%, corretta gestione degli arredi e verifica preventiva delle condizioni di esercizio.

Quali errori devono evitare progettisti e DL?
Interventi parziali non coordinati (solo serramenti), assenza di verifica termo-igrometrica, sottovalutazione della ventilazione, mancata analisi dei nodi costruttivi e trascurare l’impatto dell’uso reale degli ambienti (occupazione, produzione di vapore).

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