Nuovo ponte ciclopedonale sul fiume Ete Vivo: un’infrastruttura in acciaio tra efficienza strutturale e qualità architettonica
Il ponte ciclopedonale sull’Ete Vivo è una struttura in acciaio a campata unica di 55 metri che completa la Ciclovia Adriatica tra Porto San Giorgio e Marina Palmense. L'opera ad archi inclinati elimina le pile in alveo, garantendo continuità del percorso, efficienza strutturale e ridotto impatto ambientale.
La mobilità sostenibile passa sempre più attraverso infrastrutture capaci di coniugare funzionalità, qualità architettonica e integrazione paesaggistica. È il caso del nuovo ponte ciclopedonale sull’Ete Vivo, opera strategica per il completamento della Ciclovia Adriatica nel tratto marchigiano tra Porto San Giorgio e Marina Palmense. Il progetto elimina una storica discontinuità del percorso nazionale, trasformando un ostacolo naturale in un elemento di connessione tra territori, servizi e attività turistiche. La struttura in acciaio, caratterizzata da un design ispirato alle ali di una farfalla, rappresenta un esempio di infrastruttura contemporanea capace di unire innovazione tecnica, accessibilità e sostenibilità ambientale.
Un’infrastruttura che ricuce il territorio
La Ciclovia Adriatica rappresenta uno dei più importanti assi della mobilità dolce italiana. Inserita nel Sistema Nazionale delle Ciclovie, si sviluppa per oltre 800 chilometri lungo la costa adriatica con l’obiettivo di collegare in modo continuo Lignano Sabbiadoro al promontorio del Gargano.
Tra le criticità storicamente presenti lungo il percorso figurava il tratto marchigiano compreso tra Porto San Giorgio e Pedaso, dove la presenza di ostacoli naturali e la mancanza di collegamenti infrastrutturali interrompevano la continuità dell’itinerario. In questo contesto si inserisce il progetto di completamento della ciclovia tra i comuni di Fermo e Porto San Giorgio, che trasforma il fiume Ete Vivo da elemento di separazione a occasione di connessione territoriale.
L’intervento, lungo complessivamente circa 1,5 chilometri, comprende la realizzazione di nuovi tratti ciclopedonali sul lungomare di Porto San Giorgio e di Marina Palmense, oltre a un nuovo ponte ciclopedonale sulla foce del fiume. Il risultato è un sistema infrastrutturale capace di mettere in relazione aree urbane, attività turistiche e servizi, incentivando forme di mobilità alternative all’automobile e migliorando l’accessibilità della costa.

Il ponte come simbolo architettonico e nodo della rete ciclabile
Elemento centrale dell’intervento è il nuovo ponte ciclopedonale in acciaio, concepito non soltanto come opera funzionale ma anche come segno riconoscibile nel paesaggio costiero.
Il progetto sviluppato da Arkteam Architetti insieme all’ingegnere strutturale Federico Palestini prende ispirazione dalla natura. La composizione degli archi richiama infatti l’immagine delle ali di una farfalla che si aprono verso l’esterno, creando una struttura leggera e dinamica che dialoga con il contesto ambientale.
Dal punto di vista dimensionale, il ponte presenta una campata unica di circa 55 metri, soluzione che ha consentito di eliminare qualsiasi appoggio all’interno dell’alveo del fiume. Questa scelta progettuale garantisce la piena funzionalità idraulica del corso d’acqua, riduce l’impatto sull’ecosistema fluviale e preserva la naturalità della foce.
L’impalcato, largo 6 metri, ospita una pista ciclabile bidirezionale da 3,5 metri e un percorso pedonale da 2 metri, mantenendo inoltre la possibilità di transito per mezzi di emergenza e manutenzione. Sul lato di Porto San Giorgio, un grande anello di ingresso accoglie gli utenti e sottolinea il carattere iconico dell’opera.

Le soluzioni strutturali: efficienza, leggerezza e prefabbricazione
Dal punto di vista ingegneristico, il ponte adotta uno schema strutturale ad arco con sezione triangolare variabile. Gli archi, inclinati di circa 60 gradi e alti fino a 8,5 metri, sono collegati all’impalcato mediante pendini metallici disposti a interasse regolare.
L’impalcato è costituito da una trave perimetrale che svolge la funzione di catena strutturale, sulla quale si innestano le travi principali. La collaborazione tra struttura metallica e solaio ha consentito di limitare la controventatura orizzontale alle sole zone terminali, ottimizzando il comportamento aeroelastico e riducendo il peso complessivo dell’opera.
La scelta di una rastremazione progressiva degli archi risponde alla volontà di massimizzare il rapporto tra efficienza strutturale e quantità di materiale impiegato. Complessivamente il ponte utilizza circa 150 tonnellate di acciaio, integrando in un unico sistema struttura portante, parapetti e dispositivi di illuminazione.
Anche il processo costruttivo è stato orientato all’efficienza: arco e catena sono stati prefabbricati in officina e assemblati in opera mediante giunzioni bullonate ad alta resistenza, mentre l’ancoraggio alle fondazioni è stato realizzato attraverso tirafondi inglobati nei getti di calcestruzzo armato.

Accessibilità e sostenibilità al centro del progetto
Uno degli aspetti qualificanti dell’intervento riguarda l’attenzione all’accessibilità universale. Le nuove piste ciclabili presentano pendenze pressoché nulle, mentre le rampe di accesso al ponte mantengono inclinazioni contenute, rispettivamente pari a circa il 4,9% sul lato nord e al 3,6% sul lato sud. La campata centrale rimane completamente in piano e la pendenza media dell’intero percorso si attesta intorno allo 0,5%, garantendo la piena fruibilità anche da parte di persone con mobilità ridotta.
L’opera si inserisce inoltre in una più ampia strategia di sostenibilità ambientale. Favorendo gli spostamenti a piedi e in bicicletta, il nuovo collegamento contribuisce alla riduzione del traffico veicolare e delle emissioni climalteranti. Le stime di progetto indicano una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica pari a circa 230 tonnellate all’anno, confermando il ruolo delle infrastrutture ciclabili come strumenti concreti per la transizione ecologica delle città.
La luce come elemento progettuale
L’identità del ponte si manifesta pienamente nelle ore serali grazie a un articolato progetto illuminotecnico sviluppato sin dalle prime fasi di progettazione.
Il sistema prevede due differenti livelli di illuminazione. Il primo, dedicato al percorso ciclopedonale, utilizza apparecchi LED con ottica ellittica orientati verso il basso e posizionati lungo i cordoli laterali. Questa soluzione assicura comfort visivo, sicurezza e contenimento dell’abbagliamento.
Il secondo livello è invece pensato per valorizzare la componente architettonica della struttura. Proiettori installati sui pendini generano una sequenza di fasci luminosi che seguono il disegno degli stralli e delle arcate, creando l’impressione di una struttura sospesa nel vuoto. Sul ponte principale sono stati adottati apparecchi RGBW che consentono variazioni cromatiche in occasione di eventi e ricorrenze, trasformando l’infrastruttura in un vero e proprio landmark urbano.
Tutti i corpi illuminanti operano con temperatura di colore pari a 4.000 Kelvin e rispettano le normative in materia di illuminazione stradale e contenimento dell’inquinamento luminoso, dimostrando come qualità estetica e sostenibilità possano convivere in un unico progetto.
Un modello per le infrastrutture della mobilità dolce
Il nuovo ponte ciclopedonale sull’Ete Vivo rappresenta molto più di un semplice attraversamento. È un’infrastruttura capace di coniugare ingegneria, architettura, sostenibilità ambientale e valorizzazione paesaggistica, completando un tratto strategico della Ciclovia Adriatica e contribuendo alla costruzione di una rete di mobilità lenta sempre più continua ed efficiente.
In un contesto in cui le città e i territori sono chiamati a ripensare i propri modelli di spostamento, l’intervento marchigiano dimostra come anche opere di scala contenuta possano generare effetti significativi sulla qualità dello spazio pubblico, sull’attrattività turistica e sulla riduzione dell’impatto ambientale.
FAQ
Qual è il ruolo del nuovo ponte ciclopedonale sull’Ete Vivo?
Il ponte rappresenta l’elemento chiave per completare la continuità della Ciclovia Adriatica nel tratto tra Porto San Giorgio e Marina Palmense, eliminando una storica interruzione del percorso e favorendo la mobilità sostenibile lungo la costa marchigiana.
Quali sono le principali caratteristiche strutturali del ponte?
L’opera è realizzata in acciaio e presenta una campata unica di circa 55 metri, soluzione che evita la presenza di pile all’interno dell’alveo del fiume. La struttura è costituita da archi inclinati collegati all’impalcato tramite pendini metallici, garantendo efficienza strutturale e ridotto impatto ambientale.
Perché il design del ponte richiama una farfalla?
Il concept architettonico si ispira alle forme della natura: i due archi laterali, specchiati tra loro, evocano le ali di una farfalla in apertura. Questa scelta conferisce all’infrastruttura una forte identità visiva e una migliore integrazione nel paesaggio costiero.
In che modo il ponte garantisce accessibilità e inclusione?
L’intero percorso è stato progettato per essere fruibile da tutti gli utenti, comprese le persone con mobilità ridotta. Le pendenze delle rampe di accesso sono contenute e conformi alle normative vigenti, mentre la campata centrale è completamente pianeggiante.
Quali soluzioni illuminotecniche valorizzano l’infrastruttura?
Il progetto prevede un doppio sistema di illuminazione: uno funzionale per il percorso ciclopedonale e uno scenografico per gli archi e i pendini. I proiettori RGBW installati sulla struttura consentono inoltre di personalizzare i colori del ponte in occasione di eventi e ricorrenze, trasformandolo in un nuovo landmark urbano.
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