Open Data e rischio del costruito: verso un approccio integrato e multiscala
L’articolo analizza le criticità dei database open data per il rischio del costruito e propone un approccio GIS per migliorarne l’interoperabilità.
La crescente disponibilità di open data rappresenta una risorsa strategica per l’analisi del rischio del costruito, ma pone importanti sfide legate alla loro integrazione e utilizzo. Il contributo presentato da Antonio Sandoli ad ANIDIS 2025 affronta il tema dell’interoperabilità tra database eterogenei, evidenziando criticità e potenzialità. Attraverso un approccio basato su GIS, viene proposto un workflow per armonizzare dati provenienti da fonti diverse. L’obiettivo è rendere tali informazioni utilizzabili per analisi probabilistiche multiscala del rischio. Il lavoro si configura come un proof of concept applicato a un caso studio reale. I risultati aprono la strada a nuove applicazioni nel campo della valutazione e gestione del rischio territoriale.
Nel contesto attuale della gestione del rischio nel costruito, la disponibilità di grandi quantità di dati rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una sfida. Il contributo presentato da Antonio Sandoli in occasione di ANIDIS 2025 affronta in modo critico proprio questo nodo: come rendere realmente utilizzabili le numerose risorse di open data disponibili per analisi probabilistiche multi-rischio e multiscala del patrimonio edilizio esistente. L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di valutare omogeneità, interoperabilità e consistenza dei dati, evidenziando le criticità e proponendo un primo approccio operativo per la loro integrazione.
Il problema dell’interoperabilità nei database esistenti
Negli ultimi anni si è assistito a una proliferazione di banche dati dedicate al costruito, contenenti informazioni su epoca di costruzione, caratteristiche tipologiche degli edifici, condizioni geologiche, scenari di pericolosità e dati di danno. Queste risorse costituiscono la base per lo sviluppo di analisi di rischio su larga scala, che si fondano sui tre pilastri fondamentali: vulnerabilità, hazard ed esposizione.
Tuttavia, il vero limite emerge nel momento in cui si tenta di integrare tali dati. I formati risultano estremamente eterogenei: si passa da shapefile e raster in formato TIFF a database CSV, documenti PDF o file CAD. Questa varietà rende complessa qualsiasi operazione di fusione e utilizzo congiunto, ostacolando di fatto la costruzione di modelli affidabili e coerenti. La mancanza di interoperabilità tra le diverse fonti rappresenta quindi un collo di bottiglia per l’analisi del rischio su scala territoriale.
La ricerca si inserisce nel quadro delle attività della Fondazione RETURN, all’interno del progetto ATTENTIONS, che mira proprio a sviluppare strategie per la fusione di dati strutturali, geotecnici ed espositivi. In questo contesto, il lavoro presentato costituisce un proof of concept, ovvero una dimostrazione preliminare di fattibilità, più che una metodologia consolidata.
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Un workflow GIS per l’armonizzazione dei dati
Per superare le criticità legate alla disomogeneità dei dati, è stato sviluppato un workflow basato su sistemi GIS (Geographic Information System), finalizzato alla fusione e armonizzazione delle informazioni provenienti da fonti diverse. Il processo prevede una prima fase di raccolta e classificazione dei database disponibili, con particolare attenzione alla tipologia di formato e alla possibilità di accesso ai dati.
Successivamente, le informazioni vengono georeferenziate e integrate in un unico ambiente digitale. Un passaggio chiave riguarda la trasformazione delle geometrie: ad esempio, gli aggregati edilizi, inizialmente rappresentati come aree, vengono convertiti in punti, così da poter associare a ciascun elemento un insieme strutturato di attributi. Questo consente di costruire un “contenitore” informativo unificato, all’interno del quale confluiscono dati provenienti da fonti eterogenee.
L’applicazione sperimentale è stata condotta sul comune di Termoli, utilizzando dataset nazionali sugli aggregati edilizi e integrandoli con ulteriori informazioni derivanti da piattaforme istituzionali. Tra queste figurano dati demografici e territoriali, informazioni sulla vulnerabilità del costruito, nonché database specifici relativi a scuole, ospedali, ponti e altri edifici strategici. Questo approccio consente non solo di ampliare il perimetro dell’analisi, ma anche di costruire una base informativa coerente per valutazioni multi-rischio.
Dalle basi dati alle applicazioni per l’analisi del rischio
Una volta armonizzati, i dati possono essere utilizzati per diverse finalità nell’ambito dell’ingegneria del rischio. In primo luogo, essi permettono di supportare la derivazione o l’applicazione di curve di fragilità, fondamentali per la stima delle probabilità di danno in funzione dell’intensità degli eventi. Nonostante l’ampia disponibilità di tali curve in letteratura, spesso esse risultano sottoutilizzate proprio a causa della difficoltà nel caratterizzare adeguatamente il territorio.
Il framework proposto consente invece di valorizzare queste risorse, rendendo possibile un loro impiego sistematico in analisi su larga scala. Inoltre, l’integrazione dei dati apre la strada a sviluppi più avanzati, come la calibrazione di modelli numerici basati su dati sintetici. Sebbene tali modelli non possano raggiungere la precisione delle analisi di dettaglio, essi rappresentano uno strumento efficace per studi territoriali, soprattutto se supportati da tecniche di calcolo avanzato come l’High Performance Computing.
Un ulteriore sviluppo prospettato riguarda la definizione di layout per il monitoraggio strutturale, basati su dati integrati e su modelli che tengano conto anche dell’interazione suolo-struttura. In questa prospettiva, il lavoro non si limita a evidenziare le criticità esistenti, ma propone una visione operativa per sfruttare al meglio il patrimonio informativo disponibile.
In conclusione, il contributo presentato ad ANIDIS 2025 evidenzia come il futuro delle analisi di rischio del costruito passi inevitabilmente attraverso la capacità di integrare e armonizzare i dati. Non si tratta solo di raccogliere informazioni, ma di renderle interoperabili, accessibili e realmente utilizzabili per supportare decisioni consapevoli e strategie efficaci di mitigazione del rischio.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI ANTONIO SANDOLI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'evento, con l'aiuto dell'IA.
IN SINTESI
-La ricerca analizza criticamente i principali database open data disponibili per la valutazione del rischio del costruito, evidenziando problemi di eterogeneità e scarsa interoperabilità.
-Viene proposto un approccio basato su sistemi GIS per armonizzare e integrare dati provenienti da fonti diverse in un unico ambiente coerente.
-Il workflow sviluppato consente di trasformare e georeferenziare i dati, rendendoli utilizzabili per analisi multiscala di vulnerabilità, hazard ed esposizione.
-Il metodo è stato testato su un caso studio reale nel comune di Termoli, integrando dataset su edifici, infrastrutture ed elementi strategici.
-I risultati mostrano il potenziale dell’approccio per supportare curve di fragilità, modelli numerici e strategie avanzate di monitoraggio e gestione del rischio.
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