Padiglione Messico alla Biennale 2025: una chinampa nella laguna veneziana per un nuovo paradigma architettonico
Chinampa Veneta al Padiglione Messico della Biennale Architettura 2025 reinterpreta l’antico sistema agricolo galleggiante di Xochimilco come ecosistema simbiotico e rigenerativo, integrando natura, architettura e design sostenibile. Un paesaggio vivente e in evoluzione che coniuga sapere tradizionale e sperimentazione contemporanea, creando un ponte tra ecologia, memoria e futuro urbano.
"Chinampa Veneta": il Padiglione del Messico alla Biennale 2025 tra ecologia e architettura rigenerativa
Tra le partecipazioni nazionali alla Biennale di Architettura 2025 spicca anche il Padiglione del Messico, ospitato negli spazi dell’Arsenale. >>> GUARDA GLI ALTRI PADIGLIONI
Chinampa Veneta consiste in un gruppo di chinampa all’Arsenale e una galleggiante nella laguna. Con oltre 4000 anni di storia nella Valle del Messico, la chinampa è composta da blocchi rettangolari di materia organica posizionati in laghi poco profondi. La loro splendida disposizione geometrica crea e moltiplica le rive del lago. Le diverse dimensioni dei canali offrono nicchie ecologiche che ospitano un’esplosione di vita.
Ogni elemento del sistema è ugualmente importante e interdipendente: una relazione simbiotica che cattura il carbonio, pulisce l’acqua e produce nutrimento e ossigeno. Il sistema chinampa ci mostra una via da seguire in un mondo sull’orlo del collasso.
Come collettivo di designer, architetti, paesaggisti e coltivatori attivi a Città del Messico, riconosciamo nel sistema delle chinampas di Xochimilco un modello progettuale profondamente rigenerativo. Questo sistema ancestrale integra in modo armonico acqua, suolo, sole e biodiversità, trattando ciascun elemento non come semplice risorsa, ma come attore vivente dotato di agenzia e in grado di generare relazioni simbiotiche.
PADIGLIONE MESSICO- CHINAMPA VENETA
Commissario: José María Bilbao Rodríguez;
Curatori ed espositori: Ignacio Urquiza Seoane, Ana Paula de Alba, Michela Lostia di Santa Sofia, Andrea Mejía, Paulina García Ortíz, Lucero Chaires, Federico de Antuñano e Emilio M. Frausto Estudio IUAPdA. Ana Paula Ruiz Galindo, Mecky Reuss e Diego Manzano Pedro&Juana. Sana Frini, Jachen Schleich, Santiago Sitten, Javiera Elicer, Rodrigo Huesca e Aldo Urban Locus. María Marín de Buen, Yavanna Latapí e Isabel Brocado Estudio María Marín de Buen. Lucio Usobiaga Hegewisch e Nathalia Muguet. Miguel Ángel Vega Ruiz, Xavier Delgado González e Shantal Gabriela Haddad Gómez ILWT.
La resilienza della chinampa ci ispira a immaginare scenari futuri in cui i cicli vitali della natura non solo coesistono con l’ambiente costruito, ma ne diventano parte integrante e co-evolutiva, suggerendo un nuovo paradigma ecologico per il progetto.

"Chinampa Veneta": un ecosistema vivo tra Xochimilco e Venezia
Antichissimo e straordinariamente attuale, il sistema delle chinampas – nato oltre quattromila anni fa nella Mesoamerica precolombiana – prende oggi nuova vita nel cuore della laguna veneziana.

Questi orti galleggianti, costruiti su laghi poco profondi con strati di sedimenti, fango e vegetazione, hanno dato vita a una delle forme più sofisticate di agricoltura simbiotica, capace di purificare l’acqua, trattenere carbonio, generare ossigeno e cibo, e creare habitat ecologici che favoriscono una biodiversità esplosiva.

Chinampa Veneta, il progetto del Padiglione Messicano, parte proprio da questa eredità millenaria per immaginare scenari futuri. Si presenta come un organismo vivente in continua trasformazione: un paesaggio in movimento composto da produzioni dal vivo che evolveranno per tutta la durata della Biennale.
All’interno del Padiglione, il pubblico viene guidato attraverso un sistema di chinampas che rappresentano le diverse fasi del loro ciclo vitale. Il percorso ha inizio con la rigenerazione di una chinampa a partire dal chapín, un piccolo cubo di fango fertile che racchiude un seme: simbolo di rinascita e potenziale.

Le altre chinampas, disposte parallelamente come a Xochimilco, evocano le rive dei canali e invitano il visitatore a fluire come l’acqua.

Al centro dello spazio si trova la chinampa vivente, cuore pulsante dell’installazione, dove due sistemi agricoli tradizionali si incontrano: la milpa messicana, forma di policoltura ancestrale, e la vite maritata, antica pratica veneta in cui la vite cresce abbracciata agli alberi. Questa alleanza tra saperi agricoli di due mondi crea un nuovo paesaggio simbolico e produttivo.
Un'altra chinampa galleggia nella laguna veneziana, in dialogo poetico con il Teatro del Mondo di Aldo Rossi, reinterpretato qui come Chinampa del Mondo: un dispositivo narrativo che intreccia natura, memoria e immaginario, e costruisce ponti tra passato e futuro, tra acqua e architettura, tra radici e possibilità.
Aldo Rossi e il Teatro del Mondo
Aldo Rossi (1931–1997) è stato uno dei più influenti architetti e teorici italiani del Novecento. Primo italiano a vincere il prestigioso Pritzker Prize (1990), ha sviluppato una visione dell’architettura fortemente legata alla memoria collettiva, alla forma urbana e al concetto di luogo. Tra le sue opere più celebri figurano il Teatro del Mondo a Venezia, la Scuola di Fagnano Olona e il Cimitero di San Cataldo a Modena. La sua scrittura, in particolare il saggio L’architettura della città (1966), ha avuto un impatto fondamentale sulla cultura architettonica internazionale. Rossi ha elaborato un linguaggio essenziale e simbolico, spesso ispirato alla geometria pura e alla città storica. È considerato un maestro del razionalismo poetico, capace di coniugare rigore compositivo e sensibilità emotiva.
Aldo Rossi concepì il Teatro del Mondo nel 1979 come un’architettura effimera e simbolica, capace di galleggiare tra le acque della laguna veneziana e la dimensione immaginaria della città. Realizzato in occasione della Biennale di Venezia del 1980, il teatro — una struttura in legno e acciaio — fu pensato come un ponte tra realtà e rappresentazione, tra memoria storica e sperimentazione architettonica. Per Rossi, rappresentava l’essenza stessa dell’architettura: un dispositivo culturale che attraversa il tempo, il luogo e l’identità collettiva, sospeso tra la città e il mare, tra funzione e poesia.

Questo progetto è il frutto del lavoro collettivo di architetti, designer, paesaggisti, agricoltori, registi, animatori, studiosi e artigiani. Un coro di voci che, da Xochimilco a Venezia, ha condiviso saperi e visioni, immaginando insieme un futuro dove architettura e ecologia possano crescere in simbiosi.

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