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Gender gap nelle professioni tecniche: il Rapporto CNAPPC sulla condizione delle architette

Il Rapporto CNAPPC sulla condizione femminile nell’architettura italiana (2025) analizza dati su accesso alla professione, redditi, occupazione e discriminazioni di genere. L’indagine evidenzia un aumento delle architette iscritte agli Ordini, ma conferma la persistenza di un significativo gender gap nei redditi e nelle opportunità professionali. L’indagine è stata realizzata da Format Research su un campione di 2.832 iscritti e integrata con fonti ISTAT, MUR, Almalaurea e Inarcassa.

Il Rapporto 2025 del Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) analizza la condizione femminile nella professione, esaminando accesso al lavoro, occupazione e redditi. Nonostante la crescita delle architette iscritte agli Ordini e una presenza ormai maggioritaria nei corsi universitari di architettura, persistono divari significativi nelle opportunità professionali e nelle retribuzioni. L’indagine, commissionata a Format Research e condotta su un campione di 2.832 iscritti, integra dati provenienti da ISTAT, MUR, Almalaurea e Inarcassa, offrendo un quadro aggiornato del gender gap nella professione e uno strumento utile per orientare politiche ordinistiche e analisi sul mercato del lavoro tecnico.


 

L'indagine nazionale sulla condizione femminile nell’architettura

Nel 2025 il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha promosso una ricerca dedicata al tema delle pari opportunità nella professione. L’indagine "La condizione femminile nell’architettura italiana" è stata realizzata dall’istituto Format Research sulla base di un questionario inviato a tutti gli Ordini territoriali.

L’obiettivo è stato quello di analizzare la condizione delle donne architetto in Italia all’interno di una professione che conta complessivamente 154.117 iscritti all’Albo Unico, di cui 70.473 donne (45,7%) e 83.644 uomini (54,3%).

Professioniste e professionisti nel settore architettura iscritti al CNAPPC. Elaborazione su dati CNAPPC 2025. (© CNAPPC)

 

Più architette professioniste: crescita lenta ma costante
Nel 2025 le architette iscritte al Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) rappresentano il 45,7% del totale degli iscritti.
Il dato conferma un trend di crescita graduale negli ultimi anni:
 - Architette iscritte al CNAPPC nel 2024: 45,3%
 - Architette iscritte al CNAPPC nel 2023: 45,1%
Se si osserva un arco temporale più ampio, emerge però un rallentamento del ritmo di crescita.
Tra il 2010 e il 2020
il numero di architette iscritte all’Albo è aumentato del +13,9%, mentre nel periodo 2020-2024 l’incremento complessivo si è fermato ad appena +1,2%.
Fonte: CNAPPC

 

Il campione rappresentativo dell'indagine

La rilevazione 2025 del CNAPPC sulla condizione femminile nella professione è stata effettuata su un campione rappresentativo di 2.832 professionisti, distribuiti per area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) e per fasce d’età comprese tra i 18 e oltre 71 anni.

I dati raccolti sono stati inoltre incrociati con quelli provenienti da ISTAT, Ministero dell’Università e della Ricerca, Almalaurea e Inarcassa.

   

Più donne nei corsi di architettura, ma meno opportunità nel lavoro

Secondo il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), le donne rappresentano oggi il 53,9% dei nuovi iscritti ai corsi di laurea in Architettura, contro il 46,1% degli uomini.

Suddivisione percentuale degli immatricolati per sesso. Classi di laurea relative all’architettura, alla pianificazione, all’architettura del paesaggio e alla conservazione (valori %). Elaborazione su dati MUR 2024 (ultimi dati disponibili). (© CNAPPC)

 

Suddivisione percentuale degli immatricolati per tipologia di laurea e sesso (valori %). Elaborazione su dati MUR 2024 (ultimi dati disponibili). (© CNAPPC)

 

Performance accademiche: donne vs uomini

Anche sul piano delle performance accademiche le studentesse registrano risultati mediamente migliori:

  • età alla laurea più bassa (26,1 anni contro 26,8);
  • maggiore percentuale di laureate in corso (39,9% contro 36,8%);
  • frequenza alle lezioni più elevata;
  • voti medi e voti di laurea più alti;
  • maggiore partecipazione a esperienze di studio internazionali.
Performance universitarie dei laureati per sesso. Classi di laurea relative all’architettura. Elaborazione su dati Almalaurea 2024 (ultimi dati disponibili) (© CNAPPC)

 

Occupazione e redditi: il gender gap persiste

Nonostante i risultati accademici migliori, il tasso di occupazione a un anno dalla laurea resta più basso per le donne.

Il divario è di oltre tre punti percentuali: 64,5% per le laureate contro 67,9% per i laureati.

Retribuzione media netta mensile per genere dei laureati nelle classi di laurea relative all’architettura ad 1, 3 e 5 anni dalla laurea (valori in euro). Elaborazione su dati Almalaurea 2024 (ultimi dati disponibili). (© CNAPPC)

La disparità si riflette anche nei redditi professionali. Secondo i dati Inarcassa, una professionista architetto guadagna mediamente 24.421 euro annui, circa il 26% in meno rispetto ai colleghi uomini.

Anche dal punto di vista territoriale emergono differenze significative:

  • Nord Italia: redditi medi vicini ai 40.000 euro
  • Sud Italia: circa 25.079 euro
  • Isole: circa 26.736 euro

In tutte le macroaree del Paese le donne registrano redditi inferiori rispetto agli uomini. Nel Sud Italia, ad esempio, un architetto uomo dichiara mediamente 29.375 euro, mentre una collega con la stessa qualifica professionale 17.606 euro.

 

Redditi più bassi per le architette: il divario economico

Uno dei risultati più evidenti dell’indagine riguarda il divario retributivo tra uomini e donne.

Nel lavoro dipendente e in quello autonomo le architette risultano significativamente meno presenti nelle fasce di reddito più alte. Tra coloro che dichiarano redditi superiori ai 60.000 euro, le donne rappresentano appena il 2,4%, mentre tra gli uomini la percentuale supera il 6%.

Il divario diventa ancora più marcato nel lavoro autonomo: raggiunge la fascia di reddito più elevata quasi il 20% degli uomini contro solo il 7,6% delle donne. Anche nelle fasce di reddito più basse le professioniste risultano più penalizzate: il 18,2% delle architette autonome intervistate dichiara redditi minimi, contro il 14,9% degli uomini.

 

Discriminazioni diffuse nel lavoro dipendente e autonomo

Il rapporto evidenzia inoltre una percezione diffusa di discriminazione di genere nella professione.

Nel lavoro dipendente, il 68,4% delle donne dichiara di aver subito discriminazioni, a fronte del 37,1% degli uomini.

Nel lavoro autonomo il divario diventa ancora più netto: il 78% delle donne afferma di aver subito discriminazioni, contro il 28% degli uomini.

Tra le forme più frequenti di discriminazione nel lavoro dipendente emerge la retribuzione inferiore rispetto ai colleghi, indicata dal 46,8% delle intervistate nel lavoro dipendente. Si segnalano inoltre:

  • mansioni non coerenti con qualifica e inquadramento contrattuale;
  • disparità di trattamento professionale;
  • episodi di mobbing;
  • difficoltà nell’accesso a congedi e permessi previsti dalla normativa.

Nel lavoro autonomo, invece, la principale discriminazione percepita riguarda il mancato riconoscimento professionale e la disparità di trattamento rispetto ai colleghi, segnalata nel 41,26% dei casi.

Motivi della discriminazione in ambito lavorativo. Lavoratori dipendenti iscritti CNAPPC. Dati per sesso (valori %). Nota: La somma dei valori è maggiore di 100 perché sono previste risposte multiple. (© Dati CNAPPC 2025)

 

Motivi della discriminazione in ambito lavorativo. Lavoratori autonomi iscritti CNAPPC. Dati per sesso (valori %). Nota: La somma dei valori è maggiore di 100 perché sono previste risposte multiple. (© Dati CNAPPC 2025)

 

La discriminazione percepita come fenomeno strutturale

Secondo i dati della ricerca, la maggioranza delle professioniste ritiene che le discriminazioni subite siano direttamente legate al genere.

Questa percezione riguarda l’85% delle architette che lavorano come libere professioniste e il 78,9% delle professioniste dipendenti, segnalando un fenomeno strutturale che attraversa diverse modalità di esercizio della professione.

 

Parità di genere: un tema culturale oltre che professionale

Secondo il presidente del CNAPPC, Massimo Crusi, il tema della parità di genere deve essere affrontato prima di tutto sul piano culturale.

La questione di genere è innanzitutto un tema culturale che, al di là dei passi avanti raggiunti in ambito istituzionale e politico, richiede uno sforzo collettivo e capillare che passa attraverso educazione e prevenzione”, ha dichiarato.

Negli ultimi anni il CNAPPC ha avviato diverse azioni per monitorare e ridurre le disuguaglianze. Un passo importante è stato l’introduzione nel preambolo del  nuovo Codice deontologico degli Architetti PPC , in vigore dal 2024, un richiamo esplicito all’importanza della parità di genere e nel promuove ambienti di lavoro inclusivi.

Il codice invita infatti i professionisti a contrastare ogni forma di discriminazione e a valorizzare la diversità come risorsa per la professione.

 

Parità di genere nel Codice deontologico degli Architetti (2024)

Il nuovo Codice deontologico degli Architetti PPC introduce nel preambolo il principio di parità di genere, invitando i professionisti a:
👩‍💼👨‍💼 promuovere ambienti di lavoro inclusivi;
👩‍💼👨‍💼 contrastare ogni forma di discriminazione;
👩‍💼👨‍💼 valorizzare la diversità come risorsa professionale.

 

Pari opportunità: riequilibrio dei carichi familiari e rappresentanza istituzionale

Per Alessandra Ferrari, vicepresidente del CNAPPC e responsabile del Dipartimento Cultura, il superamento del gender gap richiede interventi su più livelli.

Secondo Ferrari è necessario superare i pregiudizi che ostacolano il riconoscimento del merito e affrontare il tema del riequilibrio dei carichi familiari, sia dal punto di vista culturale sia normativo.

Un ulteriore passo riguarda la rappresentanza istituzionale. La modifica del regolamento elettorale degli Ordini territoriali degli Architetti PPC ha introdotto nuove regole che aumentano il numero dei consiglieri in relazione alla presenza femminile tra gli iscritti.

La ricerca – sottolinea Ferrari – vuole offrire uno strumento concreto per affrontare il tema delle pari opportunità in una professione caratterizzata da una presenza femminile sempre più significativa”.

📥 SCARICA IL RAPPORTO DEL CNAPPC NELLA SEZIONE ALLEGATI

Fonte:  CNAPPC


Quante sono le donne architetto in Italia?
Secondo i dati CNAPPC 2025, le architette rappresentano il 45,7% degli iscritti all’Albo.

Esiste un gender gap nei redditi degli architetti?

Sì. I dati Inarcassa indicano che le architette guadagnano mediamente circa il 26% in meno rispetto ai colleghi uomini.

Qual è la presenza femminile nei corsi di laurea in architettura?

Secondo i dati MUR (2024) le donne rappresentano oltre il 53% degli immatricolati nei corsi di laurea in architettura.
 
Le architette subiscono discriminazioni professionali?

Il Rapporto CNAPPC evidenzia che oltre il 70% delle professioniste dichiara di aver sperimentato forme di discriminazione.

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