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Partenariato Speciale Pubblico Privato: le nuove linee guida per istituti e luoghi della cultura

Pubblicate le linee guida sul Partenariato Speciale Pubblico Privato per istituti e luoghi della cultura. Obiettivo: favorire il recupero, la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale.

Il Ministero della Cultura, attraverso il Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale (DiVA), ha emanato le Linee guida in materia di Partenariato Speciale Pubblico Privato (PSPP) per gli istituti e i luoghi della cultura. 

Il documento fornisce un quadro normativo aggiornato e indicazioni operative puntuali per favorire l’attivazione di collaborazioni tra pubblico e privato nella gestione, tutela e valorizzazione dei beni culturali.

L’obiettivo è promuovere modelli di governance innovativi e condivisi, che vedano amministrazioni pubbliche e soggetti privati – imprese, fondazioni, enti del Terzo Settore – operare insieme attraverso procedure semplificate, come previsto dall’art. 134, comma 2 del D.Lgs. 36/2023 (nuovo Codice dei contratti pubblici) e dall’art. 89, comma 17, del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore).

Si tratta di uno strumento pensato per superare i limiti delle concessioni tradizionali e dei soli servizi aggiuntivi, favorendo co-progettazione e sussidiarietà orizzontale, in coerenza con la Convenzione di Faro e con il Codice dei beni culturali.

 

Inquadramento giuridico del Partenariato Speciale Pubblico Privato

Il partenariato speciale pubblico-privato, disciplinato dall’articolo 134 del D.Lgs. 36/2023, è collocato nel Titolo III del Codice, dedicato ai contratti nel settore dei beni culturali. Si tratta di un istituto distinto dal partenariato pubblico-privato ordinario e inquadrato tra i contratti a titolo gratuito. L’amministrazione può stipulare tali contratti per attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali, mantenendo comunque la competenza sulle prescrizioni in materia di tutela, progettazione, esecuzione e collaudo. Il partner privato viene individuato attraverso procedure semplificate, anche diverse da quelle ordinarie, ai sensi dell’articolo 8.

La gratuità del contratto comporta l’assenza di corrispettivo finanziario dalla pubblica amministrazione al soggetto privato, pur potendo quest’ultimo ottenere utilità economiche indirette. Essa implica anche l’assenza di sinallagmaticità: le risorse pubbliche eventualmente impiegate – ad esempio per restauri o manutenzioni – non costituiscono corrispettivo per il privato. Non sono ammessi trasferimenti finanziari che snaturerebbero il carattere gratuito. I contratti gratuiti economicamente interessati devono comunque rispettare i principi generali del Codice, in particolare quelli di risultato, fiducia e accesso al mercato, ma non sono soggetti all’intera disciplina sugli appalti.

L’articolo 8 riconosce alla pubblica amministrazione una generale autonomia contrattuale, che consente di adottare schemi negoziali atipici purché conformi all’interesse pubblico, e di ricevere beni e prestazioni a titolo di donazione senza obbligo di gara. Questo consente di configurare il paternariato speciale come uno strumento aperto e flessibile, idoneo a valorizzare anche beni non fruiti o in disuso, mobilitando risorse e competenze private.

La struttura del partenariato speciale permette di adattare i modelli gestionali alle specificità dei beni e delle istituzioni culturali, mantenendo in capo alla pubblica amministrazione poteri di vigilanza e indirizzo, e attribuendo al privato un ruolo attivo nella gestione e valorizzazione, con l’obiettivo di ampliare la fruizione pubblica del patrimonio culturale.

 

Differenze tra Concessione dei servizi culturali e Partenariato speciale

La concessione di servizi culturali è un contratto a titolo oneroso in cui una o più stazioni appaltanti affidano a un operatore economico la fornitura e gestione di determinati servizi, riconoscendogli come corrispettivo il diritto di gestirli e assumendosi il rischio operativo. È applicata ai beni culturali soprattutto con i “servizi aggiuntivi” introdotti dalla legge Ronchey (1993) e disciplinati dall’art. 117 del Codice dei beni culturali (servizi editoriali, librari, accoglienza, ristorazione, mostre, eventi, ecc.).

Si tratta di un modello in cui il contributo del privato è limitato alla gestione dei servizi, mentre la definizione e l’attuazione delle politiche di valorizzazione restano in capo all’ente pubblico. Funziona soprattutto per luoghi ad alta attrattività, dove la gestione è economicamente sostenibile.

Il partenariato speciale, invece, è un processo di sviluppo condiviso incentrato su un progetto di valorizzazione o rifunzionalizzazione complessivo di un bene, anche sottoutilizzato o in disuso. Non riguarda la sola erogazione di servizi, ma la collaborazione strategica tra pubblico e privato su obiettivi, strategie e attività, con la P.A. che mantiene il controllo sugli obiettivi e la programmazione.

Si caratterizza per finalità più ampie, tra cui la possibilità di rendere fruibili beni esclusi dai grandi flussi turistici, superando rigidità e limiti economici della concessione tradizionale.

 

Differenze chiave

  • Onerosità: la concessione prevede un corrispettivo legato alla gestione; il partenariato speciale è gratuito per la P.A.
  • Oggetto: la concessione è circoscritta a servizi specifici; il partenariato speciale riguarda l’intero progetto di valorizzazione e gestione del bene.
  • Approccio: la concessione è un affidamento di servizi; il partenariato speciale è una cooperazione strategica e flessibile.
  • Sostenibilità: la concessione richiede un volume di visitatori sufficiente; il partenariato speciale può operare anche su beni a bassa redditività.

 

Cosa prevede il Partenariato Speciale Pubblico Privato per i beni culturali

Il PSPP consente agli enti pubblici – Stato, Regioni, Comuni e altri enti territoriali – di stipulare accordi con soggetti privati per realizzare interventi di:

  • recupero, restauro e manutenzione programmata;
  • gestione e apertura alla pubblica fruizione;
  • valorizzazione culturale, educativa, turistica e sociale dei beni.

Le attività di recupero, restauro, manutenzione programmata, gestione, apertura al pubblico e valorizzazione, per le quali è possibile attivare un partenariato speciale pubblico-privato, possono riguardare l’intero patrimonio culturale, comprendendo sia i beni immobili che quelli mobili.

 

Le caratteristiche del Partenariato Speciale

Le principali caratteristiche del Partenariato Speciale sono le seguenti:

  • procedure semplificate;
  • forma di gestione che consente di cogliere la grande eterogeneità che caratterizza gli istituti e i luoghi della cultura e di corrispondere alle specifiche esigenze di ogni istituto;
  • possibilità di adeguare e innovare l’attuazione del progetto sulla base degli esiti che derivano dalla prassi;
  • possibilità di estendere la valorizzazione economica degli istituti e sperimentare forme innovative di merchandising e di cooperazione economica con il mondo delle imprese culturali;
  • coinvolgimento dei privati, a prescindere dalla loro dimensione o forma giuridica, nella gestione non solo delle attività di valorizzazione ma nella gestione di interi beni, affidando ad essi non l’erogazione di un singolo servizio, ma la gestione del bene stesso;
  • promozione della connessione tra istituzioni pubbliche (enti locali, scuole, università, articolazioni del Ministero ecc.) e soggetti privati per orientare in modo sinergico la loro azione nei processi di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale;
  • carattere gratuito del contratto e assenza di onerosità finanziaria per la pubblica amministrazione.

 

Procedimento amministrativo per il Partenariato Speciale

Il procedimento per attivare un partenariato speciale si sviluppa in più fasi, con l’obiettivo di garantire trasparenza, selezione corretta del partner e definizione chiara del progetto. L’iniziativa può partire dalla P.A. o da una proposta spontanea del privato. Per approfondire sul procedimento amministrativo si rimanda alla consultazione del capitolo 6 delle Linee Guida.

In sintesi, i partenariati speciali pubblico-privato, che attribuiscono utilità economiche, anche indirette, al partner privato, dovranno seguire un procedimento amministrativo, articolato nelle seguenti fasi:

  • predisposizione del progetto di valorizzazione;
  • avvio al procedimento;
  • nomina di un Responsabile del procedimento, ai sensi dell'art. 6 della legge n. 241/1990;
  • redazione del documento progettuale o allegato prestazionale;
  • publicazione dell'Avviso;
  • svolgimento dell'attività istruttoria;
  • conclusione del procedimento;
  • coprogettazione esecutiva;
  • stipula dell'accordo di partenariato speciale.

Le attività oggetto di partenariato speciale possono riguardare anche attività quali la ricerca scientifica applicata alla tutela o alla valorizzazione del patrimonio culturale.

 

Un modello operativo per facilitare l’attuazione dei partenariati

Al fine di garantire omogeneità, efficacia ed efficienza nell’applicazione dell’istituto, il Ministero ha messo a disposizione anche un modello di Avviso Pubblico, allegato alle Linee guida, che gli istituti culturali possono liberamente adattare in base alle caratteristiche del contesto e dei beni da valorizzare.

 

Dove scaricare le Linee guida e il modello di avviso

Le Linee guida in materia di Partenariato Speciale Pubblico Privato, con allegato il modello operativo di avviso pubblico, sono disponibili sul sito del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e possono essere utilizzate come strumento pratico da parte degli istituti interessati ad attivare nuovi progetti.

 

SCARICA IL MODELLO DI AVVISO PUBBLICO

SCARICA LE LINEE GUIDA PER IL PARTENARIATO SPECIALE PUBBLICO PRIVATO

 

Fonte: Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale

Video

Linee guida per il Partenariato speciale pubblico privato nei luoghi della cultura

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