Riqualificazione energetica, non esiste un solo “edificio italiano”: ENEA analizza 12 milioni di immobili
ENEA ha ricostruito le caratteristiche di circa 12 milioni di edifici residenziali italiani integrando dati su tipologie, impianti e involucro. Il risultato mostra differenze tra le sei zone climatiche e aiuta a capire perché gli interventi di riqualificazione energetica vadano valutati in base agli edifici e ai territori.
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Uno studio ENEA ha individuato edifici di riferimento rappresentativi del patrimonio residenziale italiano, analizzando circa 12 milioni di edifici e oltre 31 milioni di unità abitative. L’integrazione di dati ISTAT, attestati di prestazione energetica e informazioni sull’involucro evidenzia differenze nelle tipologie edilizie e negli impianti tra le sei zone climatiche. La metodologia può supportare simulazioni e strategie di riqualificazione differenziate. Lo studio non introduce nuovi obblighi per i proprietari.
Dodici milioni di edifici, ma nessun modello valido per tutta Italia
Come stabilire le priorità della riqualificazione energetica se il patrimonio edilizio cambia per epoca di costruzione, forma, numero di abitazioni e sistemi impiantistici? È la questione affrontata da uno studio ENEA presentato il 24 settembre 2026, che propone una metodologia per integrare banche dati nazionali non pienamente interoperabili e individuare gli edifici di riferimento (Reference Buildings) nelle sei zone climatiche italiane.
L’analisi prende in esame circa 12 milioni di edifici residenziali, pari secondo ENEA all’85% del totale nazionale, e oltre 31 milioni di unità abitative. L’obiettivo è ricostruire configurazioni rappresentative dello stock, utilizzabili, tra l’altro, per simulazioni energetiche a diverse scale territoriali. Non si tratta di assegnare un’identica soluzione di intervento agli immobili appartenenti alla stessa zona climatica, ma di disporre di una base conoscitiva più coerente per confrontare scenari e strategie.
La metodologia è illustrata nello studio pubblicato sulla rivista Energy and Buildings e realizzato dai ricercatori Domenico Palladino e Francesca Pagliaro del Dipartimento ENEA di Efficienza energetica, che ha analizzato circa 12 milioni di edifici residenziali (pari all’85% del totale nazionale) e oltre 31 milioni di unità abitative.
Edifici di riferimento: come ENEA ha integrato ISTAT, SIAPE e dati sull’involucro
Il punto centrale della ricerca è la correlazione di informazioni già presenti in archivi diversi. I dati del censimento ISTAT sono stati rielaborati per descrivere la geometria e le configurazioni degli edifici. A questi sono state affiancate le informazioni del SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, relative a oltre 5 milioni di APE emessi dalla fine del 2015 alla metà del 2024, impiegate per caratterizzare i sistemi impiantistici ed energetici prevalenti.
Il profilo è stato completato con indicazioni sulla qualità termica del fabbricato, tra cui la trasmittanza dell’involucro, ricavate da un report nazionale ENEA e da riferimenti tecnici e normativi. Il risultato è una descrizione delle caratteristiche ricorrenti degli edifici residenziali, articolata per zona climatica.
Questa distinzione è utile anche per leggere correttamente il ruolo degli APE: gli attestati contribuiscono alla caratterizzazione dello stock, ma i 12 milioni di edifici analizzati non corrispondono a 12 milioni di edifici dotati di APE.

Quali edifici prevalgono nelle sei zone climatiche
Gli edifici di due piani con una sola unità immobiliare rappresentano la configurazione più diffusa in tutte le zone climatiche considerate. Dietro questo tratto comune, però, emergono differenze territoriali.
Nelle zone più calde, A, B e C, gli edifici monopiano con una sola abitazione costituiscono la seconda configurazione più frequente. Nelle zone D, E e F risultano invece più presenti edifici sviluppati su più livelli e con più unità abitative. La forma dell’edificio e il numero di alloggi sono variabili rilevanti quando si valutano fabbisogni energetici e possibili interventi.
Età del patrimonio edilizio e prestazioni energetiche
Secondo quanto riportato da ENEA, circa il 65% degli immobili è antecedente alle prime normative energetiche ed è caratterizzato da consumi elevati.
Il dato richiama l’ampiezza della sfida, ma non basta da solo a stabilire quali edifici debbano essere riqualificati per primi: per definire le priorità occorre considerare anche caratteristiche dell’involucro, impianti, condizioni climatiche e prestazioni energetiche.
Caldaie, pompe di calore e teleriscaldamento: cosa cambia tra edifici e territori
Lo studio restituisce anche un quadro dell’evoluzione dei sistemi di riscaldamento. Negli edifici costruiti prima del 1980 prevalgono le caldaie tradizionali; nelle costruzioni più recenti, soprattutto successive al 2005, ENEA osserva un maggiore ricorso a tecnologie efficienti.
Le pompe di calore risultano sempre più diffuse nelle zone climatiche A e B. Negli edifici recenti della zona F cresce invece la presenza del teleriscaldamento. Sono tendenze riferite alle configurazioni analizzate: non indicano che una tecnologia sia automaticamente la scelta migliore per ogni edificio di una determinata zona.
Per progettisti e decisori pubblici, il messaggio è concreto: la valutazione di un intervento richiede di leggere insieme edificio, involucro, impianto e contesto climatico. Una strategia costruita soltanto sull’età del fabbricato o sulla tecnologia installata rischia di trascurare variabili decisive per la domanda di riscaldamento e raffrescamento.
Il legame con la EPBD: dati migliori per programmare la riqualificazione
La ricerca si colloca nel contesto della direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia, EPBD 2024/1275.
Come osserva ENEA, la direttiva rafforza l’importanza delle banche dati nazionali e del monitoraggio dello stock edilizio, anche in relazione all’EU Building Stock Observatory. Per rendere confrontabili e utili queste informazioni serve però affrontare la frammentazione delle fonti nazionali: censimenti, archivi amministrativi, attestati energetici e studi tecnici sono stati costruiti per finalità diverse e non sempre adottano gli stessi criteri o livelli di dettaglio.
Gli edifici di riferimento possono contribuire a questo lavoro conoscitivo e sostenere simulazioni di scenari di intervento. Non costituiscono, da soli, una graduatoria degli edifici da riqualificare né una nuova prescrizione normativa.
La loro utilità sta nel rendere più fondata la domanda che precede ogni programma di intervento: quali caratteristiche ha il patrimonio su cui vogliamo agire, e quanto cambiano da un territorio all’altro?
Fonte ENEA
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