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Pavimentazioni logistiche: perché il progetto non può ridursi a una questione di spessori

Nel corso del SAIE LAB di Reggio Emilia, il professor Giovanni Plizzari (Università di Brescia) ha illustrato le principali sfide progettuali delle pavimentazioni logistiche, evidenziando il ruolo determinante di carichi concentrati, sottofondo e controllo delle deformazioni.

Nel corso della tappa di Reggio Emilia dei SAIE LAB, dedicata alle pavimentazioni industriali e alle infrastrutture per la logistica, il professor Giovanni Plizzari dell'Università degli Studi di Brescia ha proposto una riflessione tecnica sul ruolo sempre più strategico delle pavimentazioni nei moderni magazzini. L'evoluzione della logistica, caratterizzata da scaffalature più alte, carichi concentrati crescenti e sistemi automatizzati, impone infatti un approccio progettuale che va ben oltre la semplice definizione dello spessore della pavimentazione. Dalla conoscenza dei carichi alla qualità del sottofondo, dalla gestione del ritiro alla corretta esecuzione in cantiere, ogni scelta influisce sulle prestazioni finali dell'opera. Un tema che coinvolge progettisti, imprese e committenti e che richiede una visione integrata dell'intero sistema pavimentazione.


La pavimentazione come infrastruttura strategica della logistica moderna

Le moderne piattaforme logistiche stanno cambiando volto. Magazzini sempre più alti, scaffalature capaci di sostenere carichi crescenti, sistemi automatici di movimentazione e requisiti prestazionali sempre più severi stanno trasformando la pavimentazione industriale in uno degli elementi più strategici dell'intero edificio. È questo uno dei messaggi emersi dall'intervento del professor Giovanni Plizzari, docente dell'Università degli Studi di Brescia, durante la tappa di Reggio Emilia dei SAIE LAB, il ciclo di incontri tecnici che accompagna professionisti e imprese nell'approfondimento delle principali tematiche del settore delle costruzioni.

Nel dibattito sulle grandi strutture logistiche si tende spesso a concentrare l'attenzione sulle scaffalature, sui sistemi di automazione o sulle caratteristiche dell'involucro edilizio. Eppure il pavimento rappresenta la vera infrastruttura nascosta su cui poggia l'intero sistema. Non si tratta semplicemente di una superficie destinata al transito dei mezzi, ma di una struttura che svolge funzioni assimilabili a quelle di una fondazione e che deve garantire sicurezza, durabilità e continuità operativa per tutta la vita utile dell'opera.

La pavimentazione come elemento strutturale

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Plizzari riguarda il modo in cui vengono percepiti i carichi agenti sulle pavimentazioni. Ancora oggi non è raro che le prestazioni vengano descritte attraverso valori di carico distribuito al metro quadrato, mentre la realtà operativa dei magazzini è dominata soprattutto da carichi concentrati.

Sono infatti i piedini delle scaffalature, i carrelli elevatori e i mezzi di movimentazione a generare le condizioni più gravose. Questi carichi producono effetti flessionali che determinano tensioni di trazione nel calcestruzzo e rendono necessario un approccio progettuale rigoroso, non molto diverso da quello richiesto per qualsiasi altra struttura portante.

La peculiarità delle pavimentazioni industriali è che, accanto alle tradizionali verifiche agli stati limite ultimi, assumono un'importanza fondamentale gli stati limite di esercizio. Un pavimento che resiste ai carichi ma presenta una fessurazione diffusa può risultare tecnicamente sicuro, ma difficilmente sarà considerato accettabile dal committente. La qualità percepita dell'opera passa infatti anche attraverso l'integrità della superficie e la sua capacità di mantenere nel tempo le caratteristiche iniziali.

Il peso delle scelte preliminari

La prestazione finale della pavimentazione dipende da una lunga catena di decisioni progettuali. Lo spessore della piastra in calcestruzzo, ad esempio, non può essere definito indipendentemente dalle caratteristiche del sottofondo.

Un terreno ben preparato e poco deformabile consente di contenere gli spessori, mentre un supporto più cedevole richiede una maggiore capacità resistente della pavimentazione. La progettazione deve quindi partire da una conoscenza approfondita delle caratteristiche geotecniche del sito e delle condizioni di esercizio previste.

La crescente diffusione di scaffalature di grande altezza introduce inoltre ulteriori vincoli. Non è sufficiente che il pavimento resista ai carichi: occorre anche limitare le deformazioni, poiché queste possono influenzare direttamente il comportamento delle strutture di stoccaggio e dei sistemi automatici di movimentazione.

A ciò si aggiungono aspetti apparentemente secondari ma decisivi nella pratica progettuale, come la compatibilità tra lo spessore della pavimentazione e la lunghezza degli ancoraggi necessari per le scaffalature. Sono dettagli che, se trascurati nelle fasi iniziali, possono generare problemi complessi e costosi da risolvere successivamente.

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Il fenomeno del ritiro e il ruolo dei giunti

Tra le criticità più frequenti nelle pavimentazioni industriali vi è la gestione del ritiro del calcestruzzo. Come tutte le strutture realizzate con questo materiale, anche i pavimenti sono soggetti a variazioni volumetriche nel tempo. La differenza è che, in questo caso, gli effetti sono immediatamente visibili e spesso diventano motivo di contestazione.

Per limitare il rischio di fessurazione è necessario consentire alla pavimentazione di deformarsi liberamente attraverso una corretta progettazione dei giunti e dei dettagli costruttivi. La loro posizione non può essere definita in modo casuale, ma deve essere coordinata con il layout delle scaffalature e con l'organizzazione funzionale del magazzino.

L'esperienza dimostra che molti problemi nascono proprio dalla mancata integrazione tra le diverse discipline coinvolte nel progetto. Un giunto che viene bloccato dalla presenza di una scaffalatura o da un collegamento improprio con altri elementi strutturali perde la propria funzione e aumenta il rischio di fessurazioni indesiderate.

Oltre il progetto: l'importanza dell'esecuzione

Nel corso del suo intervento al SAIE LAB di Reggio Emilia, Plizzari ha sottolineato anche come il comportamento di una pavimentazione non dipenda esclusivamente dal calcolo strutturale. La tecnologia del calcestruzzo, la scelta della miscela, la gestione del ritiro, la maturazione del getto e la qualità della posa in opera sono fattori altrettanto determinanti.

Un progetto impeccabile può essere compromesso da una maturazione insufficiente o da condizioni ambientali non controllate durante il getto. L'esposizione al vento, l'evaporazione troppo rapida dell'acqua d'impasto o una protezione inadeguata nelle prime fasi di maturazione del calcestruzzo possono favorire l'insorgere di fenomeni fessurativi indipendentemente dalla correttezza delle verifiche progettuali.

Anche le prestazioni superficiali devono essere affrontate con una logica prestazionale. Resistenza all'abrasione, comportamento allo scivolamento e durabilità non possono essere affidati esclusivamente a prescrizioni generiche sui materiali, ma devono essere definiti attraverso requisiti misurabili e verificabili.

La necessità di una visione integrata

Il messaggio finale emerso dall'intervento del prof. Plizzari è chiaro: la progettazione delle pavimentazioni logistiche richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga strutturisti, geotecnici, tecnologi del calcestruzzo, produttori di scaffalature, imprese esecutrici e committenti.

Ridurre il tema a una semplice scelta di spessore o a una questione economica significa ignorare la complessità di un elemento che condiziona direttamente la funzionalità dell'intero insediamento logistico. In un settore dove anche poche ore di fermo impianto possono generare costi rilevanti, la qualità della pavimentazione non rappresenta un costo accessorio ma un investimento sulla continuità operativa e sulla durabilità dell'opera.

È probabilmente questa la lezione più attuale emersa dal confronto del SAIE LAB di Reggio Emilia: nelle moderne infrastrutture logistiche il pavimento non è più una semplice finitura, ma una componente strutturale strategica che merita di essere progettata, realizzata e gestita con la stessa attenzione riservata a tutte le altre parti dell'edificio.

DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI GIOVANNI PLIZZARI


Il testo è stato realizzato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti IA (ChatGpT)

IN SINTESI
-Le pavimentazioni logistiche non sono semplici superfici di transito, ma vere strutture di fondazione che devono sostenere carichi concentrati sempre più elevati provenienti da scaffalature, carrelli e sistemi automatici.
-La progettazione non può limitarsi alle verifiche di sicurezza: nelle pavimentazioni industriali gli stati limite di esercizio, in particolare il controllo della fessurazione e delle deformazioni, sono determinanti per garantire funzionalità e durabilità.
-Spessore della pavimentazione, caratteristiche del sottofondo, tipologia di armatura e presenza di isolanti devono essere valutati in modo integrato, poiché il comportamento finale dipende dall'interazione di tutti gli strati del sistema.
-La corretta gestione del ritiro del calcestruzzo e la progettazione dei giunti sono aspetti fondamentali: una disposizione non coordinata con il layout delle scaffalature può favorire fessurazioni e contenziosi.
-Come evidenziato dal professor Giovanni Plizzari al SAIE LAB di Reggio Emilia, la qualità della pavimentazione nasce da una visione multidisciplinare che coinvolge progettazione strutturale, geotecnica, tecnologia del calcestruzzo ed esecuzione in cantiere, con l'obiettivo di garantire continuità operativa e affidabilità dell'infrastruttura logistica.

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