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Pavimentazioni per piste ciclabili: come i CAM stanno cambiando le scelte progettuali

Dai materiali riciclati alla durabilità delle superfici: l’impatto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nella progettazione delle infrastrutture per la mobilità lenta.

Negli ultimi anni la progettazione delle piste ciclabili ha subito una trasformazione significativa, spinta non solo dalla crescente attenzione verso la mobilità sostenibile, ma anche dall’introduzione obbligatoria dei CAM negli appalti pubblici.

Se da un lato i Criteri Ambientali Minimi (CAM) impongono requisiti legati al contenuto di materiale riciclato e alla riduzione degli impatti ambientali, dall’altro pongono nuove sfide in termini di prestazioni, durabilità e sicurezza delle pavimentazioni.

Ma in che modo questi requisiti stanno realmente influenzando le scelte progettuali? E quali sono le soluzioni oggi più efficaci?

Ne abbiamo parlato con l’arch. Raffaele Di Marcello, Responsabile Servizio Governo del Territorio presso Comune di Giulianova (TE), presidente della sezione Abruzzo dell’UNITEL e già dirigente locale e nazionale di FIAB - Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.


CAM e piste ciclabili: obblighi normativi e impatto progettuale

Quanto incidono oggi i CAM nella progettazione delle pavimentazioni per mobilità lenta?

Raffaele Di Marcello

Ricordiamo che, come stabilito dall’art. 57 del D.Lgs 36/2023 le stazioni appaltanti e gli Enti concedenti sono tenuti ad inserire i Criteri Ambientali Minimi (CAM) nella documentazione delle gare di appalto, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali stabiliti nel Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nella pubblica amministrazione.

Per le infrastrutture stradali, tra cui sono ricompresi anche i percorsi ciclabili, i CAM Strade sono stabiliti con Decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica del 5 agosto 2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, serie generale, n. 197 del 23/08/2024 ed il loro rispetto è obbligatorio.

Nella pratica progettuale, sono vissuti come vincolo o opportunità?

Raffaele Di Marcello

Se per alcuni operatori i Criteri Minimi Ambientali rappresentano un ulteriore adempimento burocratico emerge sempre più l’opportunità che gli stessi forniscono per progettazioni, e realizzazioni, più sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che economico, in quanto la loro applicazione ha lo scopo di ridurre gli impatti ambientali generati dai lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture stradali e delle opere di pertinenza stradale, quali piazze, marciapiedi e i parcheggi ad esse connesse, per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità in un’ottica di economia circolare.

Qual è stato il principale cambiamento rispetto al passato?

Raffaele Di Marcello

Rispetto al passato al progettista è richiesta una maggiore attenzione alla scelta di materiali e tecnologie, sia in un’ottica di sostenibilità ambientale che di raggiungimento degli obiettivi di qualità, affidabilità, sostenibilità e resilienza, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Non si tratta, nell’ambito della progettazione, di indicare soltanto quali sono i Criteri Minimi Ambientali soddisfatti, ma occorre adottare un approccio che tenga conto anche di approfondite analisi costi-benefici legati all’opera, con particolare attenzione alla mitigazione e riduzione degli impatti della stessa sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio.

Una visione olistica che tenga conto di tutte le implicazioni connesse alla realizzazione dell’infrastruttura, fin dalla fase di progettazione.

Il progetto di nuova costruzione di strade, di adeguamento e ampliamento e di manutenzione straordinaria delle strade esistenti, ciclabili comprese, prevede, inoltre, sistemi atti a ridurre l’inquinamento dell’aria, delle acque superficiali e di falda e del suolo dovuto al traffico.

Tali sistemi possono includere:

  • fasce verdi destinate a mitigare gli impatti indotti dal traffico veicolare e a protezione delle eventuali aree agricole limitrofe all’infrastruttura (cfr. ad esempio: ISPRA - Mitigazioni a verde con tecniche di rivegetazione e ingegneria naturalistica nel settore delle strade - Manuali e Linee Guida 65.4/2010), compatibilmente con il contesto e in riferimento alla specifica localizzazione dell’intervento, ai vincoli e alle preesistenze nel territorio. La realizzazione delle fasce verdi dovrà essere conforme alle specifiche tecniche del decreto ministeriale 10 marzo 2020 “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde, per gli interventi di manutenzione, riqualificazione o nuova realizzazione” e ss.mm.ii;
  • canalizzazioni in cui collocare tutte le reti tecnologiche previste, per una corretta gestione dello spazio nel sottosuolo (vantaggi nella gestione e nella manutenzione delle reti e dell’infrastruttura stressa), prevedendo anche una sezione maggiore da destinare a futuri ampliamenti delle reti;
  • drenaggi delle acque di dilavamento (materiali permeabili o sistemi di drenaggio quali trincee o canali filtranti, stagni o zona umide) prevedendo gli opportuni sistemi di depurazione delle acque ed evitando il sovraccarico della rete scolante e fognaria.

Materiali e tecnologie: cosa sta cambiando davvero

Requisiti tecnici: SRI, contenuto riciclato e durabilità

In che modo i CAM stanno influenzando la scelta dei materiali per le pavimentazioni ciclabili?

Raffaele Di Marcello

Nello specifico i CAM stabiliti con il DM 5 agosto 2024 prevedono, per i progetti di nuove strade urbane di tipo F (strade locali) e F-bis (itinerari ciclopedonali), l’impiego di soluzioni progettuali che conseguano un indice di riflessione solare (Solar Reflectance Index, SRI) maggiore o uguale a 20, misurata tra 30 e 90 giorni dall’apertura al traffico, conformemente alla norma tecnica ASTM E1980-11(2019) Standard Practice for Calculating Solar Reflectance Index of Horizontal and Low-Sloped Opaque Surfaces.

Per le aree di sosta o stazionamento, parcheggi, piste ciclabili, marciapiedi, piazze e di percorsi pedonali è previsto, invece, l’impiego di soluzioni progettuali che conseguano un indice di riflessione solare (Solar Reflectance Index, SRI) maggiore o uguale a 29.

Inoltre, per la realizzazione delle infrastrutture, il contenuto minimo di materia recuperata, riciclata o di sottoprodotti, riferito al peso del prodotto finito, secco su secco, deve essere di almeno il 70%, quando l’intervento è inclusivo sia del corpo stradale che della pavimentazione.

Materiali per pavimentazioni ciclabili conformi ai CAM

Quali soluzioni risultano più utilizzate?

Raffaele Di Marcello

L'utilizzo di asfalto fresato (RAP - Reclaimed Asphalt Pavement) per piste ciclabili permette di realizzare pavimentazioni sostenibili, ecocompatibili e resistenti, spesso con percentuali di riciclo fino al 100%. Questa tecnologia consente di riutilizzare il vecchio asfalto, riducendo l'impatto ambientale, i costi delle materie prime e migliorando la sostenibilità delle infrastrutture. Il manto stradale, conformemente a quanto previsto dal Decreto Ministero dei lavori pubblici 30 novembre 1999, n. 557, all’art. 12, garantisce la regolarità delle superfici. Il coefficiente di riflessione solare può essere migliorato, portandolo a valori aderenti quelli previsti dalla normativa, con l'utilizzo di leganti speciali e inerti chiari.

I calcestruzzi con aggregati riciclati (CAR) offrono una soluzione ecosostenibile per piste ciclabili, riducendo l'impatto ambientale offrendo anche una ottimale gestione delle acque meteoriche grazie a miscele drenanti. Utilizzano inerti da demolizione selezionati, garantendo prestazioni adeguate per traffico leggero, resistenza al gelo/disgelo e conformità ai Criteri Ambientali Minimi grazie alla possibilità di finiture che garantiscano un elevato indice di riflessione solare. È garantita la regolarità delle superfici.

Le pavimentazioni drenanti e naturali per piste ciclabili, in linea con i Criteri Ambientali Minimi (CAM), mirano a gestire le acque meteoriche in loco e ridurre l'impatto ambientale. Soluzioni ideali includono calcestruzzo drenante, terra stabilizzata o pietrisco legato, che offrono elevata permeabilità, resistenza al gelo/disgelo e un ridotto effetto isola di calore, rispettando i requisiti di riciclo. Le soluzioni con terra stabilizzata e pietrisco legato sono da favorire per percorsi a basso traffico ciclistico, in quanto necessitanti di maggiore manutenzione.

Prestazioni vs sostenibilità: il nodo centrale

Come si bilancia la sostenibilità ambientale con le prestazioni richieste a una pista ciclabile?

Raffaele Di Marcello

Come già evidenziato le caratteristiche delle piste ciclabili è stabilita dal D.M. 30 novembre 1999, n. 557 che, in merito alle opere di piattaforma stradale raccomanda la regolarità delle superfici ciclabili, e le opere di raccolta delle acque meteoriche anche con eventuali griglie, purché quest'ultime non determinino difficoltà di transito per i ciclisti. Tali caratteristiche possono essere soddisfatte anche con materiali a basso impatto ambientale e, in particolare, con sistemi drenanti e/o permeabili che garantiscano lo smaltimento delle acque meteoriche senza necessità di griglie di raccolta, garantendo la regolarità e la durabilità delle superfici.

I materiali “conformi ai CAM” garantiscono sempre: resistenza all’usura, regolarità superficiale, comfort di marcia?

Raffaele Di Marcello

La gamma di materiali disponibili per le pavimentazioni, in conformità ai CAM, come asfalti e calcestruzzi, con possibilità di avere fondi drenanti o permeabili, oltre a garantire un processo produttivo più sostenibile permettono anche di ottenere buone prestazioni ambientali salvaguardando l’utilizzabilità dell’infrastruttura, in conformità alle esigenze di resistenza, regolarità e comfort. Pertanto un’attenta scelta progettuale, che tenga conto sia dei Criteri Minimi Ambientali che delle condizioni d’uso dell’opera, non crea problemi di utilizzo.

Gestione delle acque e superfici drenanti

Quanto è rilevante oggi il tema della permeabilità nelle piste ciclabili?

Raffaele Di Marcello

Il tema della permeabilità delle piste ciclabili si inserisce nel più ampio tema della permeabilizzazione dei suoli che, negli ultimi anni, complici anche i cambiamenti climatici in atto, con precipitazioni meno frequenti ma più concentrate e di ampia intensità, ha portato ad aumentare il rischio idrogeologico dei territori, in particolare di quelli urbanizzati. L’utilizzo di pavimentazioni permeabili ove non è possibile desigillare il suolo può essere una delle soluzioni del problema.

I CAM stanno spingendo verso soluzioni drenanti?

Raffaele Di Marcello

Uno dei criteri ambientali caratterizzanti i materiali di pavimentazione e la loro permeabilità o la capacità drenante, intendendo la prima come capacità di essere attraversate dall’acqua e la seconda come capacità di gestione attiva delle precipitazioni attraverso una struttura, forata o porosa, che garantisce uno smaltimento maggiore e immediato.

Mentre la soluzione permeabile può non necessitare di ulteriori sistemi di smaltimento, come canaline, griglie, tombini, ecc., la soluzione drenante deve essere affiancata da sistemi di veicolamento delle acque meteoriche verso i sistemi fognanti. A mio parere, quindi, sono da favorire i sistemi permeabili sempre compatibilmente con le caratteristiche del progetto e del contesto ove esso si pone.

Quali sono i limiti tecnici di queste soluzioni nel tempo?

Raffaele Di Marcello

I principali problemi delle pavimentazioni permeabili e drenanti riguardano la perdita delle loro caratteristiche nel tempo, dovuta all'intasamento dei pori da parte di detriti e sedimenti. Richiedono una manutenzione costante (pulizia, spazzolatura) per evitare il degrado strutturale, e la loro posa è spesso più complessa e costosa rispetto a soluzioni impermeabili tradizionali. Una errata posa, inoltre, può portare a fenomeni di degrado precoce dei materiali.

Sicurezza e comfort per ciclisti e pedoni

Quali caratteristiche deve avere una pavimentazione per garantire sicurezza?

Raffaele Di Marcello

Le pavimentazioni dei percorsi ciclabili devono essere il più possibile regolari, compatte, scorrevoli e con margini esterni ben delimitati e visibili in modo da garantire le massime condizioni di sicurezza. È inoltre necessario che siano assenti avvallamenti anche per evitare ristagni d’acqua. Eventuali finiture superficiali (vernici o resine) devono, inoltre, avere adeguate proprietà antiscivolo (antiskid) oltre che resistenza all’usura e agli agenti atmosferici e idonea elasticità per adeguarsi alle caratteristiche del supporto.

I CAM tengono conto in modo adeguato dell’esperienza d’uso?

Raffaele Di Marcello

L’individuazione, nei Criteri Minimi Ambientali, di soluzioni drenanti e/o permeabili risponde appieno alla necessità di avere un fondo stradale con proprietà antiscivolo e l’utilizzo di materiali eco-compatibili non incide sull’esperienza d’uso delle infrastrutture ciclabili, migliorandone, anzi, la fruibilità.

Le pavimentazioni drenanti offrono benefici prestazionali e ambientali che le rendono particolarmente indicate per spazi pubblici e infrastrutture urbane. La struttura porosa consente il rapido deflusso delle acque meteoriche, riducendo ruscellamenti, aquaplaning ed effetti delle “bombe d’acqua”, oltre a favorire il drenaggio profondo e il recupero dell’acqua in falda, utile anche in aree soggette a tutela ambientale. La permeabilità del materiale permette inoltre il ricircolo dell’aria nella massa, accelerando lo scioglimento di neve e ghiaccio ed evitando fenomeni di gelicidio.

Esperienze progettuali e casi concreti

Può raccontarci un progetto nel vostro territorio in cui i CAM hanno inciso in modo significativo?

Raffaele Di Marcello

Il progetto di trasformazione del Corridoio Verde” di Pescara, città della riviera adriatica abruzzese, è relativo ad un intervento di rigenerazione urbana che interessa un tratto dell’ex rilevato ferroviario alle spalle dell’Università “G. d’Annunzio” e del nuovo Tribunale. Per anni rimasta in uno stato di abbandono e incuria, nel 2025 l’area è tornata a essere uno spazio vivo e funzionale, ridisegnando l’assetto di una delle aree più strategiche della città, frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori e residenti e destinata a diventare un asse di collegamento essenziale tra funzioni pubbliche, servizi e mobilità studentesca.

Frutto della sinergia tra l’Università “G. d’Annunzio” e il Comune di Pescara, il progetto ha trasformato questo tratto urbano in un percorso verde continuo e sicuro, interessando una superficie di circa 4.590 metri quadri, introducendo una nuova fascia viaria attrezzata per lo scorrimento veicolare, il verde, la pedonalità e la mobilità ciclabile, connettendo in modo più efficace il Campus universitario con l’area del Tribunale e rafforzando la continuità dell’intero comparto urbano.

Un progetto dove hanno assunto un ruolo centrale materiali performanti e a ridotta impronta ambientale, come calcestruzzi drenanti low carbon che hanno consentito di trasformare gli obiettivi di sostenibilità in infrastrutture durevoli e resilienti, capaci di rispondere in modo coerente alle esigenze dell’ambiente urbano contemporaneo.

In particolare l’intervento consiste nella realizzazione di un asse urbano attrezzato, composto da:

  • una strada urbana di quartiere di circa 270 m, a doppio senso di marcia, per il transito dei mezzi pubblici;
  • 750 mq di marciapiedi pedonali collocati su entrambi i lati delle carreggiate, di sezione pari a circa 2,50 m, realizzati con calcestruzzo e spolvero al quarzo color tabacco;
  • una pista ciclabile a doppio senso di marcia, lunga circa 400 m e avente larghezza minima pari a 2,50 m, realizzata in calcestruzzo drenante di colore rosso;
  • 80 posti auto e nuove aree verdi, con la piantumazione di circa 80 tra alberi e arbusti lungo il tracciato stradale.

La scelta di realizzare la pista ciclabile con un calcestruzzo ad elevata permeabilità e ridotta impronta di carbonio consente il deflusso rapido delle acque meteoriche, mantenendo una superficie pedonale e ciclabile sicura, continua e priva di ristagni, e si traduce al tempo stesso in una soluzione capace di rispondere pienamente agli obiettivi di sostenibilità del progetto, garantendo un aspetto estetico naturale, a minimo impatto visivo e perfettamente integrato con le aree verdi adiacenti.

Quali scelte si sono rivelate più efficaci?

Raffaele Di Marcello

Il calcestruzzo drenante impiegato per la realizzazione della pista ciclabile del Corridoio Verde rappresenta una soluzione tecnica e ambientale in grado di rispondere concretamente sia alle esigenze di mitigazione dell’impatto ambientale che al miglioramento della qualità urbana.

Una soluzione innovativa e sostenibile, per la realizzazione di pavimentazioni, bianche e colorate, dedicate alla mobilità lenta e sostenibile per le quali siano rilevanti gli aspetti architettonici, legati alla compatibilità e armonia cromatica con il contesto paesaggistico, e quelli funzionali, connessi alla scorrevolezza, all’aderenza, alla capacità drenate delle superfici, che ne favoriscono sicurezza e percorribilità.

In particolare è stato utilizzato un calcestruzzo sviluppato per pavimentazioni continue pedonali e carrabili ad alta permeabilità, capace di garantire una capacità drenante fino a cento volte superiore a quella di un terreno naturale, grazie ad una selezione accurata degli aggregati e ad un mix design ottimizzato, che permette di rispettare il ciclo naturale dell’acqua.

Alle elevate prestazioni drenanti si affiancano caratteristiche di sostenibilità, legate all’azione specifica del legante cementizio impiegato e a un ciclo produttivo ottimizzato, che consentono di ridurre l’anidride carbonica incorporata fino al 30%, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del progetto.

Per la sua produzione è stato utilizzato un cemento di altoforno con oltre il 40% di materiale di riciclo pre-consumo, prodotto in uno stabilimento sito sempre in Abruzzo, distante qualche decina di km dal sito di impiego. Un materiale, quindi, altamente sostenibile, sia in termini di emissioni di CO₂ (Core Processes) e di utilizzo di contenuto di materia riciclata, in fase di produzione, che garantisce, in opera superfici sicure, prive di ristagni e perfettamente integrate nel sistema di gestione delle acque dell’infrastruttura.

La superficie continua e priva di giunti garantisce elevata accessibilità e, se necessario, carrabilità, con la possibilità di colorazioni personalizzate a seconda delle esigenze progettuali. Sul piano gestionale, queste pavimentazioni offrono maggiore durabilità e una significativa riduzione dei costi di manutenzione e di gestione delle acque meteoriche.

Un ulteriore vantaggio è legato alla mitigazione dell’isola di calore urbana: grazie al maggiore effetto albedo, ovvero la capacità di riflettere la radiazione solare, le pavimentazioni drenanti possono abbassare la temperatura superficiale estiva fino a 30°C rispetto all’asfalto.

I valori di SRI (Solar Reflectance Index) — pari a 33 per la versione grigia e 46 per quella bianca — superano ampiamente il minimo richiesto dai CAM (29), contribuendo al comfort nelle aree interessate.

🔎 ndr. Su Ingenio è disponibile l'approfondimento tecnico relativo al progetto del Corridoio Verde di Pescara - LEGGI QUI L'APPROFONDIMENTO


I CAM stanno trasformando profondamente il modo di progettare le pavimentazioni per la mobilità lenta: non più solo scelta tecnica, ma equilibrio tra prestazioni, sostenibilità e ciclo di vita.

La sfida, oggi, non è semplicemente rispettare i requisiti normativi, ma tradurli in soluzioni realmente efficaci e durature.

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