Pavimenti industriali e sostenibilità: il ruolo dei compensatori di ritiro e l’impatto sulla CO₂
Chi progetta o posa pavimenti industriali lo sa bene: il ritiro del calcestruzzo non è un imprevisto, è una variabile da mettere in conto fin dal progetto. Un pavimento è davvero sostenibile non tanto per come nasce, ma per quanto a lungo continua a fare il suo lavoro: quanti giunti bisognerà riparare, quante ore di fermo costerà la manutenzione, quanto reggerà prima di un intervento importante.
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Questi i temi al centro del convegno tecnico «Pavimenti industriali e sostenibilità: il ruolo dei compensatori e l’impatto sulla CO₂», che CHIMICA EDILE SRL organizza a SAIE Bologna venerdì 9 ottobre 2026, dalle 14:00 alle 17:30, in Sala Vivace – Centro Servizi. Per l’azienda è un appuntamento speciale: arriva nell’anno del 45° anniversario e segna il lancio della nuova campagna Oltre il Ritiro™ – Prestazioni che Durano.

Pavimentazioni industriali: il ritiro nasce nella pasta, ma coinvolge tutta la lastra
Una lastra di una pavimentazione industriale parte svantaggiata. Ha una grande superficie esposta all’aria, uno spessore relativamente sottile, perde acqua quasi solo dall’estradosso, è frenata dall’attrito con il sottofondo e trattenuta da colonne, spiccati e riprese di getto. Se poi ci si mettono vento, aria secca e sole, i movimenti accelerano. Nelle prime ore agisce il ritiro plastico, poi quello igrometrico per essiccamento, mentre i gradienti termo-igrometrici fanno la loro parte: il risultato sono tensioni di trazione che si traducono in fessure e curling.
La buona notizia è che gran parte del ritiro potenziale si decide nel mix design. Alcune leve vanno tenute al minimo: rapporto A/C, volume di pasta e fini e, soprattutto, le aggiunte d’acqua in cantiere. Altre vanno ottimizzate: Dmax dell’aggregato, curva granulometrica, scelta del superfluidificante. I giunti, dal canto loro, guidano il movimento ma non ne eliminano la causa. Ecco perché tempi e profondità di taglio, insieme a una maturazione ben protetta, continuano a fare la differenza.
Compensatori di ritiro: una micro-espansione contrastata che diventa compressione utile
L’idea alla base di un compensatore di ritiro è semplice: provocare, all’inizio, una piccola espansione controllata. Poiché la matrice e il rinforzo la contrastano, quell’espansione si trasforma in uno stato di compressione che compensa il ritiro successivo. È un principio diverso da quello degli SRA (Shrinkage Reducing Admixtures), che agiscono invece riducendo la tensione superficiale dell’acqua nei pori e limitando così il ritiro da essiccamento, con compromessi differenti.
Nella Linea DRY di Chimica Edile il cuore della tecnologia è l’ossido di calcio sinterizzato. La reazione CaO + H₂O → Ca(OH)₂ genera un solido più voluminoso: è da qui che nasce l’espansione. Il limite è che il CaO non trattato reagisce troppo in fretta. La sinterizzazione ne modifica struttura e reattività, e una granulometria selezionata distribuisce l’azione nel tempo, così che l’espansione accompagni la fase plastica e il primo indurimento invece di esaurirsi subito. In pratica questo significa:
- una reazione più graduale, senza il picco iniziale ed esotermico dei sistemi tradizionali;
- dosaggi contenuti, indicativamente tra 8 e 15 kg/m³;
- una composizione inorganica, compatibile con rinforzi diversi (fibre d’acciaio, reti, armature).
Detto questo, il dosaggio giusto non si sceglie a occhio: deve partire da un obiettivo misurabile. Si fissano il ritiro massimo ammesso e l’età a cui verificarlo, poi si provano diversi dosaggi confrontandoli con una miscela di riferimento. E va detto chiaramente: un compensatore non prende il posto di un corretto rapporto A/C, dei tagli o di un rinforzo ben dimensionato. Quello che fa è permettere di puntare a requisiti più severi su fessure, curling e giunti.
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Il quadro normativo di riferimento comprende UNI EN 206, EN 934-2, UNI 8146, UNI 8147, UNI 8148, UNI EN 12390-16 modificata e, a livello internazionale, ACI-223, ASTM 157 modificata e ASTM 878 sul calcestruzzo a ritiro compensato.
Oltre il ritiro: le prestazioni che allungano la vita utile
La stabilità dimensionale è il punto di partenza, ma non è tutto. Con DRY D1 NG™, alla funzione principale – una compensazione del ritiro stabile e duratura nel tempo – si affiancano altri benefici, da verificare sempre sul mix reale: un calcestruzzo più compatto e con meno microfessure, un contributo a resistenze e modulo elastico, un minore assorbimento capillare e, di conseguenza, una maggiore durabilità.
PER APPROFONDIRE
Calcestruzzi con cementi low clinker (CEM III e CEM IV): prove sperimentali su ritiro e sviluppo delle resistenze
Una campagna sperimentale condotta da CHIMICA EDILE confronta sette calcestruzzi di identica composizione, formulati con cementi Portland, Portland compositi, d’altoforno e pozzolanici. I risultati mostrano che l’ossido di calcio sinterizzato DRY D1 NG mantiene la propria azione compensativa anche quando cambia in modo significativo la composizione del legante e migliora lo sviluppo delle prestazioni meccaniche.
La CO₂ non si valuta solo al momento del getto
Quando si parla di impatto ambientale di un pavimento, il pensiero va subito alla produzione dei materiali e alla quota di clinker. Ma il conto vero comprende anche trasporto e posa, la durata effettiva dell’opera, le riparazioni e i fermi operativi. I giunti, in questo senso, sono un costo che si ripresenta: sono punti deboli esposti a urti e sgranamento dei bordi, vanno sigillati e rifatti, trasmettono vibrazioni e usurano i mezzi di movimentazione. Ridurne il numero e l’apertura può voler dire meno manutenzione lungo tutto il ciclo di vita.
Anche ridurre il clinker è una scelta da governare con attenzione. I cementi con aggiunte minerali e pozzolaniche abbassano l’impronta del legante, ma possono avere uno sviluppo iniziale più lento e un ritiro igrometrico maggiore. Qui entra in gioco un aspetto interessante: la pozzolana reagisce con la calce (SiO₂ + Ca(OH)₂ + H₂O → C–S–H) e densifica progressivamente la matrice. Il rilascio graduale di Ca(OH)₂ da parte del CaO sinterizzato può sostenere questa reazione e, allo stesso tempo, compensare il ritiro plastico e igrometrico. Come sempre, sono prestazioni da confermare sulla formulazione specifica.
PER APPROFONDIRE
GWP del calcestruzzo: cosa cambia con gli additivi compensatori di ritiro
Gli additivi compensatori di ritiro possono contribuire alla riduzione della CO₂ del calcestruzzo agendo su tre livelli: compatibilità con cementi a minore clinker, possibile ottimizzazione del dosaggio di cemento e riduzione delle manutenzioni. Il beneficio va però verificato sul mix design e lungo il ciclo di vita.
Indicatori verificabili: EPD e Digital Product Passport
Parlare di sostenibilità ha senso solo se si portano dati verificabili. DRY D1 NG™ dispone di una Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) basata su LCA e verificata da terza parte: uno strumento concreto per capitolati, CAM, LCA di edificio e procurement documentato. Bisogna però ricordare che cosa misura un’EPD: gli impatti entro confini, regole di categoria e scenari dichiarati. Quanto durerà davvero l’opera, invece, lo decidono le prestazioni in esercizio. Per questo le soluzioni vanno confrontate a parità di prestazione e di vita utile prevista, tenendo conto di giunti, riparazioni e sostituzioni nel tempo.
Sul fronte della nuova normativa europea, Chimica Edile ha scelto di non aspettare: al SAIE presenterà il proprio Digital Product Passport (DPP) ufficiale, con link e QR code al passaporto digitale di prodotto, la revisione tecnica di tutta la documentazione e un portale pubblico con oltre 30 documenti tecnici a disposizione del mercato. A breve arriverà anche la Product Carbon Footprint, certificata e verificata da terze parti.
Un metodo, non una ricetta
Un buon pavimento non lo fa l’additivo da solo: nasce da come si combinano tutte le leve. In concreto, «Prestazioni che durano» vuol dire:
- definire i requisiti: ritiro, giunti, curling, fessurazione;
- qualificare miscela, cemento, additivi e rinforzi;
- tarare il dosaggio DRY sulla miscela reale;
- pianificare produzione, trasporto, posa, curing e tagli;
- monitorare giunti e difetti a tempi prestabiliti.
Ogni anello della filiera – progetto, laboratorio, produzione, cantiere ed esercizio – ha la sua parte. Solo così la prestazione misurata in laboratorio diventa durata reale, meno manutenzione e dati ambientali credibili.
Il programma del convegno di Chimica Edile a SAIE 2026
Ad aprire il pomeriggio sarà Riccardo Vannetti, CEO del Gruppo Chimica Edile, che racconterà la storia del Gruppo, la sua politica di sostenibilità e il lavoro dei centri di ricerca in Brasile, Argentina e Italia, con un’anteprima del DPP. Dopo il saluto di Fausto Brandi, Responsabile Tecnico-Commerciale Senior, la parola passerà al Dr. Gianluca Ghirardini, consulente tecnico esterno, per un approfondimento in quattro tappe:
- il ritiro nel calcestruzzo: comprendere il problema e controllarne gli effetti;
- DRY: compensazione del ritiro e prestazioni complementari;
- prestazioni che durano: compattezza, resistenze e minore assorbimento;
- durabilità e sostenibilità: EPD e manutenzione.
In chiusura, spazio al dibattito con il pubblico: un momento per fare domande e confrontarsi sulle esperienze di cantiere.
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Incontra il team di Chimica Edile a SAIE
Appuntamento a SAIE Bologna, venerdì 9 ottobre 2026, ore 14:00–17:30, Sala Vivace – Centro Servizi. E per chi volesse passare a fare due chiacchiere o approfondire, il team di Chimica Edile vi aspetta per tutta la durata della fiera (7–10 ottobre) al Padiglione 29, Stand D21.
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