Muffe negli edifici residenziali: perché la normativa non tutela il progettista
Negli edifici residenziali di nuova costruzione o recentemente riqualificati la comparsa di muffe non è più un fenomeno raro. Serramenti ad alta tenuta all’aria e involucri sempre più isolati riducono le dispersioni energetiche ma possono favorire l’accumulo di umidità interna. Due casi studio mostrano come il rispetto delle norme non sia sempre sufficiente a garantire la salubrità degli ambienti.
L’articolo analizza il crescente problema della formazione di muffe negli edifici residenziali moderni, evidenziando come il rispetto della normativa vigente in materia di salubrità e ventilazione non sia sempre sufficiente a prevenire fenomeni di condensa e crescita biologica. Attraverso due casi studio reali, viene mostrato come edifici correttamente progettati e realizzati possano comunque sviluppare muffe a causa della tenuta all’aria degli involucri e della ventilazione insufficiente.
Sommario tematico
- requisiti igienico sanitari nei regolamenti edilizi
- limiti dell’aerazione naturale negli edifici moderni
- formazione di condensa e muffa negli edifici sigillati
- analisi termografica di due casi studio
- ruolo della ventilazione meccanica
Negli ultimi mesi ho ricevuto svariate richieste di effettuare sopralluoghi in abitazioni con problemi di muffa. Ho analizzato contesti abitativi anche di pregio, con e senza isolamento termico a cappotto esterno, ed ho verificato che i progettisti avevano rispettato la legislazione termica vigente ed i regolamenti edilizi locali.
Come mai, allora, si verificano sempre più problemi di formazione di muffe nell’edilizia residenziale?
L’articolo cerca di dare una risposta a questo quesito soffermandosi sull’analisi di due casi studio.
Requisiti di salubrità degli ambienti interni nella normativa edilizia
Per rispettare le richieste relative a “igiene e salubrità ambientale” nell’edilizia residenziale i progettisti fanno solitamente riferimento a quanto contenuto nei regolamenti locali.
La prassi consolidata si può riassumere nei seguenti punti essenziali:
- Ogni locale “abitabile” deve avere dei serramenti apribili di superficie idonea, calcolata sulla base della superficie calpestabile (solitamente 1/8);
- I servizi igienici “ciechi”, ovvero non provvisti di serramenti apribili, devono essere muniti di estrattori meccanici che possono funzionare in maniera continua o discontinua;
- I fornelli a gas devono essere muniti di cappa aspirante con espulsione verso l’esterno;
- I fornelli ad induzione non necessitano di cappa aspirante con espulsione verso l’esterno.
A questi quattro “pilastri” (considerati tali da molti progettisti) è possibile abbinare altrettante riflessioni:
- Se i serramenti sono apribili, non è detto che gli occupanti degli ambienti si dedichino ad una aerazione efficace. Inoltre, principalmente nel periodo invernale, l’aerazione non potrà mai essere efficiente, perché genera un ricambio incontrollato, senza recupero di calore (senza parlare della necessità di filtrazione dell’aria esterna nei contesti fortemente inquinati);
- In molti contesti gli estrattori meccanici funzionano solo quando viene accesa la luce del bagno. In alcuni casi il funzionamento prosegue per qualche minuto. In altre situazioni gli estrattori vengono disattivati perché considerati troppo rumorosi;
- La presenza di una cappa di cucina con espulsione dell’aria all’esterno è necessaria ai fini dell’applicazione della UNI 7129 riguardante la sicurezza nei locali in cui sono installati apparecchi a gas per uso domestico, ma risulta in ogni caso una buona prassi per l’evacuazione di odori e fumi prodotti durante le fasi di cottura;
- Se la presenza di piani cottura ad induzione elimina il problema del rischio legato all’alimentazione a gas, non cambia ciò che succede durante le fasi di cottura. Odori e vapori necessitano comunque di essere evacuati all’esterno.
Si può giungere quindi alle seguenti fondamentali conclusioni.
- Ai fini della salubrità ambientale la dimensione dei moderni serramenti non conta. Decenni fa la situazione era differente, poiché gli “spifferi” inducevano un rinnovo dell’aria incontrollato, ma continuativo e in molti contesti efficace per la diluizione del vapore prodotto internamente. Oggigiorno, invece, la posa dei serramenti avviene tramite una minuziosa sigillatura dei giunti che imprigiona all’interno vapore ed altri inquinanti. Questa affermazione è sostenuta dal fatto che in molte unità abitative, dopo la sostituzione dei serramenti, sono comparse muffe sulle superfici fredde critiche. In aggiunta, non è nemmeno possibile “obbligare” gli utenti ad operare una aerazione “abbondante”.
In molti contesti si è notato, anzi, che la frequente aerazione peggiorava il problema di comparsa di muffe sui ponti termici. Se ci si pensa, più si aprono i serramenti nella stagione invernale, più le superfici interne si raffreddano ampliando le zone dove si verifica la “temperatura di rugiada”.
Da notare, infine, che le muffe compaiono addirittura al di sotto della temperatura di rugiada! Basta che in prossimità della superficie fredda l’umidità relativa sia attorno all’80%. Non necessariamente si deve raggiungere il 100%, situazione, questa, in cui si vedono le goccioline di condensa.
Temperatura di rugiada e formazione della condensa
La temperatura di rugiada è la temperatura alla quale l’aria umida raggiunge la saturazione e il vapore acqueo inizia a condensare sotto forma di acqua liquida. Negli ambienti interni questo fenomeno si verifica quando la temperatura superficiale di pareti, serramenti o ponti termici scende sotto il valore di rugiada dell’aria presente nel locale.
È importante sottolineare che la crescita delle muffe non richiede necessariamente la presenza di condensa visibile: valori di umidità relativa superiori all’80% sulla superficie sono già sufficienti per favorire lo sviluppo di colonie fungine.
- Esistono sul mercato estrattori dell’aria silenziosi ed economici. Se il funzionamento avviene in maniera intermittente, occorre che le tempistiche siano adeguate alla produzione di vapore durante il soggiorno nell’ambiente e non solo correlate ai minuti di accensione della luce. Per questo motivo gli estrattori con sensori di umidità relativa appaiono particolarmente interessanti per i servizi igienici senza finestre. In ogni caso, per quanto visto al punto precedente, anche i servizi igienici dotati di serramenti apribili, ma sigillati, dovrebbero essere dotati di sistemi di estrazione dell’aria!
- Le operazioni di cottura dei cibi sono fonte di grande produzione di umidità. Indipendentemente dalla presenza di fornelli a gas o a induzione, dovrebbe essere sempre prevista una cappa aspirante con espulsione all’esterno. Nei casi di difficoltà tecnica è possibile prevedere una cappa “filtrante” al di sopra del piano cottura abbinata ad un estrattore a parete.
- Negli edifici “sigillati” risulta oramai indispensabile prevedere sistemi di ventilazione meccanica. Il mercato offre notevoli soluzioni tecnologiche sia canalizzate che puntuali.
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Considerato che i testi dei regolamenti locali inerenti alla salubrità degli ambienti interni risalgono ad un decreto del 1975, periodo in cui le caratteristiche del sistema edificio-impianto e gli stili di vita erano completamente differenti, sarebbe il caso di cambiarne l’impostazione, tenendo conto che gli attuali involucri edilizi sigillano, di fatto, gli ambienti interni da quelli esterni. Bisognerebbe iniziare a citare la ventilazione meccanica controllata come tecnologia per evitare il rischio di formazione di muffe, per il risparmio energetico e per la salubrità ambientale.
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FAQ TECNICHE
1. Come si valuta il rischio di formazione di muffe nelle strutture edilizie?
La valutazione del rischio di formazione di muffe nelle superfici interne degli elementi edilizi può essere effettuata mediante le procedure indicate nella norma UNI EN ISO 13788, che consente di verificare il comportamento igrometrico delle strutture. Il metodo si basa sulla verifica della temperatura superficiale interna e sulla determinazione del cosiddetto fattore di temperatura superficiale (fRsi). Se la temperatura della superficie interna scende sotto valori critici, in presenza di elevata umidità relativa dell’aria interna si può verificare la crescita di muffe anche in assenza di condensa visibile.
2. Qual è il ruolo dei serramenti ad elevata tenuta all’aria nel rischio muffa?
I serramenti moderni, caratterizzati da elevate prestazioni di tenuta all’aria (ad esempio classe 4 secondo la norma EN 12207), riducono drasticamente le infiltrazioni d’aria non controllate rispetto agli edifici costruiti in passato. Questo miglioramento energetico comporta però una diminuzione del ricambio d’aria naturale. Se non sono presenti sistemi di ventilazione adeguati, il vapore acqueo prodotto dalle attività domestiche può accumularsi negli ambienti interni aumentando il rischio di condensa superficiale e di formazione di muffe sulle superfici più fredde dell’involucro.
3. L’aerazione tramite apertura dei serramenti è sufficiente per prevenire la formazione di muffe?
L’aerazione manuale tramite apertura delle finestre può ridurre temporaneamente l’umidità interna ma non garantisce un ricambio d’aria continuo e controllato. Inoltre, nei mesi invernali l’ingresso di aria fredda può abbassare la temperatura superficiale delle pareti interne e dei ponti termici, favorendo il raggiungimento della temperatura di rugiada. Per questo motivo, negli edifici ad alta efficienza energetica, l’aerazione naturale è spesso insufficiente a garantire condizioni igrometriche stabili e a prevenire la crescita di muffe.
4. In quali casi la ventilazione meccanica controllata diventa una soluzione progettuale necessaria?
La ventilazione meccanica controllata (VMC) diventa particolarmente importante negli edifici caratterizzati da involucri molto isolati e serramenti ad elevata tenuta all’aria, dove il ricambio d’aria naturale è limitato. In questi contesti la VMC consente di mantenere sotto controllo l’umidità relativa interna garantendo un ricambio costante dell’aria e, nei sistemi con recupero di calore, riducendo al contempo le dispersioni energetiche. L’adozione di sistemi di ventilazione controllata rappresenta quindi una soluzione efficace per migliorare la qualità dell’aria indoor e ridurre il rischio di condense e muffe.
5. Quali fattori progettuali influenzano maggiormente la formazione di muffe negli edifici residenziali?
La formazione di muffe negli edifici dipende da una combinazione di fattori legati all’involucro edilizio, agli impianti e alle condizioni di utilizzo degli ambienti. Tra gli aspetti progettuali più rilevanti vi sono la presenza di ponti termici, la temperatura superficiale delle pareti interne, la produzione di vapore acqueo negli ambienti abitativi e l’effettivo ricambio d’aria. Anche in edifici conformi alle normative vigenti, l’assenza di adeguati sistemi di ventilazione o la presenza di superfici fredde può favorire condizioni di umidità superficiale tali da consentire lo sviluppo di muffe.
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