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Piscine in EPS: perché i rivestimenti resinosi si distaccano?

Limiti fisici dei supporti in polistirene espanso, pressioni interne del materiale cellulare e formazione di fenomeni osmotici secondari nei rivestimenti continui.

L’articolo analizza il comportamento dei rivestimenti resinosi applicati direttamente su supporti in EPS nelle piscine e nelle SPA riscaldate. Il nodo tecnico non è la sola qualità della resina, ma la compatibilità tra un materiale cellulare, leggero e deformabile e una finitura continua relativamente rigida. L’aumento di temperatura accresce la pressione del gas nelle celle dell’EPS, mentre il rivestimento può perdere rigidezza per avvicinamento alla Tg e assorbimento d’acqua. Ne deriva un micro-distacco iniziale che consente l’ingresso di acqua e l’attivazione di un’osmosi secondaria, con bolle, delaminazioni e degrado progressivo. Il testo offre quindi una chiave utile per progettazione, diagnosi e prevenzione.


Perché l’EPS è un supporto critico per i rivestimenti resinosi in piscina

Negli ultimi anni, nel settore delle piscine e delle SPA si è progressivamente diffuso l’impiego di sistemi costruttivi basati su blocchi o pannelli in polistirene espanso sinterizzato (EPS).

Tali sistemi, originariamente concepiti come casseri isolanti o elementi prefabbricati per la realizzazione di strutture in calcestruzzo armato, vengono oggi sempre più frequentemente utilizzati come supporto diretto per rivestimenti continui, in particolare rivestimenti ceramici o resinosi (epossidici e poliuretanici).

In ambito applicativo, la combinazione tra supporto in EPS e rivestimento resinoso viene spesso proposta come soluzione rapida ed efficace per ottenere superfici impermeabili, continue e prive di fughe, con apparenti vantaggi in termini di velocità esecutiva e semplificazione del ciclo applicativo.

Tuttavia, l’esperienza maturata in numerosi casi reali e le analisi tecniche condotte su sistemi in esercizio evidenziano come tale configurazione possa presentare limiti fisici significativi, direttamente riconducibili alle caratteristiche intrinseche del materiale cellulare.

In particolare, nei rivestimenti resinosi applicati in condizioni di immersione permanente e soggetti a cicli termici, si osservano frequentemente fenomeni degenerativi quali:

  • distacchi localizzati;
  • formazione di bolle;
  • sviluppo di celle osmotiche;
  • delaminazioni progressive.

Tali fenomeni vengono spesso attribuiti, in modo riduttivo, a difetti applicativi o alla qualità dei materiali di finitura.

Un’analisi più approfondita mostra invece come, in molti casi, la causa primaria sia da ricercarsi nelle proprietà fisiche del supporto in EPS e nella sua interazione con il rivestimento continuo.

Il presente articolo si propone di analizzare in modo sistematico i meccanismi fisici alla base di tali fenomeni, introducendo un modello interpretativo che consente di ricondurre l’osmosi a un fenomeno secondario, conseguente a un distacco preliminare indotto dal comportamento del materiale cellulare.

Struttura di piscina in elementi in EPS prima della finitura: sistema costruttivo leggero che richiede un adeguato strato intermedio per assicurare una corretta adesione e compatibilità con rivestimenti continui impermeabili. (© M. Monardo - A. Nallio)

Proprietà fisiche del polistirene espanso come supporto

Il polistirene espanso sinterizzato (EPS) è un materiale plastico cellulare ampiamente impiegato nel settore delle costruzioni per applicazioni di isolamento termico, alleggerimento strutturale e realizzazione di elementi prefabbricati.

Le sue proprietà derivano direttamente dalla particolare struttura interna del materiale, costituita da una matrice polimerica all’interno della quale sono presenti milioni di microcelle chiuse contenenti gas.

Dal punto di vista chimico, questa matrice è costituita da polistirene, un polimero aromatico termoplastico formato da unità ripetitive – CH₂–CH(Ph) –, la cui natura non reticolata consente alle catene polimeriche di muoversi e rilassarsi quando sottoposte a variazioni termiche o meccaniche.

Dal punto di vista morfologico, l’EPS è un materiale a struttura cellulare chiusa, ottenuto mediante un processo di espansione e sinterizzazione di granuli di polistirene contenenti un agente espandente. Durante la produzione, l’agente espandente – tradizionalmente pentano – diffonde all’interno del polimero e ne provoca l’espansione. Successivamente, per diffusione molecolare, il pentano viene progressivamente sostituito dall’aria, modificando nel tempo la composizione del gas intrappolato nelle celle e influenzando la risposta termodinamica del materiale.

Microstruttura cellulare del polistirene espanso osservata con microscopia elettronica a scansione (SEM), dove si distinguono le cavità poliedriche che costituiscono le celle del materiale. (© M. Monardo - A. Nallio)

Durante il processo produttivo, i granuli si espandono e si saldano tra loro, dando origine a una struttura tridimensionale costituita da una fitta rete di celle poliedriche chiuse. Questa struttura è caratterizzata da pareti cellulari molto sottili di polimero, cavità interne riempite di gas (principalmente aria) ed elevata porosità complessiva. La sottigliezza delle pareti cellulari, unita alla natura termoplastica del polistirene, rende il materiale particolarmente sensibile alla temperatura: un incremento termico aumenta la mobilità segmentale delle catene polimeriche, riducendo la rigidità delle pareti e facilitando microdeformazioni.

La pressione del gas intrappolato può essere descritta, in prima approssimazione, con la legge dei gas ideali (p = nRT/V). Poiché nel breve periodo il volume delle celle varia poco, un aumento di temperatura comporta un aumento della pressione interna, che si traduce in una spinta verso l’esterno agente sulle pareti cellulari e, per trasmissione, sugli strati di rivestimento applicati sopra l’EPS.

Struttura cellulare, gas intrappolato e risposta termica del materiale

Dal punto di vista volumetrico, il materiale risulta costituito quasi interamente da gas: circa il 95-98% del volume è rappresentato da aria intrappolata nelle celle, mentre solo una minima percentuale è costituita dal polimero solido. Questa configurazione conferisce al materiale una densità estremamente ridotta, rendendolo particolarmente leggero e facilmente lavorabile. Tuttavia, comporta anche una significativa riduzione delle proprietà meccaniche rispetto ai materiali pieni. In presenza di incrementi termici, il gas contenuto nelle celle aumenta la propria pressione interna (p = nRT/V), generando micro-deformazioni della struttura e trasmettendo sollecitazioni agli strati superficiali applicati sopra il materiale. A livello molecolare, tali micro-deformazioni sono resi possibili dal carattere termoplastico del polistirene, le cui catene possono rilassarsi sotto sforzo.

È importante sottolineare che tale effetto, pur essendo localmente contenuto, assume rilevanza su scala macroscopica in virtù dell’elevatissimo numero di celle presenti nel materiale.

Creep e incompatibilità con il rivestimento

Dal punto di vista meccanico, il polistirene espanso presenta un comportamento viscoelastico, ovvero una risposta che combina caratteristiche elastiche e viscose. Ciò implica che, sotto carico, il materiale possa manifestare deformazioni progressive nel tempo (creep), anche in assenza di variazioni significative delle sollecitazioni applicate. Il creep è un fenomeno chimico‑fisico legato allo scorrimento delle catene polimeriche, che si riorientano nel tempo sotto l’azione di uno sforzo costante.

Questo comportamento assume particolare importanza quando l’EPS viene utilizzato come supporto per sistemi rigidi o semirigidi, quali rivestimenti cementizi o resinosi, che non sono in grado di seguire tali deformazioni nel lungo periodo. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla bassa rigidità meccanica del materiale. Il modulo elastico dell’EPS risulta significativamente inferiore rispetto a quello dei materiali minerali comunemente utilizzati nelle costruzioni, come calcestruzzo, malte cementizie o rivestimenti ceramici. Questa differenza di rigidità comporta una marcata incompatibilità deformativa tra supporto e rivestimento: in presenza di sollecitazioni termo‑meccaniche, il supporto tende a deformarsi in misura maggiore rispetto agli strati superficiali, generando tensioni all’interfaccia.

Tali tensioni costituiscono uno dei principali fattori predisponenti alla formazione di microfessurazioni e distacchi nei sistemi di finitura continua. Alla luce di queste considerazioni, l’EPS non può essere considerato un supporto neutro, ma un elemento attivo dal punto di vista fisico e chimico, in grado di influenzare in modo significativo il comportamento del sistema stratigrafico.

Interazione tra EPS e rivestimenti resinosi in ambiente piscina

Quando il polistirene espanso viene utilizzato come supporto per rivestimenti continui in ambiente piscina, entrano in gioco una serie di fenomeni fisici complessi, direttamente connessi sia alle caratteristiche intrinseche del materiale cellulare sia alle condizioni di esercizio tipiche di tali strutture. A questi aspetti si aggiungono fenomeni chimici altrettanto rilevanti, legati alla natura molecolare dei polimeri coinvolti: l’EPS è un materiale termoplastico non reticolato, mentre le resine epossidiche e poliuretaniche sono polimeri termoindurenti reticolati, con comportamenti meccanici e chimici profondamente diversi quando immersi in acqua calda.

Le piscine e le SPA rappresentano infatti ambienti particolarmente sollecitati dal punto di vista termo‑igrometrico, caratterizzati dalla presenza permanente di acqua, da condizioni di immersione prolungata dei rivestimenti e, in molti casi, da cicli termici anche significativi, soprattutto nelle vasche riscaldate. L’acqua calda, oltre a influenzare la pressione interna delle celle dell’EPS, può interagire chimicamente con la superficie dei polimeri termoindurenti, causando fenomeni di plasticizzazione o assorbimento d’acqua che riducono localmente la rigidità del rivestimento.

In questo contesto, il comportamento del sistema stratigrafico dipende in larga misura dall’interazione tra il supporto in EPS, materiale leggero e deformabile, e il rivestimento resinoso, che costituisce uno strato continuo relativamente rigido e con limitata capacità di deformazione. Questa differenza deriva dalla diversa natura chimica dei due materiali: l’EPS è costituito da catene polimeriche lineari non reticolate, libere di scorrere e rilassarsi sotto sollecitazione, mentre le resine termoindurenti presentano una rete tridimensionale di legami covalenti che limita la mobilità segmentale e conferisce rigidità.

I rivestimenti resinosi utilizzati nelle piscine, generalmente a base di resine epossidiche o poliuretaniche, sono progettati per formare una membrana continua impermeabile, in grado di garantire la tenuta all’acqua e la protezione chimica della superficie. Tuttavia, la loro impermeabilità non implica assenza di interazione con l’acqua: una parte dell’acqua può diffondere nella matrice polimerica, soprattutto in condizioni di temperatura elevata, riducendo la temperatura di transizione vetrosa (Tg) e rendendo la resina più duttile. Questo fenomeno di plasticizzazione è un processo chimico‑fisico che contribuisce alla diminuzione del modulo elastico del rivestimento.

Affinché tali sistemi possano funzionare correttamente, è tuttavia necessario che il supporto su cui vengono applicati presenti adeguate caratteristiche di stabilità dimensionale, rigidità e continuità. Nel caso dei supporti in EPS, queste condizioni non risultano pienamente soddisfatte.

Come illustrato nel paragrafo precedente, l’EPS è caratterizzato da bassa rigidità meccanica, comportamento viscoelastico e presenza di gas intrappolato nelle celle. In esercizio, soprattutto in presenza di variazioni termiche, queste caratteristiche possono indurre micro‑variazioni dimensionali del supporto e sollecitazioni all’interfaccia con il rivestimento.

Questa differenza di comportamento tra il supporto e il rivestimento superficiale determina una marcata incompatibilità deformativa tra gli strati della stratigrafia. Mentre il supporto in EPS tende a deformarsi e a variare leggermente il proprio volume in funzione delle condizioni termiche e delle sollecitazioni applicate, il rivestimento resinoso mantiene una maggiore rigidità e presenta una capacità limitata di assorbire tali deformazioni. Inoltre, la scarsa affinità chimica tra polistirene (apolare) e resine epossidiche o poliuretaniche (più polari) riduce l’energia di adesione all’interfaccia, rendendo il sistema più vulnerabile alla formazione di cavità.

Il fenomeno assume particolare rilevanza nelle piscine riscaldate o nelle SPA: l’aumento della temperatura dell’acqua incrementa la pressione dei gas nelle celle dell’EPS e, al contempo, può ridurre la rigidezza del rivestimento per avvicinamento alla Tg e/o assorbimento d’acqua. Ne risulta un aumento delle tensioni all’interfaccia e una maggiore probabilità di micro-distacchi.

Queste condizioni favoriscono l’innesco di distacchi e la successiva formazione di bolle. Una volta presente una micro-cavità, l’acqua può penetrare e, in presenza di soluti, attivare fenomeni osmotici che amplificano progressivamente il distacco iniziale.

Influenza della temperatura di esercizio sui rivestimenti in resina

La risposta meccanica dei rivestimenti resinosi è fortemente influenzata dalla temperatura di esercizio, in particolare in relazione alla temperatura di transizione vetrosa (Tg) del sistema polimerico. La Tg rappresenta il punto in cui la mobilità segmentale delle catene polimeriche aumenta in modo significativo: al di sotto di essa, i segmenti della rete reticolata sono “congelati” in una configurazione rigida, mentre al di sopra iniziano a muoversi con maggiore libertà. Questo fenomeno è di natura chimico‑fisica e dipende dalla struttura molecolare del polimero, dal grado di reticolazione e dalla presenza di eventuali gruppi polari o residui reattivi.

Al di sotto della Tg, la resina si comporta come un materiale rigido e vetroso, caratterizzato da elevato modulo elastico e da una buona capacità di trasferire le sollecitazioni al supporto. In questa condizione, la rete tridimensionale di legami covalenti che costituisce il polimero termoindurente mantiene una struttura compatta e poco deformabile.

All’avvicinarsi o al superamento della Tg, il materiale subisce una significativa riduzione della rigidità, assumendo un comportamento più duttile e deformabile. Questo avviene perché l’energia termica fornita al sistema aumenta la mobilità segmentale delle catene, riducendo la densità di interazioni intermolecolari efficaci e abbassando il modulo elastico. Dal punto di vista chimico, non si tratta di una rottura dei legami della rete reticolata, ma di un aumento della libertà di movimento dei segmenti polimerici tra i punti di reticolazione.

Nelle piscine e nelle SPA, dove le temperature dell’acqua possono stabilizzarsi tra 30-35 °C, non è raro che alcuni sistemi resinosi lavorino in condizioni prossime alla loro temperatura di transizione vetrosa, soprattutto se formulati per applicazioni generiche e non specificamente progettati per immersione in ambiente caldo. In queste condizioni, anche una minima plasticizzazione dovuta all’assorbimento d’acqua può abbassare ulteriormente la Tg. L’acqua, infatti, può diffondere nella matrice polimerica e agire come plastificante, riducendo le interazioni intermolecolari e aumentando la mobilità delle catene. Questo fenomeno è ben noto nella chimica dei polimeri e contribuisce a rendere la resina più morbida e meno resistente alle sollecitazioni.

Deformazioni locali e perdita di adesione vicino alla temperatura di transizione vetrosa

In tali condizioni, la diminuzione del modulo elastico della resina comporta una riduzione della capacità del rivestimento di contrastare le sollecitazioni provenienti dal supporto. La membrana resinoso‑impermeabile diventa quindi più suscettibile a deformazioni locali e meno efficace nel mantenere un’adesione stabile all’interfaccia. Inoltre, la riduzione della Tg può diminuire l’energia di adesione tra resina e supporto, poiché la superficie polimerica diventa più mobile e meno polarizzata, riducendo l’efficacia dei legami secondari che contribuiscono all’adesione.

È importante sottolineare che questo effetto non rappresenta la causa primaria dei fenomeni di distacco, ma agisce come fattore amplificante. La riduzione della rigidità del rivestimento facilita infatti l’innesco e la propagazione dei micro-distacchi indotti dalle variazioni di pressione del gas contenuto nella struttura cellulare dell’EPS, rendendo il sistema complessivamente più vulnerabile. In altre parole, la resina non perde la sua funzione impermeabile, ma perde parte della sua capacità di opporsi alle sollecitazioni meccaniche generate dal supporto.

Alla luce delle caratteristiche del materiale e delle interazioni descritte, risulta quindi possibile formalizzare il fenomeno attraverso un modello fisico semplificato, in grado di descrivere in modo coerente la sequenza degli eventi che portano alla formazione delle difettosità osservate in esercizio. Tale modello deve necessariamente considerare sia la termodinamica del gas intrappolato nell’EPS sia la chimica dei polimeri termoindurenti, poiché è proprio l’interazione tra questi due aspetti a determinare l’innesco e l’evoluzione del degrado.

Formazione diffusa di bolle su rivestimento resinoso in immersione: manifestazione macroscopica di distacchi interfacciali e attivazione di fenomeni osmotici su supporto in EPS. (© M. Monardo - A. Nallio)

Modello fisico semplificato (Nallio-Monardo) del distacco gas-indotto e dell'osmosi secondaria nei rivestimenti resinosi applicati su EPS

Per comprendere in maniera più approfondita il meccanismo che porta alla formazione delle difettosità osservate nei rivestimenti resinosi applicati su supporti in polistirene espanso in ambiente piscina, è utile analizzare il fenomeno attraverso un modello fisico semplificato, che descrive la sequenza degli eventi che possono portare dalla variazione termica del materiale cellulare alla formazione delle tipiche celle osmotiche osservabili nei rivestimenti resinosi applicati su supporti in EPS delle vasche e delle SPA riscaldate.

Modello di distacco gas-indotto e osmosi secondaria nei rivestimenti su EPS. (© M. Monardo - A. Nallio)

A questa sequenza fisica è necessario affiancare una lettura chimica del comportamento dei materiali coinvolti, poiché la natura molecolare dell’EPS e delle resine termoindurenti influenza in modo determinante l’innesco e l’evoluzione del fenomeno.

Come illustrato precedentemente, l’EPS è un materiale costituito da una struttura a celle chiuse riempite di gas. In condizioni di esercizio, soprattutto nelle piscine riscaldate, il materiale può essere soggetto a variazioni di temperatura significative tra la fase di installazione e la fase di utilizzo della vasca. Queste variazioni termiche influiscono direttamente sul comportamento del gas contenuto nelle microcelle del materiale. Dal punto di vista chimico‑fisico, il gas intrappolato è inizialmente una miscela di aria e residui dell’agente espandente (pentano), che nel tempo viene sostituito dall’aria per diffusione molecolare. La composizione del gas non è quindi costante e può influenzare la risposta termodinamica del sistema.

Dal punto di vista termodinamico, l’aumento di temperatura comporta un incremento della pressione del gas intrappolato (p = nRT/V). Poiché nel breve periodo il volume delle microcelle varia poco, la pressione cresce e tende a trasmettersi verso l’esterno, sollecitando gli strati applicati sopra l’EPS.

Nelle piscine e nelle SPA il materiale può passare da condizioni di cantiere (circa 15-20 °C) a temperature di esercizio dell’acqua comprese tra 30-35 °C. Questo salto termico è spesso sufficiente a generare sollecitazioni all’interfaccia e a predisporre l’innesco di micro-distacchi.

In questa fase, la componente chimica del comportamento dell’EPS diventa determinante: l’aumento della mobilità segmentale delle catene polimeriche, indotto dalla temperatura, riduce la rigidità delle pareti cellulari e facilita la loro deformazione. Questo rende il materiale più sensibile alle variazioni di pressione interna e più incline a trasmettere tali variazioni al rivestimento superficiale. Allo stesso tempo, la resina termoindurente applicata sopra l’EPS, pur essendo impermeabile, può subire una riduzione del modulo elastico se lavora in condizioni prossime alla propria temperatura di transizione vetrosa (Tg), diminuendo la sua capacità di opporsi alle sollecitazioni provenienti dal supporto.

Il distacco iniziale è quindi il risultato di un equilibrio instabile tra pressione del gas nelle celle, deformabilità del supporto e rigidezza (variabile con la temperatura) del rivestimento. Il fenomeno tende a localizzarsi in corrispondenza di disomogeneità geometriche o di zone con minore energia di adesione.

Il fenomeno non si sviluppa in modo uniforme, ma tende a localizzarsi in corrispondenza di zone di disomogeneità, variazioni locali di adesione o concentrazioni di tensione. Queste zone critiche possono essere determinate sia da irregolarità geometriche sia da differenze chimiche all’interfaccia: l’EPS è un materiale apolare, mentre le resine epossidiche e poliuretaniche sono polimeri più polari. Questa scarsa affinità chimica riduce l’energia di adesione e rende l’interfaccia più vulnerabile alla formazione di cavità quando sottoposta a sollecitazioni.

La sequenza causale può essere descritta come segue:

  • aumento della pressione del gas nelle celle;
  • riduzione della rigidità del rivestimento per effetto della temperatura;
  • perdita locale di adesione;
  • formazione di una micro-cavità interfacciale.

Dal punto di vista chimico‑fisico, la perdita di adesione non è solo un fenomeno meccanico: quando la resina si avvicina alla propria temperatura di transizione vetrosa (Tg), la mobilità segmentale delle catene polimeriche aumenta, riducendo il modulo elastico e l’energia di adesione all’interfaccia. La superficie della resina diventa più “morbida” e meno capace di opporsi alla spinta proveniente dall’EPS. Allo stesso tempo, il polistirene, essendo un polimero termoplastico non reticolato, subisce un rilassamento delle catene che riduce ulteriormente la stabilità delle pareti cellulari.

La cavità così generata rappresenta una discontinuità interfacciale stabile dal punto di vista energetico, all’interno della quale le condizioni locali risultano significativamente differenti rispetto al sistema integro. La pressione interna, la composizione del gas, la temperatura e la presenza di eventuali soluti provenienti dal supporto o dalla resina creano un microambiente chimico‑fisico distinto, predisposto all’evoluzione del fenomeno.

Essa costituisce il primo stadio osservabile del fenomeno e il presupposto necessario per la sua evoluzione. Una volta formata la cavità primaria, il sistema non è più in equilibrio: la presenza di uno spazio interfacciale, anche minimo, permette l’ingresso di acqua e l’innesco dei successivi processi osmotici, che amplificano progressivamente il distacco iniziale.

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L'articolo prosegue affrontando nel dettaglio i seguenti argomenti:

  • Innesco del fenomeno osmotico
    • Sequenza fisica del fenomeno
    • Evoluzione del fenomeno in condizioni reali
  • L'errore progettuale che si commette nelle piscine e nelle SPA riscaldate
  • Implicazioni progettuali e soluzioni tecniche
  • Conclusioni

FAQ - Piscine in EPS e rivestimenti resinosi

Quali sono i limiti fisico-meccanici dell’EPS quando utilizzato come supporto diretto per rivestimenti continui?
L’EPS è un materiale cellulare a struttura chiusa, con elevata frazione volumetrica di gas (≈95–98%) e comportamento viscoelastico. La bassa rigidezza e la sensibilità termo-meccanica determinano micro-deformazioni sotto carico e creep nel tempo, rendendolo incompatibile con rivestimenti rigidi o semirigidi in condizioni di immersione permanente.

In che modo la termodinamica del gas intrappolato nelle celle influenza il comportamento del sistema?
L’aumento di temperatura comporta un incremento della pressione interna secondo la relazione p = nRT/V. Poiché il volume delle microcelle varia limitatamente nel breve periodo, la pressione si trasmette alle pareti cellulari e, per continuità, al rivestimento, generando sollecitazioni interfacciali predisponenti al distacco.

Qual è il ruolo dell’incompatibilità deformativa tra EPS e rivestimenti resinosi?
L’EPS (termoplastico non reticolato) presenta elevata deformabilità e rilassamento molecolare, mentre le resine epossidiche/poliuretaniche (termoindurenti reticolate) hanno comportamento rigido e limitata capacità di deformazione. Questa differenza genera tensioni all’interfaccia, aggravate dalla scarsa affinità chimica (apolare vs polare), riducendo l’energia di adesione.

Come incide la temperatura di esercizio sulle prestazioni dei rivestimenti resinosi?

L’avvicinamento alla temperatura di transizione vetrosa (Tg), combinato con fenomeni di plasticizzazione per assorbimento d’acqua, riduce il modulo elastico della resina e la capacità di trasferire e dissipare le sollecitazioni. Questo effetto amplifica la vulnerabilità del sistema ai micro-distacchi.

Qual è il reale meccanismo di innesco delle bolle nei rivestimenti su EPS?

Il fenomeno è riconducibile a un modello sequenziale:
- incremento pressione interna nelle celle;
- perdita locale di adesione;
- formazione cavità interfacciale;
- ingresso di acqua;
- attivazione del gradiente osmotico (π = iMRT);
- crescita della bolla.
L’osmosi rappresenta quindi un meccanismo di amplificazione successivo al distacco iniziale.

Perché l’osmosi non può essere considerata il fenomeno primario del degrado?

Perché richiede la presenza di una cavità preesistente. In assenza di discontinuità interfacciale, non si genera un gradiente osmotico significativo. La cavità primaria, indotta dalla pressione del gas e dall’incompatibilità meccanica, è la condizione necessaria per l’innesco del processo.

Qual è l’errore progettuale più frequente nei sistemi EPS + rivestimento resinoso?

L’assunzione implicita dell’EPS come supporto “neutro”. In realtà, il materiale è un sistema attivo, soggetto a variazioni di pressione interna e deformazioni. L’applicazione diretta di rivestimenti continui su EPS in immersione rappresenta una configurazione intrinsecamente instabile.

Quali strategie progettuali consentono di mitigare tali criticità?

È necessario introdurre uno strato intermedio rigido e dimensionalmente stabile (es. rasature cementizie ad alte prestazioni), in grado di:
- disaccoppiare il comportamento del supporto;
- dissipare le sollecitazioni termo-meccaniche;
- garantire adeguata continuità e adesione.
La stratigrafia diventa quindi il vero elemento prestazionale del sistema

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