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Pompe di calore: tra teoria e cantiere, dove nascono davvero i problemi

Dimensionamento, temperature di mandata, sistemi ibridi, fotovoltaico e acqua calda sanitaria: la transizione verso il riscaldamento elettrico pone ancora molti dubbi tecnici. Ne abbiamo parlato con Samuele Trento, esperto di pompe di calore, che dall'esperienza su migliaia di impianti reali offre risposte concrete, lontane da luoghi comuni e semplificazioni.

La pompa di calore è oggi al centro della decarbonizzazione degli edifici, ma la sua reale efficacia dipende da scelte progettuali e installative spesso sottovalutate. Non basta sostituire un generatore: dimensionamento corretto, temperature di lavoro, gestione dell'accumulo, integrazione con il fotovoltaico e regolazione nel tempo fanno la differenza tra un impianto che mantiene le prestazioni dichiarate e uno che delude le aspettative. In questa intervista raccogliamo il punto di vista di chi ogni giorno affronta questi temi sul campo.


Pompe di calore: perché il progetto conta più della macchina

Quanti impianti a pompa di calore, una volta installati, restituiscono davvero le prestazioni promesse in fase di vendita? La risposta, per chi lavora nel settore, non è sempre scontata.

Tra sovradimensionamenti frutto di cautele eccessive, temperature di mandata mal calibrate, regolazioni lasciate all'improvvisazione e valutazioni elettriche affrontate troppo tardi, gli errori che compromettono l'efficienza di un impianto nascono spesso ben prima dell'accensione della macchina.

Per fare chiarezza su questi aspetti, INGENIO ha intervistato Samuele Trento, esperto di pompe di calore, che grazie al monitoraggio di migliaia di impianti realizzati porta un punto di vista basato su dati e casi reali più che su valutazioni teoriche.

Dal corretto dimensionamento alla scelta tra soluzione ibrida e full electric, dalla gestione dell'accumulo inerziale all'integrazione con il fotovoltaico, fino agli errori più ricorrenti riscontrati in cantiere: ecco un percorso pratico attraverso le domande che, ogni giorno, professionisti e committenti si pongono davanti a un intervento di riqualificazione impiantistica.

Ing. Samuele Trento
Ing. Samuele Trento

Come dimensionare correttamente una pompa di calore (e perché la potenza della caldaia non basta)

1. Quali sono i dati indispensabili per dimensionare correttamente una pompa di calore e quali errori si commettono quando si assume come riferimento la potenza della caldaia esistente?

I dati principali sono: fabbisogno dell'edificio (sia carichi statici che dinamici), tipologia e potenza dell'impianto di emissione, consumi attuali in bolletta, abitudini del cliente.

Basarsi sulla potenza della caldaia è completamente fuorviante, perchè la maggior parte di quelle installate supera i 29 kW per esigenze di produzione di ACS istantanea.

Pompa di calore e radiatori: quando l'abbinamento è davvero conveniente

2. In un edificio esistente con radiatori, come si verifica concretamente la compatibilità con una pompa di calore e qual è la temperatura di mandata oltre la quale l’intervento rischia di perdere convenienza?

Ad oggi, con gli SCOP raggiunti dalla tecnologia, è conveniente dimensionare anche con 60° di mandata. Ovviamente, più la temperatura è bassa e maggiore è l'efficienza della Pompa di calore.

Nel concreto, riuscendo a monitorare migliaia di impianti realizzati, posso dire che la temperatura media di lavoro reale si attesta intorno ai 50°C, lavorando su più ore di funzionamento ma a più bassa temperatura.

Sovradimensionamento e sottodimensionamento: l'impatto su consumi e durata del compressore

3. Quanto incidono sovradimensionamento e sottodimensionamento sulle prestazioni, sui consumi e sulla durata del compressore? Quale margine progettuale è ragionevole adottare?

Riscontro molti più impianti sovradimensionati che sottodimensionati, probabilmente frutto degli errori del passato quando non era chiaro che le prestazioni delle pompe di calore a +7°C/W35 sono ben diverse che a 0°C/W55°C. Dalle brutte esperienze si tende a sovradimensionare, ma anche questo approccio non è corretto.

La macchina consuma di più perché effettua notevoli ON-OFF che, oltre a ridurre la vita del compressore, non permettono al circuito frigorifero di lavorare in condizioni equilibrate. Per questo in molti casi non vengono rispettate le rese dichiarate dal produttore, che testa le macchine in condizioni di equilibrio. Il giusto margine lo si trova calcolando il fabbisogni con carichi dinamici anziché statici (tra l'altro la norma da quest'anno prevede questo).

COP e SCOP a confronto: come leggere davvero le prestazioni di una pompa di calore

4. COP e SCOP dichiarati dal produttore sono sufficienti per confrontare due macchine? Quali dati devono essere letti nelle curve prestazionali alle reali condizioni di progetto?

L'SCOP è molto più veritiero del COP, che misura l'efficienza in condizioni puntuali.

Il calcolo dell'SCOP, oltre ad essere più utile al cliente finale per un confronto tra tecnologie, considera molti aspetti nell'intera stagione invernale, simulando quindi i consumi in modo più vicino alla realtà. L'SCOP deve essere valutato, oltre per il tipo di clima (clima medio per il territorio italiano), con la giusta temperatura di lavoro (35° - 45° 55°C).

SCOP vs COP: cosa cambia davvero nella valutazione delle pompe di calore
COP (Coefficient of Performance)

È il rapporto tra potenza termica resa e potenza elettrica assorbita in condizioni di prova standard, riferite a una temperatura esterna e di mandata fisse. Rappresenta una misura istantanea in laboratorio. Non descrive il comportamento reale della macchina lungo l’intera stagione di riscaldamento.

SCOP (Seasonal Coefficient of Performance)

È il coefficiente di prestazione stagionale calcolato su base climatica (zona “average”, “warmer” o “colder”) secondo i criteri Ecodesign. Integra funzionamento a carico parziale, cicli di sbrinamento, perdite in stand-by e condizioni variabili lungo la stagione di riscaldamento.

Differenza operativa per il progettista

Il COP fotografa una prestazione puntuale; lo SCOP descrive l’efficienza reale su base stagionale. Dal 4 febbraio 2026, ai fini dell’accesso agli incentivi, il riferimento obbligatorio è lo SCOP certificato secondo Ecodesign, non il COP nominale dichiarato in scheda tecnica.

Sistema ibrido o pompa di calore full electric: quando conviene l'ibrido

5. Quando conviene adottare un sistema ibrido?

Solo in 2 casi: quando c'è bisogno di alta ridondanza (esempio hotel) oppure quando la potenza elettrica impegnata supera la fattibilità tecnica dell'intervento (ad esempio sopra i 200kW elettrici di assorbimento senza cabine disponibili in zona).

Punto di bivalenza negli impianti ibridi: come si individua

6. Come si individua il punto di bivalenza in un sistema ibrido e quando è preferibile mantenere un generatore di integrazione anziché adottare una soluzione completamente elettrica?

Se dovessi progettare una soluzione ibrida, punto a garantire la soluzione elettrica fino alla temperatura esterna di 0°C, altrimenti non avrebbe senso l'investimento e la caldaia lavorerebbe troppe ore (ad eccezione del caso in cui non ci sia abbastanza disponibilità della fonte elettrica).

Accumulo inerziale nella pompa di calore: quando serve e come dimensionarlo

7. L’accumulo inerziale è sempre necessario? Quali criteri devono guidarne il dimensionamento per evitare dispersioni, lentezza di risposta e inefficienze?

E' sempre necessario per evitare micro accensioni, far lavorare la pompa di calore in condizioni di equilibrio, separare le portate tra circuito primario e secondario e garantire tempi di sbrinamento veloci. Va dimensionato in base alla potenza del generatore, alla tipologia ai terminali e alle condizioni di lavoro (se solo riscaldamento oppure anche raffrescamento). Se sovradimensionato potrebbe creare problemi di consumi elevati e tempi di reazione dell'impianto troppo lunghi.

Regolazione e curva climatica: gli errori che aumentano i consumi

8. Quali problemi possono derivare da una regolazione non corretta, da una curva climatica mal impostata o dall’utilizzo intermittente della pompa di calore?

Usare la Pompa di calore ad intermittenza comporta maggiori consumi elettrici e condizioni di lavoro fuori dall'equilibrio termodinamico. Oltre a questo, impostazioni sbagliate si traducono in condizioni di discomfort per il cliente finale.

Sbrinamento delle pompe di calore aria-acqua: quanto incide sulle prestazioni reali

9. Come devono essere valutati gli sbrinamenti nelle pompe di calore aria-acqua e quanto incidono sulla potenza disponibile e sull’efficienza stagionale nei climi freddi e umidi?

Dipende dal produttore. Nei nostri progetti non consideriamo una potenza da sottrarre perché gli sbrinamenti durano molto poco (dai 2 ai 5 minuti) e avvengono con una logica ben definita da algoritmi avanzati. Purtroppo nella maggior parte delle schede tecniche non viene considerato questo aspetto, quindi almeno un 5-8% di differenza sulle reali prestazioni deve essere sottratto.

Acqua calda sanitaria con pompa di calore: temperatura, Legionella e priorità sul riscaldamento

10. Nella produzione di acqua calda sanitaria, come si bilanciano temperatura di accumulo, rischio Legionella, comfort, consumi elettrici e priorità rispetto al riscaldamento?

Per ridurre i consumi elettrici l'acqua sanitaria dovrebbe essere stoccata alla temperatura più vicino possibile all'utilizzo (48-50°C) considerando una riserva aggiuntiva. Periodicamente, avendo la temperatura così bassa, va attivato in automatico un ciclo antilegionella.

La priorità naturalmente va sempre data alla produzione di ACS rispetto alla climatizzazione. Questo aspetto non è da sottovalutare in presenza di alcuni terminali a risposta rapida, come fancoil, che potrebbero creare situazioni di disagio. In questi casi vanno fatte le opportune considerazioni progettuali come ad esempio un generatore dedicato per ACS.

Verifiche elettriche prima di installare una pompa di calore: cosa controllare

11. Quali verifiche elettriche sono necessarie prima dell’installazione e quando occorre aumentare la potenza impegnata o prevedere sistemi di gestione dei carichi?

La prima verifica riguarda la potenza impegnata, ma facilmente superabile con richieste di aumento di potenza. Vanno poi a seguire il dimensionamento dei quadri elettrici e dei cavi di alimentazione. Ma l'insidia più grande si nasconde nella stabilità delle fornitura del gestore di Rete: in alcuni casi le tensioni al contatore non sono stabili, causando dei fermi macchina. In fase di sopralluogo occorre analizzare questo con apposita strumentazione.

La gestione dei carichi diventa un forte alleato quando si vuole mantenere più bassa la potenza impegnata, ma vanno considerate le reali priorità del cliente finale (ad esempio non posso staccare la pompa di calore in produzione ACS perché devo utilizzare il piano a induzione).

Fotovoltaico e pompa di calore: come massimizzare l'autoconsumo senza sovradimensionare

12. In che modo fotovoltaico, accumulo elettrico e sistemi di controllo possono migliorare l’autoconsumo della pompa di calore, evitando però di sovrastimare la produzione solare invernale?

Il sistema fotovoltaico non va dimensionato sui consumi di Gennaio e Febbraio ma sulle stagioni intermedie, dove riesce a dare un buon contributo all'autoconsumo. Fatto bene questo passo, anche il raffrescamento ne trova grande beneficio. Il vero problema del sovradimensionamento si avrebbe in estate, quando il cliente non ha modo di utilizzare tutta l'energia prodotta, nemmeno accumulandola in batterie.

Gli errori più comuni negli impianti a pompa di calore, dal progetto alla manutenzione

13. Quali sono gli errori più frequenti riscontrati negli impianti reali: scelta della macchina, posa dell’unità esterna, collegamenti idraulici, terminali, regolazione o manutenzione? E come possono essere prevenuti già in fase progettuale?

La maggior parte dei disagi l'ho riscontrata su errata installazione ed errata gestione della pompa di calore (temperature ed orari impostati sbagliati). La decarbonizzazione prevede di intervenire su un sistema edificio-impianto-cliente, dove tutti gli attori hanno la loro importanza. Se una volta installata la pompa di calore nessuno si preoccupa di tararla in basa a come risponde l'edificio e in base alle esigenze del cliente, abbiamo fatto solo una piccola parte del percorso.

Il progetto pone le basi per dimensionare la giusta pompa di calore, diametri delle tubazioni, accumuli, terminali e relativa parte elettrica. Poi l'installazione dovrebbe seguire il progetto. Segue poi il collaudo, dove trasformare la teoria in realtà e fare le giuste impostazioni in base all'edificio, impianto ed esigenze del cliente. Segue infine un monitoraggio continuo del sistema per apportare le giuste correzioni in base alla stagionalità e alla risposta del sistema.

Quali edifici sono davvero pronti per la pompa di calore

14. Alla luce dell’esperienza maturata sul campo, quali edifici sono oggi realmente pronti per una pompa di calore e quali richiedono prima interventi sull’involucro, sui terminali o sull’impianto elettrico?

Ad oggi, con le prestazioni delle nuove Pompe di Calore in R290, la maggior parte degli edifici può essere convertita in elettrico. Ho seguito molti progetti che si sono trasformati in realtà dove erano presenti radiatori in ghisa, non c'era l'isolamento e i clienti hanno trovato comunque un buon risparmio in bolletta.

Chiaro che se viene fatto un intervento sull'involucro e sui terminali il sistema ne trova beneficio, ma per ogni caso occorre mettere sulla bilancia costi-benefici e con un business plan fare le opportune valutazioni. Il risultato finale non dipende solo dalla pompa di calore, ma da una giusta progettazione, istallazione, taratura, manutenzione e monitoraggio.

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