Pompe di calore, negli USA il mercato corre anche senza incentivi
Negli Stati Uniti le pompe di calore continuano a guadagnare mercato anche senza il credito fiscale federale da 2.000 dollari, terminato alla fine del 2025. Nei primi mesi del 2026 le vendite non sono crollate: il dato suggerisce che efficienza, capacità di raffrescare e convenienza operativa stiano trasformando questa tecnologia in una scelta ormai strutturale per gli edifici americani residenziali.
Le pompe di calore stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella progettazione degli impianti di climatizzazione, grazie alla possibilità di utilizzare un unico sistema per riscaldamento, raffrescamento e, in determinate configurazioni, produzione di acqua calda sanitaria. Il mercato statunitense mostra che la loro diffusione può proseguire anche dopo la riduzione degli incentivi, sostenuta dall’elevata efficienza, dalla reversibilità del ciclo frigorifero e dalla progressiva elettrificazione degli edifici. Le prestazioni reali dipendono tuttavia dal corretto dimensionamento della macchina, dalle temperature di mandata, dalle caratteristiche dell’involucro, dal clima, dai terminali presenti e dalla qualità della regolazione.
Pompe di calore, negli USA il mercato corre anche senza incentivi
Una tecnologia che sta diventando strutturale
Una tecnologia energetica diventa davvero matura quando la sua diffusione non dipende più esclusivamente dagli incentivi pubblici. È questo il dato più interessante che arriva oggi dal mercato statunitense delle pompe di calore.
Negli Stati Uniti, le vendite di questi sistemi sono raddoppiate nell’arco di quindici anni. Nel primo trimestre del 2026, secondo i dati richiamati da MIT Technology Review, le pompe di calore avrebbero superato le caldaie alimentate a gas naturale del 32%.
Il dato assume un significato particolare perché, dal 1° gennaio 2026, non è più disponibile il credito fiscale federale che consentiva alle famiglie americane di recuperare fino a 2.000 dollari per l’acquisto e l’installazione di una pompa di calore.
La cancellazione dell’incentivo avrebbe potuto determinare una contrazione immediata delle vendite. È quanto accaduto, per esempio, nel mercato statunitense dei veicoli elettrici dopo la scadenza del relativo credito fiscale.
Nel settore delle pompe di calore, almeno per ora, questo arretramento non si è verificato.
I dati dell’Air-Conditioning, Heating, and Refrigeration Institute mostrano che nel primo trimestre del 2026 le spedizioni di pompe di calore sono aumentate dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le altre principali categorie di apparecchiature HVAC hanno registrato una contrazione. Ad aprile, le spedizioni cumulative dall’inizio dell’anno avevano superato 1,3 milioni di unità, con una crescita dell’1,2%.
L’analisi del MIT Technology Review
Secondo l’articolo “Why heat pumps are still so hot in the US” di Casey Crownhart, pubblicato su MIT Technology Review il 16 luglio 2026, la tenuta del mercato statunitense mostra che le pompe di calore potrebbero essere entrate in una fase di consolidamento tecnologico e commerciale.
Crownhart ricorda innanzitutto il principio di funzionamento di questi sistemi. Una pompa di calore non produce direttamente calore attraverso una combustione, ma lo trasferisce da un ambiente a un altro mediante un circuito frigorifero.
Un fluido refrigerante attraversa ciclicamente fasi di compressione, condensazione, espansione ed evaporazione, assorbendo energia termica da una sorgente e cedendola all’ambiente da climatizzare.
Il risultato è una macchina in grado di fornire più energia termica rispetto all’energia elettrica assorbita. Per questa ragione, scrive Crownhart, le pompe di calore possono essere “incredibly efficient”.
La loro funzione, inoltre, non è limitata al riscaldamento. Invertendo il ciclo frigorifero, molte apparecchiature possono raffrescare gli ambienti durante l’estate. La stessa macchina può quindi sostituire o integrare sia il sistema di riscaldamento sia quello di climatizzazione.
La giornalista osserva che, una volta sostenuti i costi iniziali di acquisto e installazione, una pompa di calore può risultare significativamente meno costosa da utilizzare rispetto a una caldaia a gas, a gasolio o a sistemi elettrici basati sull’effetto Joule.
A questo si aggiunge il contributo alla decarbonizzazione degli edifici: la pompa di calore non comporta una combustione locale e la sua impronta emissiva tende a diminuire con la progressiva decarbonizzazione della rete elettrica.
Il credito fiscale non ha determinato il mercato
Il principale ostacolo alla diffusione delle pompe di calore rimane il costo iniziale. In molte applicazioni, l’investimento necessario è superiore a quello richiesto per la semplice sostituzione di una caldaia a gas.
Per ridurre questa barriera, l’Inflation Reduction Act aveva rafforzato il credito fiscale federale previsto dalla Section 25C. Tra il 2023 e il 2025, il beneficio poteva coprire il 30% della spesa sostenuta per una pompa di calore, fino a un massimo di 2.000 dollari.
L’amministrazione Trump ha tuttavia anticipato la conclusione di questa agevolazione, insieme ad altri strumenti introdotti nel quadro dell’Inflation Reduction Act. Dal 1° gennaio 2026, il credito non è più applicabile ai nuovi interventi.
Ci si sarebbe quindi potuti attendere un aumento degli acquisti alla fine del 2025, seguito da una caduta delle vendite nei primi mesi del 2026.
I dati sulle spedizioni non mostrano questa dinamica.
Lucas Davis, economista dell’energia e professore all’Università della California, Berkeley, ha confrontato l’andamento mensile delle spedizioni prima e dopo la cessazione del credito. Da dicembre 2025 a gennaio 2026 i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili, per poi aumentare gradualmente con l’avvicinarsi della primavera.
Il profilo è coerente con la normale stagionalità del mercato e, per alcuni mesi, appare persino più robusto rispetto agli anni precedenti.
Davis sintetizza così la propria interpretazione:
“It appears that the U.S. market for heat pumps is strong enough that it does not depend on tax credits.”
Il mercato statunitense delle pompe di calore sembrerebbe quindi abbastanza solido da non dipendere direttamente dal credito fiscale.
Questa conclusione deve comunque essere letta con prudenza. I dati dell’AHRI riguardano le spedizioni effettuate dai produttori e non le installazioni effettivamente completate nelle abitazioni. Possono quindi intervenire variazioni delle scorte, strategie dei distributori e differimenti temporali tra consegna e posa.
L’assenza di un crollo delle spedizioni rimane però un segnale significativo: l’incentivo non sembra essere stato il solo motore della domanda.
Le pompe di calore non vengono più acquistate soltanto perché incentivate: stanno diventando una soluzione ordinaria per riscaldare e raffrescare gli edifici.
Perché le pompe di calore continuano a crescere
Le ragioni della tenuta del mercato sono probabilmente molteplici.
La prima è tecnica. Le pompe di calore di nuova generazione possono operare efficacemente anche in condizioni climatiche più severe rispetto ai modelli tradizionali. L’evoluzione dei compressori, dell’elettronica di potenza, dei sistemi inverter, degli scambiatori e dei refrigeranti ha ampliato le condizioni operative e migliorato l’efficienza stagionale.
La seconda ragione è funzionale. Negli Stati Uniti una parte rilevante degli edifici dispone già di sistemi di climatizzazione estiva canalizzati. La sostituzione di un condizionatore con una pompa di calore reversibile consente di aggiungere la funzione di riscaldamento senza necessariamente installare un impianto completamente separato.
La terza riguarda i costi di esercizio. La convenienza economica dipende dal clima, dal prezzo locale dell’elettricità, dal combustibile sostituito, dalla qualità dell’involucro e dal rendimento reale dell’impianto. In molte situazioni, tuttavia, il costo energetico annuale può risultare inferiore rispetto a quello di una caldaia a gasolio, di un sistema a propano o di un riscaldamento elettrico resistivo.
La quarta ragione è industriale. Installatori, progettisti, produttori e distributori hanno ormai investito nella filiera delle pompe di calore. La tecnologia è più conosciuta, più disponibile e più facilmente integrabile nei normali processi di sostituzione degli impianti.
Infine, esiste una ragione climatica. La crescente domanda di raffrescamento rende sempre più interessante una macchina capace di svolgere entrambe le funzioni. La distinzione tradizionale tra impianto di riscaldamento e condizionatore tende così a perdere significato.
Quattro anni davanti alle caldaie a gas
Il successo delle pompe di calore non nasce nel 2026.
Negli Stati Uniti queste apparecchiature superano le caldaie a gas nelle spedizioni annuali ormai dal 2021. Nel 2025 i produttori hanno spedito circa 3,6 milioni di pompe di calore contro 3,2 milioni di caldaie a gas, con un vantaggio del 12%.
Il confronto non significa necessariamente che ogni pompa di calore venduta abbia sostituito una caldaia. Una parte delle unità può essere stata installata in nuovi edifici, in sostituzione di precedenti sistemi di climatizzazione o all’interno di configurazioni ibride.
Il dato documenta comunque un cambiamento profondo nella struttura del mercato HVAC americano.
Nel marzo 2026, le spedizioni complessive di condizionatori centralizzati e pompe di calore ad aria hanno raggiunto 856.674 unità, con un incremento del 4,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Le sole pompe di calore sono cresciute del 9,8% su base annua e hanno nuovamente superato le caldaie ad aria calda.
Non si tratta più, dunque, di una tecnologia marginale sostenuta soltanto dalle politiche climatiche. Le pompe di calore stanno conquistando mercato perché rispondono contemporaneamente a esigenze di comfort, efficienza, raffrescamento e riduzione dei consumi.
Un segnale importante anche per l’Europa
Il caso americano non può essere trasferito automaticamente al mercato europeo. Le caratteristiche climatiche, le tipologie edilizie, le reti energetiche e i sistemi di distribuzione del calore sono differenti.
Negli Stati Uniti sono molto diffusi gli impianti ad aria canalizzata, facilmente compatibili con le pompe di calore aria-aria. In Italia e in altri Paesi europei, una parte consistente del patrimonio edilizio utilizza invece radiatori dimensionati per temperature di mandata relativamente elevate.
La sostituzione di una caldaia con una pompa di calore richiede quindi una valutazione tecnica più articolata. Devono essere analizzati:
- il fabbisogno termico effettivo dell’edificio;
- la temperatura richiesta dai terminali;
- la qualità dell’isolamento;
- la potenza elettrica disponibile;
- il clima locale;
- la produzione di acqua calda sanitaria;
- le modalità di funzionamento nelle ore di punta;
- l’eventuale integrazione con fotovoltaico, accumulo o generatori esistenti.
Il punto centrale non è quindi sostenere che una pompa di calore sia sempre conveniente, indipendentemente dall’edificio. Al contrario, il successo della tecnologia dipende dalla qualità della progettazione, del dimensionamento, dell’installazione e della regolazione.
Il dato statunitense dimostra però che, quando il sistema industriale raggiunge una sufficiente maturità, la domanda può continuare a crescere anche in presenza di una riduzione degli incentivi.
Gli incentivi restano importanti, ma devono cambiare obiettivo
Affermare che il mercato statunitense non è crollato dopo la fine del credito fiscale non significa sostenere che gli incentivi siano inutili.
Il credito fiscale americano era utilizzabile soprattutto dalle famiglie con sufficiente capacità di spesa e con un’imposta federale da compensare. Le ricerche sulla distribuzione degli incentivi statunitensi per le tecnologie energetiche mostrano che una quota significativa dei benefici è storicamente confluita verso i nuclei con redditi più elevati.
Le famiglie a basso reddito, gli inquilini e i proprietari di edifici con impianti complessi continuano invece a incontrare ostacoli economici e tecnici rilevanti. Alcuni studi evidenziano inoltre una minore diffusione delle pompe di calore nelle comunità con una maggiore presenza di affittuari e nei contesti in cui, paradossalmente, la tecnologia potrebbe produrre i maggiori risparmi energetici.
Gli incentivi possono quindi conservare una funzione decisiva, ma dovrebbero essere maggiormente indirizzati verso:
- famiglie vulnerabili;
- edifici energivori;
- adeguamenti della rete elettrica interna;
- sostituzione dei sistemi più inquinanti;
- formazione degli installatori;
- progettazione e verifica delle prestazioni;
- interventi integrati sull’involucro e sugli impianti.
In un mercato maturo, il sostegno pubblico non dovrebbe limitarsi a premiare genericamente l’acquisto di una macchina. Dovrebbe favorire la qualità complessiva dell’intervento e rimuovere le barriere che impediscono l’accesso alla tecnologia ai soggetti economicamente più fragili.
Dall’incentivo alla convenienza tecnica
Nel 2024 MIT Technology Review aveva inserito le pompe di calore nella propria selezione annuale delle tecnologie emergenti, parlando dell’inizio di una vera e propria “era della pompa di calore”.
I dati del 2026 indicano che quell’era non si è interrotta con la cancellazione di un credito fiscale.
L’elemento più rilevante non è soltanto la crescita delle vendite, ma il progressivo cambiamento delle ragioni d’acquisto. Una tecnologia inizialmente associata alle politiche climatiche sta entrando nel mercato ordinario perché risponde a esigenze concrete: riscaldare, raffrescare, ridurre i consumi e limitare la dipendenza dai combustibili fossili.
La diffusione non seguirà necessariamente un percorso lineare. Rimangono criticità relative ai costi iniziali, alla disponibilità di installatori qualificati, alle reti elettriche, ai refrigeranti, alle prestazioni negli edifici meno efficienti e alla gestione dei picchi invernali.
Ma il segnale che arriva dagli Stati Uniti è netto: quando una tecnologia raggiunge adeguati livelli di efficienza, affidabilità e convenienza operativa, gli incentivi possono accelerarne la diffusione, ma non rappresentano più l’unica ragione della sua esistenza sul mercato.
È probabilmente questo il passaggio che progettisti, imprese e decisori pubblici dovrebbero osservare con maggiore attenzione. La transizione energetica degli edifici non può dipendere indefinitamente dai bonus. Deve poggiare su tecnologie capaci di dimostrare, nel funzionamento reale, il proprio valore tecnico ed economico.
FAQ sulle pompe di calore e sul mercato statunitense
Le vendite di pompe di calore negli Stati Uniti sono diminuite dopo la fine degli incentivi?
No. Nonostante la cessazione, dal 1° gennaio 2026, del credito fiscale federale fino a 2.000 dollari, nei primi mesi dell’anno le spedizioni non hanno registrato un crollo. Il dato indica che la domanda è sostenuta anche dalla convenienza tecnica, dall’efficienza energetica e dalla possibilità di utilizzare un solo sistema per riscaldamento e raffrescamento.
Le pompe di calore vendono più delle caldaie a gas negli Stati Uniti?
Sì. Negli Stati Uniti le spedizioni annuali di pompe di calore superano quelle delle caldaie a gas dal 2021. Nel primo trimestre del 2026 il divario si è ulteriormente ampliato. Il confronto evidenzia un cambiamento strutturale del mercato HVAC, anche se non tutte le pompe di calore vendute sostituiscono direttamente una caldaia.
Perché le pompe di calore continuano a crescere anche senza bonus?
La crescita è legata all’elevata efficienza, alla reversibilità del ciclo frigorifero e alla possibilità di coprire sia il riscaldamento sia il raffrescamento. Contribuiscono anche il miglioramento delle prestazioni nei climi freddi, la maggiore disponibilità di prodotti e la progressiva diffusione delle competenze tra progettisti, installatori e distributori.
La fine del credito fiscale dimostra che gli incentivi non sono più necessari?
Non necessariamente. Gli incentivi possono ancora essere decisivi per famiglie vulnerabili, edifici energivori e interventi che richiedono adeguamenti impiantistici o della rete elettrica. Il caso statunitense mostra però che, in un mercato maturo, il sostegno pubblico può accelerare la diffusione senza rappresentare l’unico fattore che determina la domanda.
Il modello statunitense può essere applicato direttamente agli edifici italiani?
No. Negli Stati Uniti sono molto diffusi gli impianti ad aria canalizzata, facilmente compatibili con le pompe di calore aria-aria. In Italia sono invece frequenti impianti a radiatori progettati per temperature elevate. La sostituzione della caldaia richiede quindi una verifica specifica dell’involucro, dei terminali, delle temperature di mandata e della potenza elettrica disponibile.
Qual è il principale insegnamento per i progettisti impiantistici?
La pompa di calore deve essere valutata come parte del sistema edificio-impianto e non come semplice sostituzione del generatore. Fabbisogno termico, clima, terminali, regolazione, produzione di acqua calda sanitaria e integrazione con fotovoltaico o altri generatori determinano le prestazioni reali e la convenienza dell’intervento.
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