Ponti esistenti: conoscere prima di intervenire, la sfida della sicurezza passa dalle analisi di livello 4 previste dalle Linee Guida
Le verifiche di livello 4 consentono di valutare la sicurezza dei ponti esistenti attraverso una conoscenza approfondita della struttura, dei materiali e del degrado. L'intervento di Maria Rosaria Pecce illustra il valore delle Linee Guida nel supportare decisioni tecniche più affidabili e una gestione sostenibile delle infrastrutture.
La gestione dei ponti esistenti non può essere affrontata con un approccio standardizzato o puramente normativo. La sicurezza delle infrastrutture dipende dalla capacità di comprenderne la storia, i materiali, il degrado e il reale comportamento strutturale, costruendo valutazioni fondate su dati affidabili. È questo il messaggio emerso dalla relazione di Maria Rosaria Pecce, docente dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha approfondito il ruolo strategico delle verifiche di livello 4 previste dalle Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio dei ponti esistenti.
La conoscenza dell'opera è il vero punto di partenza
Le verifiche di sicurezza dei ponti esistenti non possono limitarsi all'applicazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni. Prima ancora dei calcoli, occorre comprendere l'opera nella sua complessità. È questo il principio che guida le analisi di livello 4, il livello più approfondito previsto dalle Linee Guida, che richiede una valutazione strutturale completa basata su una conoscenza dettagliata del manufatto.
Secondo Maria Rosaria Pecce, ogni verifica dovrebbe partire da una domanda fondamentale: perché si sta analizzando quel ponte? L'obiettivo dell'indagine influenza infatti tutto il percorso successivo. È ben diverso valutare un'infrastruttura nell'ambito di un programma di monitoraggio ordinario oppure intervenire su un'opera che presenta un dissesto evidente, un degrado avanzato, un incremento dei carichi di traffico o criticità già note.
La definizione dell'obiettivo consente di scegliere il livello di approfondimento più appropriato e di orientare correttamente le attività di rilievo, modellazione e verifica, evitando sia eccessi di cautela sia sottovalutazioni del rischio.
Una conoscenza che si costruisce progressivamente
Uno degli aspetti centrali evidenziati dalla docente riguarda il carattere iterativo della conoscenza delle opere esistenti. A differenza delle nuove costruzioni, infatti, i ponti già in esercizio presentano spesso documentazione incompleta o addirittura assente. I progetti originari possono essere mancanti, le armature non risultano note, le modifiche subite negli anni non sempre sono documentate.
Per questo motivo il percorso conoscitivo non può essere definito integralmente all'inizio dell'incarico. Le indagini devono evolvere progressivamente, seguendo i risultati ottenuti durante le prove e adattandosi alle nuove informazioni che emergono. È frequente che un primo ciclo di verifiche renda necessario tornare sul campo per eseguire ulteriori rilievi o approfondimenti.
Questa impostazione rappresenta spesso una difficoltà per le amministrazioni pubbliche, abituate a programmare incarichi con attività rigidamente definite fin dall'inizio. Tuttavia, osserva Pecce, pretendere che un piano di prove sia completo fin dal primo giorno rischia di compromettere proprio la qualità della conoscenza che costituisce il fondamento di ogni valutazione strutturale.
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Dalle prove sperimentali alla modellazione: qualità prima della complessità
La qualità della valutazione dipende direttamente dall'affidabilità delle informazioni raccolte. Per questo motivo le campagne sperimentali assumono un ruolo decisivo.
Le prove sui materiali devono essere progettate con attenzione. Nel caso del calcestruzzo, ad esempio, l'estrazione delle carote deve rispettare precise condizioni dimensionali e di preparazione dei campioni, altrimenti i risultati possono risultare fuorvianti. Analogamente, le prove non distruttive rappresentano strumenti estremamente utili, ma non possono essere considerate una soluzione automatica: richiedono competenze specifiche per essere interpretate correttamente e devono essere integrate con le altre informazioni disponibili.
Particolare attenzione deve essere dedicata anche alla valutazione del degrado. Corrosione delle armature, ammaloramento del copriferro, stato degli appoggi, condizioni dei vincoli e delle bullonature costituiscono elementi che influenzano direttamente il comportamento strutturale del ponte e devono essere adeguatamente rappresentati nel modello di calcolo.
Su questo punto Pecce richiama un concetto spesso sottovalutato: la sofisticazione del modello numerico non garantisce automaticamente risultati migliori. Un modello tridimensionale estremamente dettagliato produce valutazioni affidabili solo se alimentato da dati realmente conosciuti. Al contrario, un modello più semplice ma coerente con il livello di conoscenza disponibile può fornire risultati molto più attendibili.
La modellazione deve quindi essere proporzionata alle informazioni effettivamente raccolte, evitando di creare un'apparente precisione che non trova riscontro nella qualità dei dati di base.
Ponti non adeguati non significa necessariamente ponti da chiudere
Uno dei contributi più innovativi delle Linee Guida riguarda il superamento dell'equazione tra mancato adeguamento normativo e immediata chiusura dell'infrastruttura.
Come sottolinea Pecce, un ponte può risultare non completamente adeguato alle normative attuali senza per questo essere automaticamente inagibile. Le Linee Guida introducono infatti i concetti di operatività e transitabilità, consentendo di individuare condizioni di esercizio compatibili con il livello di sicurezza effettivamente disponibile.
In questo contesto assumono particolare rilievo i coefficienti di sicurezza utilizzati nelle verifiche. Grazie a una conoscenza approfondita della struttura è possibile ricalibrare alcuni fattori parziali di sicurezza, riducendo le incertezze legate, ad esempio, ai carichi permanenti, alla geometria o alle caratteristiche meccaniche realmente misurate dell'opera.
Non si tratta di diminuire il livello di sicurezza richiesto, ma di sostituire le ipotesi cautelative previste per le opere nuove con valori più aderenti alla reale conoscenza della struttura esistente. Lo stesso approccio può essere applicato, in presenza di adeguati controlli, anche ai carichi di traffico, definendo condizioni di esercizio compatibili con la sicurezza dell'infrastruttura.
Questa impostazione consente di evitare chiusure indiscriminate e di programmare gli interventi secondo criteri di priorità tecnica, mantenendo comunque elevato il livello di controllo sul comportamento dell'opera.
Servono metodi condivisi e incarichi adeguati alla complessità
La relazione si conclude con una riflessione sul futuro delle verifiche di livello 4. Secondo Pecce è necessario costruire procedure maggiormente standardizzate che consentano di confrontare le valutazioni svolte da professionisti diversi.
Schemi comuni per la sintesi dei dati raccolti, la descrizione del degrado, la modellazione adottata e i risultati delle verifiche renderebbero infatti più oggettive le analisi e faciliterebbero il lavoro delle amministrazioni chiamate a gestire patrimoni infrastrutturali molto estesi.
Accanto all'esigenza di uniformare i criteri operativi emerge infine un tema fondamentale: la valorizzazione dell'attività tecnica. Analizzare un ponte esistente, osserva la docente dell'Università Federico II, è spesso più complesso che progettare una nuova infrastruttura. Richiede competenze multidisciplinari, capacità interpretative, esperienza sul degrado dei materiali e tempi di lavoro incompatibili con incarichi sottodimensionati.
La qualità delle valutazioni dipende quindi non solo dagli strumenti tecnici disponibili, ma anche dalla possibilità di affidare queste attività con tempi congrui e compensi adeguati, condizione indispensabile per garantire decisioni realmente fondate sulla conoscenza delle opere esistenti.
DI SEGUITO LA RELAZIONE INTEGRALE DI MARIA ROSARIA PECCE.
IN SINTESI
-La conoscenza dell'opera è il fondamento della sicurezza: le verifiche di livello 4 devono partire da una conoscenza approfondita del ponte, dei materiali, del degrado e della sua storia costruttiva.
-Le indagini devono essere iterative: rilievi, prove e ispezioni non possono essere pianificati una sola volta, ma devono evolvere in funzione delle informazioni che emergono durante l'analisi.
-La modellazione deve riflettere il livello di conoscenza: anche i modelli numerici più avanzati sono affidabili solo se supportati da dati accurati e da una corretta caratterizzazione dei materiali e del degrado.
-Un ponte non adeguato non è necessariamente da chiudere: le Linee Guida introducono i concetti di operatività e transitabilità, consentendo di gestire le infrastrutture in sicurezza attraverso controlli e limitazioni mirate.
-Servono standard comuni e incarichi adeguati: la valutazione dei ponti esistenti è un'attività altamente specialistica che richiede metodologie condivise, tempi congrui e compensi adeguati per garantire risultati affidabili.
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