Prevenzione incendi e innovazione: il nuovo iter per le prove sperimentali secondo la Circolare 17520
Con la circolare del 22 ottobre 2025, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco fornisce un quadro procedurale finalmente chiaro per l’utilizzo di prove sperimentali e protocolli non standardizzati nell’ambito del Codice di prevenzione incendi. Il testo approfondisce l’applicazione del Capitolo G.2.7 e chiarisce quando e come ricorrere al Nulla Osta di Fattibilità, affidando alla DCPSTAE la valutazione tecnico-scientifica delle soluzioni innovative.
La nuova circolare sulle prove sperimentali e l’uso di protocolli non standardizzati: cosa cambia davvero
Il 22 ottobre 2025 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha pubblicato la nota prot. n. 17520, un documento molto atteso che fornisce chiarimenti e indicazioni operative sull’applicazione del Capitolo G.2.7 del DM 3 agosto 2015, relativo al ricorso a prove sperimentali e all’utilizzo di protocolli non standardizzati nel campo della prevenzione incendi.
Si tratta di un passaggio importante, che colma un vuoto procedurale e offre ai professionisti un percorso chiaro quando si desidera introdurre soluzioni innovative non previste dalle norme tecniche esistenti.
Contenuti principali dell’articolo
- Inquadramento normativo del Capitolo G.2.7 del DM 3 agosto 2015
- Le criticità applicative prima della Circolare n. 17520
- Il ricorso alle prove sperimentali nella prevenzione incendi
- Perché il Nulla Osta di Fattibilità diventa lo strumento corretto
- Soggetti competenti e ruolo della DCPSTAE
- Contenuti obbligatori della richiesta di NOF
- Tipologie di prove e ambiti di applicazione
- Impatti operativi per i professionisti antincendio
- Criticità procedurali, costi e tempi
- Opportunità per l’innovazione tecnica e progettuale
- Prospettive di evoluzione normativa
Prevenzione incendi e innovazione Perché serviva questa circolare
Il quadro normativo di riferimento: Codice di Prevenzione Incendi e Capitolo G.2.7
L’evoluzione dei materiali, delle tecnologie e delle architetture porta con sé la necessità di sperimentare configurazioni nuove, sistemi ibridi, soluzioni non contemplate dalle norme di riferimento. Tuttavia, il quadro regolamentare italiano – dal DPR 151/2011 al DM 7 agosto 2012 – non disciplinava in modo esplicito come autorizzare prove basate su protocolli non standardizzati.
Il risultato era un’area grigia: la possibilità teorica di sperimentare esisteva nel Codice di Prevenzione Incendi, ma mancava la procedura amministrativa per farlo.
La nuova circolare interviene proprio su questo nodo.
Il Nulla Osta di Fattibilità: funzione, ruolo e competenze della DCPSTAE
Il punto centrale: serve il Nulla Osta di Fattibilità (NOF)
Poiché il ricorso a protocolli non standardizzati non rientra tra le attività oggi previste dai titoli abilitativi ordinari, il Ministero stabilisce che la forma amministrativa corretta sia la richiesta di un Nulla Osta di Fattibilità alla Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, antincendio ed energetica (DCPSTAE).
Perché è stato scelto il NOF come strumento procedurale?
- Assicura la tracciabilità e documentabilità delle soluzioni progettuali sperimentali adottate;
- Tutela il principio di uniformità istruttoria su scala nazionale;
- Consente alla DCPSTAE di esercitare appieno il proprio ruolo di organo centrale di indirizzo, controllo e validazione tecnico-scientifica in materia di sicurezza antincendio, come stabilito dal D.lgs. 139/2006 e dalla declaratoria delle funzioni della stessa.
Cosa deve contenere la richiesta di NOF?
La relazione tecnica allegata deve includere:
- Motivazioni che portano al ricorso a protocolli non standardizzati
- Finalità della prova, ad esempio:
- validare soluzioni alternative
- verificare misure antincendio innovative
- valutare materiali o configurazioni non contemplate da norme esistenti
- Descrizione della prova, in scala reale o rappresentativa, e del protocollo riguardante
- Protezione passiva;
- Protezione attiva;
- analisi termodinamiche, chimico-fisiche;
- Esodo degli occupanti
- Validazione dei protocolli da parte di Laboratori qualificati
- Parametri da misurare e criteri di accettazione
- Impegno del richiedente a sostenere costi di prova, supervisione e valutazione
Il Ministero valuterà la congruità scientifica del protocollo e autorizzerà l’esecuzione della prova.
Il risultato potrà poi essere utilizzato come supporto tecnico alla progettazione antincendio.
Cosa cambia per i professionisti
Un percorso finalmente definito
La procedura elimina incertezze e chiarisce come proporre soluzioni fuori standard, un aspetto fondamentale in settori dove innovazione e sicurezza devono coesistere.
Più spazio all’innovazione tecnica
Materiali nuovi, soluzioni architettoniche particolari, sistemi antincendio evoluti o ibridi possono trovare una strada regolamentata per essere testati e approvati.
Controllo centralizzato e maggiore uniformità
La supervisione della DCPST permette di mantenere un livello uniforme di valutazione su scala nazionale, evitando disparità interpretative tra diversi comandi territoriali.
Criticità e sfide ancora aperte
Non mancano però alcuni elementi critici:
- Aumento dei tempi procedurali: l’istruttoria del NOF si aggiunge al percorso autorizzativo ordinario.
- Costi non trascurabili: prove sperimentali, laboratori qualificati, relazione tecnica e supervisione comportano oneri significativi.
- Accessibilità limitata: le realtà strutturate (grandi studi, grandi aziende) riusciranno più facilmente a sostenere costi e complessità, mentre realtà più piccole potrebbero esserne penalizzate.
- Quadro normativo ancora in evoluzione: la circolare è un passo avanti, ma resta una “pezza procedurale”; una futura modifica normativa potrebbe rendere stabile e integrato il percorso.
Quali opportunità apre la nuova circolare
Nonostante le criticità, l’intervento del Ministero offre possibilità concrete:
- Validazione di soluzioni avanzate in edifici storici, strutture complesse, infrastrutture, ambienti industriali particolari.
- Sperimentazione controllata di materiali innovativi, sistemi antincendio smart, sensori, algoritmi di evacuazione e modelli basati su intelligenza artificiale.
- Sviluppo tecnologico guidato da protocolli scientifici e approvati dall’autorità competente.
È una scelta che riconosce il ruolo della ricerca e dell'innovazione nell'evoluzione della sicurezza antincendio.
Conclusioni
La nuova circolare sulle prove sperimentali rappresenta un punto di svolta per il settore della prevenzione incendi: definisce un percorso chiaro, introduce controlli rigorosi e allo stesso tempo apre le porte a soluzioni innovative.
Il passo successivo sarà integrare stabilmente questo meccanismo nel quadro normativo, trasformandolo da procedura eccezionale a componente strutturata del sistema.
Per ora, il NOF diventa il passaggio obbligato per chi vuole andare oltre lo standard.
FAQ Tecniche: Circolare VVF 17520 e prove sperimentali | Ingenio
Che cosa disciplina la Circolare VVF 17520/2025?
La Circolare fornisce indicazioni operative sul ricorso a prove sperimentali e protocolli non standardizzati nell’ambito del Capitolo G.2.7 del DM 3 agosto 2015.
Il punto centrale è la procedura da seguire quando il progettista intende utilizzare metodi di prova non già coperti da norme tecniche standardizzate.
La Circolare individua il Nulla Osta di Fattibilità come procedura amministrativa più idonea nelle more di futuri aggiornamenti regolamentari.
In quali casi può essere utile una prova sperimentale non standardizzata?
Il ricorso a prove sperimentali può essere utile quando mancano metodi standard adeguati o quando occorre validare soluzioni alternative, misure antincendio innovative o configurazioni tecniche non ricomprese nei metodi normati.
Gli ambiti indicati comprendono protezione passiva, protezione attiva, analisi chimico-fisiche e termodinamiche, esodo degli occupanti.
Il NOF è sempre necessario per usare protocolli non standardizzati?
Per le attività soggette di categoria B e C ai sensi del DPR 151/2011, la Circolare prevede che il responsabile dell’attività richieda il Nulla Osta di Fattibilità al Comando territorialmente competente.
Il NOF consente una valutazione preventiva e formalizzata dell’ammissibilità del protocollo sperimentale nel progetto antincendio.
Quali vantaggi offre il nuovo iter ai professionisti antincendio?
Il vantaggio principale è la riduzione dell’incertezza procedurale: il professionista dispone di un percorso formalizzato per proporre protocolli non standardizzati.
La procedura migliora tracciabilità, documentabilità e uniformità istruttoria su scala nazionale.
Il ruolo della DCPSTAE rafforza la valutazione tecnico-scientifica delle soluzioni sperimentali, soprattutto nei casi di innovazione progettuale o tecnologica.
Che cosa deve contenere la relazione tecnica allegata al NOF?
La relazione deve motivare il ricorso al protocollo non standardizzato, specificare la finalità della prova, descrivere le prove in scala reale o rappresentativa, indicare laboratori qualificati, parametri misurati e criteri di accettazione.
Deve inoltre indicare la disponibilità del responsabile dell’attività a sostenere i costi delle prove e della supervisione.
È opportuno integrare allestimento, attrezzature, taratura strumenti e sede di prova.
Come vengono gestiti esito delle prove e documentazione finale?
Le prove devono essere eseguite in scala reale o rappresentativa e condotte alla presenza di una rappresentanza qualificata del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, se richiesta dal responsabile dell’attività.
I risultati devono essere documentati con rapporti tecnici, ipotesi di prova, parametri misurati, criteri di accettazione, limiti di validità, filmati e dati monitorati.
La documentazione va trasmessa al Comando e alla DCPSTAE.
Quali errori deve evitare il professionista antincendio?
Il primo errore è proporre un protocollo sperimentale senza motivare l’inadeguatezza o la mancanza di metodi standard.
Il secondo è non definire parametri misurabili, criteri di accettazione e limiti di validità dei risultati.
Il terzo è sottovalutare competenze del laboratorio, taratura degli strumenti, costi, tempi e tracciabilità documentale.
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