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Data center: la sfida è progettare nell’incertezza

La progettazione di data center hyperscale richiede oggi modelli adattativi capaci di gestire specifiche in evoluzione, densità IT crescenti e rischi climatici strutturali. Velocità di sviluppo, sostenibilità operativa e resilienza non sono requisiti alternativi: sono condizioni simultanee che il progetto deve integrare fin dalla fase autorizzativa.

La progettazione di data center si confronta oggi con una triplice pressione: la domanda globale di capacità di calcolo accelera — con previsioni di raddoppio del fabbisogno energetico entro il 2030 — mentre i tempi di sviluppo si comprimono e le specifiche di progetto restano spesso indeterminate nelle fasi iniziali. Il problema tecnico centrale non è la complessità in sé, ma la necessità di governarla attraverso approcci scalabili, site-specific e adattativi. Modelli di master design replicabili, integrazione della Life Cycle Assessment, gestione del blast risk e della resilienza climatica, e un uso strategico della VIA come strumento di pianificazione progressiva rappresentano le leve operative per chi progetta infrastrutture critiche in questo settore


Progettare data center: tra crescita accelerata, sostenibilità e incertezza progettuale

Negli ultimi anni i data center sono usciti dalla dimensione di infrastruttura “di back‑office” per assumere un ruolo centrale nello sviluppo economico, tecnologico e geopolitico. Cloud computing, intelligenza artificiale, servizi digitali essenziali e sicurezza dei dati rendono queste strutture elementi strategici per la competitività dei territori e per la resilienza dei sistemi produttivi.

Questa centralità si traduce in una crescita senza precedenti del settore: la domanda globale di capacità di calcolo e di potenza installata sta accelerando a ritmi che non trovano riscontro in altri comparti infrastrutturali comparabili, con previsioni che indicano un raddoppio della domanda energetica dei data center entro il 2030 e una triplicazione della capacità globale trainata dalle applicazioni di AI e high‑performance computing.

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A fronte di questa crescita, il progetto di un data center si colloca oggi all’intersezione di traiettorie spesso divergenti: velocità di sviluppo, sostenibilità ambientale, resilienza climatica, sicurezza e continuità operativa, iter autorizzativi complessi e, non ultimo, un livello di incertezza sulle specifiche di progetto che è strutturale e non contingente.

È in questo contesto che la progettazione è chiamata a evolvere, superando modelli rigidi e puntuali a favore di approcci scalabili, adattivi e profondamente site‑specific.

La sostenibilità dei data center come requisito strutturale, non accessorio

La sostenibilità non può più essere considerata un tema aggiuntivo o un capitolo finale del progetto di un data center.

L’elevato consumo energetico, l’uso intensivo di risorse idriche per il raffreddamento, l’occupazione di suolo e gli impatti indiretti sulle reti e sui territori impongono un approccio integrato che consideri l’intero ciclo di vita dell’opera.

Studi recenti evidenziano come i data center assorbano oggi circa il 3% dell’elettricità globale, con un peso crescente sulle reti locali e sulle strategie di decarbonizzazione. Parallelamente, una quota significativa delle strutture esistenti e pianificate si colloca in aree soggette a stress idrico o a rischi climatici elevati, rendendo evidente come efficienza energetica e resilienza ambientale siano due facce della stessa medaglia.

In questo scenario, si sta affermando l’importanza di strumenti come le valutazioni di ciclo di vita (Life Cycle Assessment), che consentono di orientare le scelte progettuali fin dalle fasi iniziali.

Le esperienze maturate su progetti hyperscale mostrano come l’integrazione di soluzioni evolute di raffreddamento e di approvvigionamento energetico possa ridurre in misura significativa emissioni, consumi energetici e domanda di acqua lungo l’intero arco di vita del data center.

La sostenibilità, in altre parole, non è solo una questione reputazionale o normativa, ma diventa un vero e proprio fattore abilitante per la fattibilità tecnica ed economica dei progetti.

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Velocità di espansione e necessità di modelli replicabili per i data center

Uno degli elementi distintivi del mercato dei data center è la compressione estrema delle tempistiche di sviluppo. Gli operatori sono chiamati a portare rapidamente capacità sul mercato per rispondere a una domanda volatile e in forte crescita, spesso in un contesto competitivo globale. Questo richiede modelli progettuali capaci di coniugare rapidità e controllo del rischio.

In questo senso, la definizione di framework di sviluppo replicabili rappresenta una leva strategica.

L’esperienza maturata da Stantec su campus hyperscale negli Stati Uniti per un cliente tecnologico globale mostra chiaramente il valore di un master design adattabile alle condizioni locali.

Progetti hyperscale: cosa sono

I progetti hyperscale sono infrastrutture digitali di grande scala, progettate per supportare elevatissime capacità di calcolo, archiviazione e trasmissione dati.
Nei data center, il termine indica campus o complessi modulari ad alta potenza installata, spesso sviluppati per cloud, AI e high-performance computing, con requisiti stringenti di scalabilità, continuità operativa, efficienza energetica e adattabilità futura.

A partire da un modello iniziale di campus da circa 150 MW, successivi interventi e la loro progettazione sono progressivamente evoluti fino a soluzioni scalabili oltre il gigawatt, mantenendo coerenza di standard, affidabilità, materiali, supply chain e prestazioni. La replicabilità non si traduce in standardizzazione cieca, ma in un sistema progettuale flessibile, capace di accelerare il time‑to‑market riducendo al contempo incertezze e ripetizioni inutili.

Scalabilità sì, ma sempre site‑specific

Se la replicabilità è un fattore chiave, la specificità del sito resta altrettanto determinante. Ogni data center si inserisce in un contesto unico dal punto di vista geologico, idraulico, climatico, infrastrutturale e socio‑territoriale. Le condizioni del sottosuolo, l’esposizione a fenomeni di allagamento o surriscaldamento, l’accesso a reti elettriche di alta tensione, così come la prossimità a centri abitati o a ecosistemi sensibili, impongono soluzioni progettuali calibrate caso per caso.

Il progetto diventa quindi un esercizio di equilibrio: da un lato la necessità di mantenere coerenza con modelli di sviluppo scalabili, dall’altro l’obbligo di interpretare e mitigare i rischi specifici del sito.

Questo equilibrio è particolarmente rilevante in un contesto di cambiamento climatico, in cui eventi estremi – ondate di calore, precipitazioni intense, stress idrico – non rappresentano più scenari eccezionali, ma condizioni da assumere come parte integrante del quadro di riferimento.

Progettare data center nell’incertezza: specifiche che cambiano

Una delle caratteristiche più peculiari dei data center è la frequente indeterminatezza, almeno nelle fasi iniziali, delle specifiche di progetto.

In molti casi l’utente finale non è definito al momento dell’avvio dell’iter autorizzativo; in altri, le tecnologie previste – in particolare quelle legate ai carichi IT e ai sistemi di raffreddamento – evolvono più rapidamente delle tempistiche necessarie per ottenere permessi, realizzare le connessioni elettriche o completare una Valutazione di Impatto Ambientale.

A ciò si aggiunge un ulteriore livello di incertezza legato alle strategie di espansione. I data center sono quasi sempre pensati come sviluppi incrementali nel tempo, ma le tempistiche e le modalità di crescita dipendono da fattori di mercato, dalla capacità dell’operatore di generare ritorni economici e, ancora una volta, dall’evoluzione tecnologica.

Un esempio emblematico è rappresentato dal progetto Ark Data Centres Longcross Park nel Regno Unito, seguito da Stantec.

In questo caso, il progetto è stato inizialmente sviluppato in conformità all’Infrastructure Requirements Specification (IRS) di Ark, andando a progettare e costruire le opere civili e strutturali quando l’utente finale era ancora in fase di definizione. E’ stato poi possibile rivedere il fit-out dell’edificio ausiliario - inclusi i sistemi MEP - per accogliere le specifiche esigenze del tenant, mantenendo al contempo la coerenza con i parametri definiti durante il processo autorizzativo. Questo tipo di resilienza progettuale diventa oggi un requisito fondamentale.

Ark Data Centres Longcross Park nel Regno Unito
Figura 1 – Ark Data Centers Longcross Park, Regno Unito (Architettura: Hale). (STANTEC)

Future‑proofing e sostenibilità economica dei data center

La necessità di rendere i data center “future‑proof” (a prova di futuro) si traduce spesso in scelte progettuali complesse, in particolare per quanto riguarda le opere strutturali e le fondazioni.

Prevedere oggi carichi futuri potenzialmente molto più elevati – legati a densità IT crescenti o a nuove tecnologie, o perfino l’aggiunta di piani all’edificio per aumentarne la capacità – può comportare sovradimensionamenti che incidono in modo significativo sui costi.

Il progetto diventa così un esercizio di ottimizzazione tra prudenza tecnica e sostenibilità economica, nel tentativo di evitare sia soluzioni rigide e rapidamente obsolete, sia investimenti iniziali difficili da giustificare dal punto di vista finanziario.

Iter autorizzativi accelerati per i data center: opportunità e limiti

Consapevoli del ruolo strategico dei data center, molti Paesi stanno introducendo iter autorizzativi facilitati o accelerati.

In Italia, il recente quadro normativo legato al Decreto Energia e al DL 21/2026 ha introdotto un procedimento unico nazionale per l’autorizzazione di data center e delle relative connessioni elettriche, con tempi ridotti anche per le procedure di VIA. Analoghi approcci si osservano in altri contesti europei, con l’obiettivo di attrarre investimenti e ridurre l’obsolescenza dei progetti.

Tuttavia, la semplificazione procedurale non elimina l’incertezza intrinseca dei progetti, ma la comprime nel tempo.

Paradossalmente, ciò richiede una capacità progettuale ancora maggiore di anticipare scenari di cambiamento, perché le decisioni chiave devono essere assunte più rapidamente e con un livello di informazione spesso incompleto.

Il ruolo strategico della VIA e la gestione del rischio nei data center

In questo contesto, la Valutazione di Impatto Ambientale assume un ruolo che va ben oltre l’adempimento normativo.

Nei progetti hyperscale, la VIA diventa uno strumento per esplorare scenari di sviluppo progressivo, valutare impatti cumulativi, integrare la resilienza climatica, individuare opportunità per sviluppi che siano “nature-positive”, ovvero che arricchiscano il patrimonio naturale del sito e costruire una cornice decisionale capace di adattarsi nel tempo. Temi come la gestione dell’energia e dell’acqua, l’interazione con il territorio, la mitigazione dei rischi fisici e la continuità operativa trovano nella VIA un luogo privilegiato di sintesi.

Che cos’è la Valutazione di Impatto Ambientale

La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è la procedura tecnico-amministrativa che consente di individuare, descrivere e valutare in via preventiva gli effetti significativi che un progetto può generare sull’ambiente, sulla salute umana, sul territorio e sulle risorse naturali.
Nel caso dei data center, la VIA assume un ruolo particolarmente rilevante perché permette di analizzare non solo l’impatto dell’opera in fase di costruzione, ma anche gli effetti legati all’esercizio dell’infrastruttura: consumo energetico, uso della risorsa idrica, emissioni indirette, rumore, traffico, occupazione di suolo, interferenze con le reti e vulnerabilità rispetto ai rischi climatici.

La gestione del rischio non può infatti limitarsi agli aspetti più evidenti. Accanto ai rischi ambientali e climatici, i data center devono considerare rischi specifici legati alla sicurezza fisica e alla protezione delle infrastrutture critiche: analisi di blast risk, valutazioni di vulnerabilità del contesto, strategie di ridondanza e compartimentalizzazione sono elementi sempre più integrati nel progetto.

In un caso dove Stantec sta fornendo servizi specifici nell’ambito della progettazione di un data center nel nord Italia, ad esempio, il blast risk assessment ha permesso di valutare le potenziali condizioni di rischio al contorno, come la possibilità di deragliamento di un treno sulla linea ad alta velocità che corre in rilevato lungo il perimetro del sito, oppure l’eventualità di esplosione di autocisterna presso il casello autostradale collocato su un altro lato perimetrale del sito. Tale studio, i cui esiti sono stati trasferiti al progettista per le valutazioni di competenza, ha permesso di stimare il danno potenziale causato al data center dallo specifico incidente e di valutarne la probabilità di accadimento.

Nell'ambito delle indagini geotecniche, che per consuetudine sono state eseguite a base di progettazione, il cliente ha chiesto a Stantec di eseguire anche test di conducibilità termica del terreno, al fine di valutare, in ambito di progettazione, gli effetti causati dalla dispersione di calore dai cavi del data center, la cui installazione è prevista negli strati più superficiali del sottosuolo.

Ulteriori valutazioni legate al rischio nell’ambito della progettazione, sono state la verifica bellica, finalizzata ad individuare eventuali residui bellici interrati, oppure la verifica dei sottoservizi, al fine di progettare gli scavi in piena sicurezza.

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FAQ TECNICHE Data center: come progettare infrastrutture pronte a cambiare

Che cosa significa progettare un data center “future-proof”?

Significa impostare l’infrastruttura affinché possa accogliere, nel tempo, carichi IT più elevati, nuove tecnologie di raffreddamento, ampliamenti funzionali o modifiche del tenant senza compromettere continuità operativa e coerenza autorizzativa. Nel testo il tema emerge soprattutto nel rapporto tra sovradimensionamento strutturale, costi iniziali e flessibilità futura.

Perché la progettazione di un data center non può essere solo replicabile?

La replicabilità accelera il time-to-market e riduce le inefficienze, ma ogni sito presenta condizioni geologiche, idrauliche, climatiche, infrastrutturali e territoriali specifiche. Un master design efficace deve quindi essere adattabile: standardizza ciò che può essere standardizzato, ma lascia spazio alla mitigazione dei rischi locali, come allagamenti, stress idrico, ondate di calore o vincoli di connessione elettrica.

Quale ruolo ha la VIA nella progettazione dei data center hyperscale?

La Valutazione di Impatto Ambientale non è solo un adempimento procedurale: può diventare uno strumento di scenario per valutare sviluppo progressivo, impatti cumulativi, gestione di energia e acqua, resilienza climatica e relazione con il territorio. Nel nuovo quadro italiano il procedimento unico per i data center include anche profili ambientali, autorizzativi ed energetici, con competenze legate anche ad AIA e D.Lgs. 152/2006.

Quali indicatori tecnici aiutano a misurare la sostenibilità di un data center?

Tra i riferimenti principali rientrano i KPI della serie ISO/IEC 30134, pensati per misurare le prestazioni delle infrastrutture data center in termini di efficacia ed efficienza nell’uso delle risorse. La ISO/IEC 30134-1 definisce il quadro generale dei Key Performance Indicators, mentre altre parti della serie trattano parametri come PUE e fattori legati all’energia rinnovabile.

Quali rischi tecnici devono essere considerati oltre a energia e raffreddamento?

Oltre a consumi, continuità elettrica e raffreddamento, la progettazione deve includere rischi fisici e di contesto: blast risk, vulnerabilità da infrastrutture vicine, verifica bellica, interferenze con sottoservizi, comportamento geotecnico e conducibilità termica del terreno. Nel caso citato nell’articolo, anche la dispersione di calore dai cavi interrati è stata valutata mediante test specifici sul sottosuolo.

Quali errori progettuali vanno evitati nella fase iniziale?

Gli errori principali sono trattare la sostenibilità come elemento finale, sottovalutare la specificità del sito, irrigidire troppo le specifiche tecniche quando tenant e tecnologie non sono ancora definiti, e non coinvolgere precocemente enti e comunità locali. Nei data center, l’incertezza non è un’anomalia ma una condizione strutturale da governare con scenari, margini adattivi e progettazione integrata.

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