Progettare la complessità: strumenti digitali, ecosistemi resilienti e modelli sostenibili per il futuro del costruito
Patrizia Lombardi (Politecnico di Torino), al Convegno OICE 2025, ha evidenziato come la progettazione urbana e territoriale debba affrontare la complessità dei wicked problems attraverso approcci interdisciplinari, resilienza trasformativa e strumenti digitali avanzati come GIS, AI e Digital Twin. Ha sottolineato l’urgenza di investire in formazione, stakeholder engagement e valutazioni integrate per guidare la transizione ecologica e digitale nel settore delle costruzioni.
Neuro-urbanism e progettazione: quando città intelligenti incontrano le neuroscienze
Durante il convegno organizzato da OICE "L’ingegneria e architettura oltre il progetto” , in occasione dei 60 anni dell’Associazione, la professoressa Patrizia Lombardi, del Politecnico di Torino, ha aperto il suo intervento riflettendo sul concetto di complessità, partendo da una nota espressione di origine cinese che definisce il “vivere tempi interessanti” non come una benedizione, ma come una minaccia. E proprio in tempi estremamente complessi, secondo Lombardi, si trova oggi l’umanità, immersa in dinamiche globali senza precedenti.
Il contesto attuale è caratterizzato dalla convergenza di fattori critici: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, crescente urbanizzazione e un'accelerazione tecnologica che impatta profondamente non solo la quotidianità delle persone, ma anche le professioni, i processi decisionali e il modo stesso di concepire la realtà. Tutto ciò richiede un cambio di visione ancora non del tutto assimilato.
La docente ha sottolineato come questo scenario complesso coinvolga in modo diretto il mondo della progettazione, della consulenza e delle scelte politiche. Già nel suo dottorato, svolto nel 1999, aveva evidenziato come i sistemi territoriali siano per natura complessi e come questa complessità debba essere affrontata con processi decisionali più robusti e basati su valutazioni approfondite.
Secondo Lombardi, è essenziale comprendere che i sistemi territoriali sono ecosistemi sociotecnici, dinamici e continuamente in trasformazione. Essi reagiscono agli stress ambientali e sociali, ma non possono essere semplicemente riportati a uno stato precedente: devono essere accompagnati attraverso transizioni e trasformazioni, affrontando il tema cruciale della resilienza trasformativa, che rappresenta anche un’opportunità per generare qualità e bellezza negli ambienti costruiti.
La professoressa ha poi introdotto il concetto di wicked problems, cioè problemi complessi e multidimensionali per cui non esistono soluzioni univoche. Il loro trattamento richiede un approccio multi-attoriale e interdisciplinare, dove la partecipazione degli stakeholder diventa fondamentale. La complessità non va confusa con la complicazione: un problema complicato ha una soluzione tecnica, per quanto difficile; un problema complesso, invece, ha molte possibili soluzioni, nessuna delle quali definitiva.
Il grado di complessità cresce con l’estensione dell’intervento: riqualificare un edificio non è paragonabile, per impatto e articolazione, alla rigenerazione di un quartiere o alla trasformazione di una città. In questo quadro, assume grande rilievo il concetto di impatto generazionale: le decisioni prese oggi avranno effetti anche sulle generazioni future. Non a caso, alcune grandi aziende hanno introdotto simbolicamente nei consigli di amministrazione una sedia vuota per rappresentare chi oggi non può esprimersi: i cittadini di domani.
La Professoressa Lombardi ha evidenziato i limiti degli attuali strumenti di analisi economica e ambientale, come l’analisi costi-benefici, che spesso privilegiano l’immediato rispetto al lungo termine, anche a causa dell’uso del tasso di sconto. È fondamentale, ha affermato, integrare nella valutazione progettuale anche valori immateriali e intergenerazionali, come il “valore di esistenza” e quello etico e sociale.
La disponibilità di grandi moli di dati non è sufficiente: servono modelli conoscitivi, capaci di tradurre i dati in giudizi fondati e supportare decisioni di qualità. La Professoressa ha richiamato il modello della “torta nuziale” degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030: ambiente, società, economia e istituzioni sono interconnessi e in rapporto gerarchico, con l’ambiente come base fisica non negoziabile.
Un altro riferimento fondamentale è il modello della “ciambella” (doughnut economics), che visualizza i limiti planetari e i bisogni sociali come confini entro cui è necessario operare per garantire la sostenibilità. Le decisioni devono muoversi in questo spazio intermedio: non oltrepassare i limiti ecologici, ma senza trascurare i diritti fondamentali delle persone.
Per affrontare queste sfide, la docente ha individuato come leva centrale la formazione, insieme a valutazione, informazione e partecipazione. Nei suoi corsi e laboratori dedicati al decision making for sustainable development, Lombardi adotta un approccio ciclico che parte dalla diagnosi e arriva alla pianificazione e all’implementazione, sempre fondata su una valutazione consapevole.
Particolare importanza viene attribuita all’analisi degli stakeholder, valutati in termini di potere e interesse, al fine di costruire scenari alternativi e scegliere indicatori chiave di prestazione (KPI) significativi. Da anni la professoressa utilizza metodologie multicriterio integrate con sistemi GIS, per strutturare basi dati che includano non solo informazioni tecniche, ma anche conoscenze locali e partecipative.
Ha presentato diversi esempi applicativi:
- un cruscotto decisionale per progetti immobiliari in Brasile, realizzato in collaborazione con Planet Idea;
- un progetto per la riqualificazione energetica del Comune di Settimo Torinese;
- un sistema di monitoraggio real-time sviluppato con Telecom per visualizzare dati ambientali, energetici e socioeconomici.
La transizione digitale, secondo la Professoressa Lombardi, rappresenta un’opportunità e non una minaccia: strumenti come l’intelligenza artificiale, il BIM, il building automation e il Digital Twin possono supportare la progettazione e la gestione sostenibile del costruito. Tuttavia, è necessario governare questi strumenti in modo consapevole, tenendo conto di aspetti come la trasparenza, l’etica, la sicurezza dei dati e l’equità informativa.
Le città del futuro, ha sottolineato, non sono solo l’insieme di edifici intelligenti, ma ecosistemi complessi, che devono rispondere anche ai bisogni cognitivi, affettivi e relazionali delle persone. Si va delineando un nuovo paradigma, quello del neuro-urbanism, che unisce tecnologia, neuroscienze e pianificazione urbana.
Nel concludere, la professoressa ha lanciato un messaggio chiaro: le nuove tecnologie possono e devono supportare le imprese – incluse quelle del settore costruzioni – nel perseguire obiettivi ESG, migliorare l’efficienza, ridurre i costi e rendere le decisioni più partecipate, grazie alla simulazione e visualizzazione dei dati.
Ma servono nuove competenze, e su questo l’Italia sconta un grave ritardo: è tra gli ultimi Paesi europei per numero di laureati nei settori chiave della transizione digitale e sostenibile. È urgente investire in alfabetizzazione digitale, capacità negoziali e cultura interdisciplinare, integrando anche le scienze umane, fondamentali per affrontare sistemi così complessi.
Ha chiuso con una riflessione provocatoria ma necessaria: vogliamo essere protagonisti del cambiamento, oppure limitarci ad assistere da spettatori a ciò che accade? La sfida è aperta.
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