Progettare nel tempo dell’incertezza climatica: serve una svolta nelle regole del costruire
Il cambiamento climatico accelera e rende rapidamente obsoleti dati e pratiche progettuali tradizionali. Serve un approccio orientato a scenari futuri, resilienza e gestione dell’incertezza. Intervista a Claudio Del Pero.
Il cambiamento climatico non è più solo una questione di aumento delle temperature, ma soprattutto di velocità e imprevedibilità delle trasformazioni in atto. Questo scenario mette in crisi le basi tradizionali della progettazione, fondate su dati storici e condizioni relativamente stabili. Oggi progettisti e tecnici sono chiamati a confrontarsi con un contesto dinamico, in cui gli scenari futuri diventano parte integrante del processo decisionale. Ne deriva la necessità di ripensare strumenti, priorità e approcci operativi. Ne abbiamo parlato con Claudio Del Pero, approfondendo criticità e prospettive per il settore delle costruzioni.
Se il clima cambia più rapidamente del previsto, anche il progetto deve evolvere con la stessa velocità. Ma cosa significa, in concreto, progettare in condizioni di incertezza crescente? A partire da questa domanda, Claudio Del Pero analizza i limiti delle pratiche attuali e indica le competenze e le strategie necessarie per affrontare un futuro climatico sempre meno prevedibile.
Progettare nell’incertezza: dal clima stabile agli scenari in evoluzione
Andrea Dari:
Nel nostro articolo su INGENIO abbiamo scritto che il punto non è solo quanto si scalda il pianeta, ma la velocità con cui questo avviene. Dal punto di vista di un progettista, che cosa cambia davvero quando il clima non evolve lentamente ma accelera?
Claudio Del Pero:
Il problema di fondo è che i progettisti sono tipicamente propensi a sviluppare pratiche progettuali che possano essere consolidate e replicate nel tempo. Questo modus operandi è assolutamente ragionevole in un contesto con condizioni al contorno stabili, ma non in presenza di uno scenario in continua e rapida evoluzione, con l’ulteriore complicazione dovuta all’incertezza delle condizioni che ci attenderanno nel medio-lungo periodo. Il progettista deve quindi essere in grado di adattare l’attività progettuale agli scenari futuri maggiormente probabili. È in realtà un approccio assimilabile a quello utilizzato in altri settori, dove ad esempio il progettista di uno smartphone deve considerare tutte le possibili sollecitazioni a cui sarà sottoposto l’apparecchio anche valutando modalità d’uso improprie.
File climatici obsoleti: il rischio di progettare su dati già superati
Andrea Dari:
L’articolo richiama un dato molto forte: un tasso di riscaldamento vicino a 0,35 °C per decennio. Per chi progetta edifici e spazi urbani, questo significa che i parametri climatici su cui ci siamo appoggiati finora rischiano di diventare rapidamente inadeguati?
Claudio Del Pero:
Assolutamente sì. Il problema principale è che nella maggior parte dei casi si è soliti lavorare con file climatici obsoleti, che non solo non prevedono le condizioni climatiche che con maggior probabilità si verificheranno nei prossimi 20-50 anni, ma non sono nemmeno rappresentativi del contesto climatico attuale. Esistono però modelli previsionali consolidati in grado di fornirci file climatici futuri in diversi scenari di cambiamento climatico, quindi diciamo che l’informazione non manca.
Edifici sotto stress: comfort estivo, impianti ed eventi estremi
Andrea Dari:
Nel pezzo abbiamo sottolineato che, se il clima cambia più in fretta, si riduce la distanza tra condizioni di progetto e condizioni reali di esercizio. Quali sono oggi, a suo avviso, gli aspetti più esposti a questo scarto: comfort estivo, involucro, materiali, gestione dell’acqua, impianti?
Claudio Del Pero:
Chiaramente il comfort estivo e gli impianti di condizionamento sono altamente influenzati dal cambiamento climatico. Ma in realtà gli eventi sempre più estremi stanno avendo un notevole impatto anche su tutti gli elementi edilizi/impiantistici esposti. Pensiamo solo agli effetti di trombe d’aria o violente grandinate su elementi di copertura/facciata o su impianti fotovoltaici.
Dal tema ambientale al problema tecnico: un passaggio ancora incompleto
Andrea Dari:
Un punto centrale dell’articolo è che il tema climatico non può più essere trattato soltanto come questione ambientale generale, ma come tema tecnico e operativo. Secondo lei, il settore delle costruzioni ha già compreso fino in fondo questo passaggio?
Claudio Del Pero:
A mio avviso no, il problema in molti casi non è ancora stato compreso adeguatamente. Basti pensare che ci sono ancora molte persone che non sono pienamente convinte che il cambiamento climatico sia un fenomeno reale perché confondono il clima con le condizioni meteorologiche. Quindi una nevicata abbondante a bassa quota a marzo inoltrato, come recentemente accaduto sull’arco alpino, fa pensare che non è poi così vero che la temperatura terrestre stia aumentando e quindi non c’è nessun motivo di preoccuparsi o modificare le proprie abitudini. Dunque diventa molto difficile aspettarsi un radicale (e rapido) cambiamento nelle prassi tecnico operative in queste condizioni.
Soluzioni imprescindibili: involucro, schermature e rinnovabili al centro
Andrea Dari:
L’articolo richiama anche le indicazioni di Climate-ADAPT, che insiste su involucro, schermature, vetri selettivi, ventilazione e strategie contro il surriscaldamento. Quali di queste soluzioni considera ormai imprescindibili, e quali invece sono ancora troppo poco presenti nella pratica corrente?
Claudio Del Pero:
Potrei direi che le ritengo tutte imprescindibili. Anzitutto dobbiamo abolire certe prassi progettuali diventate largamente diffuse negli ultimi anni, quali ad esempio gli involucri edilizi eccessivamente vetrati e non dotati di schermature solari. Poi è necessario lavorare ancora molto sull’integrazione delle rinnovabili in edilizia: si fa ancora troppo poco, cercando solo di rispondere ai vincoli normativi e non di massimizzare il risultato ottenibile. Queste sono strategie che ritengo basilari per un edificio moderno. Poi ci sono tutte le soluzioni finalizzate ad aumentare la resilienza dell’edificio stesso a condizioni avverse, che diventano ogni anno sempre più essenziali.
Dalla mitigazione all’adattamento: verso una progettazione resiliente
Andrea Dari:
Nel nostro testo abbiamo scritto che la sostenibilità non può più essere letta solo come mitigazione, ma sempre più anche come adattamento. È d’accordo? E come cambia la cultura del progetto quando si passa da una logica di prestazione standard a una logica di resilienza climatica?
Claudio Del Pero:
Concordo sul fatto bisogna assolutamente adattare il progetto considerando condizioni nettamente diverse da quelle degli ultimi anni. La cultura del progetto (in particolar modo quello architettonico) deve essere impostata su degli obiettivi completamente diversi da quelli attuali, rispondendo in primo luogo ad esigenze di efficienza, resilienza e funzionalità.
Durabilità in crisi: ripensare materiali e vita utile degli edifici
Andrea Dari:
C’è poi il tema della durabilità. Se aumentano ondate di calore, escursioni termiche, stress estivi e fenomeni estremi, dobbiamo ripensare anche il modo in cui valutiamo la vita utile di materiali, componenti e sistemi costruttivi?
Claudio Del Pero:
Sì, anche qui negli ultimi decenni abbiamo fatto a mio avviso spesso dei passi indietro piuttosto che dei progressi. Edifici costruiti all’inizio del secolo scorso sono spesso caratterizzati da maggior durabilità rispetto agli edifici moderni, che in molti casi richiedono continue e frequenti attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Ciò significa che la durabilità e la resilienza non sono state considerate adeguatamente in fase di progetto, quindi come detto prima è imprescindibile rivedere drasticamente le priorità.
Andrea Dari:
Nel nostro articolo abbiamo sostenuto che “se il clima corre più veloce, il progetto non può restare fermo”. Tradotto in termini concreti, quali sono le tre priorità immediate che oggi un progettista dovrebbe mettere al centro del proprio lavoro?
Claudio Del Pero:
La domanda richiederebbe una trattazione articolata, ma vorrei sintetizzare la risposta in 3 qualità che oggi ogni progettista dovrebbe sviluppare ed applicare nel proprio lavoro: lungimiranza, buon senso e pragmaticità.
Andrea Dari:
Ultima domanda: per lei la progettazione sostenibile del prossimo futuro sarà soprattutto una progettazione più efficiente, oppure una progettazione più capace di reggere l’incertezza?
Claudio Del Pero:
L’efficienza dovrebbe essere diventata ormai da tempo una prassi progettuale, ora bisogna sicuramente lavorare sulla gestione dell’incertezza, altrimenti ci ritroveremo con un patrimonio edilizio assolutamente inadeguato rispetto alle future condizioni operative.
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