Progettazione MEP e BIM integrato: la visione di Stantec tra coordinamento, IFC, CDE e intelligenza artificiale
La diffusione del BIM nella progettazione MEP sta rivoluzionando coordinamento, gestione dei dati e integrazione tra modellazione digitale, analisi energetica e sostenibilità. In un’intervista a Ingenio, il team Stantec approfondisce temi chiave come interoperabilità IFC, ruolo del CDE, gestione delle varianti, qualità delle librerie, digitalizzazione degli installatori e impatto dell’IA sul lavoro dei progettisti.
Uso del BIM e della modellazione MEP nella progettazione impiantistica
L'intervista al team di Stantec sull’uso del BIM nella progettazione impiantistica: vantaggi, criticità IFC, workflow collaborativi, CDE, sostenibilità e impatto dell’IA sul ruolo del progettista MEP.
1. Adozione del BIM
State già utilizzando il BIM nelle attività di progettazione e direzione lavori? Se sì, con quale frequenza e in quali tipologie di progetti?
Sì, al momento utilizziamo il BIM per la progettazione ci permette di coordinare lo sviluppo delle diverse discipline in tempo reale, verificare l’avanzamento ed identificare le criticità della progettazione. Al momento portiamo principalmente le attività nella progettazione mentre per la direzione lavori fino ad oggi non abbiamo ancora sviluppato un progetto, però a breve partirà una nuova attività che ci vedrà impegnati anche nella direzione operativa degli impianti in cantiere-direzione lavori.
2. Vantaggi e svantaggi del BIM
Secondo la vostra esperienza, quali sono i principali vantaggi derivanti dall’uso del BIM nella progettazione degli impianti termotecnici rispetto agli approcci tradizionali?
L’utilizzo del BIM nella progettazione degli impianti termotecnici offre numerosi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali.
In primo luogo, consente di individuare e risolvere in anticipo le interferenze con le altre discipline (architettonica, strutturale, elettrica, ecc.), riducendo così errori e rilavorazioni in fase di cantiere.
Inoltre, migliora notevolmente la coordinazione tra i vari team di progetto, favorendo una gestione integrata e coerente delle informazioni.
Infine, permette di ottenere computi e quantità più precisi e aggiornabili automaticamente, garantendo maggiore affidabilità nelle stime dei costi e nell’approvvigionamento dei materiali.
3. Collaborazione interdisciplinare
Come il BIM contribuisce concretamente a migliorare la collaborazione e il coordinamento tra architetti, strutturisti e progettisti impiantisti?
Il BIM migliora concretamente la collaborazione e il coordinamento tra architetti, strutturisti e progettisti impiantisti grazie a diversi strumenti e processi integrati.
Già a partire dalle primissime fasi della progettazione, è possibile determinare la posizione degli impianti, l’ingombro, la collocazione dei cavedi e dei locali termici degli impianti; attraverso le funzioni di clash detection, è possibile individuare e risolvere in anticipo le interferenze tra i modelli delle diverse discipline, riducendo errori e tempi di revisione.
La collaborazione in tempo reale consente a tutti i team di lavorare simultaneamente sullo stesso progetto, condividendo informazioni aggiornate e commenti in modo immediato.
Infine, l’utilizzo di un ambiente di condivisione dati (CDE) garantisce che ciascun professionista abbia sempre accesso all’ultima versione dei file provenienti dalle altre discipline, assicurando coerenza e tracciabilità del lavoro svolto.
4. Gestione delle varianti progettuali
Quando avvengono modifiche architettoniche in corso d’opera, quanto è complesso aggiornare e adattare i modelli BIM impiantistici? Quali strategie adottate per rendere questo processo più efficiente?
La gestione delle varianti progettuali in corso d’opera è uno degli aspetti più delicati nel processo BIM, perché richiede un costante allineamento tra i modelli disciplinari. Quando avvengono modifiche architettoniche, l’impatto sui modelli impiantistici può essere significativo, soprattutto se riguardano spazi tecnici, quote, o percorsi delle reti. Tuttavia, la complessità dell’aggiornamento dipende molto dal livello di coordinamento e dalla struttura informativa impostata all’inizio del progetto.
Per rendere il processo più efficiente, la strategia principale che adottiamo è mantenere un flusso di comunicazione strutturato e tempestivo tra le discipline, supportato da ambiente di condivisione dati (CDE) ben organizzato e workflow di revisione chiari (es. uso di BCF per segnalazioni puntuali). Inoltre, lavoriamo su modelli modulari e ben referenziati, in modo che le modifiche architettoniche possano essere recepite con il minimo impatto sui sistemi impiantistici.
Un altro elemento chiave è la gestione delle revisioni tramite parametri e versioning, che consente di tracciare le modifiche e validarle rapidamente. Infine, nelle fasi più sensibili, utilizziamo clash detection periodiche per individuare subito eventuali interferenze e ridurre il rischio di errori o rilavorazioni.
In sintesi, l’efficienza deriva da una combinazione di processo, strumenti e collaborazione: più il flusso informativo è strutturato, più rapido e preciso sarà l’adattamento dei modelli alle varianti.
5. Consegna in formato aperto e perdita di dati
Negli appalti pubblici il progetto deve essere consegnato in formato aperto (IFC).
L’esportazione da un software proprietario a IFC porta alla perdita di informazioni utili, che l’installatore non ritrova quando importa il modello nel proprio software, magari diverso da quello usato dal progettista?
Se esiste questo problema, come affrontate questa criticità e quali soluzioni vedete possibili per garantire la reale continuità dei dati lungo tutta la filiera?
Sì, il tema della perdita di informazioni durante l’esportazione in formato IFC è reale e tuttora una delle principali criticità nella gestione dei flussi informativi negli appalti pubblici. La difficoltà nasce dal fatto che non tutti i software interpretano i dati IFC nello stesso modo: alcune proprietà o relazioni vengono tradotte in maniera parziale o non sono mappate correttamente, con conseguente perdita di informazioni utili per l’installatore o per le fasi successive del ciclo di vita dell’opera.
Per affrontare questa criticità, adottiamo strategie di controllo e validazione dell’IFC in fase di export, utilizzando template di mapping personalizzati e verifiche tramite software di checking (come Solibri, Navisworks, o BIMcollab). In questo modo possiamo individuare e correggere eventuali incoerenze prima della consegna ufficiale. Inoltre, lavoriamo molto sulla definizione condivisa dell’Information Delivery Manual (IDM) e delle Property Set richieste, in modo da garantire che i dati fondamentali siano effettivamente trasferiti e leggibili nei diversi ambienti software.
Un altro aspetto importante è la collaborazione preventiva con gli stakeholder, per concordare quali informazioni sono realmente necessarie a valle e in quale formato. Quando possibile, accompagniamo il modello IFC con schede dati estratte in formato aperto (CSV o XLS), così da mantenere comunque la tracciabilità informativa anche in caso di limiti nel formato IFC.
In prospettiva, la soluzione passa da una maggiore standardizzazione dei processi e delle mappature IFC, oltre che dall’uso di BIM Execution Plan che definiscano chiaramente i requisiti informativi e le responsabilità di ciascun attore lungo tutta la filiera.
6. Errori evitati e case history
Uno dei punti di forza del BIM è la riduzione delle interferenze e degli errori. Potete raccontarci un esempio concreto in cui il BIM ha permesso di evitare criticità rilevanti in cantiere?
Abbiamo avuto l’opportunità di evitare criticità significative grazie all’utilizzo del BIM.
In particolare, durante la fase di progettazione, il modello federato ci ha permesso di individuare interferenze tra gli impianti elettrici e quelli meccanici.
Grazie alla clash detection, siamo riusciti a risolvere queste incongruenze in anticipo, prima della fase esecutiva, evitando così ritardi, modifiche in cantiere e costi aggiuntivi.
Questo caso ha dimostrato concretamente come l’approccio BIM migliori la qualità del progetto e riduca il rischio di errori durante la costruzione.
Possiamo per esempio, raccontare dove è stata studiata la distribuzione di tutti gli impianti a soffitto di un autorimessa, il cui interpiano era particolarmente basso, questo ci ha permesso di individuare i punti critici e gestirli al fine di rispettare l’altezza minima ed imposta dalla progettazione.
7. Workflow integrati e sostenibilità
Oggi si parla di workflow che integrano modellazione, collaborazione, verifica normativa, analisi della sostenibilità (es. LCA) e rispetto dei protocolli energetico ambientali. Come state declinando queste logiche nei vostri progetti impiantistici?
Nei progetti impiantistici stiamo progressivamente integrando logiche di workflow multidisciplinare, in cui la modellazione non è più un’attività isolata ma parte di un processo informativo che collega progettazione, analisi e verifica. L’obiettivo è garantire che ogni decisione progettuale sia supportata da dati coerenti e verificabili, in linea con i requisiti di sostenibilità e le normative energetiche.
In pratica, adottiamo una struttura di lavoro basata su modelli coordinati e interoperabili, che consentono di integrare strumenti di analisi energetica, e verifiche di conformità normativa direttamente a partire dai dati BIM. Le informazioni contenute nei modelli impiantistici vengono strutturate attraverso parametri condivisi e standardizzati, così da poter essere lette e utilizzate anche in software specialistici (per esempio per analisi dei consumi, comfort o emissioni).
Inoltre, gestiamo il workflow attraverso un CDE (Common Data Environment) che centralizza la collaborazione tra le discipline e consente di tracciare revisioni, approvazioni e indicatori di sostenibilità. Questo approccio ci permette di anticipare le verifiche di conformità e di ottimizzare le scelte progettuali in chiave ambientale.
In prospettiva, stiamo lavorando per implementare processi di modellazione parametrica e data-driven, in modo da collegare sempre più direttamente le scelte impiantistiche ai target energetico-ambientali del progetto, riducendo tempi e rischi di incoerenza informativa.
8. Piattaforme di condivisione dati (CDE)
Quanto incidono le piattaforme di condivisione dati (Common Data Environment) sulla qualità della progettazione e sulla gestione del ciclo di vita dell’opera? Avete riscontrato differenze tra soluzioni proprietarie e open source?
Le piattaforme di Common Data Environment (CDE) hanno un impatto fondamentale sulla qualità della progettazione e sulla gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera.
Consentono di centralizzare e organizzare tutte le informazioni di progetto, garantendo tracciabilità, versionamento e accesso controllato ai dati. Questo migliora la collaborazione tra i team, riduce il rischio di errori dovuti a file obsoleti e assicura una maggiore coerenza e qualità documentale.
Nel tempo abbiamo riscontrato differenze tra le soluzioni proprietarie e quelle open source: le prime offrono in genere maggior integrazione, strumenti avanzati di controllo e interfacce più intuitive, mentre le seconde favoriscono l’interoperabilità e la flessibilità, risultando più adatte a contesti openBIM.
La scelta dipende spesso dalle esigenze del progetto e dal livello di maturità digitale dell’organizzazione.
9. Librerie BIM dei produttori
Molte aziende stanno aggiornando le librerie dei propri prodotti impiantistici. Quali miglioramenti suggerireste ai produttori? Quali criticità riscontrate più spesso (es. mancanza di dettagli, limitata disponibilità, librerie non universali)?
Uno degli aspetti su cui i produttori dovrebbero concentrarsi è l’ampliamento e il miglioramento delle librerie dei prodotti impiantistici per l’ambiente BIM.
Tra le criticità più frequenti riscontriamo la limitata disponibilità di famiglie, che spesso non coprono l’intera gamma di prodotti, e la difficoltà di utilizzo dovuta a modelli troppo pesanti o poco ottimizzati per la progettazione.
Sarebbe utile che i produttori fornissero famiglie più leggere, parametrizzabili e compatibili con diversi software, con informazioni tecniche coerenti e facilmente leggibili.
Inoltre, la creazione di librerie universali e standardizzate favorirebbe una maggiore interoperabilità e semplificherebbe l’integrazione dei componenti nei modelli informativi.
10. Diritto d’autore e proprietà intellettuale
Gli oggetti BIM e i dettagli digitali di progetto sono ormai veri e propri asset. Qual è la vostra opinione sul tema del diritto d’autore e della tutela della proprietà intellettuale in questo ambito?
Quando si parla di oggetti creati direttamente dai produttori, la proprietà intellettuale rimane sempre loro; tuttavia, questo ci offre il vantaggio che ogni elemento inserito nel modello è tracciabile ed è già arricchito con contenuti informativi forniti direttamente dal produttore.
Al contrario, per gli oggetti creati internamente da noi, la proprietà degli elementi coincide con quella del modello, che normalmente viene specificata in fase di offerta di gestione o, in alcuni casi, concordata con il committente.
11. Integrazione con prestazioni energetiche
Il BIM consente di collegare la progettazione MEP all’analisi delle prestazioni energetiche degli edifici. Quanto ritenete strategica questa integrazione per la progettazione sostenibile e la gestione energetica futura?
L’integrazione tra progettazione MEP e analisi delle prestazioni energetiche è estremamente strategica, perché consente di passare da una semplice modellazione geometrica a una progettazione basata sui dati, orientata alla sostenibilità e alla gestione dell’intero ciclo di vita dell’edificio. Grazie al BIM, i modelli impiantistici non solo permettono di simulare i comportamenti energetici e ottimizzare le soluzioni tecniche in fase di progetto, ma costituiscono anche una base informativa solida per la gestione dell’asset in fase operativa.
Collegando il modello MEP agli strumenti di analisi energetica e ai protocolli ambientali (LEED, CAM, ecc.), è possibile valutare le prestazioni in tempo reale, ridurre i consumi e migliorare il comfort. Successivamente, gli stessi dati possono alimentare piattaforme di Asset e Facility Management o Digital Twin, consentendo la manutenzione predittiva e il monitoraggio continuo delle performance energetiche dell’edificio.
In questo modo, il BIM diventa un vero ponte tra progettazione e gestione, garantendo coerenza informativa, tracciabilità e una visione integrata della sostenibilità nel lungo periodo.
12. Competenze e formazione
Oggi i tecnici devono unire competenze specialistiche MEP a competenze avanzate di modellazione BIM. Secondo voi, il mercato è pronto oppure servono ancora forti investimenti in formazione? In particolare, un BIM Specialist può essere efficace senza un background progettuale solido?
Riteniamo che il mercato stia evolvendo rapidamente, ma che ci sia ancora bisogno di investimenti significativi nella formazione integrata, capace di unire competenze di modellazione BIM con solide basi progettuali. Nel nostro approccio, un BIM Specialist non può essere efficace senza un background tecnico e progettuale solido, soprattutto in ambito MEP, dove le scelte modellative derivano direttamente da logiche impiantistiche e normative complesse.
Non siamo una “BIM farm” che si limita a produrre modelli, ma una realtà in cui la modellazione è parte integrante del processo progettuale. Per questo motivo, chi lavora come BIM Specialist deve comprendere a fondo il progetto, le sue finalità e le interazioni tra le diverse discipline. Solo in questo modo il modello diventa realmente uno strumento di coordinamento, analisi e gestione, e non una mera rappresentazione grafica.
In sintesi, la formazione BIM deve essere vista non come un percorso parallelo alla progettazione, ma come un’estensione naturale delle competenze tecniche. Il valore aggiunto nasce proprio dall’unione tra conoscenza progettuale e padronanza digitale.
13. Livello di Digitalizzazione degli installatori
Nella vostra esperienza odierna quale livello di digitalizzazione hanno raggiunto le società specializzate nell’installazione, gestione e manutenzione, in particolare per i grandi impianti?
Dalla nostra esperienza le imprese di installazione si rivolgono a BIM-Farm o studi specialistici che sono in grado di gestire il processo bim, questo perchè può risultare difficile gestirlo direttamente con le risorse tecniche interne all’azienda.
14. Intelligenza artificiale
L’IA sta entrando nel mondo del BIM e della progettazione (generative design, clash detection predittiva, analisi automatizzata). Come valutate le opportunità e i rischi di questa trasformazione per il settore MEP?
L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del BIM e della progettazione MEP rappresenta una trasformazione profonda, ricca di opportunità ma anche di alcune sfide.
Tra i principali vantaggi, l’IA permette di velocizzare i flussi di lavoro e ridurre i costi, automatizzando operazioni ripetitive come la clash detection, la generazione di layout o l’analisi energetica.
Tuttavia, ci sono anche dei rischi. L’IA può commettere errori se i dati di input non sono accurati o aggiornati e la crescente automazione potrebbe comportare una riduzione delle opportunità per i piccoli studi, che dispongono di meno risorse per investire in queste tecnologie. Altro rischio, è la perdita di senso critico e una riduzione della crescita professionale, in quanto alcuni passaggi delicati nelle scelte di progettazione, vengono delegati all’intelligenza artificiale, riducendo così la possibilità di crescere professionalmente.
Inoltre, è necessario mantenere un controllo umano critico, per evitare che l’affidamento eccessivo agli algoritmi porti a soluzioni tecnicamente corrette ma non ottimali dal punto di vista progettuale o funzionale.
In sintesi, l’IA può essere un grande alleato del settore MEP se usata con equilibrio, integrando innovazione tecnologica e competenza professionale.
Ringraziamo la disponibilità di Stantec
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