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Project Manager e cantieri del futuro: IA, dati e standard PMP per ridurre sprechi e migliorare le decisioni

Lee R. Lambert, fondatore della certificazione PMP, al Convegno OICE 2025 sottolinea l'importanza di standard globali nel project management per ottimizzare le decisioni e ridurre gli sprechi, valorizzando l’uso dell’IA nei cantieri e nei grandi progetti. Focus su sostenibilità, gestione dati e ruolo centrale dei professionisti nel settore AEC.

Lambert: “Project Manager protagonisti del futuro tra intelligenza artificiale e sostenibilità”

Durante il convegno organizzato da OICE "L’ingegneria e architettura oltre il progetto” , in occasione dei 60 anni dell’Associazione, Lee R. Lambert, Founder PMP (Project Management Professional) ha aperto il suo intervento ricordando che nel mondo oggi quasi due milioni di persone hanno ottenuto la certificazione PMP.

Un numero che non modifica le competenze richieste ai project manager, ma che evidenzia quanto sia diventato indispensabile garantire coerenza e uniformità nella gestione delle informazioni di progetto.

Secondo Lambert, infatti, i sistemi di project management non “gestiscono” nulla di per sé: il loro compito primario è fornire a chi prende le decisioni dati adeguati e tempestivi su cui basarsi. Il valore della certificazione PMP risiede proprio in questo: offrire una base comune, applicabile trasversalmente in contesti organizzativi diversi, affinché tutti possano accedere alle stesse informazioni strutturate e confrontabili, migliorando così la qualità delle decisioni.

Uno studio recente – da lui citato come spunto di riflessione – rivela che per ogni miliardo di dollari investito in progetti di costruzione, ben 140 milioni vengono sprecati. Una cifra che, secondo Lambert, impone una riflessione urgente sulla necessità di una gestione più efficace ed efficiente delle risorse.

Nel suo intervento, ha ricordato l’esperienza maturata nei progetti nucleari negli Stati Uniti, dove le preoccupazioni ambientali, inizialmente trascurate, sono oggi diventate centrali. Ha raccontato di aver guidato, per tre anni, un team incaricato dal Dipartimento dell’Energia di individuare un sito sicuro per lo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito. Nonostante la solidità tecnica della soluzione proposta – Yucca Mountain, in Nevadale opposizioni ambientali e sociali hanno bloccato il progetto, che è così fallito dopo un investimento complessivo di circa un miliardo di dollari.

Oggi, ha osservato, molte centrali nucleari negli Stati Uniti sono costrette a chiudere, non per motivi tecnici, ma perché non esistono più spazi per immagazzinare il combustibile esausto. E tutto questo in un contesto in cui la domanda di energia elettrica è in forte crescita. Il risultato è una paradossale ricaduta sui combustibili fossili, con evidenti conseguenze ambientali.

Lambert ha sottolineato che nessun sistema gestionale potrà mai risolvere da solo problemi di questa portata, ma strumenti come il project management e l’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) possono fare la differenza. In particolare, l’IA sta rivoluzionando la velocità e l’accuratezza con cui è possibile raccogliere, elaborare e restituire i dati di progetto.

A titolo di esempio, ha raccontato che nei progetti a cui ha lavorato, i report mensili per il Dipartimento dell’Energia richiedevano due settimane di lavoro, tra raccolta, verifica e stesura. Con l’uso dell’IA, lo stesso report è stato prodotto in quattro ore, con dati più precisi e disponibili in tempo reale. Questo consente una reattività prima impensabile e, quindi, decisioni più rapide e informate.

Tuttavia, Lambert ha anche messo in guardia contro l’eccesso di dati: avere più dati non significa necessariamente avere dati migliori. Solo una parte – spesso tra il 20% e il 30% – è davvero utile ai fini decisionali. La vera sfida è quindi selezionare e interpretare correttamente l’informazione rilevante.

Secondo Lambert, il vero protagonista nel project management non è né l’automazione né l’IA, ma la persona che sa usare le informazioni per migliorare la qualità e la tempestività delle decisioni. È questo il punto chiave: l’IA non sostituirà le persone, ma chi non la adotterà sarà sostituito da chi saprà usarla.

Ripercorrendo la storia della certificazione PMP – da lui stesso ideata – ha ricordato che nei primi dieci anni erano solo 6.000 i certificati. Ma dal 1996, con l’adozione da parte di aziende come IBM, AT&T e Motorola, il numero è cresciuto in modo esponenziale: 300.000 in dieci anni, fino agli attuali due milioni. L’obiettivo è arrivare a 2,5 milioni entro la fine del decennio, contribuendo così a rafforzare la comunicazione e l’integrazione tra professionisti a livello globale.

Ha poi citato una previsione di Forbes, secondo cui entro il 2030 saranno richiesti 30 milioni di nuovi project manager nel mondo. Una cifra che conferma come questo settore rappresenti uno dei più solidi e strategici per il futuro, in particolare per affrontare le sfide ambientali e di sostenibilità.

In chiusura, Lambert ha ribadito un messaggio chiave: nessuna tecnologia può sostituirsi alla responsabilità del decisore. Ma con strumenti migliori, le decisioni potranno essere più rapide, consapevoli ed efficaci. È questo il vero valore del project management nel presente – e nel futuro.

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LEE R. LAMBERT (PMP): Project management e IA per decisioni migliori, non per sostituire l’uomo

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