Calcestruzzo Armato | Calcestruzzo sostenibile | Cementi e Leganti Sostenibili
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Pubblicata la UNI 11104 con le specificazioni complementari per l'applicazione della EN 206

Scopri le novità della UNI 11104 2025: nuovi limiti acqua/cemento, uso di aggregati riciclati e la rivoluzionaria Appendice D con le classi GWPc per il calcestruzzo low-carbon. Guida pratica per progettisti e imprese.

La norma UNI 11104:2025

La norma UNI 11104:2025 Calcestruzzo - Specificazione, prestazione, produzione e conformità - Specificazioni complementari per l'applicazione della EN 206, contiene le informazioni normative per l'applicazione in Italia della EN 206. E' quindi un riferimento importante per chi opera in Italia, in quanto sono richiamate direttamente anche dalle NTC 2018 in forma volontaria:

"Per le classi di resistenza normalizzate per calcestruzzo normale si può fare utile riferimento a quanto indicato nelle norme UNI  EN 206 e nella UNI 11104 (LINK NTC 2018)."

La norma sostituisce la versione del 2016 ed è stata elaborata sotto la competenza della Commissione Tecnica UNI Cemento, malte, calcestruzzi e cemento armato, con l'approvazione alla pubblicazione della Commissione Centrale Tecnica dell'UNI, rilasciata il 19 giugno 2025, la ratifica del Presidente dell'UNI, ed è entrata a far parte del corpo normativo nazionale il 24 luglio 2025.

   

Identikit della nuova edizione

Titolo completo: “Calcestruzzo – Specificazione, prestazione, produzione e conformità – Specificazioni complementari per l’applicazione della EN 206”.
Data di ratifica: 24 luglio 2025.
Sostituisce: UNI 11104:2016, allineandosi alla UNI EN 206:2021 e al nuovissimo Eurocodice 2 – UNI EN 1992-1-1:2024
LINK per acquisto: UNI 11104:2025

    

Lo scopo e l'ambito di pubblicazione della UNI 11104:2025

Come detto la UNI 11104 fa riferimento alla EN 206 tenendo conto di esigenze, condizioni ambientali e pratica d’uso dei diversi Paesi europei.

Si tratta di una norma volontaria, richiamata come utile riferimento dallea normativa cogente costituita dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (2018) che disciplina la progettazione, la realizzazione, l'esecuzione e il collaudo delle strutture in calcestruzzo e che include anche specifiche per il calcestruzzo e prescrizioni per il controllo di qualità. Fra i documenti tecnici ad essa correlati esiste la Linee guida sul calcestruzzo strutturale.

Quest'ultime, va detto, sono ormai datate e andrebbero ampiamente aggiornate.

Ai fini del controllo del calcestruzzo è importante sottolineare che il controllo di produzione del calcestruzzo è trattato dalla UNI EN 206 mentre il controllo di accettazione, finalizzato a verificare la conformità delle caratteristiche del calcestruzzo messo in opera rispetto a quello stabilito dal progetto e sperimentalmente verificato in sede di valutazione preliminare, è regolamentato dalla normativa nazionale cogente.

La UNI 11104 si applica al calcestruzzo per strutture gettate in situ, strutture prefabbricate e componenti strutturali prefabbricati per edifici e strutture di ingegneria civile. Il calcestruzzo può essere confezionato in cantiere, preconfezionato o prodotto in un impianto per componenti di calcestruzzo prefabbricato.

Per quanto riguarda i tipi di calcestruzzo coperti dalla presente norma, si fa riferimento allo scopo e campo di applicazione della UNI EN 206.

La normativa italiana definisce dei requisiti per alcune tipologie di calcestruzzi specifici quali i calcestruzzi fibrorinforzati con fibre di acciaio secondo la UNI 11039-1.

   

Che cosa cambia con la UNI 11104:2025

La UNI 11104:2025 non è una semplice revisione: introduce sostenibilità documentata, alza l’asticella sulla durabilità e offre più libertà (ma anche più responsabilità) nell’uso di aggregati e leganti innovativi.

A parere di chi scrive risente ancora troppo dell'approccio prescrittivo della EN 206, in particolare nell'uso di quei filler pozzolanicamente attivi, definite aggiunte reattive, limitandone di fatto l'uso nel calcestruzzo a favore di un utilizzo direttamente nel cemento o negli additivi. Una scelta più prestazionale avrebbe garantito in modo migliore la qualità del calcestruzzo e favorito un'evoluzione più green del settore. Alcune associazioni del settore avevano spinto in fase di approvazione questa soluzione ma senza ottenere riscontri positivi.

   

Le 7 cose da tenere a mente

1. Cementi “low-carbon” e compositi
Entra la famiglia di cementi UNI EN 197-5/-6: ammessi, ma solo con ETA o CVT finché non avranno marcatura CE.

2. Limiti di miscela "serrati" (Prospetto 6)
• a/c massimo serrato a 0,45 per le esposizioni più aggressive (XS3, XF4, XD3).
• dosaggi minimi di miscela in alcuni casi in crescita e altre in discesa

3. Aggregati riciclati
Nuovi massimali percentuali – fino al 60 % per aggregato grosso (classe ≤ C20/25, esposizione X0) e 20 % per calcestruzzi strutturali in classi severe, più regole distinte per fine e misto (Prospetti 4-5).

4. Classe di esposizione multipla obbligatoria
Quando coesistono più aggressioni (es. cloruri + gelo), bisogna dichiarare tutte le classi e progettare sul requisito più gravoso.

5. Appendice D – GWPc
Introduce la classificazione dell’impronta carbonica (GWPc), classi di riduzione rispetto a un riferimento e “Efficienza GWP” per ogni classe di resistenza. Strumento chiave per bandi “green”.

6. Frequenza di campionamento

Prospetto 7 differenzia produzioni iniziali/continue e stabilimenti già certificati, con step minimi da 1 prelievo/150 m³ a 1 prelievo/400 m³.

7. Legame con la durabilità equivalente
Per derogare ai limiti di Prospetto 6 si può ricorrere a prove UNI EN 12390-8/-10/-11 ecc. e ai principi CEN/TR 16563 (durabilità equivalente).

    

La prescrizione della durabilità

Il baricentro operativo della UNI 11104:2025 è il Prospetto 6, che detta – classe di esposizione per classe di esposizione – i valori massimi del rapporto acqua-cemento (a/c), i minimi dosaggi di legante e le classi di resistenza che devono essere contemporaneamente rispettati.

Rispetto all’edizione 2016 i limiti si fanno più severi (fino a a/c 0,45 e 350 kg/m³ di legante per gli ambienti più aggressivi), ma la norma apre una porta alla flessibilità: è possibile derogare, purché si dimostri la “durabilità equivalente” tramite le prove UNI EN 12390-8/-10/-11 ecc. seguendo la procedura CEN/TR 16563 – in altre parole, libertà sì, ma documentata.

  

I prospetti che vanno dal 2 al 6, in particolare quest'ultimo sono ovviamente molto importanti e per Copyright non possiamo pubblicarli all'interno di questo articolo. 

Riporto di seguito una Estratto sintetico del Prospetto 6 – Valori limite per composizione e proprietà del calcestruzzo invitando il lettore ad approfondire e completare l'informazione direttamente sulla norma.

   

Classe di esposizione
a/c max
Cemento min (kg/m³)
Rck min
Osservazioni
X0 (nessun rischio)

280
C12/15

XC1
0,60
280
C25/30
Carbonatazione in ambienti asciutti
XC2
0,60
280
C25/30
Carbonatazione a umido continuo
XC3
0,55
300
C30/37
Carbonatazione con umidità moderata
XC4
0,50
320
C32/40
Cicli bagnato / asciutto
XS1
0,50
320
C32/40
Atmosfera marina (spray salino)
XS2
0,45
350
C35/45
Immersione in acqua di mare
XS3
0,45
350
C35/45
Zona di marea / spruzzi marini
XD1
0,55
300
C30/37
Cloruri da disgelanti – aerosol
XD2
0,50
320
C32/40
Contatto con acque clorurate
XD3
0,45
350
C35/45
Cicli bagnato / asciutto con cloruri
XF1
0,55
300
C30/37
Gelo senza sali – saturazione moderata
XF2
0,50
320
C25/30
Gelo con sali – pareti stradali
XF3
0,50
320
C25/30
Gelo senza sali – orizzontali
XF4
0,45
340
C30/37
Gelo con sali – ponti, piste
XA1
0,55
300
C30/37
Attacco chimico lieve
XA2
0,50
320
C32/40
Attacco chimico moderato
XA3
0,45
350
C35/45
Attacco chimico severo
Nota – Per gelo/disgelo (XF) la norma richiede anche un contenuto d’aria inglobata ≥ 4 %; per ambienti marini (XS) è obbligatorio l’uso di cementi “resistenti all’acqua di mare”; per attacco chimico (XA) si rimanda ai cementi resistenti ai solfati.

     

Sono prescrizioni importanti anche il richiamo specifico delle norme tecniche a questa norma e alla durabilità. Ecco infatti quanto prescritto dalle NTC 2018 per la durabilità:

"11.2.11. DURABILITÀ
Per garantire la durabilità delle strutture in calcestruzzo armato ordinario o precompresso, esposte all’azione dell’ambiente, si devono adottare i provvedimenti atti a limitare gli effetti di degrado indotti dall’attacco chimico, fisico e quelli derivanti dalla corrosione delle armature e dai cicli di gelo e disgelo.
A tal fine, valutate opportunamente le condizioni ambientali del sito ove sorgerà la costruzione o quelle di impiego, conformemente alle indicazioni della tabella 4.1.III delle presenti norme, in fase di progetto dovranno essere indicate le caratteristiche del calcestruzzo da impiegare in accordo alle Linee Guida sul calcestruzzo strutturale edite dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici facendo anche, in assenza di analisi specifiche, utile riferimento alle norme UNI EN 206 ed UNI 11104. ...
Ai fini della valutazione della durabilità, nella formulazione delle prescrizioni sul calcestruzzo, si potranno prescrivere anche prove per la verifica della resistenza alla penetrazione degli agenti aggressivi, quali ad esempio anidride carbonica e cloruri. Si può, inoltre, tener conto del grado di impermeabilità del calcestruzzo, determinando il valore della profondità di penetrazione dell’acqua in pressione. Per la prova di determinazione della profondità della penetrazione dell’acqua in pressione nel calcestruzzo indurito potrà farsi utile riferimento alla norma UNI EN 12390-8."

     

Aggiunte reattive: cosa dice la UNI 11104:2025

La nuova norma dedica l’intero § 5.2 alle “aggiunte di tipo II”, ovvero i materiali pozzolanici o latosilicei che reagiscono con l’idrossido di calcio e migliorano la microstruttura del calcestruzzo.

Vengono dichiarate idonee ex-lege soltanto tre famiglie, tutte già normate a livello europeo:

  • Ceneri volanti silicee UNI EN 450-1
  • Fumi di silice UNI EN 13263-1
  • Loppa d’altoforno macinata UNI EN 15167-1

Qualsiasi altra aggiunta (per esempio metacaolino o pozzolane naturali) potrà essere impiegata solo se accompagnata da ETA o CVT rilasciato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, a conferma che la porta resta aperta all’innovazione ma con solide garanzie di prestazione (ma tempi di certificazione purtroppo indefiniti).

Si tratta di un capitolo importante, anche se va considerato che le ceneri volanti e le loppe sono sempre meno disponibili a causa dei cambiamenti in atto per la produzione di energia e di acciaio.

Il cuore tecnico: il “valore k”

La UNI 11104 recepisce integralmente il concetto del valore k già previsto dalla EN 206: una premialità numerica che consente di conteggiare parte dell’aggiunta come “cemento equivalente” quando si calcolano:

  • il rapporto acqua/(cemento + k × aggiunta)
  • il contenuto minimo di (cemento + k × aggiunta

Prestazione equivalente (ECPC / EPCC) – La norma rimanda al CEN/TR 16639 ma, in attesa di linee guida nazionali, non ne consente l’applicazione; l’unica strada ammessa resta il valore k

A titolo personale che trovo questa la parte tecnicamente più discutibile della norma. Due le osservazioni: aver fissato dei limiti, così bassi e, soprattutto, dei valori standard.

Le ceneri volanti, per esempio, sono materie prime seconde con una reattività molto variabile, che cambia a seconda del forno di combustione, dei filtri, del carbone in uso .... si potrebbe assegnare valore 0 come 1 senza commettere errore, dipende dal lotto. A mio parere sarebbe stato più corretto prevedere una valutazione di prequalifica per lotto di consegna piuttosto che fissare valori standard, perlopiù ridotti rispetto alle vere potenzialità di questo materiale. 

Stessa considerazione si può fare le altre aggiunte reattive, e se ne stanno accorgendo gli applicatori con le sorprese che emergono in fase di getto e maturazione al variare della provenienza della loppa usata nel cemento.

Va ricordato comunque che la UNI 11104 è una norma volontaria. Le NTC anche per la parte relativa alle aggiunte nel paragrafo "11.2.9.3 AGGIUNTE" sottolinea il fatto che si tratta di utile riferimento:

"11.2.9.3 AGGIUNTE
Nei calcestruzzi è ammesso l’impiego di aggiunte, in particolare di ceneri volanti, loppe granulate d’altoforno e fumi di silice, purché non ne vengano modificate negativamente le caratteristiche prestazionali.
Le ceneri volanti devono soddisfare i requisiti della norma europea armonizzata UNI EN 450-1. Per quanto riguarda l’impiego si potrà fare utile riferimento ai criteri stabiliti dalle norme UNI EN 206 ed UNI 11104.
I fumi di silice devono soddisfare i requisiti della norma europea armonizzata UNI EN 13263-1."

Tornando alla norma UNI 11104, è il Prospetto 3 che fornisce i k-value e i limiti di miscela ammessi per ciascuna combinazione “aggiunta + tipo di cemento”.

In estrema sintesi:

Aggiunta (Tipo II)
k
Rapporto max aggiunta/cemento*
Osservazioni chiave
Ceneri volanti silicee
0,40
0,33 (CEM I) – 0,25 (CEM II/A)
Preferire ceneri categoria A di LOI per calcestruzzi ≥ C50/60; attenzione al contenuto di aria in XF
Fumi di silice (classe 1)
2,0
0,11
Per w/c ≤ 0,55; k scende a 1,0 se il w/c della miscela supera 0,55 1104.pdf](file-service://file-3mvxMBD5kZxqe6dG77MwZg)
Loppa d’altoforno macinata
0,60
1,00
Il cemento non può scendere oltre -30 kg/m³ rispetto al minimo di Prospetto 6 1104.pdf](file-service://file-3mvxMBD5kZxqe6dG77MwZg)

* È ammesso superare il rapporto indicato, ma la quota eccedente non può essere considerata nel calcolo di w/(c + k × a) né nel minimo legante (nota a del prospetto).

Uso aggregati di riciclo

Aggregati di riciclo e NTC2018

Il paragrafo "11.2.9.2 AGGREGATI" delle Norme Tecniche delle Costruzioni del 2028 prevedono:
"Sono idonei alla produzione di calcestruzzo per uso strutturale gli aggregati ottenuti dalla lavorazione di materiali naturali, artificiali, oppure provenienti da processi di riciclo conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 12620 e, per gli aggregati leggeri, alla norma europea armonizzata UNI EN 13055."
e, più in particolare, nello stesso paragrafo: "È consentito l’uso di aggregati grossi provenienti da riciclo, secondo i limiti di cui alla Tab. 11.2.III a condizione che la miscela di calcestruzzo, confezionato con aggregati riciclati, venga preliminarmente qualificata e documentata, nonché accettata in cantiere, attraverso le procedure di cui alle presenti norme."

Tab. 11.2.III - NTC 2018

    

Aggregati riciclati e UNI 11104:2025

La UNI 11104 recepisce la classificazione compositiva di EN 12620 e distingue due tipi di aggregato grosso di riciclo:

Tipo
Codice “multi-lettera”*
Profilo qualitativo (percentuali in massa)
Uso privilegiato
A
Rc90 / Rcu95 – Rb10- – Ra1- – FL2- – XRg1-
Alta purezza – ≥ 90 % calcestruzzo/pietra naturale, impurità molto basse
Calcestruzzi strutturali e classi di esposizione gravose
B
Rc50 / Rcu70 – Rb30- – Ra5- – FL2- – XRg2-
Qualità intermedia – fino al 30 % laterizi, 5 % bitume, 2 % float ecc.
Getti a bassa resistenza (≤ C8/10) e non strutturali

* Le sigle indicano le frazioni costituenti: Rc (calcestruzzo/malta), Rb (laterizi), Ra (asfalto), Ru/Rcu (rocce naturali), Rg (vetro), FL (galleggianti), X (altri).

Per la UNI 11104 i Limiti di sostituzione ammessi sono i seguenti:

a) Aggregato grosso (Prospetto 4)

  • X0, classi ≤ C20/25 → 60 % Tipo A
  • Fino a XC3 / XS3 / XD2, classi ≤ C30/37 → 30 % Tipo A
  • Tutte le esposizioni severe, classi ≤ C45/55 → 20 % Tipo A
  • Per calcestruzzi C8/10 non strutturali → 100 % Tipo B

sostanzialmente gli stessi delle norme tecniche del 2018.

b) Aggregato fine o misto (Prospetto 5 – derivato da impianti Tipo A)

  • X0, classi ≤ C20/25 → 30 %
  • XC1-3, XS1, XD1, XF1-2 ecc. ≤ C30/37 → 15 %
  • Esposizioni e resistenze superiori (≤ C45/55) → 10 %

che nelle NTC 2018 non erano trattati.

Nota generale – La norma ribadisce che fino al 20 % di sostituzione (sommando fine+mist​o+grosso) si può assumere che le proprietà meccaniche restino invariate; oltre, occorre una verifica progettuale esplicita.

Eccezioni per la prefabbricazione

Negli impianti qualificati:

  • Riutilizzo interno del proprio calcestruzzo frantumato: 10 % (stessa classe) o 15 % (classe inferiore).
  • Sabbia di recupero lavata: max 10 % in miscele della stessa o inferiore classe.

Requisiti prestazionali e di controllo

Tema
Prescrizione chiave
Impatto pratico
Conformità norme di base
UNI 8520-2 + EN 12620 per categorie fisico-meccaniche, cloruri, solfati, assorbimento
Il fornitore RA deve esibire prove di tipo e FPC
Assorbimento d’acqua
Spesso ≥ 5 %; la norma non pone un tetto ma impone di compensare l’acqua libera nel calcolo del w/c
Richiesta pesatura umidità in tempo reale o pre-bagnatura controllata
Contaminanti
Limiti di Cl-, SO₃, sostanze leggere/organiche ricavati da EN 12620; i valori più severi valgono per classi XS e XA
Obbligo di campionamenti periodici e, se necessario, lavaggio/deferrizzazione
Resistenza al gelo
Per impieghi XF: RA solo se ha L.A. ≤ 40 e assorbimento ≤ 5 % o è protetto da aria inglobata (≥ 4 %)
Verificare procedura di aerazione e contenuto d’aria fresca
Reattività alcali-silice
Se RA contiene pietre potenzialmente reattive si applica UNI 11417-2
Possibile riduzione Na₂Oeq del cemento o uso di aggiunte pozzolaniche

Ricadute progettuali

  1. Calcolo mix-design – L’aumento di assorbimento e porosità del RA può ridurre Rck e modulo E; progettista e impianto devono tarare w/c, dosaggio di legante e additivo superplastificante.
  2. Durabilità – Nei calcestruzzi da ambiente marino (XS) o gelo+cloruri (XF4/XD3) l’impiego RA è ammesso ma con il limite 20 %; il copriferro e il contenuto di aria fanno parte integrante della strategia.
  3. Sostenibilità (GWPc) – L’uso di RA contribuisce a ridurre la CO₂ di miscela e può favorire il passaggio a una classe migliore dell’Appendice D, a patto di documentare le percentuali effettive.
  4. Capitolati – Occorre indicare:
    • percentuale RA consentita, distinta tra grosso e fine;
    • tipo (A o B) e categoria compositiva;
    • eventuali verifiche aggiuntive (L.A., assorbimento, Cl-, ASR).

Cosa cambia rispetto alla UNI 11104:2016 (in sintesi)

Tema
2016
2025
Soglia base “invarianza Rck”
non definita
20 % RA totale
Tabelle sostituzione
Solo grosso, limiti più prudenti
Gros/Fine/Misto, valori innalzati (fino 60 %) e differenziati per Tipo A
Prefabbricazione
Nessuna clausola speciale
Permesso riuso interno 10-15 %
Richiamo sostenibilità
assente
collegamento esplicito con GWPc


Il nuovo perimetro del “calcestruzzo sostenibile” nella UNI 11104:2025

L’Appendice D introduce per la prima volta in una norma italiana un sistema organico di classificazione dell’impronta carbonica del calcestruzzo preconfezionato basato su analisi LCA “cradle-to-gate”.

  • Parametro chiave: GWPc (Global Warming Potential del calcestruzzo), definito come il contributo climatico complessivo dei moduli A1-A3 secondo EN 15804/EN 16757 .
  • Classi GWP (Prospetto D.1): intervalli di GWP con soglia superiore espressa in kg CO₂ e/m³, denominati “GWP-200-IT”, “GWP-175-IT” ecc. — la sigla “IT” ne circoscrive la validità al contesto nazionale .
  • Riduzione rispetto al riferimento: il prospetto D.3 stabilisce le classi GWR 0-90 (step di 10 %) calcolate dal rapporto tra il GWP di miscela e il valore-benchmark della stessa classe di resistenza .
  • Efficienza GWP (Efc): indice espresso in kg CO₂ · m⁻³ / MPa che lega prestazioni meccaniche (fck,cube) ed emissioni, utile per confrontare calcestruzzi di diversa resistenza .
  • Valori medi di GWPc: il prospetto D.2 fornisce i kg CO₂ /m³ di un calcestruzzo “standard” (es. 330 kg CO₂ /m³ per C25/30), ricavati da banca-dati italiano cemento-aggregati (AITEC, Federbeton) .
  • Dichiarazione e verifica: la conformità deve poggiare su EPD o studio LCA verificato da organismo accreditato, alternativa riconosciuta il modulo CSC “CO₂ Module” .

Il tassello mancante: la UNI/PdR 176:2025

Pubblicata il 24 luglio 2025, la Prassi di riferimento “Profili di sostenibilità del calcestruzzo preconfezionato” traduce in pratica le metriche dell’Appendice D  :

Che cosa aggiunge la PdR 176
Perché è complementare alla UNI 11104
Matrice GWP-Rck con classi di efficienza pronte all’uso (es. “Efc-40”, “Efc-60”).
Si appoggia alle formule Efc e GWR dell’Appendice D, fornendo soglie numeriche per le diverse resistenze.
Procedure di comunicazione dei dati ambientali fra produttore, progettista e cliente.
Colma il vuoto operativo lasciato dall’Appendice D, che è informativa.
Requisiti minimi per i dataset LCA, indicazioni su banche-dati riconosciute e scenari di fine vita.
Rende confrontabili i valori GWPc dichiarati da impianti diversi.
Allineamento ai CAM edilizia e alle prospettive del draft prEN 206-1 sul carbon footprint.
Garantisce coerenza con gli obblighi di appalto pubblico e con l’evoluzione europea.

Come usare insieme norma e PdR

  1. In fase di progetto
    • Scegli la classe di esposizione secondo UNI 11104.
    • Fissa l’obiettivo di sostenibilità indicando sia la classe GWP-IT sia la classe di riduzione GWR richiesta.
    • Se serve un confronto prestazione/emissioni, specifica anche la classe di efficienza Efc della PdR 176.
  2. Per il produttore
    • Calcola il GWPc con LCA conforme a EN 15804 + EN 16757 e archivia l’EPD.
    • Classifica il calcestruzzo con la sigla “GWP-xxx-IT / GWR yy / Efc-zz”, allegando l’EPD o il CO₂-Module CSC .
  3. Per la direzione lavori
    • Verifica la corrispondenza della documentazione ricevuta ai requisiti della PdR (dataset, cut-off, scenari).
    • Controlla che le prestazioni meccaniche effettive rispettino la classe di progetto: la PdR ricorda che non è tecnicamente corretto paragonare Efc di classi resistenziali diverse .

Impatto operativo

  • Appalti pubblici: la triade GWP-IT / GWR / Efc consente di fissare criteri premianti coerenti con i CAM 2024 e con il nuovo Green Public Procurement.
  • Mercato: la trasparenza sui profili di sostenibilità facilita la concorrenza su dati oggettivi e stimola investimenti in cementi a minor clinker, aggiunte reattive e aggregati riciclati.
  • Progettazione strutturale: grazie al legame tra emissioni e fck, il progettista può ottimizzare sezioni e miscele, valutando trade-off fra spinta prestazionale e carbon footprint.

La UNI 11104:2025, con la sua Appendice D, propone la cornice teorica; la UNI/PdR 176:2025 ne è la chiave di lettura operativa. Insieme offrono all’intera filiera — dal calcestruzzista al progettista, fino al committente pubblico — un linguaggio comune per definire, misurare e certificare la sostenibilità del calcestruzzo, con un occhio già puntato verso la futura armonizzazione europea.

   

Conclusioni

ispetto alla UNI EN 206, la UNI 11104:2025 porta in dote pochi ritocchi formali ma correzioni decisive: limiti di miscela più stringenti, un quadro più chiaro sugli aggregati riciclati e—soprattutto—l’Appendice D, che lega finalmente il calcestruzzo alle metriche di carbon footprint. È qui che la norma fa il salto di qualità: non si limita a dire “quanto deve durare” un cls, ma misura quanto costa all’ambiente garantirne la prestazione.

La vera sfida comincia adesso: farla entrare nei capitolati prima che nei tribunali. Troppe volte le prescrizioni tecniche vengono “scoperte” solo quando un’opera manifesta patologie e il perito—come un medico legale—deve risalire al perché il paziente è collassato. Questa norma, invece, chiede di agire in fase di progetto: fissare la classe GWPc insieme alle esposizioni, scegliere cementi low-carbon e aggregati riciclati, pretendere EPD verificati.

Se progettisti, direzioni lavori e produttori la adotteranno ex-ante—e non ex-post—l’Appendice D diventerà un potente alleato: nessuno potrà dire di non conoscere il “costo climatico” di ogni metro cubo, né di ignorare i limiti di durabilità. Diversamente, resterà l’ennesimo prontuario da consultare a disastro avvenuto.

La scommessa, dunque, è culturale: trasformare la 11104 da “codice penale del calcestruzzo” a manuale operativo di progettazione sostenibile. Solo così le sue poche, ma cruciali, novità potranno davvero incidere sulla qualità—e sulla responsabilità ambientale—delle nostre strutture.

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