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Qualità dell’aria indoor nelle scuole: inquinanti, effetti cognitivi e buone pratiche per il progettista

Qualità dell’aria nelle scuole significa progettare ventilazione, materiali e monitoraggio come requisiti prestazionali, non come verifiche accessorie. UNI 12016:2026, UNI EN 16798-1 e CAM Edilizia rafforzano il ruolo del progettista nel controllo di CO₂, VOC, formaldeide, particolato e radon.

La qualità dell’aria indoor negli edifici scolastici è un tema che riguarda direttamente la salute e le prestazioni cognitive di milioni di bambini e ragazzi. Eppure, nella pratica progettuale quotidiana, resta una delle variabili meno presidiate.

Questo articolo si rivolge a ingegneri e architetti che progettano, ristrutturano o gestiscono edifici scolastici. L’obiettivo è offrire un quadro aggiornato sui principali inquinanti indoor di interesse, sulle evidenze scientifiche relative agli effetti cognitivi, e su un insieme di buone pratiche operative: dalla selezione dei materiali alla ventilazione, dal monitoraggio all’applicazione dei nuovi CAM Edilizia 2025, obbligatori in tutti gli appalti pubblici dal 2 febbraio 2026.

Il perimetro di analisi è quello degli ambienti scolastici italiani: scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. Le indicazioni fornite sono tuttavia applicabili, con i dovuti adattamenti, a qualsiasi spazio ad alta occupazione continuativa.


Aria indoor nelle scuole: un problema invisibile con effetti misurabili

Trascorriamo oltre il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi. Negli edifici scolastici, questo dato si traduce in esposizioni prolungate e continuative a un’aria che, secondo l’EPA (Environmental Protection Agency statunitense), può contenere concentrazioni di inquinanti da due a cinque volte superiori a quelle dell’aria esterna.

I bambini sono i soggetti più esposti: il loro apparato respiratorio è in fase di sviluppo e il volume di aria respirata, in rapporto al peso corporeo, è significativamente superiore a quello degli adulti. A parità di concentrazione di inquinanti, l’esposizione relativa è quindi maggiore.

Come sottolinea l’OMS nei rapporti dedicati agli ambienti scolastici, la qualità dell’aria indoor è un determinante ambientale cruciale per la salute e lo sviluppo cognitivo nei primi anni di vita.

I principali inquinanti negli edifici scolastici: cosa monitorare e perché

Anidride carbonica (CO₂): il segnale più immediato di ventilazione insufficiente

La CO₂ non è tossica alle concentrazioni tipiche delle aule scolastiche, ma è il proxy più affidabile dell’efficacia del ricambio d’aria.

Negli studi di Allen et al. (2016, Environmental Health Perspectives) e Satish et al. (2012), concentrazioni indoor elevate - comunemente misurate nelle aule non ventilate - sono associate a un peggioramento misurabile delle prestazioni cognitive: riduzione dell’attenzione selettiva, calo della velocità di elaborazione, diminuzione della capacità decisionale.

La norma UNI EN 16798-1 utilizza la CO₂ come indicatore di qualità dell’aria interna attraverso valori differenziali rispetto all’esterno (ΔCO₂), come indicato in tabella B.9. La UNI 11976:2025 fornisce le soglie operative per la gestione quotidiana.

📌 CO₂ nelle aule: valori normativi e soglie operative
Valori ΔCO₂ della Tabella B.9 — UNI EN 16798-1 (differenza rispetto all’esterno, ~420–450 ppm):
• Categoria IDA 1
(qualità alta) — ΔCO₂ ≤ 550 ppm → valore assoluto indicativo ≤ 970–1.000 ppm
• Categoria IDA 2 (qualità media)
— ΔCO₂ ≤ 800 ppm → valore assoluto indicativo ≤ 1.220–1.250 ppm
• Categoria IDA 3 (qualità moderata)
— ΔCO₂ ≤ 1.350 ppm → valore assoluto indicativo ≤ 1.770–1.800 ppm
• Categoria IDA 4 (qualità bassa)
— oltre i valori di IDA 3

Soglie operative per la gestione quotidiana — UNI 11976:2025:
• < 1.000 ppm — qualità buona
• 1.000–1.400 ppm — qualità accettabile (incrementare i ricambi)
• > 1.400 ppm — ventilazione insufficiente (azione immediata)
• > 2.000 ppm — evacuare l’aula in assenza di intervento

VOC e formaldeide: l’inquinamento che viene dagli arredi

I composti organici volatili (VOC) sono emessi da arredi, pavimenti, rivestimenti, colle, vernici e prodotti per la pulizia.

Il problema non è l’episodio acuto, ma l’esposizione prolungata a basse dosi.

La formaldeide merita attenzione specifica: è classificata come cancerogena per l’uomo e inserita nel Gruppo 1 dalla IARC/OMS e nella categoria 1B ai sensi del Regolamento europeo CLP (Reg. CE 1272/2008).

E’ rilasciata da pannelli MDF, truciolato, compensato e colle a base di resine ureiche. Le linee guida OMS indicano 0,1 mg/m³ (100 μg/m³) come soglia per esposizioni brevi; negli ambienti frequentati da bambini è raccomandato un valore di riferimento di 0,05 mg/m³.

Particolato fine (PM₂,₅ e PM₁₀): origini interne ed esterne

Nelle aule il particolato ha doppia origine: esterna (traffico, attività industriali) e interna (movimenti degli studenti, attività di pulizia, uso di materiali didattici).

Le PM₂,₅ raggiungono gli alveoli polmonari e possono, in alcuni casi, entrare nel circolo sanguigno. I valori guida OMS (revisione 2021) indicano 5 μg/m³ come media annuale per PM₂,₅ e 15 μg/m³ per PM₁₀.

Radon: il quadro normativo si è aggiornato

Gas radioattivo prodotto dal decadimento dell’uranio nel suolo, si accumula nei piani bassi degli edifici. Il D.Lgs. 101/2020 stabilisce 300 Bq/m³ come livello di riferimento per i luoghi di lavoro (incluse le scuole) e per le abitazioni esistenti; 200 Bq/m³ per le nuove abitazioni con titolo abilitativo post 31 dicembre 2024.

I CAM Edilizia 2025 (D.M. 24 novembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026) fissano 200 Bq/m³ come valore unico per tutti gli edifici pubblici oggetto di intervento, con obbligo di misurazioni finali a fine lavori.

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Inquinanti biologici: umidità e ventilazione come fattori di rischio

Muffe, spore fungine, acari e batteri proliferano in ambienti con umidità relativa superiore al 60–65%, in presenza di ponti termici, scarsa ventilazione o infiltrazioni d’acqua. La loro presenza aggrava asma e allergie, patologie già frequenti in età scolare.

Qualità dell’aria e apprendimento: cosa dice la ricerca

Il legame tra qualità dell’aria indoor e prestazioni cognitive è documentato da un corpo crescente di letteratura scientifica.

Gli studi di Wargocki e Wyon (2007) in ambienti scolastici mostrano come una migliore qualità dell’aria sia associata a maggiore attenzione e miglior rendimento.

Il COGfx Study di Allen et al. (2016), condotto su oltre trecento lavoratori in nove Paesi, ha documentato che concentrazioni elevate di CO₂ e VOC peggiorano le prestazioni nelle funzioni esecutive: pianificazione, gestione di compiti complessi, capacità decisionale.

I meccanismi sono molteplici: accumulo di CO₂ e composti con alterazione del sistema nervoso autonomo; processi infiammatori indotti da particelle ultrafini; stress fisiologico di basso grado che aumenta il dispendio di risorse cognitive. Non si tratta solo di sentirsi più stanchi: la qualità dell’aria incide direttamente sui processi cognitivi al cuore dell’apprendimento.

Il quadro normativo aggiornato: dalla UNI EN 16798-1 alla UNI 12016:2026 e ai CAM Edilizia 2025

La norma UNI EN 16798-1 (in sostituzione della EN 15251, ritirata nel luglio 2024) è il riferimento europeo per la qualità dell’aria interna negli edifici.

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Classifica la qualità dell’aria in quattro categorie IDA (Indoor Air): IDA 1 (alta), IDA 2 (media), IDA 3 (moderata), IDA 4 (bassa), con portate minime di aria esterna per persona differenziate per destinazione d’uso.

Categorie IDA secondo UNI EN 16798-1
• IDA 1 — Qualità alta: raccomandata per scuole dell’infanzia e primarie; portata minima 4 l/s per persona
• IDA 2 — Qualità media: standard obbligatorio CAM per appalti pubblici; portata minima 7 l/s per persona
• IDA 3 — Qualità moderata: ammessa solo con impedimenti tecnici documentati
• IDA 4 — Qualità bassa: ammessa solo in casi limitati e motivati

I CAM Edilizia 2025 (D.M. 24 novembre 2025, obbligatori dal 2 febbraio 2026) rendono cogente questo riferimento per gli appalti pubblici, stabilendo IDA 2 come standard minimo obbligatorio; IDA 3 è ammessa solo con impedimenti tecnici documentati. Per le scuole dell’infanzia e primarie, l’obiettivo progettuale ideale è IDA 1, che per un’aula con 25 bambini implica almeno 360 m³/h di aria esterna di rinnovo (4 l/s × 25 × 3,6).

I CAM Edilizia 2025 introducono inoltre obblighi su materiali a basse emissioni di VOC, radon (200 Bq/m³ per tutti gli edifici pubblici) e misurazioni finali a fine lavori da documentare nella Relazione CAM.

Per gli edifici scolastici esiste ora anche un riferimento normativo specifico di primo piano: la UNI 12016:2026, pubblicata il 14 maggio 2026 dal CTI (CT 241, GL 10), stabilisce i requisiti degli impianti di ventilazione meccanica negli edifici per l’istruzione di ogni ordine e grado - aule didattiche, laboratori, aule magne, ambienti sportivi e amministrativi.

La norma segna il passaggio definitivo dall’approccio prescrittivo - basato sul conteggio dei ricambi orari - a quello prestazionale, che misura la qualità reale dell’aria respirata. Afferma esplicitamente che i ricambi d’aria ottenuti aprendo le finestre o tramite infiltrazioni non sono sufficienti a garantire le portate necessarie.

Le portate di progetto devono rispettare la UNI EN 16798-1, con categoria IDA 1 raccomandata per bambini (almeno 4 l/s per persona, pari a 360 m³/h per 25 occupanti) e IDA 2 come minimo normativo.

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La UNI 12016:2026 introduce inoltre l’obbligo del commissioning in cinque fasi

  • verifica del progetto,
  • verifica dell’installazione,
  • TAB (Testing, Adjusting & Balancing) con tolleranza massima ±10% sulle portate,
  • verifica della regolazione DCV, consegna del fascicolo documentale
  • e quello della verifica prestazionale annuale prima dell’apertura di ogni anno scolastico.

Definisce nel Prospetto 2 gli inquinanti da monitorare: CO, PM₁₀, PM₂,₅, ozono, COV tot, formaldeide e radon. La CO₂ non figura nel Prospetto 2 in quanto non è classificata come inquinante tossicologico, ma è richiesta esplicitamente come parametro di controllo continuativo con sensoristica fissa integrata nell’impianto.

Buone pratiche operative per il progettista: tre livelli di intervento

1. Ridurre le sorgenti emissive dalla progettazione

Il principio fondamentale è che ciò che non entra nell’aria non deve essere rimosso. La selezione dei materiali è la prima linea di intervento:

  • Intonaci minerali e pitture a base acquosa a basso contenuto di VOC. Le schede tecniche — con dichiarazione di VOC, formaldeide, solventi e plastificanti — devono diventare documenti di valutazione progettuale, non solo certificazioni da archiviare.
  • Arredi con pannelli a basse emissioni “pannelli conformi almeno alla classe E1 e, ove disponibile, alle classi a emissioni ridotte E05/E0,5”. Il contributo cumulativo di più elementi può diventare significativo anche quando ogni singolo pezzo rispetta i limiti normativi.
  • Nessun prodotto per la profumazione degli ambienti (spray, diffusori, candele profumate): aggiungono VOC senza migliorare la qualità dell’aria.
  • Attenzione ai trattamenti antimacchia su tessuti: possono contenere PFAS, sostanze organofluorurate persistenti, la cui regolamentazione europea è in progressiva evoluzione.

2. Ventilazione adeguata e controllata

La ventilazione è l’intervento più efficace, ma anche quello più spesso sottodimensionato negli edifici scolastici italiani.

  • La ventilazione naturale (apertura delle finestre) è efficace ma discontinua e dipendente dal clima e dai comportamenti. Va considerata come supporto, non come unica strategia.
  • La VMC a doppio flusso con recupero di calore garantisce un ricambio continuo e misurabile, indipendente dalle condizioni esterne, senza perdite energetiche significative. I filtri di classe ePM₂,₅ (ISO 16890) riducono l’ingresso di particolato fine dall’esterno.
  •  Il dimensionamento deve basarsi sul numero massimo previsto di occupanti e sugli obiettivi di qualità dell’aria definiti dalla UNI EN 16798-1 e dalla UNI 12016:2026, non soltanto sulla superficie dei locali. L’approccio prestazionale richiede la verifica della qualità dell’aria reale attraverso il monitoraggio di CO₂ e degli altri principali parametri di IAQ, superando la logica del semplice calcolo dei ricambi orari.

3. Monitoraggio continuo come strumento gestionale

Senza misurazione, gli interventi rischiano di restare episodici e non verificabili. I parametri minimi da monitorare in un ambiente scolastico sono: CO₂ (proxy del ricambio d’aria), temperatura e umidità relativa, PM₂,₅. Per edifici nuovi o ristrutturati con materiali compositi, monitorare TVOC e formaldeide separatamente.

La qualità dell’aria indoor non è un risultato che si ottiene una volta per tutte: è un equilibrio che si costruisce nel tempo e può deteriorarsi per ragioni diverse (nuovi arredi, cambiamenti d’uso, mancata manutenzione degli impianti).

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FAQ TECNICHE - Qualità dell'aria nelle scuole: dalla UNI 12016:2026 ai CAM Edilizia 2025

Quali sono i parametri minimi da monitorare in un’aula scolastica?

I parametri minimi sono: CO₂ (indicatore del ricambio d’aria), temperatura e umidità relativa (microclima), PM₂,₅ (particolato respirabile). Per edifici nuovi o ristrutturati con materiali compositi è consigliabile aggiungere TVOC e, separatamente, formaldeide, che può essere presente in concentrazioni significative anche con un valore TVOC complessivamente contenuto.

Qual è la differenza tra VMC a semplice e doppio flusso per gli edifici scolastici?

La VMC a semplice flusso estrae l’aria viziata ma non recupera il calore: efficace per la qualità dell’aria, ma con perdite energetiche rilevanti nei mesi freddi. La VMC a doppio flusso con recuperatore di calore garantisce invece un ricambio continuo mantenendo le condizioni termiche, con efficienze di recupero superiori all’80%. Per gli edifici scolastici, dove la ventilazione deve essere continuativa per molte ore al giorno, il doppio flusso è la soluzione più adeguata.

Cosa ha cambiato il Covid nella normativa sulla ventilazione delle scuole? Le regole sono rimaste?

Sì, e in modo strutturale. Durante la pandemia, l’ISS e i decreti d’urgenza imposero l’esclusione totale del ricircolo dell’aria negli impianti VMC/UTA, obbligando all’immissione di sola aria esterna al 100% per diluire la carica virale. Quella che era un’indicazione emergenziale è poi diventata un requisito progettuale stabile. Il DPCM 26 luglio 2022 (Linee Guida Aria Scuole), tuttora in vigore, ha spostato l’obiettivo dal virus al monitoraggio complessivo della qualità dell’aria (IAQ), ponendo il controllo della CO₂ come indicatore principale. I successivi CAM Edilizia hanno reso obbligatoria l’installazione di VMC in tutte le scuole e gli edifici pubblici di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione importante. Il percorso normativo prevede che i dirigenti scolastici richiedano ad ARPA o ASL il monitoraggio della qualità dell’aria: solo se ventilazione naturale e impianti esistenti risultano insufficienti, l’ente proprietario (Comune o Provincia) deve intervenire con impianti fissi di aerazione o, in via temporanea, purificatori mobili. La spinta del Covid ha dunque dimostrato che la ventilazione continua non serve solo contro i virus, ma riduce in modo misurabile la concentrazione di batteri, muffe, PM₂,₅, VOC e CO₂, con effetti documentati su attenzione, assenteismo e salute respiratoria.

I CAM Edilizia 2025 si applicano anche alle ristrutturazioni degli edifici scolastici esistenti?

Sì. I CAM Edilizia 2025 (D.M. 24 novembre 2025, obbligatori dal 2 febbraio 2026) si applicano a tutti gli appalti pubblici di nuova costruzione e di ristrutturazione. Per gli edifici scolastici, ciò include l’obbligo di raggiungere la Categoria IDA II, il valore di 200 Bq/m³ per il radon, e l’utilizzo di materiali a basse emissioni di VOC. Le misurazioni finali di qualità dell’aria devono essere documentate nella Relazione CAM.

Le piante da interno possono sostituire la ventilazione per migliorare la qualità dell’aria?

No. Le piante ornamentali hanno un contributo marginale alla riduzione degli inquinanti gassosi rispetto anche a tassi minimi di ricambio d’aria (Cummings e Waring, 2019). Il loro valore negli ambienti scolastici è prevalentemente psicofisiologico: riduzione dello stress, miglioramento dell’attenzione sostenuta, miglioramento della qualità percepita. I sistemi di filtrazione botanica avanzata, che combinano piante e ventilazione forzata attraverso il substrato radicale, hanno invece un’efficacia misurabile, ma non sostituiscono un impianto VMC correttamente dimensionato.

Cosa succede se in un edificio scolastico i livelli di formaldeide superano le soglie OMS?

La prima azione è identificare le sorgenti: arredi in MDF o truciolato, vernici, colle. Se l’edificio è nuovo o appena ristrutturato, aumentare il ricambio d’aria accelera la fase di off-gassing. Nel medio periodo è necessario sostituire i materiali emissivi con alternative a basse emissioni (classi E0/E1 per i pannelli lignei) e adottare VMC con filtrazione adeguata. L’installazione di purificatori con filtri a carbone attivo può essere una misura temporanea, non strutturale.

Come si calcola la portata d’aria necessaria in un’aula secondo la UNI EN 16798-1?

La norma fornisce portate di progetto per persona e per unità di superficie, differenziate per categoria IDA. Per la Categoria IDA II (minimo obbligatorio CAM negli appalti pubblici) la portata è di circa 7 l/s per persona; per la categoria IDA I (raccomandata per le scuole d’infanzia e primarie) è di almeno 4 l/s per persona come portata minima assoluta che , per un’aula con 25 bambini corrisponde a 360 mc/h. Il dimensionamento deve basarsi sul numero massimo previsto di occupanti, non sulla superficie media. È sempre consigliabile affiancare alla portata calcolata il monitoraggio della CO₂ come verifica in esercizio.

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