Quando il calcestruzzo “sente”: nuove chiavi di lettura sulla piezoresistività dei materiali cementizi
La relazione di Anastasios Drougkas, presentata ad ANIDIS 2025, approfondisce le basi fisiche e modellistiche della piezoresistività dei materiali cementizi, anche non modificati. Un approccio micromeccanico accoppiato consente di spiegare gli elevati gauge factor osservati sperimentalmente.
Negli ultimi anni i materiali cementizi auto-sensibili si sono affermati come una delle soluzioni più promettenti per il monitoraggio strutturale continuo delle costruzioni esistenti. Tuttavia, la comprensione dei meccanismi che governano la loro risposta piezoresistiva è ancora frammentaria e spesso affidata a modelli semplificati. La relazione presentata ad ANIDIS 2025 da Anastasios Drougkas propone una lettura più realistica del problema, integrando micromeccanica, fessurazione e accoppiamento elettro-meccanico. Un contributo che apre prospettive concrete sia per la ricerca sia per le applicazioni ingegneristiche future.
Dalla piezoresistività intrinseca al monitoraggio strutturale intelligente
Nel corso di ANIDIS 2025, tenutosi ad Assisi dal 7 all’11 settembre 2025, Anastasios Drougkas ha presentato una relazione di grande interesse per il mondo dell’ingegneria strutturale e dei materiali cementizi, affrontando in modo critico e innovativo il tema dei materiali cementizi auto-sensibili per applicazioni di Structural Health Monitoring (SHM). Il contributo si inserisce in un filone di ricerca ormai maturo sul piano sperimentale, ma ancora in fase di consolidamento sul piano modellistico e normativo.
L’idea di fondo è ormai condivisa dalla comunità scientifica: i materiali cementizi modificati, o addirittura quelli ordinari, mostrano una marcata risposta piezoresistiva, ovvero una variazione misurabile della resistività elettrica al variare dello stato di deformazione. Questo comportamento apre la strada all’utilizzo del materiale stesso come sensore distribuito, integrabile in interventi di riparazione, rinforzo o nuova costruzione, con evidenti vantaggi in termini di durabilità, economicità e continuità del monitoraggio.
Prestazioni meccaniche, durabilità e compromessi progettuali
Uno degli aspetti affrontati da Drougkas riguarda il delicato equilibrio tra miglioramento funzionale e prestazioni strutturali. L’introduzione di inclusioni conduttive nei materiali cementizi, se da un lato incrementa la sensibilità piezoresistiva, dall’altro comporta effetti non trascurabili sulla microstruttura del materiale. I benefici meccanici, in termini di resistenza a compressione o flessione, risultano in genere modesti, mentre l’aumento della porosità può incidere negativamente sulla durabilità.
Nonostante ciò, il bilancio complessivo resta positivo, soprattutto se si considera che anche materiali cementizi non modificati mostrano fattori di amplificazione piezoresistiva sorprendentemente elevati, con gauge factor che possono raggiungere valori compresi tra 10 e 100, nettamente superiori a quelli degli estensimetri tradizionali. Questo dato, confermato da numerose evidenze sperimentali, mette in discussione modelli teorici troppo semplificati e impone una revisione profonda degli approcci di caratterizzazione.
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Modelli multifisici e micromeccanica dei compositi
Il cuore della relazione è rappresentato dallo sviluppo di un modello computazionale accoppiato meccanico-elettrico, basato sulla micromeccanica dei materiali compositi. Il materiale cementizio viene descritto come un sistema multifase costituito da una matrice di pasta cementizia indurita, inclusioni di aggregato, porosità e reti di fessure. Queste ultime, in particolare, vengono modellate come tre famiglie orientate lungo le direzioni cartesiane principali, una scelta che consente di contenere la complessità matematica senza perdere significatività fisica.
Attraverso schemi di omogeneizzazione di tipo mean-field, è possibile stimare sia le proprietà elastiche sia la resistività elettrica equivalente del materiale. L’elemento chiave del modello è il riconoscimento del ruolo dell’aspetto geometrico delle inclusioni, più che della loro dimensione assoluta. Durante l’applicazione del carico, la deformazione del materiale induce variazioni nel rapporto di forma delle fasi, nella loro frazione volumica apparente e, soprattutto, nella chiusura progressiva delle fessure orientate parallelamente alla direzione del carico.
È proprio la chiusura delle fessure, governata da una tensione caratteristica di chiusura legata alla resistenza a compressione del materiale, a costituire uno dei principali meccanismi responsabili dell’elevata piezoresistività osservata. La riduzione della frazione volumica efficace della fase fessurata, altamente resistiva e priva di rigidezza, porta a una variazione significativa della resistività globale e quindi del gauge factor.
Risultati, sensibilità parametriche e prospettive future
I risultati del modello mostrano chiaramente come l’approccio tradizionale, che conduce a un gauge factor pari a 1 più due volte il coefficiente di Poisson, sia del tutto insufficiente a descrivere il comportamento reale dei materiali cementizi. Quando vengono inclusi i meccanismi di variazione della frazione volumica e dell’aspetto geometrico delle inclusioni, il gauge factor aumenta in modo sostanziale, raggiungendo valori dell’ordine di 50, in linea con le osservazioni sperimentali.
Un ulteriore punto di forza del modello è il suo basso costo computazionale, che consente di svolgere analisi parametriche estese. Da queste emerge una forte sensibilità del comportamento piezoresistivo a parametri quali la tensione di chiusura delle fessure e la rigidezza relativa delle fasi solide, mentre la frazione volumica degli aggregati risulta sostanzialmente ininfluente. Questo dato è particolarmente interessante perché ridimensiona il ruolo degli aggregati nella risposta elettromeccanica del materiale.
Standardizzazione e sfide aperte per la ricerca
In chiusura, la relazione ha messo in evidenza una criticità trasversale a tutto il settore: la totale assenza di standardizzazione nelle prove di caratterizzazione piezoresistiva. Parametri fondamentali come il livello di carico, il numero di cicli, la velocità di applicazione, l’intervallo di deformazione e le condizioni elettriche di misura variano significativamente da uno studio all’altro, rendendo difficile il confronto dei risultati e la validazione dei modelli.
Il lavoro presentato ad ANIDIS 2025 rappresenta quindi un passo importante verso una comprensione più realistica e fisicamente fondata del comportamento auto-sensibile dei materiali cementizi. Allo stesso tempo, evidenzia la necessità di un impegno collettivo della comunità scientifica per definire protocolli condivisi, senza i quali il trasferimento di queste tecnologie dal laboratorio al cantiere rischia di rimanere incompiuto.
IN SINTESI
-La piezoresistività è una proprietà intrinseca dei materiali cementizi, che possono raggiungere gauge factor molto elevati anche senza inclusioni conduttive, rendendoli potenzialmente idonei al monitoraggio strutturale distribuito.
-Le modifiche microstrutturali finalizzate all’auto-sensitività richiedono un attento bilanciamento tra incremento della risposta elettromeccanica, prestazioni meccaniche e durabilità del materiale.
-Un modello micromeccanico accoppiato meccanico-elettrico consente di superare le semplificazioni tradizionali e di interpretare correttamente l’elevata sensibilità sperimentale dei materiali cementizi.
-La chiusura progressiva delle fessure sotto carico e la variazione della frazione volumica efficace delle fasi risultano i meccanismi dominanti della risposta piezoresistiva.
-L’assenza di procedure sperimentali standardizzate rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla validazione dei modelli e al trasferimento applicativo di queste tecnologie.
DI SEGUITO LA RELAZIONE INTEGRALE DI ANASTASIOUS DROUGKAS.
Il testo è stato redatto tramite la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto dell'IA.
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