Radon negli edifici: indagini diagnostiche e mitigazione secondo UNI EN ISO 11665‑8:2020
La UNI EN ISO 11665-8:2020 definisce il metodo strutturato per misurare la concentrazione di radon negli edifici e gestire le indagini diagnostiche. Con i livelli di riferimento fissati a 300 Bq/m³ per gli edifici esistenti e 200 Bq/m³ per le nuove costruzioni, la norma è oggi il principale strumento operativo per progettisti e tecnici della prevenzione.
Il radon-222 è un gas radioattivo naturale responsabile della seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo. Negli edifici, la sua concentrazione dipende da geologia del sito, tipologia delle fondazioni, ventilazione e materiali costruttivi.
La UNI EN ISO 11665-8:2020 definisce un processo diagnostico articolato in cinque fasi: indagine iniziale, indagini supplementari, verifica immediata post-mitigazione, controllo dell'efficacia e sostenibilità nel tempo.
Il D.Lgs. 101/2020, integrato dal D.Lgs. 203/2022, fissa soglie obbligatorie a 300 Bq/m³ (esistente) e 200 Bq/m³ (nuovo dal 2025); il Decreto CAM del 24 novembre 2025, in vigore dal 1° febbraio 2026, estende il limite di 200 Bq/m³ a tutti gli appalti pubblici. INGENIO analizza la norma con taglio operativo per ingegneri, architetti e tecnici della prevenzione.
Radon-222: origini, vie di ingresso e fattori di accumulo negli edifici
Il radon rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio ambientale negli ambienti confinati. La sua presenza negli edifici è responsabile di una quota significativa dell'esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti di origine naturale.
La norma UNI EN ISO 11665‑8:2020 definisce un approccio metodologico strutturato per la determinazione della concentrazione di attività del radon negli edifici, individuando procedure di indagine iniziale, approfondimenti diagnostici e verifiche post-intervento. (Fig.1)

Radon-222: origine naturale e migrazione dal terreno agli ambienti chiusi
Il radon-222 è un gas radioattivo naturale derivante dal decadimento dell'uranio presente nella crosta terrestre. In condizioni favorevoli può migrare dal terreno e accumularsi negli ambienti confinati, raggiungendo concentrazioni tali da costituire un rischio sanitario rilevante.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali agenzie internazionali di radioprotezione, il radon rappresenta la principale sorgente di esposizione della popolazione alle radiazioni naturali e costituisce la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta.
Fondazioni, ventilazione e materiali: i fattori edilizi che influenzano la concentrazione indoor
La concentrazione indoor dipende da numerosi fattori: caratteristiche geologiche del sito, tipologia delle fondazioni, presenza di locali interrati o seminterrati, permeabilità del terreno, modalità di ventilazione, comportamento degli occupanti, impiantistica presente nell'edificio, materiali da costruzione.
Radon negli edifici: livelli di riferimento, D.Lgs. 101/2020 e obblighi per luoghi di lavoro e nuove costruzioni
Con il D.Lgs. 101/2020 e successiva integrazione con il D.lgs 203/2022 l'Italia ha recepito la Direttiva Euratom 2013/59, introducendo obblighi specifici per la valutazione dell'esposizione al radon.
Concentrazione media annua di radon: soglie di 300 Bq/m³ e 200 Bq/m³
La normativa stabilisce un livello di riferimento pari a 300 Bq/m³ come concentrazione media annua negli ambienti chiusi esistenti e 200 Bq/ m³ nelle nuove costruzioni dal 1.1.2025.
Particolare attenzione è richiesta per: luoghi di lavoro situati in aree prioritarie, locali seminterrati e interrati, scuole, edifici aperti al pubblico, nuove costruzioni.
In tale contesto la UNI EN ISO 11665‑8:2020 costituisce il principale riferimento tecnico per l'esecuzione delle campagne di misura e per la gestione delle successive attività diagnostiche.
Misurazioni radon e servizi di dosimetria riconosciuti
Il Decreto 24 novembre 2025 sui Criteri Ambientali Minimi, in vigore dal 1° febbraio 2026, fissa per tutti gli edifici un livello di riferimento del radon pari a 200 Bq/m³ (valore medio annuo). Sono richieste soluzioni progettuali e tecniche per prevenire e ridurre il radon. Le misurazioni devono essere eseguite da servizi di dosimetria riconosciuti, con relativa relazione tecnica.
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UNI ISO 11665-8:2020: metodo per indagini radon, misure integrate e verifiche post-mitigazione
La norma definisce un processo progressivo articolato in più fasi:
- Indagine iniziale;
- Indagini supplementari;
- Verifica immediata post-mitigazione;
- Controllo dell'efficacia degli interventi;
- Verifica della sostenibilità nel tempo.
L'approccio è finalizzato non soltanto alla misura della concentrazione di radon, ma anche alla comprensione dei meccanismi che ne determinano l'ingresso e la diffusione all'interno dell'edificio.
L'obiettivo dell'indagine iniziale è determinare la concentrazione media annua di radon all'interno dell'edificio.
La norma prescrive l'utilizzo di misure integrate di lunga durata mediante dispositivi passivi conformi alla UNI EN ISO 11665-4.
Tra i principali criteri operativi:
- durata minima della misura pari a due mesi;
- esecuzione della misura comprendendo il periodo invernale o la stagione di riscaldamento;
- mantenimento delle normali condizioni di utilizzo dei locali;
- registrazione accurata delle condizioni ambientali.
Particolare rilievo assume la definizione delle cosiddette "zone omogenee", cioè aree dell'edificio caratterizzate da analoghe condizioni costruttive, impiantistiche e di ventilazione.
La suddivisione in zone omogenee costituisce uno degli aspetti più innovativi della norma.
I criteri di classificazione comprendono:
- tipologia di contatto terreno-edificio;
- sistemi di ventilazione presenti;
- condizioni termiche;
- modalità di utilizzo degli ambienti;
- eventuali sorgenti secondarie di radon.
Per edifici complessi, ospedali, scuole, centri commerciali o strutture industriali, tale fase richiede generalmente un sopralluogo tecnico dettagliato. La corretta individuazione delle zone omogenee consente di ottimizzare il numero di rivelatori e di ottenere risultati statisticamente rappresentativi. Quando i valori rilevati superano i livelli di riferimento o quando si rende necessario individuare le cause dell'accumulo di radon, la norma prevede l'esecuzione di indagini supplementari.
Le attività possono comprendere:
- Mappatura dell'edificio: realizzazione di una distribuzione spaziale delle concentrazioni di radon per individuare le aree maggiormente critiche.
- Identificazione delle sorgenti: terreno sottostante, materiali da costruzione, acque di alimentazione, aria esterna.
- Individuazione delle vie di ingresso: ricerca dei percorsi preferenziali attraverso cui il gas penetra nell'edificio: fessure nelle fondazioni, giunti strutturali, attraversamenti impiantistici, cavedi tecnici, sistemi di drenaggio.
- Studio dei percorsi di trasferimento: analisi della migrazione interna del radon tra diversi ambienti mediante: monitoraggi continui, misure puntuali, valutazioni dei gradienti di pressione.
Mitigazione del radon: diagnosi tecnica e scelta degli interventi negli edifici esistenti
Sebbene la norma non prescriva direttamente le soluzioni di risanamento, le informazioni ottenute consentono di sviluppare una diagnosi tecnica completa.
Le principali strategie di mitigazione comprendono: depressurizzazione del sottosuolo, ventilazione meccanica controllata, sigillatura delle discontinuità costruttive, pressurizzazione degli ambienti, sistemi combinati (Tabella 1).
La scelta della soluzione più efficace dipende dalla tipologia costruttiva, dalla sorgente prevalente di radon e dalle condizioni di utilizzo dell'immobile.
Tabella 1 – Strategie di mitigazione del radon
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Strategia |
Descrizione tecnica sintetica |
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Depressurizzazione del sottosuolo |
Tecnica più efficace: crea una depressione sotto la platea/fondazioni impedendo l’ingresso del radon. Può essere attiva (ventilatore) o passiva (tubo). |
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Ventilazione meccanica controllata (VMC) |
Aumenta il ricambio d’aria e diluisce il radon indoor. Può essere puntuale o centralizzata. Utile in edifici molto ermetici o con sorgenti diffuse. |
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Sigillatura delle discontinuità |
Riduce le vie preferenziali di ingresso (fessure, giunti, attraversamenti impiantistici). Necessaria ma non sufficiente da sola. |
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Pressurizzazione degli ambienti |
Mantiene una pressione interna leggermente superiore a quella del suolo, impedendo l’ingresso del radon. Richiede impianti affidabili e controlli periodici. |
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Sistemi combinati |
Combinazioni di più tecniche (es. depressurizzazione + VMC). Indispensabili negli edifici complessi o con più sorgenti. |
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Gestione post‑intervento |
Verifica immediata, verifica di efficacia e controlli periodici per garantire la sostenibilità della prestazione nel tempo. |
Nell’ambito della progettazione degli interventi di mitigazione, risulta utile disporre di uno strumento che consenta di correlare in modo immediato le condizioni tecniche riscontrate durante le indagini diagnostiche con le soluzioni operative più adeguate.
Tabella decisionale per la mitigazione: come correlare sorgente, edificio e soluzione tecnica
Nella Tabella 2 è indicata una sintesi decisionale che supporta nell’individuazione dell’approccio più efficace in funzione della sorgente prevalente, delle caratteristiche costruttive dell’edificio e degli obiettivi prestazionali da conseguire. Tale schema non sostituisce la necessaria valutazione progettuale, ma rappresenta un riferimento operativo utile per garantire coerenza metodologica e uniformità di applicazione nelle attività di risanamento.
Tabella 2 – Scelta della mitigazione del radon
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Condizione tecnica |
Strategia consigliata |
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Concentrazioni molto elevate (> 500–1000 Bq/m³) |
Depressurizzazione del sottosuolo (attiva). Massima efficacia e risposta rapida. |
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Presenza di locali interrati/seminterrati |
Depressurizzazione + sigillatura delle discontinuità. |
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Terreno molto permeabile |
Depressurizzazione (attiva o passiva). |
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Edificio molto ermetico |
Ventilazione meccanica controllata (VMC) centralizzata o puntuale. |
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Vie di ingresso localizzate |
Sigillatura mirata + eventuale VMC. |
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Vie di ingresso diffuse e non identificabili |
Sistemi combinati (depressurizzazione + VMC). |
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Edificio complesso (scuola, ospedale, industria) |
Pressurizzazione degli ambienti + VMC + sigillature. |
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Materiali da costruzione come sorgente |
VMC + aumento ricambi d’aria + eventuale pressurizzazione. |
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Valori poco sopra il limite (200–300 Bq/m³) |
VMC o sigillature; interventi leggeri. |
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Nuove costruzioni |
Depressurizzazione passiva + predisposizioni impiantistiche + sigillature. |
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Necessità di intervento rapido |
VMC puntuale o sigillatura immediata. |
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Post‑intervento: verifica prestazione |
Misure brevi + misure lunghe + controlli periodici. |
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FAQ Tecniche: Radon negli edifici – UNI EN ISO 11665-8:2020| Ingenio
Che cos'è il radon e perché è pericoloso negli ambienti confinati?
Il radon-222 è un gas radioattivo naturale originato dal decadimento dell'uranio nella crosta terrestre. Inodore e incolore, può migrare dal terreno e accumularsi negli ambienti chiusi raggiungendo concentrazioni sanitariamente rilevanti. Secondo l'OMS e le principali agenzie internazionali di radioprotezione, è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta e la principale fonte di esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti naturali. La concentrazione indoor dipende da geologia del sito, permeabilità del terreno, tipologia delle fondazioni, ventilazione e materiali da costruzione.
Quali sono i livelli di riferimento normativi per il radon in Italia?
Il D.Lgs. 101/2020, che recepisce la Direttiva Euratom 2013/59, stabilisce un livello di riferimento di 300 Bq/m³ come concentrazione media annua negli edifici esistenti e di 200 Bq/m³ per le nuove costruzioni a partire dal 1° gennaio 2025. Il Decreto CAM del 24 novembre 2025, in vigore dal 1° febbraio 2026, fissa a 200 Bq/m³ il limite per tutti gli edifici oggetto di appalti pubblici e richiede misurazioni eseguite da servizi di dosimetria riconosciuti con relativa relazione tecnica. Sono soggetti a obblighi specifici: luoghi di lavoro in aree prioritarie, locali seminterrati e interrati, scuole, edifici aperti al pubblico.
Cosa prevede la UNI EN ISO 11665-8:2020 per la misurazione del radon?
La norma definisce un processo diagnostico progressivo in cinque fasi: indagine iniziale, indagini supplementari, verifica immediata post-mitigazione, controllo dell'efficacia degli interventi e verifica della sostenibilità nel tempo. L'indagine iniziale richiede misure integrate di lunga durata (minimo due mesi, comprendendo il periodo invernale) mediante dispositivi passivi conformi alla UNI EN ISO 11665-4. Un elemento distintivo della norma è la definizione di "zone omogenee": aree dell'edificio con analoghe condizioni costruttive, impiantistiche e di ventilazione, che consentono di ottimizzare il numero di rivelatori e la rappresentatività statistica dei risultati.
Quando si rende necessaria un'indagine supplementare e cosa comporta?
Le indagini supplementari sono previste quando i valori rilevati superano i livelli di riferimento normativi o quando è necessario identificare le cause dell'accumulo. Comprendono: mappatura spaziale delle concentrazioni, identificazione delle sorgenti (terreno, materiali, acque, aria esterna), individuazione delle vie di ingresso preferenziali (fessure nelle fondazioni, giunti strutturali, attraversamenti impiantistici, cavedi) e studio dei percorsi di trasferimento interno del gas. Per edifici complessi come ospedali, scuole o strutture industriali, questa fase richiede un sopralluogo tecnico dettagliato con monitoraggi continui e misure dei gradienti di pressione.
Quali sono le principali strategie di mitigazione del radon e come si sceglie quella corretta?
Le strategie principali sono: depressurizzazione del sottosuolo (attiva o passiva, tecnica più efficace per concentrazioni elevate oltre 500–1000 Bq/m³), ventilazione meccanica controllata (VMC, indicata per edifici molto ermetici o con sorgenti diffuse), sigillatura delle discontinuità costruttive (necessaria ma non sufficiente da sola), pressurizzazione degli ambienti (per edifici complessi con impianti dedicati) e sistemi combinati. La scelta dipende dalla sorgente prevalente, dalla tipologia costruttiva e dalle condizioni d'uso. Per valori di poco superiori al limite (200–300 Bq/m³), interventi leggeri come VMC o sigillature possono essere sufficienti. [Verificare specifica tecnica/norma per i rendimenti attesi di ciascuna tecnica in relazione alla tipologia costruttiva].
Come si verifica l'efficacia degli interventi di mitigazione nel tempo?
La UNI EN ISO 11665-8:2020 prevede due livelli di verifica post-intervento. La verifica immediata, tramite misure di breve durata, valuta il funzionamento operativo del sistema installato. La verifica di efficacia consiste in una nuova campagna di misura secondo i criteri dell'indagine iniziale. Per i sistemi attivi si utilizzano protocolli On-Off-On: nella fase Off si ristabilisce la concentrazione di base a impianto spento; nella fase On si misura la risposta dell'impianto e l'estensione del campo di pressione sotto la soletta; la verifica finale conferma la stabilizzazione ai valori minimi. È prevista successivamente una misurazione annuale per mantenere la conformità ai livelli di riferimento.
Quali errori tecnici sono più frequenti nella gestione del radon negli edifici?
I principali errori operativi riguardano: esecuzione di misure in periodi non rappresentativi (estate o periodi di non utilizzo), mancata definizione delle zone omogenee con conseguente posizionamento errato dei rivelatori, interventi di sigillatura isolati senza diagnosi delle vie di ingresso reali, assenza di verifica post-operam strutturata secondo la norma, e mancata pianificazione della manutenzione periodica nei sistemi attivi. Un errore progettuale ricorrente nelle nuove costruzioni è l'omissione delle predisposizioni impiantistiche per la depressurizzazione passiva, che risultano molto più economiche se eseguite in fase costruttiva rispetto a interventi successivi.
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