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Rapporto UNEP “Limiting Overshoot”: il mondo dopo il superamento di 1,5 °C

Il limite di 1,5 °C rischia di essere superato nei prossimi anni, ma la partita climatica non è conclusa. Secondo UNEP, le decisioni prese oggi determineranno quanto sarà alto e quanto durerà l’overshoot: nello scenario più favorevole il picco potrebbe attestarsi intorno a 1,8 °C, mentre gli altri scenari prospettano valori maggiori.

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Il mondo si avvia a superare temporaneamente 1,5 °C di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali, ma il superamento non deve diventare un nuovo obiettivo né una resa. Il report UNEP Limiting Overshoot indica una strategia per limitare il picco termico, abbreviare il periodo oltre soglia e riportare le temperature verso 1,5 °C entro fine secolo: tagli immediati e durevoli alle emissioni, riduzione del metano, raggiungimento delle emissioni nette zero, rimozioni di CO₂ attentamente governate e adattamento climatico più incisivo.


Oltre 1,5 °C: il mondo entra nell’era dell’overshoot climatico

Il 2026 segna un passaggio importante nel modo in cui le istituzioni internazionali descrivono la crisi climatica.

Con il rapporto “ Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return ”, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente – UNEP – affronta in modo esplicito uno scenario che fino a pochi anni fa era trattato soprattutto come eventualità da scongiurare: il superamento della soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Non si tratta di una nuova edizione dell’Emissions Gap Report o dell’Adaptation Gap Report, le pubblicazioni periodiche attraverso cui UNEP monitora rispettivamente la distanza tra gli impegni climatici e le riduzioni necessarie delle emissioni, e lo stato dell’adattamento. Limiting Overshoot è invece uno Spotlight Report, un rapporto tematico costruito per approfondire una questione specifica: che cosa significa entrare in una fase di overshoot climatico, quali rischi comporta e quali condizioni sarebbero necessarie per riportare successivamente il riscaldamento globale verso 1,5 °C.

La portata della pubblicazione è legata anche alla sua natura scientifica. L’autore istituzionale è UNEP, ma il rapporto nasce da un lavoro interdisciplinare che coinvolge ricercatori e specialisti provenienti da università, centri di ricerca e organizzazioni internazionali. Tra le istituzioni rappresentate figurano, tra le altre, Imperial College London, University of Exeter, Met Office, IIASA, CMCC Foundation, University of Cape Town, University of Washington, University of Oxford e Australian National University. Il documento è stato inoltre sviluppato con il contributo di uno Scientific Advisory Board e sottoposto a un ampio processo di revisione.

Il rapporto non sostituisce le grandi valutazioni dell’IPCC e non introduce un nuovo modello climatico autonomo. La sua funzione è diversa: mettere insieme le conoscenze già disponibili per costruire una cornice operativa e politica per un mondo che potrebbe oltrepassare temporaneamente 1,5 °C.

Ed è proprio qui che sta la vera novità.

+1,5°: da una soglia da evitare a una soglia da superare e poi recuperare

L’obiettivo di 1,5 °C resta formalmente centrale. Ma la traiettoria cambia radicalmente.

UNEP afferma che il superamento della soglia non deve essere interpretato come abbandono dell’obiettivo climatico. Significa invece passare da una logica di semplice prevenzione del superamento a una strategia articolata in più fasi: exceedance, peak, decline, stabilization.

In altri termini:

superare 1,5 °C → raggiungere un picco → far scendere progressivamente la temperatura → provare a stabilizzarla nuovamente a 1,5 °C o al di sotto.

Questo è il cuore concettuale del rapporto.

UNEP parla infatti di “overshoot, peak and decline pathway”: una traiettoria che non considera il superamento come un singolo evento, ma come un processo che può durare decenni e che richiede politiche differenti nelle diverse fasi.

È un passaggio rilevante anche sul piano culturale. Finora gran parte del dibattito climatico ha ruotato intorno a una domanda: riusciremo a evitare 1,5 °C?

Il nuovo rapporto sposta implicitamente la domanda: che cosa accade se non li evitiamo?

E soprattutto: quanto sarà alto il picco, quanto durerà l’overshoot e quanto sarà realmente possibile tornare indietro?

L’overshoot non deve essere visto come una nuova destinazione, ma come un percorso che dobbiamo urgentemente impegnarci a minimizzare e invertire

Oltre 1,5 °C: su INGENIO ne avevo già parlato

Su INGENIO avevamo già affrontato direttamente questa questione nell’articolo “ Parigi ha fallito ... the goal is officially dead” , partendo proprio dalla crescente distanza tra gli obiettivi dichiarati e l’andamento reale delle emissioni e delle politiche climatiche.

Il nuovo rapporto UNEP non elimina quella contraddizione. Anzi, sotto molti aspetti la rende ancora più evidente.

La differenza è che ora il tema viene inserito in una cornice scientifica e strategica più articolata. Non ci si limita più a chiedere se l’obiettivo di Parigi sia ancora raggiungibile secondo la traiettoria originariamente immaginata. Si cerca di capire come gestire il superamento, come limitarne la durata e se esistano ancora le condizioni fisiche, tecnologiche ed economiche per riportare la temperatura verso 1,5 °C.

Il problema non è quindi soltanto se “Parigi abbia fallito”.

Il problema è capire che cosa viene dopo.


1,5 °C: la soglia che dovevamo evitare e che ora dobbiamo imparare a superare

Il punto di partenza del rapporto è molto netto: il riscaldamento globale antropogenico si sta avvicinando rapidamente a 1,5 °C.

Secondo le valutazioni riportate da UNEP, il riscaldamento causato dalle attività umane è ormai prossimo a 1,4 °C rispetto al periodo 1850-1900, mentre la temperatura globale sta crescendo a un ritmo di circa 0,25 °C per decennio. Le previsioni decennali della World Meteorological Organization citate nel documento assegnano inoltre circa tre probabilità su quattro al fatto che la temperatura media globale del quinquennio 2026-2030 superi 1,5 °C.

Va però chiarito un punto essenziale.

Il superamento di 1,5 °C non viene definito dal fatto che un singolo anno registri una temperatura media superiore a quella soglia. Il concetto climatico utilizzato nel rapporto riguarda un riscaldamento medio persistente su scala pluridecennale. È quindi possibile avere singoli anni sopra 1,5 °C senza essere ancora formalmente entrati in una condizione di overshoot secondo questa definizione.

Ma la direzione della traiettoria appare sempre più chiara.

Il carbon budget si sta esaurendo

Uno dei numeri più significativi del rapporto riguarda il remaining carbon budget.

Secondo le stime richiamate da UNEP, a partire dal 2026 resterebbero circa: 130 miliardi di tonnellate di CO₂

compatibili con una probabilità del 50% di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C.

Per comprendere quanto questo margine sia ridotto basta confrontarlo con le emissioni attuali: nel solo 2024, combustibili fossili e industria hanno prodotto circa 40 GtCO₂.

Mantenendo livelli di emissione simili, il budget residuo verrebbe consumato in circa tre anni.

UNEP offre anche un’altra rappresentazione dello stesso problema: per rispettare quel budget, le emissioni globali di CO₂ dovrebbero scendere linearmente dagli attuali livelli fino a zero in poco più di sei anni.

È evidente che non si tratta di una traiettoria compatibile con l’inerzia degli attuali sistemi energetici, industriali e infrastrutturali.

Da qui nasce l’assunto di fondo del rapporto: il superamento di 1,5 °C non è più trattato come uno scenario remoto, ma come una possibilità concreta da incorporare nella pianificazione climatica.

Ogni cinque anni di ritardo valgono circa 0,1 °C

Probabilmente il dato più efficace per comprendere l’importanza del tempo è quello relativo alla relazione tra emissioni cumulative e temperatura.

UNEP ricorda che, in prima approssimazione, l’aumento della temperatura globale è proporzionale alla quantità cumulativa di CO₂ immessa nell’atmosfera.

Da questa relazione deriva una stima particolarmente intuitiva: ogni ulteriori cinque anni di emissioni mantenute agli attuali livelli aggiungerebbero circa 0,1 °C al picco di riscaldamento.

La differenza tra un picco a 1,6 °C e uno a 1,8 °C può apparire numericamente modesta. In realtà, per il sistema climatico e per gli ecosistemi, due decimi di grado possono tradursi in differenze importanti negli eventi estremi, nella perdita di biodiversità, nella disponibilità idrica, nella fusione della criosfera e nella capacità di adattamento delle comunità.

È per questo che UNEP insiste su un principio apparentemente semplice: ogni frazione di grado conta.

E, nell’era dell’overshoot, conta anche ogni anno trascorso sopra 1,5 °C.

Il nuovo intervallo critico: 1,6-1,8 °C

L’analisi dei percorsi di mitigazione più ambiziosi, aggiornata alle emissioni realmente osservate fino al 2025, porta UNEP a considerare picchi di riscaldamento nell’ordine di: 1,6-1,8 °C, con probabilità del 50%.

Anche uno scenario ottimistico basato sulla completa realizzazione degli attuali impegni climatici nazionali e degli obiettivi dichiarati di net zero porterebbe il picco intorno a 1,8 °C.

Questo valore assume nel rapporto un significato particolare.

UNEP osserva infatti che oltre circa 1,8 °C il ritorno a 1,5 °C entro la fine del secolo diventa progressivamente più difficile, perché aumentano contemporaneamente l’entità delle rimozioni di CO₂ necessarie, i danni climatici e i limiti fisici ed economici delle tecnologie di rimozione.

Non si tratta quindi di sostituire la soglia politica di 1,5 °C con una nuova soglia di 1,8 °C.

Ma emerge chiaramente una sorta di zona critica: più il picco si avvicina a 2 °C, più si restringono le possibilità di costruire una traiettoria credibile di ritorno.

Ed è proprio su questo punto che il rapporto UNEP apre la questione più difficile.

Se superare 1,5 °C sta diventando probabile, quanto è realmente possibile tornare indietro?

La risposta richiede di affrontare un tema che modifica profondamente il modo di leggere la crisi climatica: il clima non è un sistema perfettamente reversibile. Tornare alla stessa temperatura non significa necessariamente tornare allo stesso mondo.



I punti cardine di questo articolo

Il superamento della soglia di 1,5 °C non deve essere letto come un punto di non ritorno, né come un dato meramente simbolico. È piuttosto l’ingresso in una fase nuova, nella quale la velocità dell’azione climatica definirà intensità, durata e conseguenze dell’overshoot.

  • Un anno oltre 1,5 °C non equivale, da solo, al fallimento dell’obiettivo di Parigi. Occorre distinguere tra il temporaneo superamento della soglia nelle rilevazioni annuali e un riscaldamento medio globale stabilmente superiore a 1,5 °C su un arco pluridecennale. L’overshoot analizzato dall’UNEP non descrive quindi un’anomalia occasionale, ma una traiettoria climatica persistente che richiede risposte strutturali.
  • Superare 1,5 °C non significa arrendersi a un mondo oltre 2 °C. La notizia è grave, ma il livello massimo raggiunto e il tempo di permanenza oltre soglia dipenderanno dalle scelte compiute ora. Ridurre rapidamente le emissioni resta decisivo: ogni decimo di grado evitato limita l’esposizione a eventi estremi, danni agli ecosistemi e costi sociali ed economici.
  • La riduzione delle emissioni resta la priorità; le rimozioni di CO₂ possono solo integrarla. Per contenere il picco di temperatura e rendere possibile un ritorno sotto 1,5 °C saranno necessari tagli profondi e immediati, il raggiungimento delle emissioni nette zero e, successivamente, emissioni nette negative. Le tecnologie e le soluzioni naturali di rimozione del carbonio non sostituiscono la decarbonizzazione: richiedono tempi, scala, regole e verifiche rigorose su efficacia, permanenza e sostenibilità.
  • Per il settore delle costruzioni, l’overshoot è già una questione progettuale. Edifici, città e infrastrutture dovranno confrontarsi con condizioni climatiche più severe: temperature estive elevate, stress termico, precipitazioni intense, rischio idraulico, siccità e maggiore usura dei materiali. Progettare resilienza significa intervenire su comfort estivo, sicurezza, gestione dell’acqua, durabilità, continuità dei servizi essenziali e adattamento urbano.
  • L’adattamento non può essere considerato un rimedio secondario. Anche qualora la temperatura globale tornasse successivamente a diminuire, alcuni impatti potrebbero essere irreversibili o permanere per decenni. Mitigazione e adattamento devono quindi avanzare insieme: ridurre le emissioni per contenere il rischio futuro e trasformare fin da ora territori, edifici e infrastrutture per proteggere persone, attività economiche e servizi.

Gli approfondimenti INGENIO sul rapporto UNEP 2026

Con questo articolo si apre il percorso di approfondimento dedicato al rapporto UNEP Limiting Overshoot. Le cinque letture possono essere considerate autonomamente, ma costituiscono altrettanti passaggi dello stesso ragionamento.

1. Rapporto UNEP “Limiting Overshoot”: il mondo dopo il superamento di 1,5 °C
La cornice scientifica: perché l’overshoot di +1,5 °C è ormai una possibilità concreta e perché ogni frazione di grado e ogni anno di permanenza sopra la soglia contano.

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2. Sempre più caldo: raggiunti +1,5 °C: e ora a cosa puntiamo?
La nuova traiettoria: exceedance, peak, decline, stabilization. Non più soltanto impedire il superamento, ma limitarne intensità e durata e preservare la possibilità di tornare verso +1,5 °C.

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3. Rapporto UNEP 2026: il clima ha la memoria?
Il problema dell’irreversibilità: tornare alla stessa temperatura non significa necessariamente recuperare ghiacciai, ecosistemi, coste e condizioni sociali precedenti.

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4. Abbiamo scaldato troppo il pianeta: ora dovremo togliere CO₂ dall’atmosfera e ridurre drasticamente il metano
La questione della mitigazione dopo il picco: Net Zero come passaggio intermedio, emissioni nette negative, Carbon Dioxide Removal e ruolo del metano.

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5. Progettare nell’overshoot: quando il clima storico non basta più a dimensionare edifici e infrastrutture
La conseguenza per il mondo delle costruzioni: passare da un progetto calibrato su condizioni climatiche sostanzialmente stazionarie a opere robuste, monitorabili e adattabili lungo l’intera vita utile.

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FAQ: overshoot climatico e soglia di 1,5 °C

1. Che cosa significa “overshoot” climatico?

Per overshoot si intende il superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, seguito — in uno scenario di azione climatica efficace — da un successivo ritorno sotto quel livello. L’UNEP descrive questa traiettoria come “overshoot, peak and decline”: superamento, picco e diminuzione della temperatura globale.

2. Se la soglia di 1,5 °C sarà superata, l’obiettivo dell’Accordo di Parigi è perso?

No, ma raggiungerlo diventa molto più difficile. Il riferimento di 1,5 °C riguarda il riscaldamento medio globale su un periodo lungo, misurato nell’arco di decenni, e non il dato di un singolo anno particolarmente caldo. Il superamento previsto dall’UNEP non autorizza l’inazione: impone piuttosto di contenere il picco termico e ridurre il più possibile il tempo trascorso oltre soglia.

3. Perché conta limitare durata e intensità dell’overshoot?

Perché gli impatti climatici aumentano con ogni frazione di grado e con il tempo di esposizione a temperature più elevate. Un picco più alto e più lungo accresce i rischi di ondate di calore, siccità, incendi, alluvioni, perdita di ghiacciai, innalzamento del mare e danni agli ecosistemi, alcuni dei quali possono risultare duraturi o irreversibili.

4. Cosa occorre fare per riportare la temperatura sotto 1,5 °C?

La priorità è ridurre in modo immediato e continuativo le emissioni di gas serra, incluso il metano, fino al raggiungimento delle emissioni nette zero. Per favorire in seguito una discesa delle temperature sarebbero inoltre necessarie emissioni nette negative, cioè rimuovere dall’atmosfera più CO₂ di quanta ne venga emessa, mediante soluzioni naturali e tecnologiche sottoposte a regole rigorose.

5. Quali conseguenze ha l’overshoot per edifici, città e infrastrutture?

Per il settore delle costruzioni significa progettare e gestire opere esposte a condizioni climatiche più severe e variabili: caldo estremo, maggiore domanda di raffrescamento, piogge intense, allagamenti, stress idrico e degrado accelerato dei materiali. Diventano quindi centrali l’adattamento climatico, il comfort estivo, la resilienza delle reti e dei servizi, la sicurezza idraulica e la manutenzione programmata lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

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