Requisiti dei sistemi di ventilazione e climatizzazione non residenziale: cosa cambia con la UNI EN 16798-3:2025
La UNI EN 16798-3:2025 aggiorna i requisiti per climatizzazione e ventilazione negli edifici non residenziali, introducendo nuovi criteri su filtrazione, potenza specifica del ventilatore (SFP) e recupero di calore. L’articolo spiega cosa cambia e come applicarla nel progetto.
La UNI EN 16798-3:2025 è il recepimento italiano della norma europea EN 16798-3:2025 e fa parte del cosiddetto “pacchetti di norme EPB - Energy Performance of Buildings” dedicato alla valutazione della prestazione energetica degli edifici in attuazione della direttiva EPBD. Va ad aggiornare e sostituire l’edizione del 2018, con un aggiornamento collegato all’esigenza di allineare le definizioni e le metodologie agli altri standard EPB, integrare nuove richieste in termini di efficienza energetica dei sistemi di ventilazione e condizionamento e recepire gli sviluppi su temi quali la filtrazione dell’aria, il recupero di calore e definizione del Specific Fan Power = Potenza specifica del ventilatore (SFP).
Requisiti prestazionali dei sistemi di ventilazione e climatizzazione negli edifici non residenziali e impatti sulla progettazione impiantistica (UNI EN 16798-3)
L’ambito di applicazione riguarda gli edifici non residenziali soggetti a presenza umana – uffici, scuole, ospedali, strutture commerciali, edifici pubblici – e si focalizza sui sistemi di ventilazione e sui sistemi di climatizzazione e condizionamento degli ambienti. Sono esplicitamente esclusi i sistemi di sola ventilazione naturale e le porzioni naturali di sistemi ibridi, per i quali si rimanda ad altre norme del set EPB, così come le applicazioni residenziali, già ambito delle norme EN 15665 e CEN/TR 14788.
Nel quadro modulare EPB la norma copre principalmente i moduli M5-1 e M5-4, relativi ai requisiti prestazionali dei sistemi di ventilazione e condizionamento, e si collega strettamente alla norma EN 16798-1 per i parametri interni, alla EN 16798-5-1/5-2 per il calcolo dei fabbisogni energetici, alla EN 16798-7 per il calcolo delle portate, alle EN 16798-9 e 16798-13 per i sistemi di raffrescamento e a alla EN 16798-17 per le ispezioni.
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Figura 1 – Relazione concettuale generica per il rinnovo dell'aria. Fonte: Autore
Principali novità rispetto all’edizione 2018
Rispetto alla versione precedente, la EN 16798-3:2025 presenta alcune novità che hanno effetti pratici sul lavoro del progettista. La struttura è stata riorganizzata per separare più chiaramente le parti dedicate ai criteri di progettazione e classificazione dei sistemi da quelle destinate alla produzione dei dati di input/output per i calcoli energetici. È stato aggiornato in modo sostanziale il capitolo sulla filtrazione, eliminando la vecchia classificazione a favore della classificazione secondo la serie EN ISO 16890 (ePM1, ePM2,5, ePM10), e introducendo una logica coerente che collega la qualità dell’aria esterna (ODA, differenziata per particolato e gas) alla qualità desiderata dell’aria di immissione (SUP), da cui derivano i requisiti sui filtri.
Per il recupero di calore, la norma enfatizza di più la valutazione prestazionale, introducendo in modo esplicito e classificando due parametri essenziali: l’Exhaust Air Transfer Ratio (EATR), che misura la contaminazione dell’aria di mandata dovuta alle perdite di aria esausta nella sezione di recupero, e l’Outdoor Air Correction Factor (OACF), che quantifica gli squilibri di portata e quindi la direzione delle perdite. Contestualmente, il Specific Fan Power è stato ridefinito e raccordato al Regolamento (UE) 327/2011 sui ventilatori, distinguendo tra SFP di edificio, SFP di singola unità di trattamento aria e contributi interni, addizionali ed esterni alla macchina.
Un altro elemento di rilievo è la possibilità, prevista esplicitamente, di allegati nazionali normativi che fissino dati e scelte obbligatorie per i singoli Paesi, particolarmente importante in Italia per l’integrazione con il D.Lgs. 192/05 e la UNI EN ISO 52000‑1. Infine, la norma incorpora o rende normativi alcuni contenuti che in precedenza erano solo nel rapporto tecnico CEN/TR 16798‑4: l’Allegato C, obbligatorio, sui requisiti per il prelievo d’aria esterna e gli scarichi; l’Allegato D, informativo, sulla filtrazione dell’aria di ricircolo o secondaria ai fini della riduzione del rischio di trasmissione di patogeni aerodispersi; l’Allegato E, anch’esso informativo, con dati di default per i criteri di progetto (climi di riferimento, distanze prelievo/espulsione, ecc.). Si evidenzia che ad oggi è in vigore il CEN/TR 16798-4:2017, ma questo verrà sostituito e aggiornato con una nuova versione, coerente con l’aggiornamento della parte 3 della EN 16798.
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Pianificazione strategica dall'avvio del progetto alla messa in funzione
La norma dettaglia in modo puntuale tutte le fasi del progetto, installazione e verifiche. Tale aspetto è strategicamente importante perché imposta un processo completo che abbraccia l’intero ciclo di vita del sistema di ventilazione, dall’avvio del progetto fino al monitoraggio continuo delle prestazioni del sistema. Non si concentra solo sulla fase di progettazione e installazione, ma rende esplicito che per garantire prestazioni reali servono verifiche, misurazioni, documentazione e controllo in esercizio. Per un’azienda o uno studio di progettazione, questo significa spostare l’attenzione dal semplice “realizzare un impianto” al “garantire prestazioni nel tempo”.
La sequenza delle fasi rende tracciabile la conformità e chiarisce le responsabilità: vengono richiesti controlli formali sull’installazione, prove funzionali e misurazioni secondo EN 12599 (un approfondimento su questa norma tecnica sarà oggetto di un futuro articolo), oltre a una dichiarazione di impianto completato indirizzata al committente. Questo approccio può diventare un forte argomento commerciale, perché consente di proporre ai clienti un percorso strutturato, con step verificabili e documentati, riducendo il rischio di contestazioni su comfort, portate d’aria e consumi.
Figura 2 – Fasi del processo di progettazione, installazione e verifica di sistemi VMC. Fonte: Autore
Un altro aspetto strategico è l’apertura verso servizi post‑vendita strutturati. L’esercizio e la manutenzione, le ispezioni periodiche e il monitoraggio sistematico dei consumi e in generale delle prestazioni costituiscono la base per costruire contratti di manutenzione programmata, servizi di energy management e percorsi di ottimizzazione nel tempo. In questo modo il business non si esaurisce con la fornitura e l’installazione, ma si trasforma in una relazione continuativa incentrata sulle prestazioni.
Infine, l’enfasi su bilanciamento, verifiche funzionali e monitoraggio dei consumi si inserisce nella logica delle prestazioni energetiche degli edifici e delle politiche di efficienza. Per chi lavora in ottica di progettazione integrata edificio‑impianti, questo testo può diventare la “spina dorsale” di un processo di qualità, utile sia per strutturare il proprio metodo di lavoro, sia per comunicare al cliente che l’impianto di ventilazione è progettato, collaudato e gestito per garantire nel tempo comfort, qualità dell’aria interna ed efficienza energetica.
Dal requisito ambientale al requisito di sistema
La norma parte dal presupposto che i sistemi di ventilazione, climatizzazione e condizionamento degli ambienti influenzino quattro aspetti fondamentali dell’ambiente interno: il comfort termico, la qualità dell’aria (IAQ), l’umidità interna e l’acustica.
I valori obiettivo per questi parametri sono richiamati dalla norma EN 16798‑1, che introduce le categorie di qualità (I, II, III, IV) da utilizzare in funzione della destinazione d’uso nonché a scelta degli obiettivi di progetto. La UNI EN 16798-3 sottolinea che i requisiti devono essere soddisfatti nella “zona occupata” e che tutte le valutazioni e misure ai fini del collaudo devono riferirsi a tale volume.
Figura 2 – Zona Occupata. Fonte: Autore
La zona occupata è definita in termini geometrici come il volume all’interno del quale le persone sono normalmente presenti. La norma fornisce dei valori tipici: l’altezza considerata per le persone in piedi e sedute, la distanza minima dalle finestre e dalle porte esterne, nonché dai terminali di diffusione dell’aria. Vengono inoltre definite le distanze dalle pareti interne ed esterne. Questo inquadramento ha ricadute dirette sul dimensionamento e sulla posizione dei terminali di immissione e ripresa, sulle velocità ammissibili in uscita dai diffusori e sulle differenze di temperatura tra aria immessa e aria ambiente, per limitare il rischio di correnti d’aria e asimmetrie termiche percepibili. Inoltre, queste informazioni possono essere utilizzate anche come linee guida per la collocazione degli strumenti di misura di monitoraggio quando si esegue una analisi delle valutazioni delle prestazioni dell’impianto.
Uno degli aspetti più utili per il progettista è il processo strutturato di definizione dei criteri di progetto, descritto nel Punto 8. La norma definisce la procedura in modo sistematico:
- prima di tutto occorre descrivere il fabbricato in termini di localizzazione, condizioni climatiche di progetto invernali ed estive e dati climatici annuali necessari per il calcolo energetico, includendo anche il contesto urbano (ostruzioni, ombreggiamenti, riflessioni solari, sorgenti di inquinamento)
- è poi necessaria una descrizione geometrica accurata, con volumi netti, superfici e orientamenti di tutte le superfici che interagiscono con l’esterno.
In parallelo devono essere definiti gli usi: i profili di occupazione giorno per giorno e ora per ora, i livelli di affollamento, le attività svolte (che determinano i carichi interni e il livello di emissioni metaboliche), gli apporti di calore sensibile e latente dovuti alle persone, all’illuminazione e alle apparecchiature. Per ogni ambiente, o per gruppi omogenei di ambienti, è bene identificare sorgenti specifiche di inquinanti e di umidità – processi di lavoro, materiali particolarmente emissivi, presenza di acqua libera – associando a ciascuna di esse un profilo temporale di emissione. Per alcuni locali la portata d’aria estratta può essere predeterminata dal processo (cappe, lavaggi, locali tecnici): in questi casi la norma chiede di documentare espressamente portata, posizione e modalità di estrazione.
Solo avendo definito questi elementi è possibile fissare in modo coerente i requisiti per i singoli ambienti:
- intervalli di temperatura
- livelli di qualità dell’aria richiesti per gli occupanti
- limiti di rumore da impianti
- eventuali vincoli derivanti dall’illuminazione (soprattutto per il contributo ai carichi termici).
Su questa base si definiscono i requisiti del sistema: posizione del prelievo dell’aria esterna e dell’espulsione (dettagliata nell’Appendice C), tipologia e classe dei filtri, presenza e livello prestazionale del recuperatore di calore, eventuale umidificazione o deumidificazione, isolamento termico e controllo della condensa nei canali, tenuta all’aria dei sistemi, strategie di regolazione, dispositivi per la misura e il bilanciamento delle portate e spazio necessario per manutenzione e pulizia.
Figura 3 – Requisiti da definire in fase di progettazione. Fonte: Autore
Tipologie di aria, classificazioni e bilanci
Un elemento importante di standardizzazione è la terminologia dei ‘tipi di aria’ utilizzata nei sistemi. La norma definisce un elenco di sigle da usare negli schemi e nella documentazione: ODA per l’aria esterna, SUP per l’aria immessa nei locali, IDA per l’aria interna, ETA per l’aria estratta dai locali verso il sistema, EHA per l’aria effettivamente espulsa all’esterno, RCA per l’aria di ricircolo, SEC per l’aria secondaria, INF ed EXF per infiltrazioni ed esfiltrazioni attraverso l’involucro. L’adozione coerente di queste sigle facilita la lettura degli schemi e la comunicazione tra progettisti, produttori e installatori.
La qualità dell’aria esterna (ODA) viene classificata in maniera separata per il particolato e per alcuni gas. Per il particolato si utilizzano le concentrazioni medie annuali di PM2,5 e PM10 in relazione alle linee guida OMS: ODA 1 (P) indica aria pulita o solo occasionalmente polverosa, ODA 2 e 3 corrispondono via via a concentrazioni crescenti, fino a “aria molto carica di particolato”, tipica di aree industriali o prossime a infrastrutture di trasporto pesante. Per i gas si considerano principalmente NO₂, SO₂ e O₃, di nuovo riferendosi ai valori guida OMS, con tre classi di crescente inquinamento. Nella pratica può risultare complesso correlare i valori di qualità dell’aria esterna quando vengono rappresentati come “numero di superamenti” e non come dato di media annuale.
Un ulteriore aspetto dettagliato nella norma riguarda il bilanciamento delle portate e la gestione delle pressioni. La norma definisce diverse categorie di bilancio d’aria in funzione del rapporto tra portata di estrazione e di immissione: condizioni di netta o moderata sottopressione, quasi bilanciate e in sovrapressione. La scelta della categoria è uno strumento di progetto per controllare la direzione dei flussi d’aria tra i locali, contenere odori e inquinanti e limitare il flusso di aria umida nell’involucro. Ad esempio, ipotizzando un’immissione di 100 m3/h e un’estrazione di 90 m3/h si otterrà la categoria AB 3.
..Continua la lettura nel PDF.
Nel pdf si continua parlando di:
- Requisiti energetici: SFP, recupero e perdite
- Calcolo delle portate e dimensionamento
- Prese aria, ricircolo e gestione in caso di patogeni
- Implicazioni per il contesto italiano e considerazioni finali
FAQ Tecniche: Ventilazione edifici non residenziali: requisiti UNI EN 16798-3
- Cos’è la UNI EN 16798-3:2025?
È una norma tecnica del pacchetto EPB che definisce i requisiti prestazionali dei sistemi di ventilazione e climatizzazione negli edifici non residenziali. Stabilisce criteri per progettazione, dimensionamento, verifica e gestione degli impianti. - In quali edifici si applica?
Si applica a edifici non residenziali con presenza umana: uffici, scuole, ospedali, strutture commerciali e pubbliche. Sono esclusi sistemi puramente naturali e applicazioni residenziali. - Quali norme sono correlate?
La norma si integra con EN 16798-1 (parametri interni), EN 16798-5 (calcoli energetici), EN 16798-7 (portate), EN 12599 (verifiche) e UNI EN ISO 52000-1 per la prestazione energetica. - Quali sono i principali vantaggi progettuali?
Consente di tradurre requisiti qualitativi (IAQ, comfort) in parametri tecnici verificabili. Migliora coerenza tra progetto, collaudo e gestione e riduce il rischio di contenziosi. - Come influisce sulla progettazione HVAC?
Introduce un approccio sistemico: definizione dei carichi, scelta dei filtri, controllo delle portate, verifica delle perdite e monitoraggio continuo delle prestazioni. - Quali controlli sono richiesti?
La norma richiede verifiche di installazione, prove funzionali e misurazioni secondo EN 12599, oltre a documentazione e monitoraggio in esercizio.
NORME UNI / EN / ISO
UNI EN 16798-3:2025
Titolo: Prestazione energetica degli edifici – Ventilazione per gli edifici – Parte 3: Ventilazione per edifici non residenziali – Requisiti di prestazione per sistemi di ventilazione e condizionamento degli ambienti.
UNI EN 16798-1:2019 + UNI EN 16798-1:2019/NA:2025
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