Restauro e Conservazione | Architettura | Progettazione | Miglioramento sismico
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“Ricostruire senza cancellare”: la rinascita della Basilica di San Benedetto tra ferite, memoria e nuovo racconto di sé

A nove anni dal sisma del 2016, la Basilica di San Benedetto a Norcia ha riaperto al pubblico dopo un complesso intervento di ricostruzione e restauro architettonico filologico. L’ing. Nicola Berlucchi racconta in un’intervista a Ingenio il metodo, le scelte progettuali e i valori dietro a questo cantiere simbolo di rinascita.

Basilica di Norcia: il cantiere simbolo della ricostruzione post sisma del Centro Italia

Il progetto di ricostruzione e restauro architettonico, sviluppato secondo le linee guida del Ministero della Cultura e ispirato al principio del “com’era e dov’era”, ha perseguito l’obiettivo di restituire alla comunità un luogo di culto e di memoria collettiva, nel pieno rispetto delle stratificazioni storiche che nei secoli hanno definito identità e consistenza materica all’edificio.

Documento guida dell’intervento è stato l’Atto di indirizzo per l’elaborazione del documento preliminare alla progettazione, redatto dalla Commissione presieduta dal prof. Antonio Paolucci con la collaborazione del prof. arch. Giovanni Carbonara (in rappresentanza del MiBACT), che indicava la necessità di ricollocare il materiale storico recuperato dai crolli e valorizzare le testimonianze superstiti, comprese le decorazioni e gli affreschi emersi durante i lavori.

 

Ogni scelta progettuale è stata un gesto di ascolto verso il monumento, un modo per ricomporne la memoria senza tradirne la verità storica e materica.

 

Crollata sotto le scosse del sisma del 30 ottobre 2016, la Basilica di San Benedetto oggi è rinata grazie a un accurato progetto di ricostruzione e restauro.
(© Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016)

 

Basilica di S. Benedetto a Norcia: il cantiere di ricostruzione e restauro raccontato da Nicola Berlucchi

  

Un progetto corale e multidisciplinare: competenze e ruoli nel team di progettazione

Ingegnere, qual è stato il contributo della sua società di ingegneria all’interno del progetto di ricostruzione della Basilica?

Lo Studio Berlucchi ha partecipato alla gara di progettazione in RTP con lo Studio Comes Associato (capogruppo), lo Studio Tecnico Associato GM Engineering, l’ing. Luca Stefano Vannucchi, l’arch. Massimo Iarussi, il geologo Giulio Moscardi, l’archeologa Roberta Michelini e lo Studio C.R.C. di Paolo Pastorello, con il supporto di diversi consulenti specialistici, tra cui l’architetto Carla Di Francesco e la dott.ssa Fabrizia Puca.

Come spesso accade in interventi di questa complessità, non si è mai in pochi. Il lavoro è stato frutto di una collaborazione multidisciplinare.

Studio Berlucchi ha curato il progetto architettonico e di restauro, mentre lo Studio Comes Associato, guidato dal prof. Carlo Blasi, ha seguito il progetto strutturale e di ricostruzione.

Lo Studio Tecnico Associato GM Engineering si è occupato della progettazione impiantistica, lo Studio Massimo Iarussi (ing. Luca Stefano Vannucchi, arch. Massimo Iarussi) della progettazione illuminotecnica, e il dott. Paolo Pastorello degli interventi di restauro specialistico.

 

I danni causati dal sisma del 30 ottobre 2016 alla Basilica di San Benedetto a Norcia
(© Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016)

 

Ricostruzione per anastilosi: dalla teoria alla pratica, metodo, fasi operative e riferimenti

Ingegnere, come avete impostato il lavoro di ricostruzione delle murature e dei paramenti lapidei della Basilica? Quali sono stati i riferimenti metodologici che hanno guidato il progetto?

Abbiamo adottato un approccio filologico, impostando fin dalla fase di gara un metodo di lavoro fondato sul rispetto della materia originaria e sulla ricomposizione autentica del costruito, ispirato all’esperienza dell’architetto Francesco Doglioni nel restauro del Duomo di Sant’Andrea a Venzone, ricostruito dopo il sisma del Friuli del 1976. Durante quell’intervento, Doglioni fu tra i primi a realizzare un vero e proprio “collage di pietre”: ricompose per anastilosi le facciate del Duomo sui prati di Venzone, con l’idea che la ricostruzione dovesse essere anche rappresentativa della storia costruttiva.

Lo stesso principio è stato applicato a Norcia, attraverso un’accurata ricerca e catalogazione fotografica, il riconoscimento e il riposizionamento di ogni singolo concio.

Tutti i paramenti esterni del Portico delle Misure e della facciata sul fianco destro della Basilica sono stati ricostruiti riposizionando uno a uno i conci originali. Si è trattato di una scelta metodologica necessaria: la Basilica, nel corso dei secoli, aveva subito numerosi terremoti, successive ricostruzioni e trasformazioni. Negli anni Cinquanta, ad esempio, il fianco destro della Basilica era stato sopraelevato.

 

I paramenti murari lapidei esterni del Portico delle Misure ricostruiti con i conci originali. A destra il particolare del portale gotico ricostruito.
(© Courtesy Studio Berlucchi)

 

La lettura delle diverse tessiture lapidee è risultata fondamentale per restituire fedelmente l’evoluzione costruttiva dell’edificio. Per rendere leggibili queste trasformazioni, abbiamo volutamente mantenuto le differenze tra le varie tessiture:

  • conci grandi e irregolari nella parte più antica;
  • conci più piccoli e squadrati nel corpo centrale;
  • conci minuti e disomogenei nel sopraelevamento novecentesco.

La ricostruzione dei paramenti assume così un doppio valore: non solo ha permesso di restituire le superfici originarie, ma anche di conservare la traccia visibile delle trasformazioni che, nei secoli, hanno segnato la vita della Basilica.

  

Prima lei ha accennato al meticoloso recupero e catalogazione dei conci e frammenti a seguito del crollo. Come si è svolto nel concreto questo lavoro di ricomposizione?

La Soprintendenza e il Commissario Straordinario hanno disposto la raccolta di tutti i conci e i frammenti presso alcuni magazzini di Norcia e di Santo Chiodo. Lì, due restauratori specializzati hanno proceduto alla catalogazione sistematica di ogni elemento, fotografandolo e numerandolo.

 

I conci lapidei della Basilica di Norcia, recuperati e catalogati dopo il crollo. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Successivamente, abbiamo rimontato gli elementi nel loro posto originario, verificando ogni collocazione attraverso le fotografie d’archivio. Nulla è stato interpretato o reinventato: ogni scelta è documentata e verificabile.

 

La ricollocazione dei frammenti dell'apparato decorativo all'interno della Basilica. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Ricerca e documentazione storica per il progetto di ricostruzione

Per affrontare questo complesso lavoro di ricostruzione dei paramenti, disponevate già di documentazione e rilievi di riferimento?

Purtroppo, no. È stato necessario impostare un percorso di conoscenza ex novo. La dott.ssa Fabrizia Pucca, già collaboratrice del compianto prof. arch. Giovanni Carbonara, ha condotto un’approfondita ricerca negli archivi vaticani e in quelli di Perugia.

Non esistevano disegni originali: abbiamo potuto contare solo su un corpus fotografico, che abbiamo raccolto, analizzato e confrontato immagine per immagine.

Da questo lavoro paziente è nato il modello tridimensionale realizzato in Revit combinandolo con il rilievo laser scanner dei ruderi sopravvissuti.

 

La Basilica in una veduta precedente ai restauri degli anni Cinquanta, intervento che comportò poi l’innalzamento del prospetto destro. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

L'interno della Basilica come appariva all'incirca negli anni '60-'70. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

La Basilica di Norcia come appariva prima del sisma del 2016. (© Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016)

 

Dalle fotografie storiche al modello 3D: come ricostruire geometrie e proporzioni

Come siete riusciti a ricostruire con precisione geometrie e proporzioni dell’edificio partendo soltanto dalle fotografie rinvenute negli archivi?

Abbiamo realizzato il modello tridimensionale a partire dal materiale fotografico, seguendo una metodologia che avevamo già sperimentato in altri interventi — come nel caso del Teatro La Fenice e della Basilica di Enez in Turchia e di altri edifici religiosi danneggiati dal sisma — sovrapponendo il modello 3D alle immagini storiche. Alcune viste fotografiche sono state utilizzate deformando il modello tridimensionale secondo le distorsioni ottiche degli obiettivi d’epoca, in modo da verificare e calibrare con precisione le quote.

 

Sezione longitudinale della Basilica ricavata dal modello 3D in Revit. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Nel caso della Basilica di Norcia, la facciata è stata risparmiata dal crollo, così come alcune parti del fianco sinistro e alcune porzioni interne: elementi che ci hanno fornito riferimenti dimensionali affidabili rilevati con laser scanner, ovvero mediante una nuvola di punti e con calchi.

Diverso invece il caso dell’abside, che era parzialmente collassata: qui le altezze originarie sono state ricostruite confrontando modello e fotografie, sovrapponendo le immagini al 3D e correggendone progressivamente le proporzioni fino a ottenere dimensioni certe e coerenti.

 

Tavola progettuale del progetto di ricostruzione della Basilica di San Benedetto. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Il modello digitale 3D della Basilica di Norcia

Il modello 3D che avete realizzato è un modello HBIM della Basilica di Norcia?

Non propriamente: non è un HBIM operativo, ma un modello 3D con elevato dettaglio, costruito sulla base della nuvola di punti del laser scanner e con il supporto delle fotografie storiche, da cui sono stati estrapolati i prospetti e le sezioni esecutive in 2D, successivamente consegnate all’impresa per realizzare gli interventi. È, di fatto, un modello “metodologico”, poiché non è integrato di tutte quelle informazioni (Parametri) che caratterizzano in genere un modello HBIM.

 

 

Cosa rende speciale questo cantiere

La Basilica è diventata il simbolo della ricostruzione post-sisma del 2016. Cosa rende speciale questo cantiere?

È vero, San Benedetto è un simbolo. Quello che rende questo cantiere speciale è la fedeltà ai materiali e alla stratigrafia storica. La Basilica è stata ricostruita impiegando materiali tradizionali, senza ricorrere a soluzioni invasive o estranee alla sua natura costruttiva.

Abbiamo lavorato con l’obiettivo di preservare le tracce di ogni epoca: all’interno, ad esempio, il lato sinistro è stato mantenuto come un vero e proprio “muro della memoria”, con un altare volutamente lasciato fuori piombo di circa 60 cm - a testimonianza del crollo - e con nicchie che custodiscono affreschi trecenteschi riportati alla luce sotto le murature.

 

Il lato sinistro, conservato come “muro della memoria”, mostra l’altare lasciato fuori piombo di 60 cm a testimonianza del crollo. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Un curioso confronto tra la ferita raffigurata nella torre di un affresco interno alla Basilica e quella “risarcita” del campanile: il racconto di segni lasciati da terremoti avvenuti in epoche diverse. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Nella cripta, ad esempio, sono riemersi tinte ad affresco molto rovinate e lacunose, che in precedenza erano completamente nascoste da tinte sovrammesse. Si leggono ancora i cubetti che costituiscono la muratura in opus reticulatum di epoca romana, a cui si sovrappongono i resti di affreschi quattrocenteschi conservati all’interno di nicchie riaperte durante i lavori. Abbiamo infatti lasciato alcune “finestre” nei maschi murari della cripta, restituendo alla vista porzioni di affresco che erano rimaste nascoste per secoli.

  

Nella cripta sono riemerse tinte ad affresco molto lacunose, in precedenza coperte da strati sovrammessi. Sono visibili i cubetti in opus reticulatum di epoca romana e, sopra di essi, i resti di affreschi quattrocenteschi riemersi all’interno delle nicchie riaperte durante i lavori. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Nella cantoria di ingresso alla chiesa abbiamo conservato il moncone di un pennacchio e quello di una lesena che, prima del crollo, nascondeva un affresco di epoca precedente. Sono tracce autentiche della sovrapposizione delle diverse fasi storiche dell’edificio: segni che consentono oggi al visitatore di leggere la storia attraverso la materia stessa del monumento e di riconoscerne la continuità nel tempo.

 

Tracce autentiche in cui si leggono le stratificazioni e le trasformazioni che hanno segnato la storia dell’edificio. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Il colore ritrovato: restauro cromatico degli intonaci settecenteschi

Oggi la Basilica colpisce per i suoi colori. Da cosa nasce questa scelta cromatica così decisa?

Dai colori originali settecenteschi di epoca barocca. Durante i lavori sono emersi intonaci originali settecenteschi, con gialli e verdi applicati a fresco. Il bianco che caratterizzava la chiesa prima del crollo risaliva invece a interventi più recenti (Giubileo del 2000). Abbiamo scelto di non reinterpretare, ma di rispettare i colori autentici, anche se più intensi rispetto all’immagine a cui si era abituati.

 

Durante i lavori sono emersi intonaci originali settecenteschi di epoca barocca, con tinte a fresco nei toni del giallo e del verde. In alcune zone sono ancora visibili il giallo tenue delle lesene e le tracce del verde originario. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Alcuni lacerti di intonaco antico sono stati conservati: in certe zone si notano ancora il giallo tenue presente sulle lesene e le tracce del verde originario, che in passato era stato raschiato con la lama di ferro. Quelle striature lasciate dall’asportazione permettono oggi di riconoscere chiaramente la tonalità originale, identica a quella riproposta nel restauro.

Quando ho visto quei lacerti di intonaco, ho detto subito: “Non toccateli, sono fondamentali per raccontare la storia.” Mi è tornato in mente ciò che scriveva Aldo Rossi ai tempi della ricostruzione del Teatro La Fenice: “Sono questi frammenti a giustificare perché La Fenice è stata ricostruita lì, e non altrove”. Ecco, qui è la stessa cosa. Se elimini questi semi di memoria, allora si sarebbe per assurdo potuto ricostruire la chiesa altrove.

 

Il nuovo controsoffitto a lamelle: un dialogo tra gotico e barocco

Il nuovo controsoffitto colpisce subito lo sguardo: è un elemento “inedito”, al quale non eravamo abituati. Da dove nasce questa idea?

Durante la gara, la dottoressa Puca trovò in Vaticano una foto e una nota che parlavano del soffitto barocco originale con tre dipinti su tela, poi demolito per mostrare l’arco gotico. Io ho proposto di reintrodurlo: un soffitto a lamelle lignee che riprende la volumetria barocca, ma lascia intravedere l’arco gotico. Abbiamo ripreso anche le cornici dei quadri originali, integrandole nel design dell’elemento differenziando in tal modo il soffitto dai numerosi elementi a lamelle che si vedono in interventi di restauro contemporanei.

 

La navata con il nuovo controsoffitto in lamelle lignee, reinterpretazione contemporanea del soffitto barocco. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Il restauro della cripta di San Benedetto a Norcia

La cripta è uno degli ambienti più suggestivi. In che modo siete intervenuti?

Con estrema cautela. Il pavimento, sfondato dalla caduta del campanile, è stato sollevato e riposizionato pietra per pietra, intervenendo solo dove necessario. Non abbiamo inserito un vespaio per non snaturare l’originale: sì, c’è un po’ di umidità, ma abbiamo salvato l’autenticità.

 

L'interno della cripta della Basilica di San Benedetto restaurato a seguito del sisma del 30 ottobre 2016. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

L’accesso alla cripta avviene oggi attraverso due scale laterali, che dialogano con il linguaggio materico del nuovo intervento e che erano presenti negli anni ‘70.

 

A sinistra, l’accesso attuale alla cripta con due scale laterali; a destra, l’ingresso com’era in passato documentato da una fotografia d’archivio. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Un tempo, invece, esisteva un ampio scalone centrale che scendeva direttamente alla cripta: negli anni Cinquanta fu eliminato e lo spazio venne tamponato. Proprio in quel “vuoto” abbiamo ricavato l’attuale spazio espositivo, concepito come un ambiente scenografico e narrativo.

Sotto i gradini delle nuove scale si possono ancora osservare le murature romane in opus, che emergono come una testimonianza tangibile del tempo.

 

Gli interni della cripta della Basilica di San Benedetto recentemente restaurati (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Abbiamo poi integrato un allestimento museale all’interno della cripta, con soffitto e basamento bronzati, per valorizzare otto reperti archeologici tra i più significativi rinvenuti durante i lavori.

La scelta del finto bronzo per soffitto e basi espositive crea una continuità visiva e sottolinea il carattere contemporaneo dell’intervento, senza mai tradire la memoria del luogo. È uno spazio che, come il resto della Basilica, esprime la complessità e la profondità delle sue trasformazioni nel tempo.

 

Negli spazi della cripta trova posto un allestimento dedicato a otto reperti archeologici, rivenuti duranti i lavori. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Accessibilità universale: soluzioni architettoniche inclusive

Gli edifici monumentali presentano spesso barriere architettoniche difficili da superare. In questo caso, avete trovato soluzioni innovative per garantire l’accessibilità?

Sì, ed è un aspetto di cui sono particolarmente orgoglioso. Per la prima volta nella storia della Basilica, una persona con disabilità può accedere alla cripta e alla chiesa in modo autonomo, grazie a un ascensore inserito all’interno del campanile, senza alterarne la struttura. Dal portico si può salire di mezzo piano per raggiungere la chiesa oppure scendere direttamente in cripta: un intervento discreto ma decisivo, che consente accessibilità a tutti gli spazi del complesso.

 

Per la prima volta, la Basilica è accessibile anche alle persone con disabilità: un ascensore, inserito all’interno del campanile senza alterarne la struttura, consente l’accesso autonomo alla chiesa e alla cripta. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Impianti e illuminazione: nascondere per valorizzazione

Parliamo degli impianti: quali soluzioni avete adottato nel progetto?

Abbiamo realizzato un impianto radiante a bassa temperatura integrato sotto il nuovo pavimento in cotto, garantendo comfort senza alterare l’aspetto originario e con un importante risparmio energetico.

L’illuminazione, curata dal light designer Massimo Iarussi, è interamente a LED e integrata nelle cornici del soffitto, in modo da valorizzare gli spazi senza interferire con la materia storica della Basilica.

 

Illuminazione a LED progettata dal light designer Massimo Iarussi, integrata nelle cornici del soffitto per valorizzare gli spazi senza interferire con la materia storica della Basilica. (© Courtesy Studio Berlucchi)

 

Governance, partner e costi: come si è costruita una sinergia efficace

Il cantiere di San Benedetto è spesso citato come esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato. In che modo si è sviluppata questa sinergia?

È stato un esempio riuscito di partenariato pubblico-privato, fondato su una collaborazione reale tra istituzioni, tecnici e impresa. Il coordinamento generale è stato affidato all’ingegner Paolo Iannelli, allora Soprintendente speciale, figura decisiva per la riuscita del progetto. ENI ha partecipato come fondamentale sponsor tecnico e cofinanziatore, mentre la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria ha garantito la direzione scientifica e operativa dell’intervento.

La direzione lavori e scientifica è stata affidata alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, guidata dalla dott.ssa Francesca Valentini, con l’arch. Vanessa Squadroni come direttore dei lavori e, come direttori operativi, la dott.ssa Gabriella Sabatini per gli aspetti archeologici e il dott. Giovanni Luca Delogu per quelli storico-artistici, oltre agli esterni il sottoscritto per gli aspetti architettonici, l’ing. Susanna Carfagni per le strutture e il rest. Paolo Pastorello per il restauro specialistico della facciata.

Il folto gruppo di lavoro interdisciplinare, coordinato dall’ing. Paolo Iannelli, ha garantito un costante coordinamento tra tutte le fasi — dalle indagini alla progettazione ed esecuzione — favorendo una sinergia efficace tra tutti gli attori coinvolti e il rispetto del cronoprogramma.

L’impresa Cobar ha lavorato con grande professionalità e spirito di collaborazione, senza riserve, insieme a COBEC per i restauri specialistici e altri singoli restauratori. È stato, in un certo senso, un lavoro “alla vecchia maniera”: un dialogo costante tra enti, progettisti e cantiere, nel segno della competenza e del rispetto reciproco.

 

Qual è stato l’importo complessivo dei lavori di ricostruzione e restauro?

I lavori, per un importo complessivo di 12,1 milioni di euro, sono stati finanziati con fondi POR-FESR 2014-2020 della Regione Umbria, nell’ambito di una convenzione con il Ministero della Cultura e l’Ufficio del Commissario Straordinario Sisma 2016, e sostenuti dalla sponsorizzazione tecnica di ENI.

Realizzati dall’impresa Cobar, si sono articolati in due lotti:

  1. il primo dedicato al consolidamento strutturale e alla ricomposizione dell’involucro architettonico (ultimato nel 2023),
  2. il secondo al restauro delle superfici, degli apparati decorativi e alla riqualificazione impiantistica e funzionale.

Per dare una idea la ricostruzione del Teatro La Fenice ne costò circa 150 milioni, Notre-Dame 1,5 miliardi. La Cobar ha lavorato con 9,5 milioni: una cifra minima per un risultato straordinario.

 

Questo è un cantiere dove si è speso poco perché si è lavorato bene, con persone serie che ci hanno messo il cuore.

 

Lezioni apprese: il lascito professionale e culturale del cantiere

Per lei questo è sicuramente un cantiere importantissimo, ma non l’unico: ha lavorato su molti edifici storici di grande valore. A livello personale, cosa le ha lasciato l’esperienza di Norcia?

 

A parte i 30.000 chilometri percorsi, praticamente quasi un giro del mondo, posso dire che sì, ne è valsa davvero la pena. Battute a parte, la ricostruzione della Basilica di Norcia rappresenta per me una grande soddisfazione personale e professionale. Il nostro è un lavoro straordinario: ci offre la possibilità di ridare vita a edifici con secoli di storia, ricomponendoli senza riscriverli, per restituire loro identità e continuità nel tempo.

A Norcia siamo riusciti a realizzare un intervento particolare, che è stato accolto con favore, ma soprattutto abbiamo conservato molto. Ciò che amo di più di questi cantieri è che, alla fine, non impongono una nuova storia, ma restituiscono quella che già esiste. Dietro ogni scelta c’è un metodo, non la ricerca di una firma o di un gesto personale bensì il profondo rispetto: l’obiettivo è favorire la storia del monumento, far sì che possa essere letta e tramandata nel modo migliore.

Paradossalmente, oggi la Basilica si capisce e si apprezza di più rispetto a prima del terremoto, perché ora mostra davvero i suoi mille anni di vita.

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