Impianti industriali e terremoti: come prevenire incidenti tecnologici ed effetti a catena
Il rischio NATEC combina eventi naturali e incidenti industriali, aumentando complessità e severità degli scenari emergenziali negli stabilimenti Seveso.
Il rischio NATEC, ovvero gli incidenti tecnologici innescati da eventi naturali come terremoti e alluvioni, rappresenta una delle principali sfide per la sicurezza industriale contemporanea. Durante ANIDIS 2025, Alessandra Marino, ricercatrice INAIL e ispettore SEVESO, ha illustrato criticità, approcci normativi e nuove tecnologie dedicate alla prevenzione e alla gestione delle emergenze negli impianti industriali. Dalla sensoristica smart ai sistemi di early warning, fino ai droni collision tolerant, emerge un nuovo paradigma per la resilienza degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. Centrale anche il tema dell’obsolescenza del patrimonio industriale italiano e della necessità di interventi di retrofit e monitoraggio avanzato. Un approfondimento che mette in relazione sicurezza strutturale, innovazione tecnologica e gestione integrata del rischio.
Rischio NATEC e impianti industriali: la sfida della sicurezza sismica tra smart technologies e prevenzione
Come terremoti e eventi estremi stanno cambiando l’approccio alla sicurezza degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante
Presentata ad ANIDIS 2025 da Alessandra Marino, ricercatrice INAIL e ispettore SEVESO, la relazione sul rischio NATEC ha riportato al centro del dibattito tecnico-scientifico un tema destinato a diventare sempre più strategico: la vulnerabilità degli impianti industriali agli eventi naturali estremi e il ruolo delle tecnologie smart nella gestione dell’emergenza.
Il tema non riguarda soltanto la sicurezza industriale, ma investe direttamente la resilienza dei territori, la protezione dei lavoratori e la capacità del sistema produttivo di affrontare scenari multi-rischio sempre più frequenti. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da elevata sismicità diffusa, forte fragilità idrogeologica e presenza di numerosi stabilimenti soggetti alla normativa Seveso, il rischio NATEC rappresenta oggi uno dei principali punti di intersezione tra ingegneria strutturale, sicurezza industriale e protezione civile.
La presente relazione è stata presentata ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7-11 settembre) e gli autori sono: Alessandra Marino, Giorgia Berardo e Mariano Ciucci.
Quando il rischio naturale innesca l’incidente industriale
L’acronimo NATEC, “Natural Hazard Triggered Technological Disaster”, identifica gli incidenti tecnologici provocati da eventi naturali come terremoti, alluvioni, frane o fenomeni meteo estremi. Non si tratta semplicemente della sovrapposizione di due rischi differenti, ma di una vera e propria moltiplicazione degli effetti, perché il fenomeno naturale può compromettere contemporaneamente strutture, impianti, sistemi di sicurezza e capacità di risposta all’emergenza.
Nel suo intervento, Alessandra Marino ha evidenziato come gli eventi più impattanti in Italia siano soprattutto quelli sismici e idrogeologici. Il cambiamento climatico sta certamente aumentando frequenza e intensità di alcuni fenomeni, ma le aree maggiormente esposte coincidono spesso con territori storicamente fragili: le zone pedemontane dell’Emilia-Romagna, la costa ravennate, la Liguria e numerosi contesti caratterizzati da instabilità geomorfologica e trasformazioni antropiche stratificate nel tempo.
In presenza di un evento NATEC, il problema non è soltanto il possibile collasso strutturale. Il rilascio di sostanze pericolose può infatti avvenire molto prima del danneggiamento globale dell’impianto. Una tubazione deformata, un serbatoio lesionato o un sistema di contenimento non più efficiente possono generare incendi, esplosioni o dispersioni tossiche anche in assenza di crolli generalizzati.
Questa considerazione modifica radicalmente l’approccio alla valutazione del rischio. L’obiettivo non è soltanto verificare la resistenza della struttura, ma individuare tutti quei meccanismi che possono provocare un rilascio incontrollato di sostanze pericolose durante o immediatamente dopo l’evento naturale.
XX Convegno ANIDIS: focus su sicurezza sismica e vulnerabilità del costruito
Ad Assisi si è svolto il XX Convegno ANIDIS, principale appuntamento per la comunità dell’ingegneria sismica. Al centro del dibattito: vulnerabilità del costruito, tecniche di rinforzo, monitoraggio strutturale, nuovi materiali, strategie multi-hazard e politiche di riduzione del rischio. INGENIO segue l’evento con video e interviste ai protagonisti.
LEGGI L'APPROFONDIMENTO
La normativa Seveso e il cambio di paradigma nella valutazione del rischio
La Direttiva Seveso III, recepita in Italia con il D.Lgs. 105/2015, ha introdotto esplicitamente l’obbligo di analizzare i rischi NATEC negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. Si tratta di un passaggio importante, perché riconosce formalmente che gli eventi naturali possono compromettere l’intero sistema di sicurezza industriale.
Secondo Marino, uno degli aspetti più critici è la possibilità che si generino eventi concatenati e multipli. A differenza di un incidente industriale tradizionale, in cui il rilascio rappresenta spesso un evento singolo e circoscritto, nei NATEC possono verificarsi più rilasci contemporanei, con effetti domino e aumento significativo della severità complessiva.
A questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: durante un sisma o un evento idrogeologico esteso, molti sistemi di mitigazione possono risultare indisponibili. Mancanza di alimentazione elettrica, interruzione delle comunicazioni, indisponibilità delle reti idriche o impossibilità di accesso alle aree impiantistiche compromettono la capacità di risposta.
In tali condizioni, anche i soccorsi esterni potrebbero non riuscire a intervenire tempestivamente. Le risorse di emergenza, infatti, sono spesso impegnate simultaneamente sul territorio colpito. Da qui deriva la centralità del piano di emergenza interno, che deve essere concepito per garantire una gestione autonoma dell’evento almeno nelle prime fasi critiche.
La valutazione del rischio NATEC richiede inoltre un approccio profondamente sito-specifico. Marino ha sottolineato come non sia sufficiente una lettura “territoriale” di tipo generale, tipica della pianificazione di protezione civile. Ogni impianto presenta configurazioni, vulnerabilità e possibili catene di guasto differenti. L’analisi deve quindi procedere con un approccio bottom-up, partendo dal singolo incidente potenziale e dalle specifiche condizioni impiantistiche.
Sensoristica smart ed early warning: le nuove frontiere della sicurezza industriale
Uno dei nuclei più innovativi della ricerca INAIL riguarda l’applicazione delle smart technologies alla gestione del rischio sismico negli impianti industriali esistenti. Un aspetto particolarmente rilevante in un contesto nazionale caratterizzato da infrastrutture industriali spesso datate e da limitati nuovi sviluppi produttivi.
L’obiettivo non è sostituire gli interventi strutturali necessari, ma migliorare le condizioni di sicurezza attraverso sistemi di retrofit relativamente poco onerosi e facilmente implementabili.
Tra le tecnologie illustrate durante la relazione emerge il ruolo dei sistemi locali di early warning sismico. Diversamente dai sistemi regionali di allerta, che offrono tempi di preavviso estremamente ridotti, i sistemi locali possono attivare automaticamente procedure di emergenza e mitigazione direttamente all’interno dell’impianto.
Questi sistemi si basano su accelerometri, velocimetri e sensori MEMS a basso costo, capaci di riconoscere i movimenti sismici reali ed evitare falsi allarmi dovuti a vibrazioni ordinarie. Integrati nei sistemi di controllo industriale, possono arrestare processi, chiudere valvole, attivare procedure automatiche di sicurezza o isolare sezioni critiche dell’impianto.
Parallelamente si sta diffondendo l’impiego di sistemi SHM (Structural Health Monitoring), in grado di monitorare deformazioni, spostamenti e comportamento dinamico delle strutture durante e dopo l’evento sismico.
Particolarmente interessante è l’utilizzo dei sensori in fibra ottica per il leakage detection. Queste tecnologie consentono di rilevare variazioni termiche associate al rilascio di sostanze pericolose, offrendo vantaggi significativi in ambiente industriale: assenza di alimentazione elettrica lungo la linea di misura, compatibilità ATEX, elevata accuratezza e possibilità di monitorare lunghe dorsali senza necessità di installare sensori puntuali.
Droni collision tolerant e gestione dell’emergenza
Tra le applicazioni più avanzate presentate da INAIL vi è anche l’utilizzo di droni collision tolerant per la gestione dell’emergenza negli impianti industriali.
Si tratta di velivoli progettati per operare in ambienti complessi, confinati o semiconfinati, potenzialmente contaminati o caratterizzati da atmosfere esplosive. I droni della piattaforma Helios, attualmente oggetto di sperimentazione da parte di INAIL, integrano telecamere ad alta definizione, lidar, termocamere e sistemi avanzati di rilevazione ambientale.
L’obiettivo è ridurre l’esposizione diretta degli operatori nelle fasi immediatamente successive all’incidente. In molti scenari industriali, infatti, il primo intervento richiede ancora oggi l’ingresso di personale specializzato in aree potenzialmente pericolose per verificare condizioni impiantistiche, presenza di fughe o coinvolgimento di persone.
L’impiego di sistemi robotici e droni rappresenta quindi un cambio di paradigma nella gestione dell’emergenza industriale, particolarmente rilevante negli scenari NATEC, dove l’accessibilità alle aree colpite può risultare fortemente compromessa.
Impianti obsoleti e cultura della prevenzione
Nel passaggio finale del suo intervento, Alessandra Marino ha posto l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: l’obsolescenza di una parte significativa del patrimonio industriale italiano.
Molti impianti soggetti alla normativa Seveso sono stati realizzati decenni fa e presentano oggi criticità legate all’invecchiamento delle strutture, dei sistemi di controllo e delle infrastrutture di sicurezza. In questi casi, le smart technologies possono rappresentare uno strumento efficace di mitigazione, ma non possono sostituire il raggiungimento dei livelli minimi di sicurezza richiesti dalla normativa.
Quando le condizioni strutturali non consentono di garantire adeguati margini di sicurezza, diventano necessari limiti operativi specifici: riduzione dei quantitativi stoccati, fermo di alcune sezioni impiantistiche o limitazioni produttive.
La pubblicazione della guida nazionale sul rischio NATEC da sisma per gli stabilimenti soggetti al D.Lgs. 105/2015, realizzata nell’ambito del coordinamento nazionale per l’applicazione uniforme della normativa Seveso, nasce proprio dall’esigenza di supportare gestori e tecnici nella comprensione e nella gestione di questi scenari complessi. Un documento che, come anticipato durante ANIDIS 2025, sarà presto affiancato da linee guida dedicate anche al rischio NATEC di origine idrogeologica.
La sfida che emerge è chiara: integrare progettazione strutturale, sensoristica intelligente, automazione e pianificazione dell’emergenza in una logica realmente multidisciplinare. Perché il rischio NATEC non riguarda soltanto l’impianto industriale, ma la resilienza complessiva del territorio in cui quell’impianto opera.
DI SEGUITO L'INTERVENTO DI ALESSANDRA MARINO.
Il testo è stato elaborato mediante le registrazione dell'intervento, con l'aiuto dell'IA (ChatGpT).
IN SINTESI
-Il rischio NATEC nasce dall’interazione tra eventi naturali, come terremoti e alluvioni, e incidenti industriali con rilascio di sostanze pericolose.
-La normativa Seveso III impone agli stabilimenti a rischio di incidente rilevante di valutare gli scenari NATEC e rafforzare i sistemi di emergenza interna.
-Sensori smart, sistemi di early warning sismico, SHM e fibre ottiche consentono di migliorare monitoraggio, prevenzione e gestione automatizzata delle emergenze.
-Droni collision tolerant e tecnologie di retrofit rappresentano strumenti strategici per aumentare la sicurezza degli impianti industriali esistenti e spesso obsoleti.
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