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Radon e 100 ore: strategie di esclusione di alcuni locali dalle misure annuali nei luoghi di lavoro

Radon nei luoghi di lavoro: il criterio delle 100 ore/anno introdotto dal PNAR consente l’esenzione dalla misura solo se l’occupazione del locale è correttamente stimata e documentata. Il punto critico è capire se conti la persona più esposta, la somma degli accessi o il tempo effettivo di utilizzo del locale.

Il Piano Nazionale di Azione per il Radon (PNAR 2024) ha introdotto, nell’Appendice all’Azione 1.3, un criterio pratico di esenzione dalla misurazione del radon per specifiche categorie di luoghi di lavoro: quelli con un fattore di occupazione inferiore a 100 ore/anno. La norma appare lineare nella formulazione, ma apre a una questione interpretativa di rilievo operativo: come si calcolano concretamente queste 100 ore? Si considera la persona singola più esposta, oppure l’occupazione complessiva del locale? Questo articolo analizza i diversi approcci alla luce dei principi di radioprotezione e delle implicazioni pratiche per chi opera nel campo del risanamento e del monitoraggio.


Radon e valutazione del rischio: come documentare l’esenzione dalla misurazione nei luoghi di lavoro

Il quadro legislativo

Il D.Lgs. 101/2020, recepimento della Direttiva Euratom 2013/59, stabilisce l’obbligo di misurazione del radon per queste tipologie di luoghi (Articolo 16):

  • luoghi di lavoro sotterranei
  • luoghi di lavoro in locali semisotterranei o situati al piano terra, localizzati nelle aree prioritarie
  • specifiche tipologie di luoghi di lavoro identificate nel Piano nazionale d’azione per il radon (PNAR)
  • stabilimenti termali.

Il livello di riferimento espresso come media annuale è 300 Bq/m³.

Il PNAR 2024 (Gazzetta Ufficiale n. 238, 10 ottobre 2024), nell’Appendice all’Azione 1.3, introduce una distinzione operativa tra due categorie di luoghi di lavoro, concettualmente distinte:

  • Luoghi a rischio radon maggiore, per i quali la misurazione è obbligatoria indipendentemente dalla collocazione geografica (aree prioritarie o meno): locali chiusi con impianti di trattamento per la potabilizzazione dell’acqua in vasca aperta, impianti di imbottigliamento di acque minerali, centrali idroelettriche.
  • Luoghi esentabili dalla misurazione in ragione di un fattore di occupazione ridotto: locali di servizio, spogliatoi, bagni, bagni tecnici, sottoscala, corridoi, e — in via generale — qualsiasi locale con occupazione annua inferiore a 100 ore.

Nella stessa Appendice viene inoltre dettagliata la definizione di luoghi di lavoro sotterranei: locale o ambiente con almeno tre pareti interamente sotto il piano di campagna, indipendentemente dal fatto che queste siano a diretto contatto con il terreno circostante o meno.

LEGGI ANCHE: Radon negli edifici pubblici: CAM Edilizia e D.Lgs. 101/2020 a confronto, come cambiano gli obblighi progettuali

Il nodo interpretativo: persona o locale?

La formulazione del PNAR “luoghi di lavoro occupati per non più di 100 ore l’anno” - lascia aperta una questione centrale per chi deve applicare il criterio: la soglia si riferisce all’esposizione del singolo lavoratore più esposto, oppure all’occupazione totale del locale, indipendentemente da quante persone vi accedano?

Il PNAR nell’Appendice all’Azione 1.3 cita come riferimento un testo del 2003, del quale si riporta di seguito un estratto.


Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei. Documento approvato in data 6/02/2003.
Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei. Documento approvato in data 6/02/2003. (Estratto Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano)

Il criterio delle 10 ore/mese è una soglia collettiva, non individuale. La terminologia "nel suo complesso" (suo è riferito all’ambiente) va interpretata in chiave collettiva/aggregata, non individuale. Significa quindi che il criterio non si applica singolarmente a ciascun lavoratore, ma all'insieme del personale che accede a quel locale, sommando i loro tempi di permanenza.

Tabella 1Esempio di applicazione del criterio “10 ore al mese” riportato nel documento del 2003

Lavoratore
Ore/mese nel locale
A
1,5 h
B
2,0 h
C
3,0 h
D
2,0 h
E
2,5 h
Totale collettivo
11,0 hobbligo di misura

Un esempio è rappresentato in Tabella. Anche se nessun singolo lavoratore supera le 10 ore/mese, la somma collettiva supera la soglia, quindi il locale deve essere misurato.

La logica applicata è la seguente: il suolo è la sorgente di radon che fornisce il contributo maggiore ai livelli di radon indoor; le attività lavorative svolte in luoghi sotterranei e quelle al seminterrato e/o pianoterra possono essere maggiormente interessate dal problema. In ambienti che rimangono chiusi a lungo, il radon si accumula. Anche una presenza frammentata ma frequente di personale diverso costituisce un'esposizione lavorativa collettiva rilevante.

Dato che nel PNAR la formulazione è differente le logiche di interpretazione possono essere due distinte:

Approccio A - La persona massimamente esposta

Secondo questo approccio, il criterio delle 100 ore si applica considerando il lavoratore che trascorre in quel locale il maggior numero di ore nell’arco dell’anno. Se tale persona supera le 100 ore di permanenza, il locale non può essere esentato dalla misurazione; se invece la persona più esposta vi trascorre meno di 100 ore, l’esenzione è applicabile.

Questo approccio trova fondamento nel concetto di individuo di riferimento (o individuo rappresentativo), definito come la persona del gruppo più esposto, escludendo abitudini estreme o inusuali. Il metodo è coerente con quanto già adottato in altri ambiti applicativi del D.Lgs. 101/2020, ad esempio nella progettazione di strutture mediche, dove si fa esplicito riferimento alla persona massimamente esposta.

Il D.Lgs 101 definisce l’individuo rappresentativo come la persona che riceve una dose rappresentativa di quella degli individui maggiormente esposti nella popolazione, escluse le persone che hanno abitudini estreme o rare.

Approccio B - L’occupazione totale del locale

Secondo questo secondo approccio, le 100 ore vanno computate sommando tutte le ore di permanenza di tutti i lavoratori che accedono al locale nel corso dell’anno, indipendentemente dal fatto che si tratti sempre della stessa persona o di persone diverse che si avvicendano.

Questo approccio è stato proposto, da alcuni Ispettorati del Lavoro ed è considerato più conservativo. La sua logica è essenzialmente cautelativa: in molti locali tecnici, archivi o depositi, è difficile garantire che l’avvicendamento tra lavoratori sia effettivo e stabile nel tempo. Assumere l’occupazione totale protegge dal rischio che, nella pratica, il locale venga frequentato prevalentemente dalla stessa persona, anche in ragione di turnazioni o consuetudini organizzative non sempre documentate.

Le criticità che ne emergono per questo approccio sono due:

  • Bagni, corridoi, ingressi in edifici medi o grandi supererebbero sempre le 100 ore complessive annue, e non sarebbero mai esentabili. Questo è in contrasto con l’appendice PNAR che li indica espressamente come locali esentabili.
  • Si perde il riferimento al concetto di esposizione individuale: sommare ore di persone diverse in un locale non equivale all’esposizione di una singola persona.

Una lettura alla luce del principio di ottimizzazione

Entrambi gli approcci, nella loro forma estrema, presentano criticità applicative. Una lettura più articolata è possibile inquadrando la questione nel principio di ottimizzazione (ALARA — As Low As Reasonably Achievable), che costituisce il fondamento della radioprotezione moderna ed è esplicitamente richiamato dal D.Lgs. 101/2020.

Il D.Lgs. 101/2020 non usa mai l'acronimo "ALARA" nel testo normativo. Il termine ALARA è ereditato dalla tradizione internazionale (ICRP, NCRP) e dalla precedente normativa (D.Lgs. 230/1995), ma nella trasposizione italiana della Direttiva Euratom 2013/59 è stato sostituito dalla formulazione esplicita del principio di ottimizzazione. Il riferimento corretto è art. 1, comma 3, lett. b) del D.Lgs. 101/2020, che riporta:

«la radioprotezione di individui soggetti a esposizione professionale e del pubblico è ottimizzata allo scopo di mantenere al minimo ragionevolmente ottenibile le dosi individuali, la probabilità dell’esposizione e il numero di individui esposti, tenendo conto dello stato delle conoscenze tecniche e dei fattori economici e sociali»

Il principio di ottimizzazione impone non solo di ridurre i livelli di esposizione, ma anche il numero di persone coinvolte e la probabilità di esposizione. Da questa prospettiva, limitarsi a valutare esclusivamente la persona che trascorre più tempo in un locale non sarebbe pienamente coerente con l’obiettivo ALARA, che tiene conto anche dell’estensione dell’esposizione alla popolazione. Al tempo stesso, il ricorso alla valutazione dell’esposizione collettiva - approccio che somma tutte le esposizioni individuali - è stato progressivamente limitato nelle normative internazionali più recenti, proprio per evitare distorsioni generate dall’aggregazione di esposizioni individuali molto basse su popolazioni molto ampie.

Un approccio intermedio, che concilia esigenze di protezione e praticabilità operativa, consiste nel:

  • Contare le ore di occupazione del locale nel suo complesso, senza moltiplicarle per il numero di persone diverse che vi accedono
  • Considerare quindi il locale come un’unità temporale: quante ore nell’anno è occupato, sia dalla stessa persona sia da persone diverse che si avvicendano?
  • Se il totale supera 100 ore, procedere con la misurazione.

Questa lettura è anche quella più aderente alla lettera del PNAR, che parla di “luogo occupato per non più di 100 ore”, e non di “lavoratore esposto per non più di 100 ore”: il soggetto grammaticale è il luogo, non la persona.

Implicazioni operative

Al di là della questione interpretativa, alcune considerazioni pratiche sono condivise da tutti gli approcci e possono orientare chi opera nel settore:

  • L’esenzione dalla misura non equivale a certezza di assenza di radon. In locali con caratteristiche costruttive a rischio (contatto col terreno, scarsa ventilazione), la valutazione qualitativa preliminare rimane opportuna.
  • Per archivi, depositi e locali tecnici, la stima del tempo di occupazione va documentata. L’assunzione non verificata (“qui ci va qualcuno un’ora a settimana”) non è sufficiente a supportare l’esenzione se non è sostenuta da procedure organizzative concrete.
  • La destinazione d’uso può cambiare nel tempo. Un locale inizialmente utilizzato per poche ore può diventare uno spazio di lavoro ricorrente. La valutazione va aggiornata in caso di modifiche organizzative o strutturali.

Il criterio delle 100 ore/anno rappresenta uno strumento operativo utile per razionalizzare le campagne di misurazione nei luoghi di lavoro, ma la sua applicazione richiede una scelta interpretativa consapevole. L’approccio basato sull’occupazione del locale nel suo complesso - né sommato per persona, né ristretto al singolo individuo più esposto - appare il più coerente con la lettera del PNAR e con il principio di ottimizzazione.

In assenza di una circolare interpretativa ufficiale o di giurisprudenza consolidata, la scelta dell’approccio resta in capo all’esercente, che dovrà documentarla e motivarla. La consapevolezza delle diverse posizioni in campo è il primo passo per una decisione tecnicamente fondata.


FAQ TECNICHE: Misura radon e 100 ore: obblighi nei luoghi di lavoro

FAQ 1. Quale documento introduce il criterio delle 100 ore e a quali locali si applica?

Il criterio è introdotto dall'Appendice all'Azione 1.3 del PNAR 2024 (G.U. n. 238 del 10 ottobre 2024), che esonera dalla misurazione del radon i luoghi di lavoro con un fattore di occupazione annua inferiore a 100 ore. L'esenzione non si applica invece ai luoghi a rischio radon maggiore (es. impianti di potabilizzazione in vasca aperta, imbottigliamento di acque minerali, centrali idroelettriche), per i quali la misurazione è obbligatoria indipendentemente dall'occupazione.

FAQ 2. Le 100 ore si contano per singolo lavoratore o per il locale nel suo insieme?

Questa è la questione interpretativa centrale dell'articolo. Esistono due approcci:

  • Approccio A (individuo massimamente esposto): si considera il lavoratore che trascorre più ore nel locale; se supera le 100 ore/anno, la misura è obbligatoria. È coerente con il concetto di individuo rappresentativo del D.Lgs. 101/2020.
  • Approccio B (occupazione collettiva totale): si sommano le ore di tutti i lavoratori che accedono al locale; è più cautelativo ma porta ad assurdi applicativi (bagni e corridoi non sarebbero mai esentabili).

FAQ 3. Un locale esentato dalla misurazione è necessariamente privo di rischio radon?

No. L'esenzione dalla misura non implica l'assenza di radon. Nei locali con caratteristiche costruttive a rischio — contatto diretto con il terreno, scarsa ventilazione, presenza di materiali con elevata emanazione — rimane opportuna una valutazione preliminare.

FAQ 4. Come si documenta l'occupazione del locale per supportare l'esenzione?

L'assunzione verbale o non verificata ("ci va qualcuno un'ora alla settimana") non è sufficiente. È necessario che la stima del tempo di occupazione sia documentata con procedure organizzative concrete, ad esempio tramite registri di accesso. L'esenzione deve essere motivata e documentata.

FAQ 5. Qual è il fondamento del principio ALARA?

Il principio di ottimizzazione ALARA (As Low As Reasonably Achievable) impone di minimizzare sia i livelli di esposizione sia il numero di persone coinvolte. Applicarlo in senso stretto all'Approccio A (solo l'individuo più esposto) ignorerebbe l'esposizione collettiva; applicarlo all'Approccio B potrebbe porterebbe a obblighi talora sproporzionati per alcuni locali.

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