Coperture | Ingegneria Strutturale | Muratura | Ristrutturazione | Interventi strutturali
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Ristrutturare senza gravare sul costruito in muratura: il caso di una copertura autoportante leggera a Genova

Il caso di Genova mostra come una copertura autoportante in acciaio, montata a secco e indipendente dalla struttura lignea ammalorata, consenta di proteggere volte in canniccio affrescate e integrare isolamento, ventilazione e predisposizioni impiantistiche, riducendo pesi (≈15 kg/m²) e tempi di cantiere con piena reversibilità.

Negli edifici storici e residenziali in muratura, l’intervento sulle coperture rappresenta una delle operazioni più delicate. Le problematiche statiche, le differenze di materiali e la presenza di apparati decorativi rendono complessa qualsiasi sostituzione strutturale. In questo contesto, l’impiego di sistemi costruttivi leggeri e indipendenti offre una risposta concreta e reversibile. L’intervento descritto, realizzato su un edificio del centro di Genova, utilizza una struttura autoportante integrata, capace di garantire prestazioni meccaniche e termiche elevate senza interferire con la struttura della copertura esistente.

 


Sommario

  • Contesto e criticità del fabbricato storico: eterogeneità materiali, collegamenti deboli, rischi sulle volte.
  • Scelta della copertura autoportante: disaccoppiamento statico, carichi su murature portanti.
  • Sistema costruttivo: telai modulari in acciaio, giunzioni meccaniche, posa a secco (~15 kg/m²).
  • Stratigrafia funzionale: isolamento, microventilazione, predisposizioni impiantistiche, manto in ardesia.
  • Aperture e accessi: abbaini, finestre di falda, terrazzino di colmo e nodi di tenuta.
  • Vantaggi operativi: tempi di cantiere, tutela del bene, prestazioni termo-acustiche, reversibilità.
  • Conclusioni: replicabilità e linee guida per edifici storici analoghi.

   

Intervenire sull’esistente: una sfida complessa

Intervenire su edifici esistenti, in particolare quelli in muratura, significa confrontarsi con una molteplicità di variabili difficili da controllare: eterogeneità dei materiali, degrado differenziato, stratificazioni costruttive non documentate. Nei fabbricati storici o residenziali di inizi novecento, la coesistenza di murature portanti, volte sottili, travetti in legno e sovrastrutture realizzate nel tempo crea un equilibrio statico spesso fragile, che mal sopporta modifiche dirette o aumenti di carico.

Uno dei punti critici più ricorrenti è la copertura. Il peso dei pacchetti di finitura, la debolezza dei collegamenti tra travi e pareti e la differente rigidezza dei materiali possono compromettere la sicurezza globale. A questi aspetti si aggiungono i vincoli architettonici e di tutela, che limitano fortemente la tipologia di interventi di riparazione, sostituzione e consolidamento: la presenza di affreschi, cornici e volte rende necessario un approccio reversibile e leggero, capace di garantire sia la conservazione sia le prestazioni richieste oggi.

Negli ultimi anni, l’ingegneria delle costruzioni ha iniziato a orientarsi verso una logica di integrazione dei sistemi: strutturale, impiantistica e di isolamento. L’obiettivo non è più intervenire su singoli elementi, ma concepire un sistema costruttivo unico, capace di rispondere simultaneamente alle esigenze statiche, termiche e funzionali.

In questa direzione si collocano le più recenti tecnologie costruttive a secco e le strutture leggere in acciaio, tra cui il sistema Futhura, utilizzato in diversi contesti di riqualificazione dove è richiesta precisione dimensionale, peso ridotto e indipendenza dalle strutture esistenti.

 

Struttura a tralicci in acciaio zincato della nuova copertura autoportante su edificio storico a Genova, montata sopra la struttura lignea esistente per non gravare sulle volte in canniccio.
Figura 1 – Pianta copertura. (A. Sancio)

 

Il cantiere di Genova: il contesto e la scoperta

Un tetto da rifare

L’edificio oggetto di intervento si trova a Genova, in una zona caratterizzata da fabbricati residenziali di pregio con coperture in ardesia e strutture miste in muratura e legno. Il progetto iniziale prevedeva il rifacimento del manto di copertura con l’inserimento dell’isolamento, soluzione apparentemente compatibile con la tipologia esistente.

Durante la rimozione del manto in ardesia, tuttavia, è emersa una situazione inattesa: la struttura principale della copertura in legno, alla quale risultavano direttamente connesse le volte in canniccio affrescate dell’ultimo piano abitato, si presentava ammalorata e non più idonea ad assolvere le sua funzione statica e non solo. Questo legame strutturale, tra volte in canniccio e struttura principale, rendeva complicata, se non impossibile, la sostituzione della copertura. Il rischio corrispondeva al collasso delle volte affrescate o nel caso migliore una loro fessurazione. Vi era quindi la necessità di tutelare gli elementi decorativi, unita all’impossibilità di aggiungere nuovi pesi alle strutture portanti murarie. Ciò ha quindi previsto una revisione completa del progetto

Disegno tecnico del cordolo perimetrale e sezione costruttiva della copertura autoportante in acciaio: particolare dell’ancoraggio e stratigrafia ventilata con isolamento termico.
Figura 2 – Stratigrafia cordolo perimetrale, connessione tra originale e nuovo. (A. Sancio)

 

Una sorpresa sotto la copertura

Le verifiche preliminari hanno evidenziato la presenza di un sistema di volte sottili in canniccio, con spessori inferiori ai 5 cm. La connessione diretta tra travetti del tetto e struttura voltata generava una dipendenza statica reciproca: qualsiasi movimento o deformazione della copertura si sarebbe trasmesso alle volte, con rischi di lesioni permanenti.

L’unica soluzione possibile era quella di svincolare completamente il nuovo tetto da quello esistente, creando una copertura autoportante in grado di appoggiarsi esclusivamente sulle strutture verticali esistenti (murature portanti, perimetrali e centrali di spina).
Questo approccio, complesso ma necessario, ha portato alla scelta di un sistema costruttivo modulare in acciaio leggero, con elementi prefabbricati e connessioni meccaniche a secco.

Lo schema progettuale prevedeva la ricostruzione dell’intera geometria del tetto senza interagire con la struttura in legno sottostante. Ogni elemento è stato progettato con estrema precisione, consentendo di trasferire i carichi esclusivamente verso le murature portanti, lasciando di fatto la vecchia struttura lignea con il solo carico delle volte.

In questo modo è stato possibile ricostruire integralmente la copertura, mantenendo intatto il patrimonio decorativo sottostante e predisponendo al tempo stesso una piattaforma strutturale efficiente per i successivi interventi di isolamento, ventilazione e integrazione impiantistica.

 

Foto della copertura esistente durante le fasi di rimozione dell’ardesia e rilievo delle volte in canniccio.
Figura 3 – Foto della copertura esistente durante le fasi di rimozione dell’ardesia e rilievo delle volte in canniccio. (A. Sancio)

  

La soluzione adottata

Una struttura in acciaio indipendente e reversibile

Il principio alla base dell’intervento è stato quello di creare una nuova copertura completamente autoportante, in grado di autosostenersi senza trasferire carichi o deformazioni alle strutture in legno di copertura esistenti.

La nuova orditura principale è stata progettata con telai in acciaio leggero e profili sagomati, assemblati a secco e collegati mediante un sistema di giunzioni meccaniche reversibili. Questa configurazione ha permesso di ottenere una struttura statisticamente definita ma non invasiva, che si appoggia su punti di carico localizzati e controllabili, dove l’edificio è più resistente.

L’utilizzo del sistema a tralicci in acciaio (come Futhura), basato su un’ossatura tridimensionale modulare, ha reso possibile una distribuzione dei carichi perfettamente calibrata anche in presenza di geometrie irregolari e altezze variabili. L’assenza di vincoli diretti con la struttura voltata consente di garantire un comportamento differenziale in caso di assestamenti, vibrazioni o eventi sismici, evitando qualsiasi interferenza con gli elementi decorativi sottostanti.

Dal punto di vista statico, la nuova copertura si comporta come una “scatola strutturale autonoma” inserita all’interno del volume esistente, capace di rispondere ai carichi verticali e orizzontali in modo indipendente. Questa scelta, oltre a ridurre i rischi di danno al patrimonio architettonico, consente in futuro eventuali interventi di manutenzione o sostituzione senza intaccare la struttura originaria — un principio di reversibilità oggi sempre più richiesto nei contesti vincolati e di restauro conservativo.

 

Foto del cordolo perimetrale nei passaggi precedenti al getto.
Figura 4, 5 – Foto del cordolo perimetrale nei passaggi precedenti al getto. (A. Sancio)

  

Leggerezza e precisione costruttiva

Uno degli aspetti chiave dell’intervento è la leggerezza complessiva della nuova struttura, che ha permesso di ridurre significativamente i carichi permanenti rispetto ai metodi tradizionali in legno o carpenteria metallica pesante, lasciando quasi invariata l’incidenza dei carichi in fondazione, rispettando le normative attuali. I profili in acciaio sagomato, con spessori calibrati in funzione delle luci e delle sollecitazioni, consentono un rapporto peso/resistenza estremamente favorevole: il peso proprio della struttura (15 kg/mq) è infatti molto inferiore rispetto a una copertura tradizionale in legno di pari portata.

Durante la posa, i telai sono stati montati mediante giunzioni meccaniche e bullonate, senza ricorrere a saldature o lavorazioni in quota, riducendo così tempi di cantiere e rischi operativi.

 

Particolari dei giunti meccanici.
Figura 6, 7, 8 – Particolari dei giunti meccanici. (A. Sancio)

  

La geometria complessa della copertura genovese — caratterizzata da falde irregolari e colmo asimmetrico — è stata completamente riprodotta grazie alla versatilità dei giunti strutturali del sistema.

Il risultato è una struttura estremamente precisa e stabile, pronta ad accogliere gli strati successivi di isolamento, impermeabilizzazione e finitura, ma anche le predisposizioni per aperture, linee vita e impianti futuri. Ogni elemento del sistema è stato concepito per lavorare in sinergia con gli altri, riducendo la necessità di adattamenti in opera e garantendo la piena corrispondenza tra il progetto architettonico e la realizzazione fisica.

 

Foto esterna della nuova struttura portante autoportante in fase di montaggio: i telai in acciaio leggero ricostruiscono la geometria originaria del tetto senza entrare in contatto con le volte esistenti o gravare sugli elementi lignei sottostanti.
Figura 9 – Foto esterna della nuova struttura portante autoportante in fase di montaggio: i telai in acciaio leggero ricostruiscono la geometria originaria del tetto senza entrare in contatto con le volte esistenti o gravare sugli elementi lignei sottostanti. (A. Sancio)

  

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