Roma nel mondo: al MAXXI architetti a confronto su città italiane e modelli urbani globali
Le città contemporanee crescono economicamente ma affrontano nuove fragilità sociali, ambientali e infrastrutturali. Mobilità, spazio pubblico e qualità della vita sono al centro del dibattito urbano. Di questi temi si è discusso al MAXXI durante l’incontro “Roma nel mondo… A confronto con altre città”, promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia. Un confronto tra esperienze urbane italiane e internazionali per riflettere sulle trasformazioni delle città e sul ruolo dell’architettura nel governare il cambiamento.
L’incontro “Roma nel mondo… A confronto con altre città”, ospitato al MAXXI e promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, ha messo a confronto esperienze urbane italiane e internazionali per riflettere sulle trasformazioni delle città contemporanee. Il dibattito, nato in relazione alla mostra “Roma nel mondo” curata da Ricky Burdett, ha affrontato temi come mobilità, infrastrutture verdi, rigenerazione urbana e governance metropolitana. Attraverso il contributo di Ordini territoriali e professionisti, l’iniziativa ha evidenziato come il futuro urbano dipenda dalla capacità di integrare pianificazione, identità dei luoghi e qualità progettuale.
Roma nel mondo: al MAXXI il confronto tra città italiane e modelli urbani globali
Le città contemporanee sono sempre più luoghi di tensione e opportunità. Crescono economicamente ma devono affrontare fragilità sociali, cambiano sotto la pressione delle trasformazioni ambientali e sono chiamate a ripensare mobilità, spazi pubblici e qualità della vita. Riflettere sulle città, oggi, significa interrogarsi sul futuro delle comunità che le abitano. E parlare di Roma – con la sua storia millenaria e la complessità di una grande metropoli europea – implica necessariamente inserirla in un quadro più ampio, mettendola in dialogo con altre realtà urbane, italiane e internazionali.
È proprio con questo obiettivo che l’11 marzo il MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo ha ospitato l’incontro «Roma nel Mondo… A confronto con altre città», promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia insieme al museo. L’iniziativa ha preso spunto dalla mostra «Roma nel mondo», curata dall’urbanista Ricky Burdett, trasformandosi in un momento di confronto tra professionisti, studiosi e rappresentanti degli Ordini territoriali degli architetti provenienti da tutta Italia.

L’appuntamento, coordinato scientificamente da Alessandro Panci , delegato alle politiche nazionali dell’Ordine degli Architetti di Roma, e da Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine, ha intrecciato analisi urbanistiche, esperienze territoriali e riflessioni sul ruolo dell’architettura nel governare i cambiamenti delle città.
PER APPROFONDIRE
Alessandro Panci: “Serve un CNAPPC protagonista nella scrittura delle norme, non spettatore delle riforme”
In vista della candidatura alla presidenza del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), Alessandro Panci delinea una strategia centrata su riforma normativa, qualità del progetto e rafforzamento operativo del sistema ordinistico. Dal Testo Unico dell’Edilizia ai concorsi di progettazione, fino alla formazione e al Centro Servizi nazionale, l’obiettivo dichiarato è rendere l’Ordine parte attiva nella scrittura delle regole, incidendo concretamente su appalti, urbanistica e tutela del territorio.
Roma tra storia e futuro
Ad aprire i lavori sono stati Christian Rocchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, e Margherita Guccione, direttrice scientifica Grande MAXXI.
Rocchi ha ricordato come l’architettura rappresenti la traccia più duratura lasciata dalle civiltà urbane nel tempo: «C’è una linea che unisce tutte le città del mondo – ha spiegato – ed è proprio l’architettura, ciò che resta dopo secoli di vita urbana». Da qui la necessità di riportare la visione progettuale al centro delle trasformazioni urbane, soprattutto in un contesto normativo spesso complesso. Per Roma, ha sottolineato, la questione del posizionamento tra le grandi città globali è ormai inevitabile: «Per capire il futuro della Capitale dobbiamo partire dalla sua storia».
Sul valore del confronto tra città si è soffermata anche Margherita Guccione, evidenziando il metodo adottato dalla mostra in corso al MAXXI. L’esposizione mette Roma in relazione con altre capitali del mondo per evidenziarne caratteristiche e specificità, utilizzando dati urbani e strumenti museografici capaci di rendere leggibili fenomeni complessi. «Ogni città possiede una propria identità – ha spiegato – spesso radicata nella memoria collettiva».
La mostra “Roma nel mondo”
Il percorso espositivo, come ha raccontato Luca Ribichini, coordinatore della formazione dell’Ordine degli Architetti di Roma, mette a confronto la Capitale con 17 grandi metropoli internazionali. Attraverso indicatori legati a mobilità, densità, infrastrutture e consumo di risorse, la mostra costruisce una lettura comparativa delle dinamiche urbane.
La particolarità del progetto curatoriale sta proprio nel modo in cui i dati vengono restituiti al pubblico: non solo numeri e grafici, ma installazioni fisiche e visualizzazioni capaci di rendere tangibili le trasformazioni della città. Accanto alla dimensione quantitativa emergono poi gli aspetti culturali e simbolici: Roma non è soltanto una metropoli contemporanea, ma anche un luogo fondativo della cultura europea, dove memoria storica e immaginario urbano continuano a produrre visioni per il futuro.
Architettura e comunicazione del cambiamento urbano
A collegare i diversi interventi è stato Lorenzo Busnengo, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra l’Ordine degli Architetti e il MAXXI, formalizzata da un protocollo dedicato alla promozione culturale e alla diffusione del dibattito sull’architettura.
Secondo Busnengo, è fondamentale creare occasioni di confronto tra professionisti, istituzioni e cittadini per comprendere e raccontare le trasformazioni urbane. «Spesso i cambiamenti nelle città vengono percepiti come qualcosa di negativo o distante – ha osservato – ma in realtà rappresentano una condizione necessaria per la vitalità urbana. Le città che non si trasformano rischiano di morire».
Il compito degli architetti, ha aggiunto, è proprio quello di interpretare le esigenze contemporanee e costruire scenari di sviluppo capaci di coniugare innovazione, qualità progettuale e identità dei luoghi.
Roma e il sistema urbano metropolitano
Il confronto tra città italiane è partito proprio dall’analisi della Capitale, illustrata da Alessandro Panci. Roma e la sua Città Metropolitana costituiscono uno dei sistemi urbani più estesi d’Europa: oltre 4,2 milioni di abitanti distribuiti in 121 comuni su più di 5.300 km².
Ogni giorno il territorio metropolitano è attraversato da oltre 350 mila pendolari diretti verso Roma, mentre sulle strade circolano più di 3,5 milioni di veicoli. A questa dimensione urbana si affianca però una forte componente ambientale: circa due terzi del territorio comunale non sono urbanizzati, oltre 52 mila ettari sono destinati all’agricoltura e circa il 22% dell’area metropolitana è costituito da zone protette.
La sfida della Capitale consiste quindi nel governare una metropoli complessa mantenendo questo equilibrio tra città costruita, paesaggio e sistemi naturali.
Il confronto con le città italiane
Il convegno ha poi dato spazio agli interventi dei rappresentanti di numerosi Ordini provinciali degli Architetti, offrendo uno spaccato delle trasformazioni urbane in atto nel Paese.
Da Mantova, il presidente dell’Ordine Cristiano Guernieri ha parlato del ruolo delle infrastrutture verdi nella risposta alla crisi climatica. Il sistema dei laghi e delle zone umide della città lombarda, ha spiegato, rappresenta una risorsa fondamentale per mitigare il calore urbano e gestire le acque. Non basta aumentare il verde: serve una città adattiva, capace di integrare alberature, superfici drenanti e strategie di de-impermeabilizzazione.
L’esperienza di Rimini, illustrata dal presidente Roberto Ricci, racconta invece la trasformazione di una città media diventata laboratorio di innovazione urbana. Grazie al Piano Strategico avviato nel 2007, la città ha realizzato una vasta infrastruttura verde e oltre 130 chilometri di piste ciclabili. Simbolo di questo processo è il Parco del Mare, un intervento di rigenerazione lungo sedici chilometri di lungomare che sta trasformando un’area dominata dalle automobili in un grande parco lineare affacciato sull’Adriatico.

Da Napoli, Lorenzo Capobianco ha evidenziato la stagione di grandi progetti di rigenerazione urbana in corso, che coinvolgono aree come Bagnoli, Napoli Est e il Real Albergo dei Poveri. Nonostante negli ultimi cinquant’anni la città abbia perso oltre 220 mila abitanti, oggi sta vivendo la più ampia fase di trasformazione della sua storia, sostenuta anche da una legislazione regionale orientata al contenimento del consumo di suolo.
Il caso della Brianza, illustrato da Michela Alessandra Locati, mostra invece un territorio che funziona già come una metropoli policentrica ma continua a essere amministrato come un mosaico di 55 comuni. Al centro di questo sistema si trova il Parco di Monza, uno dei più grandi spazi verdi recintati d’Europa, grande abbastanza da ospitare circa mille campi da calcio. La sfida è passare a una governance territoriale capace di integrare mobilità, servizi, innovazione e rete ecologica.
Uno sguardo diverso è arrivato dal Molise, raccontato da Alessandro Izzi, presidente dell’Ordine di Campobasso. Qui il turismo non soffre di overtourism, ma piuttosto del fenomeno opposto: l’undertourism, cioè un turismo di nicchia e poco conosciuto. Una condizione che, se valorizzata, può favorire un modello di turismo lento e sostenibile legato ai paesaggi e alle tradizioni locali.
Dalla Calabria, Francesco Livadoti ha posto l’attenzione sul ruolo delle città intermedie. Crotone, con circa 60 mila abitanti, rappresenta un esempio di città mediterranea dotata di un importante patrimonio ambientale e storico ma anche segnata da fragilità infrastrutturali e demografiche. Secondo Livadoti, il futuro urbano europeo si giocherà proprio in queste realtà di dimensioni medie.
Il contributo di Vicenza, portato da Laura Carbognin, ha messo al centro il sistema delle Ville Venete – in particolare quelle palladiane – come modello di integrazione tra patrimonio culturale, paesaggio e sviluppo economico. Il sistema delle ville, oggi spesso legato a produzioni agricole e vitivinicole, potrebbe diventare ancora più incisivo se supportato da adeguate politiche fiscali e commerciali, anche valorizzando il sito UNESCO “Città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto”.
Da Cuneo, Silvana Pellerino ha raccontato l’evoluzione di una città capace di coniugare tradizione agricola, patrimonio storico e vocazione industriale internazionale. Un equilibrio che ha contribuito a rafforzare il benessere sociale e a sviluppare un sistema di welfare urbano attento alle persone.
L’esempio di Viareggio, illustrato da Patrizia Stranieri dell’Ordine di Lucca, mostra invece come una città turistica possa mantenere la propria identità. Nata nell’Ottocento come stazione balneare per l’aristocrazia lucchese, oggi conta circa 60 mila residenti ma in estate supera 200 mila presenze. Nonostante l’intensa attività turistica, il centro storico non è stato svuotato, grazie a un forte senso di appartenenza della comunità locale.
A Agrigento, ha spiegato Salvatore La Mendola, il problema è invece l’opposto: negli ultimi sessant’anni la città è cresciuta oltre il reale fabbisogno residenziale, provocando l’abbandono progressivo del centro storico. Per invertire la tendenza, l’Ordine propone di bloccare le nuove espansioni urbane e puntare sulla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente attraverso concorsi di progettazione e incentivi fiscali.
Anche Firenze affronta una questione critica legata al turismo. Secondo Mario Perini, il centro storico rischia di trasformarsi in uno spazio commerciale a cielo aperto, con una progressiva espulsione dei residenti. La risposta passa da politiche integrate di mobilità, urbanistica e abitazione, oltre al rafforzamento delle infrastrutture metropolitane come la tramvia e il nodo ferroviario dell’alta velocità.
Infine, Catania, rappresentata da Veronica Leone, guarda al Mediterraneo come spazio strategico di sviluppo. L’area metropolitana si sta rafforzando grazie a infrastrutture chiave come l’aeroporto di Fontanarossa, il porto in trasformazione e la metropolitana in espansione. In questo contesto, l’Etna – il vulcano attivo più alto d’Europa e patrimonio UNESCO – rappresenta un importante motore economico e turistico, mentre progetti come il Ponte sullo Stretto potrebbero ridefinire il ruolo della Sicilia nei collegamenti europei.

Un laboratorio di confronto sul futuro delle città
La giornata si è conclusa con una visita guidata alla mostra «Roma nel mondo», aperta al pubblico al MAXXI fino al 6 aprile. L’esposizione propone un articolato mosaico di dati, immagini e documenti che raccontano Roma attraverso confronti con altre grandi metropoli.
Al centro del percorso espositivo si trova una grande mappa plastica in terracotta del territorio comunale, pensata come una piattaforma interattiva che permette di esplorare le relazioni spaziali, sociali e ambientali della Capitale. Uno strumento per comprendere meglio lo sviluppo urbano di Roma e il suo ruolo nello scenario globale.
Il confronto tra città italiane e internazionali emerso durante l’incontro al MAXXI dimostra come il futuro urbano non possa essere pensato in modo isolato. Ogni città è parte di una rete più ampia di relazioni, esperienze e modelli. Mettere queste realtà in dialogo significa costruire una visione condivisa capace di affrontare le sfide della contemporaneità senza perdere l’identità dei territori.
FAQ tecniche + Roma nel mondo: confronto tra città e modelli urbani al MAXXI
Quali indicatori urbani sono stati utilizzati nella mostra “Roma nel mondo”?
La mostra confronta Roma con altre grandi metropoli attraverso indicatori legati a densità urbana, mobilità, infrastrutture e consumo di risorse. I dati vengono tradotti in installazioni e visualizzazioni che rendono comprensibili fenomeni complessi legati allo sviluppo urbano e alla trasformazione delle città.
Quali sfide emergono per il sistema urbano di Roma?
Roma e la sua area metropolitana costituiscono uno dei sistemi urbani più estesi d’Europa, con milioni di abitanti e un territorio molto ampio. Le principali sfide riguardano la gestione dei flussi di mobilità, l’equilibrio tra urbanizzazione e paesaggio, la tutela delle aree agricole e naturali e la governance di un territorio articolato in numerosi comuni.
Quali strategie urbane emergono dalle esperienze delle altre città italiane?
Gli interventi presentati durante il convegno mostrano approcci differenti: infrastrutture verdi per l’adattamento climatico, rigenerazione di waterfront urbani, politiche per il contenimento del consumo di suolo, valorizzazione del patrimonio culturale e sviluppo di modelli policentrici di governance territoriale.
Qual è il ruolo degli architetti nelle trasformazioni urbane contemporanee?
Gli architetti sono chiamati a interpretare bisogni sociali, ambientali ed economici traducendoli in strategie progettuali e urbane. Il loro contributo riguarda non solo la progettazione degli spazi, ma anche la capacità di costruire visioni di sviluppo sostenibile che integrino infrastrutture, paesaggio e qualità della vita.
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