SCIA in sanatoria senza autorizzazione sismica: è efficace fino a prova contraria
L'amministrazione, prima di negare l'efficacia della SCIA per carenza dell'autorizzazione sismica, deve qualificare tecnicamente gli interventi secondo la normativa nazionale e regionale e rispettare le garanzie partecipative previste dall'art. 10-bis della legge 241/1990. Non è quindi sufficiente la generica affermazione sulla "strutturalità" delle opere per rifiutare la SCIA in sanatoria.
Che rapporti ci sono tra SCIA in sanatoria e autorizzazione sismica? Che tipo di controlli deve svolgere il comune e soprattutto quale contradditorio serve all'amministrazione comunale per poter dichiarare inefficace la segnalazione certificata di inizio attività?
Prova a fare un po' di chiarezza il TAR Lazio con la sentenza 10682/2025, nella quale vengono chiariti i rapporti tra la SCIA in sanatoria edilizia e l'autorizzazione sismica, ribadendo che l'Amministrazione, prima di negare l’efficacia della SCIA per carenza dell'autorizzazione, deve qualificare tecnicamente gli interventi secondo la normativa nazionale e regionale.
Inoltre, il comune deve rispettare le garanzie partecipative previste dall’art. 10-bis della legge 241/1990.
L'omessa istruttoria e l'assenza di contraddittorio determinano l'annullamento del provvedimento.
Il caso: SCIA in sanatoria senza autorizzazione sismica
Le ricorrenti avevano presentato una SCIA in sanatoria ex art. 37, comma 4, del dpr 380/2001, per regolarizzare interventi edilizi realizzati su un immobile.
Il comune ha dichiarato inefficace la SCIA in quanto le opere - ritenute strutturali - richiederebbero l'acquisizione dell'autorizzazione sismica da parte del Genio Civile, non trasmessa entro i termini richiesti.
Il comune non ha indicato il grado di rilevanza degli interventi
Il TAR ricostruisce il quadro normativo, evidenziando la distinzione - introdotta dall'art. 94-bis del d.P.R. 380/2001 - tra:
- interventi rilevanti (per cui è obbligatoria l’autorizzazione sismica preventiva);
- interventi di minore rilevanza (che richiedono solo il deposito);
- interventi privi di rilevanza (per cui l’autorizzazione non è richiesta).
La normativa statale (d.m. 30 aprile 2020) e quella regionale (Reg. Lazio n. 26/2020) disciplinano tali categorie anche per le varianti in corso d’opera.
Ma il Comune si è limitato a indicare genericamente che le opere "riguardano parti strutturali", senza motivare né qualificare gli interventi all'interno del corretto ambito normativo.
L'onere motivazionale e l'istruttoria tecnica
Secondo il TAR, l'amministrazione ha sbagliato in quanto non è sufficiente la generica affermazione sulla "strutturalità" delle opere per rifiutare la SCIA in sanatoria.
Il Comune avrebbe dovuto esplicitare le ragioni tecniche della riconducibilità delle opere a una delle tre categorie sismiche. In mancanza, risulta violato l’obbligo di motivazione previsto dalla legge 241/1990.
La violazione del contraddittorio endoprocedimentale
Altro vizio riscontrato è la mancata applicazione dell'art. 10-bis legge 241/1990: il Comune ha emesso direttamente il provvedimento di inefficacia della SCIA, senza prima comunicare alle interessate i motivi ostativi all'accoglimento.
La previsione di un termine generico per "riscontri" non equivale a preavviso di rigetto e non consente un confronto effettivo.
LA SENTENZA E' SCARICABILE IN ALLEGATO
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